UNA SPECIE DI SOLITUDINE, i diari di John Cheever

John CheeverPubblicata da Feltrinelli nella traduzione di Adelaide Cioni, Una specie di solitudine è l’autobiografia involontaria di John Cheever, disperata e luminosa, che si delinea dal semplice accostamento dei diari che tenne dalla fine degli anni ’40 all’inizio degli ’80, dagli esordi al successo. Lo scrittore mette a nudo la fragilità, gli sbalzi d’umore, le pulsioni omo ed eterosessuali, l’alcolismo, i sensi di colpa, l’ambizione letteraria, i continui contrasti con la moglie, ma anche l’amore per i figli e una certa religiosità che talvolta lo riequilibrano, così come la vista di un bel paesaggio, un gioco di luce, una nuotata: si ha forse l’impressione di violare la sua intimità, ma di farlo non per voyerismo quanto per donargli idealmente un po’ di quell’affetto che insaziabilmente cercava. I brani che riporto di seguito sono alcuni di quelli inerenti alla scrittura e alle sue letture e sicuramente non appartengono alle pagine più belle, motivo per cui vi invito davvero a leggere quest’opera.

La fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta

Scrivere bene, scrivere con passione, essere meno inibito, essere più caldo, essere più autocritico, riconoscere il potere così come la forza del desiderio carnale, scrivere, amare. Continua a leggere

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LO STRADONE di Francesco Pecoraro e la distopia del presente

Francesco Pecoraro

Foto di Francesco Pecoraro tratta da http://www.illibraio.it

Un’opera che indaga il trascolorare del Novecento nel nuovo secolo

Pubblicato da Ponte alle Grazie lo scorso marzo, Lo stradone di Francesco Pecoraro è stato candidato al Premio Campiello, risultando tra le opere selezionate dalla Giuria dei Letterati, ed è arrivato terzo nella seconda classifica di qualità promossa da L’indiscreto. Eppure i giudizi critici e dei lettori sono contrastati: c’è chi accusa l’autore di cinismo, trascurando che il narratore non è mai un suo alter ego fedele (e se anche lo fosse importerebbe poco, altrimenti dovremmo condannare anche capolavori come Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline) e che: «Il cinismo sarà anche sbagliato, cioè cinico, ma una chiave di lettura te la dà e di solito funziona». Continua a leggere

Intervista a Michele Vaccari, editor di narrativa italiana di Chiarelettere

Michele VaccariIn meno di un paio d’anni la collana Altrove di Chiarelettere si sta dimostrando uno dei progetti più coerenti e interessanti del panorama editoriale italiano: l’idea è quella di interpellare autori di grande talento e coerenza stilistica, ma non ancora assimilati – e talvolta neutralizzati – dai grandi marchi editoriali, chiedendo loro di raccontare un futuro prossimo possibile. Ho intervistato Michele Vaccari, editor e scrittore, che ha ideato e dirige Altrove. Continua a leggere

MADRIGALE SENZA SUONO di Andrea Tarabbia e altri interessanti romanzi italiani

Madrigale senza suono, Tarabbia; Sogni e favole, Trevi; La custodia dei cieli profondi, RibaDopo averlo sfiorato con lo splendido Giardino delle mosche, Andrea Tarabbia vince il Campiello con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri); nella cinquina del premio c’era anche Lo Stradone di Francesco Pecoraro, opera sulla quale scriverò prossimamente ed ennesima conferma dell’ottimo lavoro che stanno facendo nella casa editrice Ponte alla Grazie che, oltre ad aver pubblicato il precedente romanzo di Tarabbia, ha di recente proposto Sogni e favole di Emanuele Trevi (primo nella classifica di qualità dei grandi lettori promossa da L’Indiscreto). Mi soffermerò infine su un’opera di diversi mesi fa che ho tardivamente letto la scorsa estate e che meriterebbe più dell’attenzione che ha ricevuto: La custodia dei cieli profondi di Raffaele Riba (nel catalogo di 66thand2nd). Continua a leggere

Alcune scrittrici di talento

Scrittrici di talentoMi ero riproposto di leggere diverse opere durante l’estate e, dopo averle impilate, mi sono accorto che erano per lo più recenti e di scrittrici, come anche sono state al femminile la prima e al momento l’ultima pubblicazione di TerraRossa Edizioni e diversi dei libri di cui ho scritto ultimamente su Vita da editor: Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, La straniera di Claudia Durastanti e Un soffio di vita di Clarice Lispector. Ho tenuto fede al mio proposito e sono molto soddisfatto perché in due delle autrici che più amo, Lucia Berlin e Han Kang, ho ritrovato le ragioni della mia infatuazione e ho anche scoperto altre due giovani scrittrici di grande valore e delle quali sentiremo senz’altro parlare in futuro, Elvira Navarro e Gabriela Ybarra. Qui di seguito i miei appunti di lettura. Continua a leggere

L’arte e la letteratura contemporanee per Enrique Vila-Matas

Enrique Vila-MatasKassel non invita alla logica di Enrique Vila-Matas è un reportage pubblicato da Feltrinelli nella traduzione di Elena Liverani: viene ripercorsa l’edizione 2012 di Documenta, mostra d’arte contemporanea che si tiene ogni cinque anni a Kassel. Chi intenda leggerlo tenga presente che la traccia narrativa è molto tenue, ma avrà modo di comprendere come e perché arte e letteratura d’avanguardia non vadano mai trattate con sufficienza e siano un tentativo estremo di forzare i limiti della comprensione, nei quali tendiamo sempre più a rinchiuderci. Riporto di seguito alcune delle considerazioni di Vila-Matas che mi hanno maggiormente colpito. Continua a leggere

UN SOFFIO DI VITA di Clarice Lispector, GLI UNDICI di Pierre Michon, IL MACELLAIO di Sándor Márai: ode all’Adelphi.

Un soffio di vita_Lispector_Gli Undici_Michon_Il macellaio_Márai_AdelphiIl coraggio e la coerenza della case editrice Adelphi nel proporre testi complessi ma sorprendenti come quelli di Clarice Lispector o di Pierre Michon

«Se mai questo libro verrà pubblicato, che i profani ne stiano alla larga. Giacché scrivere è cosa sacra a cui gli infedeli non hanno accesso. Realizzare apposta un libro brutto per allontanare i profani che vogliono “apprezzarlo”»: è l’ammonimento con cui Clarice Lispector chiarisce nelle pagine iniziali di Un soffio di vita che la sua non è un’opera destinata a tutti e lo ribadisce anche il traduttore, Roberto Francavilla, nella postilla finale. In realtà potrebbe essere un’avvertenza da premettere a molti dei libri Adelphi, una delle pochissime case editrici italiane che cerca di tradurre in un progetto culturale coerente e coraggioso il proposito di stimolare i lettori a uno sforzo di comprensione che li ripaghi poi abbondantemente con preziose scoperte, rifuggendo dal rassicurante appiattimento stilistico e contenutistico che viene spesso propinato come “letteratura pop”. Del resto a inquadrare perfettamente il problema era stato tempo fa Roberto Calasso che nell’Impronta dell’editore spiega: «La percezione della qualità o non-qualità di un libro diventa un elemento sempre più evanescente e secondario. Quel certo libro va o non va? A che cosa si riallaccia? È cool o non è cool? È una tendenza o è antiquato? Funzionerebbe come e-book? L’autore viaggia o non viaggia? Rende, in televisione? Sono alcune questioni che vengono soppesate con gravità. Parlare della bruttezza – o bellezza – di un libro sembra disturbante, fuori luogo. Così avviene all’interno delle case editrici perché così avviene nella psiche del vasto mondo». Non è però questa, e gliene va dato merito, la scelta fatta dal marchio milanese alla cui creazione proprio Calasso ha collaborato e di cui dal 2015 è anche socio di maggioranza. Continua a leggere