Luciano Bianciardi, LA VITA AGRA

la_vita_agra_bianciardi[La vita agra di Luciano Bianciardi è la storia di una vocazione all’impegno civile disattesa, di un uomo sposato e una donna che nonostante tutto decidono di amarsi, ma è anche la storia dell’Italia del miracolo economico e della sua nascente società dei consumi che rendono gli operai schiavi e i cittadini semplici acquirenti. Sorprendono davvero – tanto più tenendo conto che l’opera è stata pubblicata nel 1962 – la scrittura torrenziale e parodistica, il sarcasmo e l’acume di Bianciardi, sebbene la narrazione finisca un po’ per perdersi nella sua pirotecnica verbosità.
Insomma, se non avete già letto La vita agra, vi auguro di farlo quest’estate (senza scoraggiarvi alle prime “deliranti” pagine) e qui di seguito riporto un estratto di quella che potrebbe essere intesa come una dichiarazione di poetica dello stesso Bianciardi.] Continua a leggere

CARTONGESSO di Francesco Maino, recensione

cartongesso_mainoCartongesso di Francesco Maino, un esordio capace di coniugare letteratura e impegno

Vincitore del Premio Calvino 2013, Cartongesso (Einaudi) di Francesco Maino è uno di quegli esordi che restituiscono fiducia nella capacità della narrativa italiana di raccontare il nostro tempo e di ridefinire i canoni letterari.
Si sostanzia delle amare considerazioni del protagonista sulla realtà che lo circonda, tanto che è stato definito “romanzo invettiva”, e se non c’è una trama tradizionale ben definibile c’è però la storia del degrado italiano degli ultimi decenni: «Maledetti insaponatesi, maledetti italiani, penso io, gente che ha fallito la propria missione, si è giocata la vita così: ha scelto d’auto-asfaltarsi, ha scelto di pasteggiare a catrame, ha scelto gli auto-lavaggi, ha scelto le borsette di plastica e la grande distribuzione, le mandorle di compiacenza, la mona abusiva, la convenienza. […] questo paese non è avanzato di un solo centimetro in cinquant’anni (50). Anzi, è indietreggiato. E a forza di camminare all’indietro e disperdere le scorte di democrazia e passione civile è stato annientato. È stato venduto. Ha perso ogni identità».
Se l’Italia intera è un luna park dell’imbarbarimento, la giostra su cui si trova il protagonista-narratore è il Veneto orientale. Michele Tessari, che con Francesco Maino ha molto in comune, vive infatti a Insaponata (San Donà di Piave) ed è un avvocato affetto da disturbo bipolare; la sua vicenda personale si delinea attraverso frammenti di esistenza disseminati lungo il corso del suo torrenziale monologo: dai traumi dell’infanzia agli amori corrisposti e non, dal legame con i famigliari al percorso di studi, dal praticantato alla corte di uno sciacallo al tentativo di aiutare extracomunitari e derelitti. Continua a leggere

Vita da editor (55)

Scrittore: Salve, ho pubblicato un romanzo su ilmiolibro.it; ti andrebbe di recensirlo sul tuo blog?

Editor: Non molto… Devo ancora leggere i testi che mi sono stati inviati qualche mese fa e, in verità, non mi è mai capitato di trovare opere valide autopubblicate.

Scrittore: Ah, ok. Allora potresti intervistarmi.

Editor: Senza sapere come scrivi?!?

Scrittore: E perché no? Che ti costa?

Editor: Non mi piacciono gli appuntamenti al buio…

 

Vita da editor (54): http://giovannituri.wordpress.com/2014/06/17/vita-da-editor-54/

PASSI di Jerzy Kosinski, recensione – About short stories

passi_kosinski copertinaJerzy Kosinski e la fenomenologia dell’abbrutimento

Passi (Elliot Edizioni, traduzione di Vincenzo Mantovani) è da molti considerato il capolavoro di Jerzy Kosinski, scrittore di origine polacca e statunitense di adozione, morto suicida nel 1991. Passi non è un romanzo, sebbene taluni lo definiscano tale, ma una successione di crudeli frammenti narrativi, scritti in prima persona, che compongono una sorta di fenomenologia dell’abbrutimento: non vi è mai una condanna, un giudizio, è come se ogni morale venisse sospesa in un’osservazione distaccata che si traduce in una prosa algida e lacerante.
Non è difficile immaginare lo scalpore che destò l’opera quando venne pubblicata, nel 1968, dal momento che ci sono dialoghi sulla fellatio e amori adulteri vissuti con disinvoltura, stupri di gruppo e di “altro tipo” (una ragazza per scommessa viene sottoposta alle voglie di un animale), vendette atroci compiute sui ignari bambini e giochi dagli esiti mortali, violenze fisiche e psicologiche, irrisione delle gerarchie militari e delle norme del vivere civile. Continua a leggere

SORRIDI ALLA VITA, un racconto di Niccolò Agrimi

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Sorridi alla vita è un racconto di Niccolò Agrimi pubblicato nella raccolta Sgualciti dalla vita (collana Nuovelettere, Stilo Editrice).

Guardo la fettina di limone che galleggia nella mia tazza di tè. La sposto da un lato all’altro: una piccola zattera gialla in un laghetto marroncino. Il bar, per fortuna, non è pieno. Una coppia al tavolino accanto, due vecchi che leggono il giornale al bancone, ragazzini che fanno colazione.
È la terza notte che non dormo a causa dei dolori. Mi appisolo spezzato dalla stanchezza di un giorno di sofferenza, ma dopo poco mi sembra che la testa si apra. Vado in bagno e constato che un altro di quei piccoli fottuti bastardi bianchi dondola nella caverna. Lo muovo con un dito, lo spingo dal basso verso l’alto con l’illusione di poterlo infilare ancor più dentro ma, come ci provo, una fitta mi percorre la faccia e devo smettere. Allora lo prendo tra l’indice e il pollice e comincio a muoverlo avanti e indietro. Sempre un po’ di più, sempre più avanti e sempre più indietro, finché non me lo ritrovo tra le dita tinte da un po’ di sangue. Ho perso sei denti superiori davanti e quasi tutti quelli di sotto. Mi restano solo un incisivo inferiore e i molari che comunque cadranno, prima o poi. Ho la piorrea o qualcosa di simile.
Dovrei andare dal dentista, ma non posso nemmeno immaginare di poter pagare la somma spropositata che mi chiederà. Da tre giorni non lavoro e devo cominciare a preoccuparmi di come mettere insieme i soldi per l’affitto, figurarsi quelli per il dentista. Per fortuna il dolore mi impedisce di mangiare, per cui su qualcosa risparmio. Solo con il tè caldo il dolore si allevia un po’. Continua a leggere

Intervista a Claudio Ceciarelli, editor Edizioni e/o

eo edizioni logoClaudio Ceciarelli ha collaborato con le case editrici Theoria, Einaudi (collana Stile libero), Adnkronos Libri; ora è l’editor della narrativa italiana delle Edizioni e/o.

Quale percorso professionale ti ha portato a diventare editor e come sei giunto infine alle Edizioni e/o?
Dopo la laurea in Filosofia ero in attesa di entrare nella redazione dell’Enciclopedia delle scienze sociali della Treccani. Conobbi casualmente (era il 1988) Beniamino Vignola, fondatore di Theoria, e feci con lui una lunga chiacchierata alla fine della quale mi propose di “dargli una mano” nelle attività redazionali della casa editrice. Dopo un mese di volontariato nella sede romana di via Severano capii che quella era la cosa che volevo fare da grande. Ebbi la fortuna di imparare “sul campo”, senza scuole particolari, ma con l’esempio e l’aiuto di grandi professionisti come Severino Cesari, Paolo Repetti, Ottavio Fatica e il compianto Malcolm Skey, per citarne solo alcuni. La fine dell’esperienza di Theoria – causata dalle crescenti difficoltà finanziarie che condussero la casa editrice al fallimento – fu per me per molti versi traumatica, ma mi lasciò intatta la voglia di continuare. E così, dopo un paio d’anni passati a fare altro per campare, alla prima occasione (la nascita di Stile libero) mi rituffai nel mondo dell’editoria, dividendomi tra la cura di alcuni titoli della collana e l’attività di direttore editoriale dell’Adnkronos Libri, esperienza chiusasi nel 2001. A quel punto lavorai per alcuni anni a tempo pieno a Stile libero finché nel 2005 non lasciai la redazione della collana – divenuta nel frattempo una vera e propria casa editrice nella casa editrice – per problemi di salute, superati i quali iniziai la felice collaborazione tuttora in essere con Sandro Ferri e Sandra Ozzola di e/o in qualità di editor per la narrativa italiana.

Quanti dei testi pubblicati vi pervengono attraverso la procedura indicata sul sito delle Edizioni e/o (http://www.edizionieo.it/proposte.php)?
Un paio all’anno se va bene, ma in compenso il faticoso lavoro di selezione e scrematura ci consente di avere il polso sull’evoluzione dei gusti e delle tendenze letterarie che provengono dalla pancia del Paese che scrive. Per esempio, da due o tre anni a questa parte è aumentato in maniera esponenziale il numero delle sceneggiature-in-forma-di-romanzo, chiaro segno a mio parere di un influsso crescente del cinema e della televisione, con le rispettive sintassi, sul modo di pensare e fare letteratura. Gli esiti sono quasi sempre discutibili, ma è indubbio che la lingua letteraria abbia subìto e stia subendo un processo di trasformazione che potrebbe diventare epocale.

Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Gli “orientamenti del mercato” non sono una bestemmia, ma sicuramente il gusto personale degli editori e mio determina le scelte dei titoli da pubblicare molto più dell’inseguire le mode del momento. È in questo il DNA della casa editrice, che ne contraddistingue la storia, l’identità attuale e, spero, quella futura. Continua a leggere