Tre piccoli editori scoperti al Salone del Libro di Torino

Salone del Libro di Torino_logoSe c’è qualcosa per cui valga la pena partecipare a fiere e saloni dell’editoria è l’opportunità di conoscere piccoli e interessanti editori che spesso non hanno visibilità in libreria e sui media. Quest’anno in verità ho potuto curiosare molto poco, ma ho fatto tre belle scoperte e avevo voglia di saperne di più: Funambolo Edizioni, L’Iguana Editrice, Edizioni dell’Urogallo. Ho dunque chiesto loro quando siano nati, quale sia il progetto editoriale, dove reperire i loro testi e quali siano quelli più rappresentativi, infine di anticiparci le prossime pubblicazioni. Continua a leggere

Vi presento TerraRossa Edizioni

logo TerraRossa Edizioni, un nuovo marchio editorialeUn progetto pensato e costruito con passione, impegno e tenacia: TerraRossa Edizioni

Sono trascorsi quasi tre anni da quando Angelo De Leonardis mi contattò su Messenger per chiedermi di cosa mi stessi occupando e invitarmi a fare una chiacchierata. Passarono alcuni mesi prima che riuscissimo a vederci e, dal confronto, emerse la sua volontà di creare un nuovo progetto editoriale, mentre io avevo da tempo un paio di ambizioni: recuperare le migliori opere di narrativa fuori commercio (anche se nel frattempo erano sorte iniziative simili) e dare un’opportunità ai tanti scrittori che hanno talento, ma non riescono a pubblicare i propri inediti perché stanchi di dover frequentare i salotti letterari e mostrarsi brillanti sui social network per ottenere un credito che spesso prescinde dal valore dei loro scritti. Continua a leggere

Calvino, Sereni, Vittorini e gli altri “letterati editori” nel saggio di Alberto Cadioli

Italo Calvino alla EinaudiLetterati editori – Attività editoriale e modelli letterari nel Novecento: l’indagine di Alberto Cadioli delle relazioni tra impegno editoriale e poetica di letterari e critici che hanno segnato la storia culturale italiana

Alberto Cadioli sostiene che esaminando la militanza editoriale dei letterati sia possibile approfondire la loro poetica ed è a partire da questo assunto che sviluppa la ricerca di Letterati editori, testo ripubblicato da il Saggiatore in una nuova edizione rivista e integrata. In realtà, come suggerisce il sottotitolo, Attività editoriale e modelli letterari nel Novecento, queste pagine offrono anche la possibilità di ripercorrere le principali vicende editoriali dello scorso secolo e di riscontrare come molte delle odierne problematiche abbiano radici lontane. Dalle difficoltà distributive, per esempio, ai rapporti di “tentato reciproco imbroglio” tra autori ed editori: «Se l’autore cerca infatti di sottoporre quello che “ha sotto mano assicurando che il lavoro suo interesserà, andrà, si venderà”, l’editore risponde “con lo scaricare addosso al pubblico bestiale tutta l’ignoranza e il cattivo gusto del quale, lui editore, è, pur troppo spesso, abbondantemente fornito”» (Cadioli cita da una lettera di Prezzolini del 1909). Continua a leggere

Intervista a Fabio Cremonesi, traduttore di Kent Haruf

trilogia della pianura di kent haruf, nn editoreDopo la Trilogia della Pianura, Fabio Cremonesi ha tradotto anche l’ultima opera di Kent Haruf, Le nostre anime di notte, che ha subito raggiunto la vetta delle classifiche di vendita, confermando l’autore statunitense come uno dei più apprezzati del catalogo di NN Editore tra i lettori italiani.
Le nostre anime di notte, pubblicato postumo, ha ancora una volta come sfondo la piccola cittadina di Holt, che in questo romanzo ha un ruolo tutt’altro che secondario: la sua comunità giudica e biasima la relazione tra i due anziani protagonisti, Addie e Louis, rimasti entrambi vedovi e determinati ad “attraversare la notte insieme”, per lo meno finché sarà loro possibile. La scrittura di Haruf diventa qui ancora più intima, emozionale, ma anche “urgente”, come sottolinea nella nota conclusiva Cremonesi (qui di seguito intervistato).

Sei stato tu a proporre a NN Editore la traduzione delle opere di Kent Haruf o è stata la casa editrice ad affidartela? Com’è stato il tuo primo approccio con questo scrittore?
No, è stata l’editrice, Chicca Dubini – che l’aveva ricevuto da un agente – a darmelo da leggere per una valutazione. È stato un autentico colpo di fulmine, sia per me, sia per Chicca e per Gaia Mazzolini, l’allora caporedattrice prematuramente scomparsa. L’ho letto tutto d’un fiato, cosa insolita per un lettore lento come me, anche perché mi pareva un miracolo che un gioiello simile non fosse già stato acquisito da altri editori e mi pareva urgente tentare di prenderlo noi!

le nostre anime di notte di kent haruf, copertinaNella nota finale, scrivi: “Mentre leggevo Le nostre anime di notte continuavo a pensare all’autore, quest’uomo anziano e malato che lotta contro il tempo per riuscire a raccontare tutta la storia che ha dentro”. Il senso di urgenza e il delicato sentimentalismo di questo romanzo secondo te si devono dunque alla particolare condizione in cui è stato scritto?
Verso la fine del libro c’è una scena molto divertente in cui Addie e Louis parlano di uno spettacolo teatrale tratto da Canto della pianura. Addie chiede a Louis: “Potrebbe scrivere un libro su di noi. Ti piacerebbe?”. La risposta di Louis, che in quel momento è chiaramente un alter-ego dell’autore, è disarmante: “Non mi va di finire in un libro”. Questo è un uomo che sa di avere ancora poche settimane di vita e che anziché cedere alla disperazione e sedersi in veranda ad aspettare la morte, fa una cosa che non ha mai fatto prima: scrivere un libro in pochi mesi, anziché in cinque o sei anni, come aveva sempre fatto con gli altri romanzi. E in questo libro il tempo non è più quello ciclico, legato al susseguirsi delle stagioni, delle sue opere precedenti, ma è un tempo lineare, vettoriale oserei dire: una freccia che va in una direzione ben precisa. E il cuore di quest’ultima opera è un messaggio chiaro, semplice, emozionante: datevi, diamoci sempre un’altra chance; non importa come andrà a finire, anzi, sappiamo già che probabilmente andrà a finire male, ma diamoci comunque un’altra chance. Continua a leggere

Intervista a Cristina Palomba, editor di Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie, logo casa editrice, intervista a Cristina PalombaIntervista a Cristina Palomba editor dal 2000 di Ponte alle Grazie, casa editrice del Gruppo Mauri Spagnol

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor di Ponte alle Grazie?
Sono laureata in filosofia, sono stata una lettrice vorace e ho studiato musica. Direi che questa è la partenza. Ho cominciato abbastanza in tenera età – avevo 23 anni – a fare la lettrice per Longanesi, dal francese. Ho fatto poi mille cose come collaboratrice, dallo spedire pacchi alla correzione di bozze. Nel 1994 ho iniziato a lavorare in redazione in Salani.

Attraverso quali canali vengono selezionati gli inediti di narrativa italiana e straniera? Cosa deve contraddistinguerli perché entrino a far parte del vostro catalogo?
I canali sono quelli tradizionali per tutti gli editori: agenti, editori stranieri, scrittori e giornalisti, amici, ma anche incontri casuali.
Cosa deve contraddistinguerli: ecco, questa è veramente una domanda difficile. Facciamo narrativa letteraria – e mi pare una parola di una incredibile vuotezza ma non saprei come altro definirla. La saggistica viene selezionata in base all’argomento – psicologia, filosofia, musica, giardino e natura – ma in verità non siamo mai rigidi. Se un libro ci sembra interessante, lo facciamo. Qualche anno fa ci hanno chiesto uno slogan per il sito Ponte alle Grazie. Ci abbiamo pensato a lungo e alla fine abbiamo scelto: Libri per cambiare idea. Mi pare che questo motto ci rappresenti bene. Continua a leggere

Intervista a Carlo Mazza Galanti, traduttore dei racconti di Marcel Aymé

carlo-mazza-galanti-traduttore-dei-racconti-di-marcel-ayme-intervistaCon Martin il romanziere e altre storie fantastiche (L’orma editore), i lettori italiani possono tornare a confrontarsi con la scrittura di Marcel Aymé, popolare e controverso scrittore francese: a fare da fil rouge tra i racconti qui selezionati è l’attitudine per il paradossale, che diviene spesso il pretesto per irridere l’ipocrisia dell’alta società francese. La curatela e la traduzione della raccolta è di Carlo Mazza Galanti, qui di seguito intervistato.

Sei stato tu a proporre a L’orma la traduzione di Martin il romanziere e altre storie fantastiche o è stata la casa editrice ad affidartela? Quando e come hai scoperto questo scrittore?
Il libro l’ho proposto io a Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari anche se poi ho dovuto adattare il mio progetto iniziale (che prevedeva una selezione più ampia ed eterogenea) alle loro esigenze editoriali. Aymé l’ho incrociato diverse volte nel corso di mie letture e studi che spesso giravano intorno ad autori francesi eccentrici, tra umorismo, surrealismo e gioco letterario. Quando ho visto Kreuzville Aleph, la collana dell’Orma dedicata a scrittori del passato, ho pensato che Aymé potesse funzionare. L’unica raccolta di racconti tradotta era Le passemuraille (per la Biblioteca del Vascello) e da anni era ormai introvabile. All’epoca avevo letto solo quella e Les contes du chat perché. A quel punto mi sono letto altri libri, ho capito che si poteva tirarne fuori una bella antologia e ho fatto la proposta. Mentre discutevamo di come fare il libro uno degli autori dell’Orma, lo scrittore belga Bernard Quiriny – che tra parentesi è tra i migliori novellisti in lingua francese contemporanei e consiglio molto a chi ama il racconto e il racconto fantastico in particolare – ha detto a Lorenzo, senza sapere niente del nostro progetto, che considerava Aymé uno dei suoi principali modelli. È stata una bella coincidenza, in un certo senso ha chiuso il cerchio. In fondo una casa editrice funziona e ha senso anche perché tra i vari libri e autori e collaboratori tira un’aria di famiglia, ci sono dei riferimenti comuni, degli amici in comune: è un modello di redazione editoriale che negli ultimi decenni è stato soppiantato da un’impostazione diversa, molto più aziendalistica e orientata al profitto, ma ancora esiste nella piccola e media editoria, per fortuna. Continua a leggere

LA NOVITÀ di Paul Fournel, recensione

recensione-la-novita-paul-fournel-voland«L’editoria è sessualmente trasmissibile», lo suggerisce Paul Fournel

È innegabile il fascino esercitato dalle professioni legate al mondo del libro, soprattutto su chi non lo conosce dall’interno: La novità di Paul Fournel, tradotto per Voland da Federica Di Lella, è però scritto da un autore che lavora nell’editoria e ce la racconta con sincerità, passione e perspicacia, tanto da fornirci in questo pregevole romanzo anche un ottimo manuale sull’argomento.
Il protagonista e narratore, Robert Dubois, è ormai diventato un ingombrante relitto per i soci di maggioranza della casa editrice che porta il suo nome e avverte con disagio le nuove prospettive aperte dal digitale; il suo, del resto, è ormai uno sguardo disincantato: «Da secoli ormai non leggo più, rileggo soltanto. Sempre la solita minestra che noi trasformiamo in novità, tendenze, rentrée letterarie, successi e flop, molti flop». Dubois sa di essere corresponsabile del declino delle patrie lettere: «Abbiamo svuotato i libri di contenuto per venderli meglio e ora non li vendiamo proprio più», ammette e poco oltre rincara: «Non facciamo che ripeterci all’infinito che pubblichiamo troppi libri inutili, che dovremmo smetterla, dopodiché continuiamo tutti a farne uscire il dieci percento in più all’anno»; follia? No, calcolo, poiché, come spiega a uno di quei manager che stanno prendendo il posto dei direttori editoriali, un’indagine di mercato richiede «tre volte il costo di un libro. Per cui abbiamo preso la brutta abitudine di fare i libri per sapere come vanno i libri». Poi, certo, gli editori non sono gli unici colpevoli: «Quando un autore ha successo, tutti desiderano che riscriva lo stesso libro. I lettori, i librai, l’editore (soprattutto se lo nega). Solo l’autore a volte ha qualche dubbio». Continua a leggere