ATTI UMANI di Han Kang, recensione entusiasta

Han Kang, scrittriceDopo La vegetariana, un’altra prova di talento di Han Kang: Atti umani

Adelphi pubblica un secondo romanzo di Han Kang, Atti umani (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra), in cui la scrittrice sudcoreana conferma tutto il suo talento, scegliendo ancora una volta una lingua e dei soggetti disturbanti. La vegetariana ha per protagonista una donna che inizia a rifiutare il cibo di origine animale, ma questo non è che il primo sintomo di un disagio che assumerà via via connotati sempre più estremi; la sua condotta viene però raccontata, interpretata e travisata da altri personaggi. Allo stesso modo, in Atti umani la storia dell’adolescente Dong-ho e del suo sacrificio viene ripercorsa poco per volta attraverso lo sguardo di diversi narratori, intrecciandosi a quella di altri morti e di alcuni sopravvissuti, ammesso che coloro che sono stati mutilati nell’anima possano esser definiti tali: «Non c’è modo di tornare al mondo precedente alla tortura. Nessuna strada per il mondo precedente al massacro». Continua a leggere

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Io sono John Fante

John FantePubblicata da Rubbettino la biografia di Eduardo Margaretto sullo scrittore statunitense, Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante

Scritta originariamente in spagnolo, è uscita nella collana Velvet della Rubettino Editore la biografia di Eduardo Margaretto sull’autore di long-seller quali Chiedi alla polvere o La confraternita dell’uva: la traduzione è di Maria Pina Iannuzzi, il titolo Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante.
Si tratta di un’accurata analisi della vita e dell’opera di Fante che rintraccia le ragioni della sua rabbia costante nella condizione di escluso dovuta alle origini italiane dei suoi antenati: «si sentì sempre diverso, e non cessò di scontrarsi con l’ambiente che lo circondava, nel quale contraddittoriamente, voleva sentirsi pienamente integrato». Nasce anche da questo sentimento contrastante uno degli aspetti più importanti del suo romanzo d’esordio, La strada per Los Angeles, che lo rese indigesto a molti editori, tanto che verrà pubblicato postumo: «Fante ha il coraggio di dare testimonianza di quei destini sballottati dalla miseria, dalle umilianti condizioni imposte dalla Grande Depressione, essendo tuttavia cosciente che a quell’epoca pochi americani volessero ascoltare le sventure dei loro vicini [gli immigrati]. […] quel libro che raccoglie le follie di un giovane scrittore che cerca di sopravvivere a Los Angeles non fu pubblicato perché il romanzo era troppo avanti per l’epoca, era più postmoderno che moderno, un precoce, furente e impubblicabile Giovane Holden». Continua a leggere

STRADE DI NOTTE di Gazdanov e LA NATURA DELL’AMORE di Burnside: Fazi non delude

Le Strade_Fazi Editore_copertineAltri due bei romanzi vanno ad arricchire la collana Le strade della Fazi Editore: La natura dell’amore di John Burnside e Strade di notte di Gajto Gazdanov

Credo che generalmente non venga sottolineato a sufficienza lo straordinario percorso che la casa editrice Fazi sta proponendo ai lettori italiani con la sua collana Le strade: una selezione di opere che spazia attraverso la letteratura statunitense, russa, sudamericana ed europea con alcuni titoli di indubbio valore. In alcuni casi si tratta di romanzi riproposti dopo anni di oblio, come l’ormai celebre Stoner di John Williams o il meno fortunato I capelli di Harold Roux di Thomas Williams (vincitore del National Book Award nel 1975), in altri di opere contemporanee insolite come La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza o Lo schiavista di Paul Beatty (Man Booker Prize 2016). Rientra nella prima categoria Strade di notte di Gajto Gazdanov (traduzione di Claudia Zonghetti) e nella seconda La natura dell’amore di John Burnside (traduzione di Giuseppina Oneto). Continua a leggere

Intervista a Leonardo G. Luccone: editor, agente letterario e curatore di SARÀ UN CAPOLAVORO, raccolta di lettere di Fitzgerald

Sarà un capolavoro, Fitzgerald, a cura di Luccone, copertinaSarà un capolavoro è una raccolta di lettere di e per Francis Scott Fitzgerald che, insieme alle note di Leonardo G. Luccone, compongono una biografia dettagliata dello scrittore e consentono di seguire il tormentato processo creativo delle sue opere, offrendo anche un disincantato spaccato del mondo culturale ed editoriale degli Stati Uniti nella prima metà del ’900. Emerge il profilo di un autore dall’animo umbratile e dallo stile di vita sregolato, tormentato dai debiti, ma allo stesso tempo consapevole del proprio talento, puntuale revisore di se stesso e lettore attento degli scritti altrui, capace di slanci generosi e risentite stoccate tanto verso i colleghi (in particolare l’amico-rivale Hemingway) quanto nei confronti della sua odiata e adorata compagna, Zelda. Di tradurre le lettere se n’è occupato Vincenzo Perna, mentre a curare l’opera è stato Leonardo G. Luccone, titolare dell’agenzia letteraria Oblique: ne ho approfittato per intervistarlo sia su questa pubblicazione edita da minimum fax sia sul suo lavoro.

Come nasce Sarà un capolavoro – Lettere all’agente, all’editor e agli amici scrittori? Hai proposto tu l’idea a minimum fax o sei stato contattato dalla casa editrice?
Lavoravo alle lettere di Fitzgerald da qualche anno e ho proposto a Giorgio Gianotto, il direttore editoriale di minimum fax, di progettare una specie di biografia di Fitzgerald attraverso la corrispondenza e i diari. Mi sono reso conto che era possibile raccontare questo grande autore da un altro punto di vista. Ne viene sovvertita la sua immagine istituzionale. Fitzgerald si è consumato nella scrittura. Eccessi e stravaganze sono una componente minoritaria della sua vita, è la buccia. Il libro mostra uno scrittore consapevole del funzionamento della macchina editoriale, un uomo fragile che diventa vittima dell’architettura che aveva messo in piedi. Nelle lettere scorre la preoccupazione per l’inefficacia dei suoi scritti e per la mancanza di soldi. Un assillo che lo spinge a chiedere continui prestiti al suo agente e al suo editor. Poi c’è il padre e il marito cinico e dolcissimo, geloso e vendicativo. Continua a leggere

Quali libri leggere quest’estate? Ecco alcuni suggerimenti e la sesta pagella

quali libri leggere quest’estateGrazie all’insonnia riesco a tenermi abbastanza aggiornato sugli ultimi libri pubblicati (anche se molti, troppi, sono ancora in lista d’attesa); ve ne consiglio alcuni, con i quali magari trascorrere le vacanze: Cielo rosso al mattino di Paul Lynch, Contea inglese di Silvio D’Arzo, Del dirsi addio di Marcello Fois, Il monastero di Zachar Prilepin, Il sovrano delle ombre di Javier Cercas, Potrebbe trattarsi di ali di Emilia Bersabea Cirillo, Una coltre di verde di Eudora Welty, Vita e morte delle aragoste di Nicola H. Cosentino e aggiungo anche il secondo numero di «The FLR – Desire/desiderio». Chiaramente, potreste leggerli anche in autunno o quando vi pare, intanto però prendete nota. Continua a leggere

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar Di Monopoli, recensione

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar Di MonopoliEdito da Adelphi il nuovo thriller di frontiera di Omar Di Monopoli

Nella perfida terra di Dio sta raggiungendo un pubblico di lettori molto più ampio e variegato rispetto a quello che già conosceva e apprezzava la scrittura di Omar Di Monopoli e l’impressione è che anche molti critici stiano scoprendo solo ora il quarantenne di Manduria: del resto, gli autori italiani contemporanei nel catalogo Adelphi sono talmente pochi che ogni nuova acquisizione desta sempre un certo interesse. Chi tuttavia ha letto i romanzi Uomini e cani, Ferro e fuoco, La legge di Fonzi o i racconti Aspettati l’inferno, tutti pubblicati con Isbn, e si aspettava che, insieme alla veste grafica più sobria e tradizionale, potessero essere mutati la voce dell’autore o il suo immaginario viene decisamente smentito. Continua a leggere

LEGGENDA PRIVATA di Michele Mari, recensione

Laggenda-privata-Michele-Mari-Einaudi-recensioneUn’autobiografia romanzata in cui confluiscono realtà e fobie: Leggenda privata di Michele Mari

Vien da chiedersi se con le prime pagine di Leggenda privata (Einaudi), così immaginifiche e a tratti manierate, Michele Mari abbia voluto creare una soglia oltre la quale chi non conosce già le sue opere potrebbe non spingersi, come a tutelare quanto d’intimo rivelano le successive, in cui la scrittura preserva la letterarietà e la carica inventiva, ma senza più farsi oscura – anche perché il lettore ha iniziato a comprendere chi siano le oscure presenze in cui si è imbattuto. Sì, perché Leggenda privata è un’autobiografia popolata di mostri, quelli che una mente inquieta come quella dell’autore ha generato sin dalla giovinezza e che ne hanno condizionato pensieri e azioni come e più delle persone reali: sono loro a pretendere questa confessione narrativa e ne vien fuori, come Mari stesso promette, «un romanzo triste/angosciato e dunque caratterizzato da una certa quota di divertimento e di virtuosismo». Insomma l’ennesima prova che abbiamo a che fare con uno dei migliori scrittori italiani contemporanei, capace di osare percorsi inediti e di confrontarsi con una moltitudine di stili e generi, anzi intenzionato a rilanciare sempre la sfida: «il mio lievito romanzesco è nella forma, non nei fatti». Continua a leggere