IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood, recensione

IL RACCONTO DELL'ANCELLA, Mrgaret Atwood, copertinaUn romanzo che va ben oltre la rivendicazione femminista che lo attraversa: Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood

Ho impiegato parecchio tempo prima di convincermi a leggere Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, opera del 1985 pubblicata in Italia da Mondadori nel 1988 e poi riproposta da Ponte alle Grazie nel 2004 e in una nuova edizione nel 2017. Mi respingeva l’idea che a sorreggerla fossero gli intenti ideologici di rivendicazione femminista, né mi interessava che da questo romanzo sia poi stata tratta una celebre serie televisiva (che probabilmente non vedrò). Ma quello di Margaret Atwood è un nome che ritorna ogni anno tra i più credibili candidati al Nobel per la Letteratura e gli apprezzamenti sulla sua scrittura sono numerosi: finalmente ho capito perché. Continua a leggere

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Intervista a Luca Pantarotto autore di HOLDEN & COMPANY

Way of Great American WritersDal 2013 al 2015 gli appassionati di letteratura statunitense hanno trovato nel blog anonimo Holden & Company brevi saggi e articoli caratterizzati da uno stile chiaro, ironico e appassionato; ora l’autore, Luca Pantarotto, è ormai uscito allo scoperto e una selezione di quei contributi è stata raccolta e pubblicata nella collana Glitch di Aguaplano, con il titolo Holden & Company – peripezie di letteratura americana da J. D. Salinger a Kent Haruf. A molte delle domande che avrei voluto porgli, Luca Pantarotto ha già risposto su Senzaudio, qui quelle che mi sono rimaste. Continua a leggere

Come superare tabù e sensi di colpa del lettore

Qualche considerazione su quanto, come e perché leggere a partire dalla mia esperienza

Ho deciso, non senza qualche scrupolo, di interrompere la lettura dell’ultimo romanzo di Hanya Yanagihara, ma per farlo sono dovuto arrivare a pagina 303 (di 1091) e confrontarmi con un’altra blogger che non ne era rimasta particolarmente entusiasta. Non è stato facile, perché gli estimatori di Una vita come tante (Sellerio) sono stati tanti, anche tra i critici letterari, e in questi casi si ha sempre il sospetto che la tara sia nostra e non del testo che abbiamo tra le mani. Oltretutto, avevo deciso di acquistarlo dopo aver apprezzato la bella recensione di Alessandro Garigliano su Nazione Indiana e aver ascoltato il lusinghiero giudizio di un amico, Pierfrancesco Ditaranto (al quale devo la scoperta di Javier Cercas). Ebbene, la Yanagihara, attraverso i suoi personaggi, dimostra una profonda comprensione dell’umanità, ma, a mio avviso, tende spesso a uno psicologismo di maniera e la sua delicata scrittura deraglia a più riprese nel melodrammatico; insomma, se in tanti sono stati completamente irretiti da questa storia, io ho iniziato a provarne fastidio, e mi sono arreso.
Sino non molto tempo fa non sarei stato in grado di interrompere la lettura di un libro, per rispetto verso l’autore che, per quanto mediocre possa essere, si è comunque messo in gioco e di chi l’ha pubblicato, investendo su di lui. Continua a leggere

IL GRIDO di Luciano Funetta, recensione

Dopo il buon esordio con Dalle rovine, Luciano Funetta dà piena prova di talento con Il grido

A dispetto della giovane età dell’autore, la scrittura onirica di Luciano Funetta trova piena maturità nel Grido, pubblicato da Chiarelettere nella collana curata da Michele Vaccari. Immersi in un’atmosfera che ha qualcosa sia di orwelliano sia delle ambientazioni dei film di Tim Burton, scopriamo un futuro prossimo angosciante e abbrutito in cui la protagonista, Lena, sopravvive lavorando in un’impresa di pulizie e con qualche briciola d’amore, mentre cerca di ricostruire il proprio passato da orfana presso la casa delle Dame e le frequenti sortite in un Orto Botanico psichedelico. Continua a leggere

Intervista ad Anna Rusconi, traduttrice di TUTTO QUELLO CHE È UN UOMO di David Szalay

Anna Rusconi traduttrice di Tutto quello che è un uomo

Foto di Francesca Pagliai

Anna Rusconi ha tradotto per le più importanti case editrici italiane scrittori come Patricia Daniels Cornwell, Jack London, Alice Munro, Haruki Murakami, Joyce Carol Oates, Tom Wright e tra gli ultimi autori ai quali ha dato voce c’è anche David Szalay con Tutto quello che è un uomo (Adelphi): una successione di racconti che attraversano l’Europa e le diverse età dell’uomo, dall’adolescenza alla vecchiaia, mostrandone le fragilità e le ambizioni, le ottusità e gli slanci.

Quando ti è stata affidata la traduzione di Tutto quello che è un uomo, conoscevi già David Szalay? Come mai le sue precedenti opere non sono state ancora proposte in italiano?
No, non conoscevo Szalay. La traduzione mi arrivò nella primavera del 2016 e quando mi documentai scoprii che aveva già scritto altri romanzi e alcuni radiodrammi per la BBC. Fondamentalmente, però, allora rimasi concentrata sul libro che avevo in mano. Perché quei titoli non siano ancora stati proposti in Italia è una domanda che andrebbe rivolta agli editori. Quello che posso dire adesso, dopo aver letto anche Spring, è che Tutto quello che è un uomo mi sembra un’opera decisamente più matura, ricca e completa sia nello stile che nei contenuti, quindi Adelphi ci ha visto lungo. Continua a leggere