Intervista a Enrico Remmert, autore de LA GUERRA DEI MURAZZI – Professione scrittore 25

Enrico Remmert autore MarsilioEnrico Remmert ha esordito nel 1997 con Rossenotti, pubblicato da Marsilio, casa editrice con la quale ha pubblicato anche i romanzi La ballata delle canaglie (2002) e Strade bianche (2010), la recente raccolta di racconti La guerra dei Murazzi e, a quattro mani con Luca Ragagnin, Elogio della sbronza consapevole, Elogio dell’amore vizioso e Smokiana. Ha collaborato a produzioni televisive e teatrali e con diverse riviste (tra le quali «Rolling Stone» e «GQ»).
La guerra dei Murazzi comprende due racconti lunghi e due brevi: eccetto il secondo, sono tutti percorsi da una violenza latente (fisica o psicologica) che alcune volte prorompe inattesa, altre inevitabile. La narrazione è sempre in prima persona, con uno stile mimetico tecnicamente ineccepibile; vi sono poi particolari e storie che Remmert non rivela pur alludendovi spesso: come nella vita, la pretesa di conoscere tutta la verità è destinata a rimanere inesaudita.  Continua a leggere

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Intervista a Sandro Campani, autore del GIRO DEL MIELE – Professione scrittore 22

sandro-campani-autore Einaudi-intervistaIl giro del miele di Sandro Campani è la storia di due sconfitti che non si sono arresi: l’anziano Giampiero, che ha portato avanti la falegnameria di Uliano, e il figlio di quest’ultimo, Davide, che della passione per l’apicoltura non è riuscito a farne un lavoro. Trascorrono insieme una lunga notte di confessioni per riappacificarsi con il passato, in cui uno ha finito per ingannare le persone che ama e l’altro per compromettere la relazione con Silvia, l’unica donna che abbia mai desiderato. Intorno a loro e nei racconti, nei ricordi, è vivido l’Appennino tosco-emiliano, con i suoi paesaggi e le sue atmosfere, ed è questa simbiosi con la natura, insieme ai temi della paternità (non sempre biologica) e dello scarto tra aspirazioni e realtà, a imporre un parallelismo con Le otto montagne. Come quella di Cognetti, poi, la scrittura di Campani è sorvegliata, matura, attenta ai dettagli e per giunta capace di calcare le battute su chi le pronuncia, impiegando dove occorre costrutti e termini dell’oralità. Il giro del miele è il quarto romanzo di Sandro Campani, qui di seguito intervistato. Continua a leggere

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio Paolin, recensione e intervista

Conforme alla gloria, Demetrio Paolin, Voland (copertina)A sette anni dal primo, esce il nuovo romanzo di Demetrio Paolin, Conforme alla gloria

Conforme alla gloria di Demetrio Paolin, pubblicato da Voland, è un romanzo duro nei contenuti e nitido nello stile, come se la scrittura densa e sorvegliata faccia da argine alla sofferenza dei tre protagonisti: Rudolf, figlio di un infervorato nazista, dal quale eredita una testimonianza delle atrocità commesse; Enea, sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, che continua a cercare un’impossibile espiazione; Ana, una giovane affetta da disturbi alimentari, ossessionata dalla sua pelle e dal suo corpo. Le loro storie si intrecciano e sembrano suggerire che anche chi non ha colpa non può redimersi dal male commesso, dalla sua ordinarietà: «Nessuno si sente colpevole, nessuno lo è, eppure se si guarda nel profondo tutti lo sono, tutti sono quel passato: è come un albero che ha le sue radici in un terreno inquinato, i suoi frutti saranno inquinati, incolpevoli ma comunque marci e malvagi al gusto».
Paolin ricostruisce anche alcuni brutali episodi di cui scrittori come Primo Levi e Imre Kertész hanno già dato testimonianza, ma sembra soprattutto volerci mettere in guardia: il nazi-fascismo non è stato solo frutto di una follia collettiva, ma è l’espressione del fascino che il male esercita sull’uomo e che continuamente si rinnova. Non mancano i riferimenti a persone reali (tra le quali lo stesso Levi) e a crimini più recenti (come quelli perpetrati dalla dittatura argentina tra gli anni ’70 e ’80), ma soprattutto al pericolo che la spettacolarizzazione e la quotidianità della violenza alle quali siamo sottoposti possano generare assuefazione. Così, quando Rudolf metterà in mostra il cimelio paterno che ha devastato lui e la sua famiglia, non otterrà che un’attenzione fugace: «Abituati ormai a tanto orrore in diretta televisiva, nelle foto, sui siti internet, le persone sbadigliavano davanti alla tela sempre più impolverata al museo». Così quando Enea farà di Ana un corpo deturpato in un’installazione temporanea, le categorie dell’arte finiranno per addomesticare e neutralizzare quella che per lui non è solo una provocatoria messinscena.
Qui di seguito l’intervista a Demetrio Paolin. Continua a leggere

Intervista a Enrico Macioci – Professione scrittore 13

Enrico Macioci, intervista, Breve storia del talentoÈ da poco in libreria Breve storia del talento (Mondadori), che racconta con sguardo limpido e acuto l’adolescenza, con i suoi interrogativi e turbamenti, con le sue estasi e i suoi sfregi: il protagonista-narratore è un ragazzo segnato da una difficile educazione sentimentale e, ancor più, dallo scomodo confronto con un amico capace di far prodezze con il pallone tra i piedi. L’esordio di Enrico Macioci risale però al 2005 con L’alba (Tracce), cui sono seguiti la raccolta di racconti Terremoto (Terre di mezzo) e il romanzo La dissoluzione familiare (Indiana). Suoi scritti sono anche apparsi su Il primo amore, Nazione indiana, Nuovi Argomenti, Vibrisse.

«Le due faccende – la masturbazione e la scrittura, specie delle poesie – mi sembravano non solo connesse ma coincidenti, le due facce della medesima, fasulla moneta. Entrambe cagionavano vergogna, entrambe richiedevano isolamento, entrambe si nutrivano di fantasia»: queste le considerazioni del protagonista di Breve storia del talento. Il tuo rapporto con la scrittura è stato altrettanto problematico?
Uhm, temo di sì. La celebre e magnifica poesia di Rimbaud, I poeti di sette anni, spiega tutto molto meglio di come potrei fare io. La scrittura per me è arrivata precocemente e dunque non ero pronto, a livello emotivo, per gestire una cosa che in qualche modo mi distingueva, rendendomi diverso. Col tempo poi mi resi conto che questa diversità ero più io a vederla – o a immaginarla – e che tutt’al più produceva interesse quando non addirittura ammirazione, ma tant’è: oramai la frittata era fatta. Così ho smesso di scrivere (e leggere!) per qualcosa come tredici anni, dai 14 ai 27, ficcandomi in un vicolo cieco e durando poi gran fatica a venirne fuori. Continua a leggere

CATTIVI di Maurizio Torchio, recensione e intervista

CATTIVI, Maurizio Torchio, copertina, EinaudiLo sguardo straniante del recluso: Cattivi, l’ultimo romanzo di Maurizio Torchio

Sin dalle prime pagine di Cattivi (Einaudi) di Maurizio Torchio si resta colpiti dalla scrittura lacerante e densa, dallo sguardo straniante del recluso che narra in prima persona e affronta una quotidianità svuotata di tutto e dunque riempita di voci e dicerie, di brandelli delle esistenze altrui, di variazioni minime delle consuetudini, di ricordi: «Io fra cinque anni, se sarò ancora vivo, avrò passato più tempo dentro che fuori. Dal fuori ormai ho raschiato il raschiabile. Sono andato nell’immondizia a frugare. Pezzi di vita che all’inizio mi erano sembrati inutili, o schifosi, li ho ripescati con gioia».
Comandante e le guardie, Toro e il suo protetto (il ragazzo) o gli Enne con cui deve contende la gerarchia tra i prigionieri, la professoressa e la Principessa: nessuno o quasi ha un nome in Cattivi, perché un mondo chiuso e parallelo deve darsi le sue regole e ribattezzare ciascuno. Non conosciamo nemmeno il nome di chi racconta, ma familiarizziamo presto con lui, sebbene sia in una cella di isolamento «lunga quattro passi e larga un paio di braccia distese», sebbene abbia ammazzato un uomo: «Io sono qui per un sequestro di persona. […] Finché non ho ucciso la guardia c’era chi mi considerava un detenuto di serie B». In fondo, però, non ci sembra un delinquente ed è lui stesso a suggerirci che «magari hai ucciso una volta, ma sei assassino per sempre. Un istante dà il nome a tutta la tua vita. Ma chiunque ne esce male, a ricordarlo soltanto per la cosa peggiore che ha fatto». Continua a leggere

A tu per tu con Giulio Mozzi, un’intervista a tutto campo

giulio_mozzi_ritratto_da_guido_guidiGiulio Mozzi è uno dei più stimati consulenti editoriali italiani, curatore del blog Vibrisse, autore di diverse raccolte di racconti e docente in corsi di scrittura. Qui di seguito un’intervista a tutto campo.

Hai collaborato con la casa editrice Theoria, sei stato consulente per la narrativa italiana di Sironi ed Einaudi Stile Libero, adesso lo sei di Marsilio e Laurana. È stata una scelta quella di essere sempre un collaboratore esterno?
No. È andata così. Devo dire che, negli ultimi anni, per ragioni squisitamente familiari, il fatto di poter lavorare soprattutto a casa mi è molto conveniente. D’altra parte, nel comparto editoriale – e non solo, come noto – sono in corso furibondi processi di esternalizzazione. Quindi: neanche da pensarci.

Su Vibrisse spieghi le modalità con cui proporti dei dattiloscritti e da un post su Facebook risulta che tra il 22 gennaio e l’8 febbraio te ne sono arrivati 53 (in media 3 al giorno): come conciliare l’analisi, seppur parziale, di tanti inediti e l’esigenza di tenersi aggiornati, di leggere le pubblicazioni recenti?
Semplice: leggo pochissimo le pubblicazioni recenti. Come è ovvio che sia, quasi tutto ciò che si pubblica è caduco (è sempre stato così). Cerco di intuire quali sono le opere davvero importanti; e dedico tutto il tempo che posso alla lettura e rilettura di opere assolutamente sicure del passato. In fondo, il mio ambiente naturale è la poesia barocca.

Quali sono gli autori italiani contemporanei che stimi maggiormente? Quali degli scrittori che hai scoperto credi che non abbiano ricevuto l’attenzione che meritano (ossia le loro opere non sono ancora state pubblicate o non hanno raggiunto l’attenzione del pubblico)?
Sono convinto che non siano caduche le opere di Michele Mari. (Ce ne sarebbero un paio d’altri, anzi di altre: ma sono persone che sento molto amiche, e non vorrei che il giudizio fosse turbato dall’affetto).
Non ho “scoperto” nessuno: ho avuto l’onore di essere il primo lettore di un po’ di autrici e autori. Potrei citare ora alcune opere ancora inedite – ma a che servirebbe? Tra le opere pubblicate e, a mio modesto avviso, non abbastanza considerate, metterei Dialogo sull’amore? e Mio marito Francesca di Paolo Nelli, usciti per Sironi; Infanzia dea di Maria Luisa Bompani, sempre per Sironi; La dissoluzione familiare di Enrico Macioci, per Indiana Libri. E anche altri, forse.

Vibrisse è online dal 2004: cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio? Ritieni che il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet?
Vibrisse esiste in realtà dal 2000; dal 2000 al 2004 veniva pubblicato settimanalmente in forma di lettera circolare. Confesso che non saprei dire che cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio, se non che alcuni di essi si sono “istituzionalizzati” (a es. Nazione indiana). Interessante il fatto che nascano blog all’interno o a fianco di case editrici (es. Minima et moralia) e che siano scesi nell’arena anche gli accademici (in gruppo, come in Le parole e le cose, o individualmente come Claudio Giunta).
Non so se il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet. Mi pare che un sacco di cose avvengano ormai prevalentemente su internet (i servizi bancari, le prenotazioni per le visite mediche, la lettura dei giornali). Confesso che ho quasi smesso di badare ai supplementi culturali/letterari dei quotidiani: mi pare che chi li dirige non veda chiaramente a chi rivolgersi. Continua a leggere

Alessandra Sarchi – Professione scrittore 11

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Alessandra Sarchi, studiosa di storia dell’arte con un dottorato di ricerca all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha esordito nel 2008 con una raccolta di racconti: Segni sottili e clandestini (Diabasis); successivamente sono stati pubblicati da Einaudi Stile libero i romanzi Violazione (vincitore del premio “Paolo Volponi Opera prima”) e L’amore normale.
Il suo sito internet è: http://www.alessandrasarchi.it/.

Quando e perché hai iniziato a scrivere?
Ho scritto fin da quando ero piccola. Quaderni di favole e rielaborazioni di fumetti o cartoni animati che facevo incollando figure e frasi. Scrivere era soprattutto un tentativo di rielaborare il vissuto, o il visto, riprodurne l’essenza a parole, stupendomi ogni volta che fosse così inafferrabile. Credo di aver sempre avuto un’attrazione mimetica per la vita: riprodurla, ricrearla. Ho continuato a scrivere al liceo e all’università. L’intento di scrivere per pubblicare si è manifestato però relativamente tardi, per molto tempo ho schiacciato la scrittura espressiva o creativa dentro le maglie di quella della critica d’arte. Un grave incidente d’auto mi ha messo davanti all’evidenza che non potevo rimandare all’infinito un’urgenza che fino a quel punto ero riuscita a dirottare altrove. Ho capito che il tempo non era infinito davanti a me, e dovevo concentrarmi su quella che mi sembrava la priorità.

Come sei giunta alla casa editrice del tuo esordio, Diabasis, e quando hai deciso di affidarti all’Agenzia Letteraria Internazionale (Ali)?
Il mio incontro con Diabasis è avvenuto grazie ad Alessandro Scansani che ne è stato direttore editoriale fino a qualche anno fa, quando è venuto mancare. Scansani lesse i miei racconti e decise di pubblicarli senza molti indugi, essendo un piccolo editore con un catalogo solido e ben costruito poteva permettersi scelte personalissime e anche rischiose, come pubblicare i racconti di una esordiente come me. L’agenzia Ali mi ha cercato dopo l’uscita di Violazione, il mio primo romanzo, pubblicato con Einaudi Stile libero. Ali è una delle più antiche agenzie letterarie in Italia, con un numero di autori ‘classici’ moderni notevole, credo che all’epoca e tuttora stessero facendo una campagna di apertura a nuovi autori di cui gestire i diritti.

Cosa ha rappresentato per te pubblicare i successivi due romanzi con Einaudi Stile libero?
L’incontro con Einaudi è avvenuto tramite Giulio Mozzi che all’epoca, 2010, ne era consulente. Giulio, Rosella Postorino, Severino Cesari e Paolo Repetti sono stati, e sono, interlocutori importanti che mi hanno aiutato a misurarmi con i meccanismi della grande editoria. Tutto quello che viene prima e dopo la pubblicazione di un libro. Non è stato tutto rose e fiori, gli autori Einaudi sono tanti e di qualità, talora si avverte la competizione interna, talora si ha l’impressione di essere una delle tante pedine di questa roulette russa che pare essere oggi l’editoria. Ma questo, un po’ come avviene con gli attacchi batterici, dovrebbe rafforzare le difese di chi vuole scrivere e la convinzione in quello che intende fare. Oggi ci sono tanti modi per essere scrittori, spesso legati alla proiezione di una certa immagine di sé, costruita attraverso i media, o fatti extra-letterari. Qualche volta mi trovo a invidiare una scelta come quella di Elena Ferrante che da sempre ha precluso l’accesso alla propria identità e vita privata, si tratta di una scelta estrema e che probabilmente riesce solo laddove l’autore ha una seconda vita. Io che invece ho deciso di essere l’autrice di Violazione e de L’amore normale ho anche scelto, inevitabilmente, di far coincidere buone fette della mia identità con quei romanzi. E questo direi che è il cambiamento più vistoso avvenuto dopo la loro pubblicazione, per chi li ha letti e mi parla: io sono anche i miei libri. Continua a leggere