Racconti: finalmente tutta un’altra storia

Una selezione di raccolte di #raccontiAnche l’editoria italiana riscopre le short stories

Credo sia stato per colpa di Dino Buzzati e dei suoi Sessanta racconti, o forse delle Cronache marziane di Ray Bradbury, che sono diventato un appassionato lettore di short stories; certo è che per anni in Italia le raccolte di racconti, come la poesia, sono state per gli editori una scommessa a perdere – e non so con quanta incoscienza vi avessi puntato con una collana apposita (Nuovelettere per Stilo Editrice dal 2010) e una rubrica su Sul Romanzo (Raccontami dal 2012), poi trasferitasi su questo blog (About short stories).
Ora invece, quando stilo pagelle sulle pubblicazioni recenti, quasi sempre sono raccolte di racconti a occupare le prime posizioni, a riprova che se ne pubblicano e di qualità. Qualche esempio? I tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus (Mattioli 1885), Una cosa che volevo dirti da un po’ di Alice Munro (Einaudi), Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares (nottetempo), Le cose che non facciamo di Andrés Neuman (SUR); ma occorre assolutamente menzionare anche Il paradiso degli animali di David James Poissant (NN) e La donna che scriveva racconti di Lucia Berlin (Bollati Boringhieri).
Ci sono, poi, piccole case editrici che sempre più spesso danno spazio nei propri cataloghi alle narrazioni brevi, come L’orma editore (con quelle di Marcel Aymé, Bernard Quiriny, Antoine Volodine) o LiberAria (con quelle di Orazio Labbate, Fabio Lubrano, Giovanni Battista Menzani, Alessandro Raveggi). E che dire della giovane ed eccellente Racconti edizioni? Caso più unico che raro, ho letto tre loro volumi e mi hanno entusiasmato tutti e tre: Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Appunti da un bordello turco di Philip Ó Ceallaigh, Karma clown di Altaf Tyrewala.
Non finisce qui. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e quarta pagella

Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala, I difetti fondamentali di Luca Ricci, La cosa giusta di Michele Cocchi, Satantango di László Krasznahorkai, Zero K di Don DeLillo, Povera patria di Stefano Savella, Lettera d’amore allo yeti di Enrico MaciociIn questa quarta pagella molto spazio ai racconti con Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala e I difetti fondamentali di Luca Ricci; una bella sorpresa, il romanzo La cosa giusta di Michele Cocchi, e poi due “classici contemporanei”, Satantango di László Krasznahorkai e Zero K di Don DeLillo. Infine, qualche nota su Povera patria di Stefano Savella e Lettera d’amore allo yeti di Enrico Macioci: due testi che mi sembrava ingiusto non menzionare e scorretto valutare, dal momento che nel tempo la stima per i due autori si è tramutata in amicizia. Continua a leggere

Intervista a Carlo Mazza Galanti, traduttore dei racconti di Marcel Aymé

carlo-mazza-galanti-traduttore-dei-racconti-di-marcel-ayme-intervistaCon Martin il romanziere e altre storie fantastiche (L’orma editore), i lettori italiani possono tornare a confrontarsi con la scrittura di Marcel Aymé, popolare e controverso scrittore francese: a fare da fil rouge tra i racconti qui selezionati è l’attitudine per il paradossale, che diviene spesso il pretesto per irridere l’ipocrisia dell’alta società francese. La curatela e la traduzione della raccolta è di Carlo Mazza Galanti, qui di seguito intervistato.

Sei stato tu a proporre a L’orma la traduzione di Martin il romanziere e altre storie fantastiche o è stata la casa editrice ad affidartela? Quando e come hai scoperto questo scrittore?
Il libro l’ho proposto io a Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari anche se poi ho dovuto adattare il mio progetto iniziale (che prevedeva una selezione più ampia ed eterogenea) alle loro esigenze editoriali. Aymé l’ho incrociato diverse volte nel corso di mie letture e studi che spesso giravano intorno ad autori francesi eccentrici, tra umorismo, surrealismo e gioco letterario. Quando ho visto Kreuzville Aleph, la collana dell’Orma dedicata a scrittori del passato, ho pensato che Aymé potesse funzionare. L’unica raccolta di racconti tradotta era Le passemuraille (per la Biblioteca del Vascello) e da anni era ormai introvabile. All’epoca avevo letto solo quella e Les contes du chat perché. A quel punto mi sono letto altri libri, ho capito che si poteva tirarne fuori una bella antologia e ho fatto la proposta. Mentre discutevamo di come fare il libro uno degli autori dell’Orma, lo scrittore belga Bernard Quiriny – che tra parentesi è tra i migliori novellisti in lingua francese contemporanei e consiglio molto a chi ama il racconto e il racconto fantastico in particolare – ha detto a Lorenzo, senza sapere niente del nostro progetto, che considerava Aymé uno dei suoi principali modelli. È stata una bella coincidenza, in un certo senso ha chiuso il cerchio. In fondo una casa editrice funziona e ha senso anche perché tra i vari libri e autori e collaboratori tira un’aria di famiglia, ci sono dei riferimenti comuni, degli amici in comune: è un modello di redazione editoriale che negli ultimi decenni è stato soppiantato da un’impostazione diversa, molto più aziendalistica e orientata al profitto, ma ancora esiste nella piccola e media editoria, per fortuna. Continua a leggere

Intervista ad Alessandro Raveggi, curatore della rivista «The FLR»

the-flr-the-florentine-literary-review«The FLR – The Florentine Literary Review» è una nuova rivista letteraria che propone racconti e poesie inedite, in italiano e in traduzione inglese, ispirati a un medesimo tema. Per il primo numero è stato “Invasione” e vi hanno partecipato Luciano Funetta, Alessandro Leogrande, Luca Ricci, Elisa Ruotolo, Marco Simonelli, Filippo Tuena, Mariagioia Ulbar, Elena Varvello. I loro testi declinano le tante suggestioni offerte dallo spunto proposto con risultati letterari apprezzabili, quando non magistrali, e la grafica è splendida, grazie anche alle illustrazioni di Viola Bartoli. Insomma, ce n’è abbastanza per augurarsi che quello della Florentine Literary Review possa essere un lungo percorso. Qui di seguito ho intervistato il curatore: Alessandro Raveggi.

Come nasce l’idea di questa rivista letteraria?
La rivista nasce prima di tutto dal mio interesse per una dimensione se vuoi transnazionale della letteratura, che si è espressa anche nella mia docenza all’estero. Aver insegnato in spagnolo e in inglese letteratura italiana in ambiti latinoamericani e angloamericani, e conoscere da vicino il lavoro di tanti amici scrittori USA e latinos, mi fa desiderare sempre più che ci sia una comunicazione e diffusione di testi e libri di qualità, al di là dei rigidi confini di appartenenza – e credo che questa comunicazione possa giovare ad ognuno. Sempre come scrittore-professore-lettore, credo che la difficoltà nel reperire testi in traduzione di autori contemporanei italiani sia un dramma che coinvolge tutti e sta quasi portando a vedere la letteratura italiana come una letteratura minoritaria e di poco peso. Ma la letteratura italiana degli ultimi anni è potente, variegata e vitale: c’è bisogno di diffonderla, farla amare e perché no: studiare. Da lì l’idea di un contenitore, «The FLR», che potesse esprimere di volta in volta il meglio della scena in versione bilingue italiana e inglese, offrendolo oltretutto nel modo migliore a livello di cura esteriore, con una rivista “disegnata” cioè sia come contenuto che come grafica e illustrazione. Una cosa a metà tra «The Believer» e «Granta» che dialoga idealmente con progetti italiani come le tante riviste curate graficamente come «Watt» o «Cadillac». Continua a leggere

Da KARMA CLOWN di Altaf Tyrewala: LIBRI NUOVI E DI SECONDA MANO

karma-clown-di-altaf-tyrewala-racconti-edizioniKarma clown (traduzione di Gioia Guerzoni) è il quarto volume di short stories pubblicato da Racconti edizioni. Altaf Tyrewala, l’autore, vive negli Stati Uniti ma è nato in India, a Mumbai, e in queste storie ne racconta i ritmi frenetici, le contraddizioni, lo spirito multietnico, con uno sguardo divertito e strafottente come quello del libraio protagonista di questo racconto: Libri nuovi e di seconda mano (qui riprodotto integralmente per gentile concessione dell’editore).

La lettura è sopravvalutata. Non leggo un libro da anni e sto bene lo stesso, grazie tante. Solo perché ven­do libri di mestiere non vuol dire che debba sapere di cosa parlano. Sono come un chimico. Se provassi i miei prodotti sarei già morto e sepolto oppure molto molto malato. E comunque è così che vedo i libri, come una cura per menti malate, stampelle di carta per intelletti vacillanti che faticano a trovare un appiglio nel mondo.
Ero un lettore vorace da giovane. I libri sono per i giovani. Il volume giusto letto da ragazzi può plasmare per sempre il corso della vita. E i libri sbagliati? I libri sbagliati ti costringeranno a cercare per sempre. Devo confessare che sono proprio questi libri che fanno so­pravvivere i librai.
Non intendo rivelare la mia identità, né il nome o l’indirizzo del mio negozio. Ho parecchie cose da dire a proposito dei libri e di chi li legge, li scrive, li pub­blica o li vende. Gran parte di quello che ho da dire è sgradevole, e molto probabilmente finirei per mettere in imbarazzo un sacco di gente, compreso me stesso. Dio solo sa se ho bisogno di altri nemici o altre umiliazioni. A ogni modo, ci sono parecchi dettagli che non posso nascondere se voglio che questa specie di confessione venga fuori con i controcoglioni. L’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno è l’ennesimo libro pusillanime. Sono perennemente circondato da quei tentativi falliti: tomi dalla copertina seducente e dai contenuti noiosi rimasti sugli scaffali del negozio per anni a raccogliere polvere, ad aspettare invano quel lettore credulone che si berrà la loro promessa di far luce su qualche aspetto oscuro o inesplorato della nostra realtà. Sono tentato dal tornare a leggere solo perché questi libri obsoleti possano raggiungere il loro scopo un’ultima volta pri­ma di essere venduti al chilo al tizio che ricicla carta nel quartiere. Continua a leggere

Intervista a Letizia Sacchini, traduttrice di IN UN PALMO D’ACQUA di Percival Everett

letizia-sacchini-traduttrice-di-in-un-palmo-dacqua-di-percival-everettA collegare i nove racconti di In un palmo d’acqua (Nutrimenti), oltre all’ambientazione nell’America rurale, quella del West, è l’intrusione di qualche attimo o evento irrazionale che, tranne in un caso, non forza però il verosimile. Percival Everett, con una scrittura precisa e scarnificata, ci mostra uomini e donne posti dinanzi al mistero e ai propri limiti, lasciando a noi immaginare la traiettoria delle loro esistenze. Qui di seguito l’intervista alla traduttrice Letizia Sacchini, che dello stesso autore si è occupata anche di Percival Everett di Virgil Russell.

Hai tradotto le ultime due opere di Percival Everett pubblicate in Italia: era un autore che seguivi già da tempo o è stata per te una rivelazione?
Percival Everett è forse l’autore più rappresentativo di Greenwich, storica collana di Nutrimenti dedicata alla narrativa emergente, per cui sì, lo conoscevo anche prima di affrontare un suo romanzo, soprattutto grazie alle geniali traduzioni di Marco Rossari. In corso d’opera ho letto e riletto La cura dell’acqua, che considero un po’ il suo capolavoro, e ha diversi punti in comune con Virgil Russell. Ciononostante, misurarsi con un’intelligenza eclettica come quella di Everett è stata una sfida a tratti divertentissima, un’esplorazione delle possibilità della scrittura e insieme dei confini della traduzione letteraria. Continua a leggere

Intervista a Stefano Friani, coeditore di Racconti edizioni

logo-racconti-edizioniStefano Friani ha creato insieme a Emanuele Giammarco la Racconti edizioni: una nuova casa editrice che intende ribaltare l’adagio per il quale “i racconti non si vendono” ed è interamente dedicata alle short stories.

Qual è stato il percorso formativo che ti ha portato dalla laurea in Filosofia a creare la Racconti edizioni insieme a Emanuele Giammarco?
In realtà è stato un po’ errabondo. Io ed Emanuele veniamo entrambi da Filosofia, ma abbiamo fatto di tutto per non incrociarci mai: lui studiava i tedeschi, e io ero fissato con gli inglesi e soprattutto con l’evoluzionismo. In questo dissidio c’è tutta l’anima della casa editrice, idealismo ed empirismo, anche se alle volte non saprei dire chi dei due incarni cosa. Poi io sono stato un anno a Londra, con l’idea di rimanerci (il mio orizzonte culturale, di letture e di vita è sempre stato ed è tuttora quello), salvo poi ritornare con le pive nel sacco e tentare senza grandi soddisfazioni la via dell’insegnamento, che ho scoperto non essere per me. Ci siamo finalmente e fatalmente incontrati al Master in Editoria Giornalismo e Management Culturale della Sapienza di Roma, senza il quale non ci sarebbe mai stata la casa editrice né una bella amicizia fondata su citazioni continue di Corrado Guzzanti e Nino Frassica. Le lezioni di professori della caratura di Luca Formenton, Mattia Carratello, Monica Aldi, Fabrizio Farina, Oscar Perli, Mauro Bersani, Carlo Alberto Bonadies, Marco Cassini e tanti altri che sto scordando ci hanno davvero acceso di un fuoco sacro per l’editoria – quello per la lettura ce lo avevamo già. Poi io sono finito all’ufficio iconografico Einaudi, dove ho passato sette mesi meravigliosi in cui ho imparato moltissimo accanto a Monica Aldi, Yara Mavrides, Cinzia Cerrato e Viviana Gottardello (e tanti altri), ed Emanuele alla redazione del Saggiatore. A gennaio 2015, ritornati entrambi a Roma, dopo una serie di battutine e ammicchi al progetto di tirare su una casa editrice che era nell’aria sin dai giorni del Master, ci siamo presi una sbronza colossale in un pub di San Lorenzo e abbiamo deciso di fare la follia. Ma è stata una follia ben pianificata e ragionata, in cui ci siamo buttati anima e corpo (e ci abbiamo buttato pure molte diottrie), tra lo stilare un progetto culturale credibile, un business plan inverosimilmente dettagliato e il tentativo impossibile di onniscienza sull’universo racconto. Ci siamo letteralmente chiusi un anno e mezzo a leggere e studiare (e non è che la situazione sia cambiata poi molto ora). Personalmente, il mio sogno è sempre stato quello di essere pagato per leggere, come il protagonista dei Sei giorni del Condor di James Grady. Soldi non se ne vedono moltissimi, ma almeno si legge eccome. Speriamo solo che abbia l’accortezza di scendere al bar a prendere i panini al momento opportuno! Continua a leggere