LA PESTE di Albert Camus e il grande interrogativo: perché?

Follower_of_Jheronimus_Bosch_Christ_in_LimboUna lettura di Azzurra Scattarella del celebre romanzo di Alber Camus, La peste (tradotto originariamente per Bompiani da Beniamino Dal Fabbro e nella nuova edizione da Yasmina Mélaouah)

Nel momento in cui il COVID-19 è passato da malattia a epidemia fino a evolvere in pandemia, mi sono sentita pressappoco così: «Il dottor Rieux era impreparato, come lo erano i nostri concittadini, e in tal modo vanno intese le sue esitazioni. In tal modo va inteso anche com’egli sia stato diviso tra l’inquietudine e la speranza». Avevo iniziato da poco a leggere La peste, il capolavoro di Albert Camus, uscito nel 1947.
La storia è raccontata da un narratore onnisciente, di cui solo alla fine si scopre l’identità, che segue lo sviluppo degli eventi, descrivendo come la malattia scoppi ed investa Orano, città dell’Algeria francese, colpendo ogni fascia della popolazione.
Gli oranesi non si rassegnano, non capiscono, non accettano – all’inizio. Convinti di essere intoccabili, convinti di essere al sicuro, dapprima sottovalutano il pericolo, così le autorità tardano a prendere i giusti provvedimenti. E intanto il morbo si diffonde.
I famigliari proteggono i malati fino alla separazione finale. E intanto si infettano.
I medici cercano strategie terapeutiche efficaci. E intanto latitano. Continua a leggere

L’OMBRA DELLO SCORPIONE di Stephen King, la malattia e la condizione umana

The-Stand-Stephen-King-Serie-TvLa lettura di Enrico Macioci del romanzo di Stephen King alla luce dell’attuale pandemia e oltre

The stand, tradotto in italiano da Bompiani come L’ombra dello scorpione, lo lessi una prima volta ai tempi del liceo; l’ho riletto nel gennaio del 2020, un mese prima dello scoppio della pandemia. L’effetto è adesso straniante. Può capitare di leggere qualcosa che si è vissuto; vivere qualcosa che si è letto è molto più raro. Rarissimo, poi, se questo qualcosa riguarda tutti noi. Nel 1978 Stephen King fu lungimirante se si eccettuano due dettagli: a) la gravità del virus (per fortuna il Covid-19 è assai meno letale di Captain Trips); b) i social. La cosiddetta infodemia che sta accompagnando la pandemia nel libro non ha luogo – né ci sarebbe stato margine, estinguendosi il novantanove per cento dell’umanità nell’arco di un paio di settimane. Dove lo scrittore del Maine si rivela un maestro è nel tracciare il funzionamento della psiche individuale e collettiva. Distrazione, incredulità, cialtroneria, allarme, panico e infine orrore scandiscono la presa di coscienza del pericolo, descrivendo una traiettoria ricalcata dall’odierna emergenza. Continua a leggere

CECITÀ di José Saramago e l’insensatezza del male

Blindness_film, da Cecità di SaramagoUna lettura critica di Eduardo De Cunto del capolavoro di José Saramago

Avvertenza: se sei come me, se prima di leggere un romanzo non vuoi sapere nulla di nulla e uccideresti per impedire all’entusiasta recensore di turno di svelare trame e fornire chiavi di lettura che non saranno le tue, non leggere questo articolo.

Si fa un gran parlare di leggere libri in questo periodo di costrizione a casa e forse davvero non è una cattiva idea trarre il bene dal male e fare qualcosa di piacevole e di arricchente.
Tra i titoli più citati in quest’epoca di corona virus, accanto alla Peste di Albert Camus, ai Promessi sposi e al Decamerone, c’è Cecità di José Saramago, lettura che mi mancava. Per la verità mi mancava proprio Saramago e, dopo averlo letto, faccio ammenda e mi metto sui ceci.
Bene, parlavamo di piacere e arricchimento. Se il secondo termine del binomio è di certo azzeccato, devo ammettere che proprio piacere piacere, Cecità, considerati gli attuali chiari di luna, non lo regala. Intendiamoci: stiamo parlando di un capolavoro, ma anche di un testo amaro, spietato, duro, difficile. A cominciare dallo stile (quello inconfondibile dell’autore): un muro di testo continuo, senza a capo, senza interruzioni, senza segni grafici che indichino i dialoghi. A vedersi, toglie il fiato. Continua a leggere

NON È UNA GUERRA, È UNA MALATTIA

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Una riflessione di Cristò sull’uso mediatico della metafora bellica a proposito del Covid-19

La metafora non è solo una figura retorica. Non è un semplice orpello estetico utile a rendere, per dirla con Aristotele, un verso o un periodo chiaro e non pedestre. La metafora è il più potente strumento linguistico che l’uomo conosce per trasformare la realtà.
Sempre Aristotele nella Poetica dedica un breve paragrafo all’uso della metafora chiarendone con poche e precise parole la specificità: «La metafora è il trasferimento a una cosa di un nome proprio di un’altra o dal genere alla specie o dalla specie al genere o dalla specie alla specie o per analogia».
Il trasferimento a una cosa di un nome proprio di un’altra! Continua a leggere

Modus Legendi: la passione letteraria che scardina il sistema

modus legendiSiamo tutti lì a lamentarci di un sistema editoriale e promozionale blindato, in cui sono sempre i soliti autori sostenuti e promossi dai grandi marchi editoriali a dominare le pagine culturali e a presidiare le vetrine delle librerie. E poi c’è invece chi cerca di far qualcosa di concreto per dare visibilità all’editoria indipendente e di qualità: Modus Legendi è un’iniziativa che invita i lettori a scegliere un libro su una rosa di cinque candidati per poi acquistarlo in libreria in una specifica settimana, in modo da farlo arrivare nelle classifiche di vendita. Quest’anno ha vinto Eclissi di Ezio Sinigaglia, edito da Nutrimenti, e l’imperativo è ora quello di comprarlo tra il 2 e l’8 marzo. Così come per le splendide opere scelte nelle scorse edizioni, potete esser certi di non pentirvene: nel 2016 è stato selezionato Il posto di Annie Ernaux (L’Orma); nel 2017 Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma); nel 2018 Il sale di Jean-Baptiste Del Amo (Neo). Ho intervistato Angelo Di Liberto, giornalista e scrittore, ideatore di Modus Legendi.

A chiederti come sia nato il progetto sono stati in tanti e allora partiamo da un’altra domanda: ritieni stia riuscendo nel suo intento?
Per cominciare potrei già citare i dati. Più di duemila persone coinvolte nella prima edizione, raddoppiate nella seconda e triplicate nella terza. Questa quarta è stata all’insegna della sobrietà, ma siamo comunque oltre i tremila voti. Cos’è successo in questi anni? Nello scenario editoriale si è continuato a pubblicare come nell’epoca d’oro dell’editoria, anzi forse si è centuplicata l’offerta ed è collassata la domanda. Il cosiddetto lettore forte è stato deluso, trattato come un lettore occasionale, messo addirittura accanto al lettore sporadico. L’editoria (soprattutto quella dei colossi) si è comportata come la politica, scoraggiando i propri (e)lettori, non comprendendone le esigenze e nemmeno differenziandole. Come sostiene Roberto Calasso, alla lunga solo la qualità non annoia. Modus Legendi si situa nel segmento che mancava e che interessa proprio i lettori forti convinti del principio di merito, che cercano di percepire e difendere la qualità editoriale e letteraria. Questi lettori non hanno perso la capacità di riconoscere la bellezza in letteratura in un panorama in cui si è assistito a un sostanziale assottigliamento delle differenze tra gli stessi editori. Già soltanto per tale ragione l’iniziativa ha un che di straordinario. Se finora l’imperativo del mercato è stato l’inseguimento del best seller di turno e il posizionamento in classifica nazionale, Modus Legendi si concentra sul lettore rimettendolo al centro della filiera, tributandogli la giusta attenzione e facendosi interprete di istanze che l’editoria ignora. L’iniziativa però va oltre. Riporta i lettori nelle librerie fisiche, accende di passione il circuito, attiva un passaparola virtuoso che non si esaurisce con la settimana canonica dell’acquisto e attrae nuovi lettori, attirati dalla prospettiva di far parte di una grande comunità. Continua a leggere

Raymond Carver e Gordon Lish: demoni, editing e scrittura

Raymond CarverDi cosa parliamo quando parliamo d’amore e Principianti: le due versioni della seconda raccolta di racconti di Raymond Carver

Tra la maggior parte dei lettori di Raymond Carver prevale l’idea che Gordon Lish sia l’editor che ne ha stuprato i racconti: certo, tagli in alcuni casi sino al 78% del testo originario lasciano intendere quanto invasivo sia stato il suo apporto, ma sarebbe semplicistico e ingiusto parlare di una sadica mutilazione e indubbiamente è a lui che si deve se oggi Carver viene considerato uno degli autori statunitensi più importanti del ’900, nonché il più rappresentativo della corrente minimalista. Continua a leggere

L’ANALFABETA di Agota Kristof, molto più di un “racconto autobiografico”

Agota Kristof, primo pianoPuò un esile libricino dirsi perfetto? Sì, Agota Kristof lo dimostra con L’analfabeta pubblicato da Edizioni Casagrande e tradotto da Letizia Bolzani. A comporre quest’opera – sottotitolata Racconto autobiografico – sono undici schegge narrative, brevi e compiute, nelle quali l’autrice ungherese ripercorre come avesse contratto il “morbo” della lettura e trovato rifugio nella scrittura, cosa significasse vivere nell’Unione Sovietica e implicasse fuggirne, la fatica del lavoro in fabbrica, il senso di estraneità dell’esiliato, la difficoltà di appropriarsi di un’altra lingua e infine l’apprendistato come scrittrice. Ci sono la poesia dei sentimenti, l’amarezza e il cinismo di chi ha sofferto, il potere della letteratura: i pochi frammenti che riporto qui di seguito spero bastino a darvene prova. Acquistatelo, leggetelo. Continua a leggere