Alla scoperta di Xaimaca, collana di letteratura latinoamericana

Collana Xaimaca. letteratura latinoamericanaÈ nata un anno fa ed è giunta al quarto titolo Xaimaca, la collana di letteratura latinoamericana curata da Marino Magliani e Luigi Marfé per Arkadia Editore. A inaugurarla era stato Sin rumbo di Eugenio Cambaceres (tradotto dai due curatori), un romanzo del 1885 la cui capacità corrosiva è immutata: il protagonista vive una quotidianità cupa e disillusa, nonostante gli agi e i facili amori che censo e fascino gli assicurano, e quando abbasserà la guardia riceverà il colpo più atroce. Sono seguiti Letti da un soldo di Enrique González Tuñón, Guerra verticale di César Vallejo e ora, di Ricardo Güiraldes, Xaimaca ossia “la terra della primavera”, che dà il titolo alla collana ed è il resoconto (edito nel 1923) di un viaggio dalle coste cilene sino alla Giamaica, ma anche e soprattutto la storia di un turbamento esistenziale che si scioglie in un amore per poi nuovamente condensarsi; questa volta la traduzione è di Riccardo Ferrazzi, insieme a Magliani. Ho intervistato i protagonisti di questo progetto per saperne di più. Continua a leggere

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RISVOLTI DI COPERTINA – Viaggio in 14 case editrici italiane di Cristina Taglietti

Risvolti di copertina, Cristina Taglietti, LaterzaUn interessante saggio sull’editoria italiana pubblicato da Laterza

In Risvolti di copertina – Viaggio in 14 case editrici italiane (Editori Laterza) Cristina Taglietti, giornalista culturale del «Corriere della sera», ci offre una panoramica, non esaustiva ma molto rappresentativa, della nostra editoria, dando spazio e voce a direttori e amministratori sia di grandi colossi sia di marchi indipendenti e facendone emergere storia e peculiarità. Continua a leggere

Intervista a Daniele Petruccioli, traduttore di BILIARDO SOTT’ACQUA di Carol Bensimon

Daniele PetruccioliCredo che la prima volta in cui ho posto particolare attenzione al traduttore sia stato leggendo 37° 2 al mattino di Philippe Djian (Voland), un romanzo che ho amato come davvero pochi altri. Ma il nome di Daniele Petruccioli ricorre anche in altre opere che ho molto apprezzato, come La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza (Fazi) o Sono tutte storie d’amore di Dulce Maria Cardoso (Voland). Petruccioli traduce da portoghese, francese e inglese e tra i suoi ultimi lavori occorre annoverare anche Fine di Fernanda Torres e Ritorno a Fascaray di Annalena McAfee, per Einaudi, e Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, che inaugura la sezione straniera della collana Romanzi curata da Giuseppe Girimonti Greco per Tunué.
La giovane autrice brasiliana intesse, con una scrittura fatta di levità e omissioni, un romanzo corale che ha il detonatore nella morte di una ragazza e si sviluppa prevalentemente intorno a tre personaggi, resi vividi anche dal ricorso alla prima persona: Bernardo, impacciato amico e corteggiatore di Antônia; Camilo, fratello maggiore di lei e incallito perdigiorno; Alexandre, detto il Polacco, barista in fuga dal passato.
Qui di seguito un’intervista su questa nuova collaborazione e sulla professione di traduttore. Continua a leggere

Cinque consigli di narrativa italiana contemporanea

Per lavoro e per passione dedico molta attenzione alla narrativa contemporanea: credo che ogni tanto riservi delle sorprese e delle conferme tutt’altro che trascurabili. Ecco le mie considerazioni, seguite da un breve estratto, sugli ultimi libri di autori italiani che per ragioni diverse ho apprezzato. Continua a leggere

John Fante e il demone della scrittura

John FanteNel 1999 Fazi ha pubblicato una raccolta di lettere di John Fante spedite tra il 1932 e il 1981, curata da Seamus Cooney e tradotta da Alessandra Osti. Il profilo che ne emerge è quello di uno scrittore fin troppo consapevole del proprio talento, sempre schietto e ironico con chiunque, dallo stile di vita assolutamente sregolato, ma capace anche di un’incrollabile costanza nel manifestare ai propri cari il suo affetto. Quelli che seguono sono degli stralci incentrati sul mondo editoriale e sulla scrittura.

[…] sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. (Alla madre, ottobre 1932) Continua a leggere

Piccoli editori con grandi idee (10)

caratteri tipografici, piccola editoriaDal 9 al 13 maggio a Torino si terrà il Salone Internazionale del Libro, una bella occasione per conoscere nuove realtà editoriali e confrontarsi direttamente con chi c’è dietro il gran lavoro che precede e segue la pubblicazione di ogni testo. Io e TerraRossa saremo allo stand W176-X177 (padiglione Oval) insieme alla Stilo. Qui però continua il censimento dei piccoli marchi di qualità e vi invito a passare a trovarli ai loro stand; ecco a voi: Battaglia, Carbonio, Pidgin, Urban Apnea. Continua a leggere

Intervista ad Andrea Pomella, autore dell’UOMO CHE TREMA – Professione scrittore 28

Andrea Pomella ha esordito in ambito narrativo nel 2008 con Il soldato bianco (Aracne), cui sono seguiti La misura del danno (Fernandel) e Anni luce (Add); quest’ultimo gli è valso anche l’ingresso nella dozzina dei candidati al Premio Strega 2018. La sua ultima opera, L’uomo che trema (Einaudi), è una perlustrazione in prima persona, lucida e lacerante, nei meandri della depressione.

Nel settembre 2017 ha avuto grande risonanza un tuo articolo sulla depressione pubblicato su Doppiozero: a che punto eri della stesura dell’Uomo che trema e in che modo quell’attenzione ti ha condizionato?
L’articolo era il primo capitolo del libro. Fino a quel momento avevo scritto solo tre dei venti capitoli che avrebbero poi trovato posto nel lavoro ultimato. La mia idea iniziale era di fare la cronaca di un percorso terapeutico. La gran parte dei fatti che volevo narrare – e che poi in effetti avrei narrato – non erano ancora accaduti. In più ero restio a pubblicare l’articolo, l’ho fatto solo su insistenza di Marco Belpoliti. L’attenzione che ne è derivata mi ha molto stupito, più che altro perché non credevo che potesse essere un tema in grado di suscitare tanta partecipazione nella comunità dei lettori. Ma quell’interesse non mi ha condizionato più di tanto. Conosco bene i meccanismi del web e so che un’attenzione di quel tipo è quasi sempre effimera.

Sul sito della Einaudi L’uomo che trema viene definito un memoir, ma il filtro prismatico della scrittura e il carattere ibrido della narrativa contemporanea lasciano aperte anche altre interpretazioni. Qual era il tuo intento?
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