Vi presento TerraRossa Edizioni

logo TerraRossa Edizioni, un nuovo marchio editorialeUn progetto pensato e costruito con passione, impegno e tenacia: TerraRossa Edizioni

Sono trascorsi quasi tre anni da quando Angelo De Leonardis mi contattò su Messenger per chiedermi di cosa mi stessi occupando e invitarmi a fare una chiacchierata. Passarono alcuni mesi prima che riuscissimo a vederci e, dal confronto, emerse la sua volontà di creare un nuovo progetto editoriale, mentre io avevo da tempo un paio di ambizioni: recuperare le migliori opere di narrativa fuori commercio (anche se nel frattempo erano sorte iniziative simili) e dare un’opportunità ai tanti scrittori che hanno talento, ma non riescono a pubblicare i propri inediti perché stanchi di dover frequentare i salotti letterari e mostrarsi brillanti sui social network per ottenere un credito che spesso prescinde dal valore dei loro scritti. Continua a leggere

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Ultime pubblicazioni: la pagella

I tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus, Sembrava una felicità di Jenny Offill, La carne di Cristò, Di uomini e bestie di Ana Paula Maia, La frontiera di Alessandro Leogrande, Bestiario di Juan José Arreola, Fratelli di sangue di Ernst Haffner, Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa, La casa delle parole di Cécile CoulonI tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus, Sembrava una felicità di Jenny Offill, La carne di Cristò, Di uomini e bestie di Ana Paula Maia, La frontiera di Alessandro Leogrande, Bestiario di Juan José Arreola, Fratelli di sangue di Ernst Haffner, Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa, La casa delle parole di Cécile Coulon: cosa li accomuna? Sono stati pubblicati negli ultimi mesi e, dopo averli letti, non ho avuto tempo e modo di recensirli. Provo a rimediare.

La casa delle parole, Cécile Coulon, Keller (traduzione di Tatiana Moroni)
Un romanzo distopico che ribalta la prospettiva di Bradbury in Fahrenheit 451. Qui dunque la lettura non è proibita ma diventa un rito collettivo di manipolazione delle emozioni; non vi sono più scrittori ma solo scrivani, non editori ma “case delle parole” e libri creati e classificati in base alle sensazioni che provocano: queste le ottime premesse, non all’altezza lo sviluppo narrativo.
Voto: 6+

Il brevetto del geco, Tiziano Scarpa, Einaudi
Dopo un’accattivante prefazione in cui si fa riferimento alla misteriosa Nuova Sovversione Cristiana (una sorta di setta d’infervorati credenti), si alternano le vicende di un artista spiantato e quelle di un’impiegata che si accosta alla religione: personaggio convincente il primo, scialbo il secondo. Al tutto fanno da controcanto la voce fuori campo dell’Interrotto – spiegata nel finale – e quella delle parole stesse, che si animano autonomamente come già nelle Cose fondamentali (questo sì, consigliato senza riserve). Qualche buona trovata metaletteraria, uno sguardo interessante sul mondo dell’arte contemporanea, ma romanzo nel complesso deludente: non riesce a sviluppare sino in fondo alcune intuizioni e ambizioni. Peccato, perché Scarpa è uno scrittore di grande talento.
Voto: 6,5

Fratelli di sangue, Ernst Haffner, Fazi (traduzione di Madeira Giacci) Continua a leggere

SMETTERE DI SCRIVERE, SMETTERE DI FUMARE, un racconto di Cristò

Smoking Warning, M.C. EscherSto fumando la mia ultima sigaretta.
Forse la penultima, in ogni caso una delle ultime.
Il fumo mi riempie la bocca poi scende attraverso la gola verso i polmoni, spinto da un complesso movimento dei muscoli del mio apparato respiratorio ben collaudato negli anni, naturale, automatico. Credo che gran parte del piacere sia in questo automatismo, questa assurda familiarità. Anche il senso di colpa è lì, nella naturalezza con cui il mio corpo compie un movimento complesso quanto autolesionistico.
Non fumavo da due giorni e questa astinenza amplifica tutto. L’amaro in bocca è metaforico e reale; un saporaccio. Il fumo scendendo raschia e brucia. I polmoni hanno un leggero singulto, un brevissimo rifiuto. Dura tre boccate, poi tutto torna normale, abitudinario.
Quando spengo la cicca nel posacenere sono demoralizzato. Mi butto due chewing-gum in bocca per cancellare la sensazione di bruciato, per dare sollievo alle papille gustative infiammate.
Mi gira un po’ la testa.
Smettere di fumare significa soffrire: soffrire l’astinenza se si resiste, soffrire la sconfitta se si cede. Soffrire in ogni caso, soffrire per un benessere che arriverà un giorno, che arriverà così lentamente da non sentirlo arrivare. Non fumare non è appagante nell’immediato, e si ha il sospetto che non lo sarà mai davvero.
Come scrivere. Continua a leggere

AD INFINITUM SU AD INFINITUM, un racconto di Cristò

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Cos’è il postmodernismo? – chiese la ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale – Cos’è la metaletteratura?
Dovresti leggere Ad infinitum – risposi.
Vedi, amore – continuai – immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto, cominciando con un dialogo tra due personaggi fittizi. Mettiamo che i personaggi siano una ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale e un io narrante non meglio precisato.
Lei fece di sì con la testa: vai avanti; spiegami meglio!
Io aspettai un attimo. Avevo sempre pensato di essere incapace di esprimere i concetti con le giuste parole eppure tutti mi dicevano che sapevo parlare bene. Io invece mi sentivo sempre impreciso.
Nel racconto – dissi – l’io narrante è convinto di essere incapace di esprimere i concetti che ha in mente con le giuste parole, eppure tutti gli ripetono che parla bene e gli fanno domande difficili. Lui cerca di spiegarsi e riesce a dire solo la metà di quello che ha veramente nella testa.
La ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale disse che a lei succedeva sempre questa cosa di non riuscire a trovare le parole giuste.
Io sorrisi.
Che c’entra questo con la metaletteratura? Che c’entra con il postmodernismo? – chiese. Continua a leggere

THAT’S (IM)POSSIBLE di Cristò, recensione su PugliaLibre

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That’s (im)possible (Caratteri Mobili, pp. 80, euro 8), ultima opera narrativa di Cristò, si presenta come il resoconto di una misteriosa lotteria diventata in breve tempo un format televisivo dal successo planetario e un fenomeno di massa; tutti sono pronti a farsi blandire da una speranza, sia pure – o anzi ancor più – se irrazionale (in questo caso indovinare un numero tra uno e infinito): «Le cose impossibili accadono continuamente. Per questo giocavo a That’s. Per questo ci giocavano tutti», sono le parole di Leonardo Angrisano, sociologo e presumibilmente personaggio. “Presumibilmente” non solo perché credo proprio di conoscerlo, ma anche perché si legge nella Premessa (necessaria): «Naturalmente tutti sapete che i fatti narrati nel testo sono assolutamente veri e che i nomi e i cognomi delle persone intervistate corrispondono a persone realmente esistenti»; non cercate però Leonardo o altre comparse su Google, perché i risultati della ricerca potrebbero confondervi: come in tutte le opere di Cristò la letteratura è finzione, almeno quanto è letteratura la vita reale – continua ad agire su di lui, anche sul piano stilistico, l’influsso vivifico di John Barth e di altri narratori statunitensi. [Continua su PugliaLibre]