Piccoli editori con grandi idee (5)

Per la rubrica dedicata all’editoria intraprendente (ops… volevo dire indipendente!), ecco a voi add, Corrimano, Ediciclo e Lindau.

Per add editore ha risposto Stefano Delprete, editor
Add editore nasce a Torino nel 2010; nel 2014 c’è stato un cambio di proprietà e, da allora, gli editori sono Francesca Mancini e Paolo Benini.
Ci occupiamo di saggistica divulgativa, dedicandoci soprattutto a temi sociali, di attualità e ai grandi argomenti del nostro tempo. In più abbiamo una collana dedicata all’Asia che esplora e racconta in diverse forme (dal saggio, al reportage, al fumetto…) quei luoghi del mondo con cui, sempre di più, ci stiamo confrontando. Altra collana è Incendi, in cui chiediamo ad alcuni autori di raccontare la propria passione. Continua a leggere

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Altri piccoli editori con grandi idee

caratteri tipografici, piccola editoriaPiù ci si addentra nell’universo dell’editoria indipendente più ci si accorge di quanto sia variegato e interessante, per cui quello che era nato come un post estemporaneo al ritorno dal Salone di Torino è diventato l’inizio di un percorso esplorativo che porterò avanti ancora per un po’. Questa volta vi presento Codice Edizioni, Exòrma Edizioni, Fernandel, Panda Edizioni e ’round midnight edizioni. Continua a leggere

Piccoli editori con grandi idee

editoria indipendente_effequ_quodlibet_scrittura&scrittureProsegue il percorso di scoperta della piccola editoria e giunge alla terza tappa; a raccontarci il progetto delle loro case editrici questa volta sono Francesco Quatraro per Effequ, Manuel Orazi per Quodlibet, Chantal Corrado per Scrittura & Scritture. Continua a leggere

Quattro piccoli e meritevoli editori

libri su libri, piccoli editori indipendentiEssere editori piccoli e indipendenti non sempre vuol dire avere in catalogo libri degni di interesse, anzi, ma comporta necessariamente molta passione e un notevole spirito di sacrificio. Per valorizzare il lavoro di alcune case editrici di cui ho recentemente letto e apprezzato alcune opere, ho intervistato Davide W. Pairone per Aguaplano, Stefano Giovinazzo per Edizioni della Sera, Gilberto Gavioli per Edizioni del Foglio Clandestino. Come nel post sui piccoli editori scoperti al Salone di Torino, ho chiesto loro quando siano nati, quale sia il progetto editoriale, dove reperire i loro testi e quali siano quelli più rappresentativi, infine di anticiparci le prossime pubblicazioni. Aggiungo anche qualche riga su Corsiero Editore tratta dal loro sito, poiché non sono riuscito ad avere risposta da Andrea Casoli, ma la loro riedizione delle opere di Silvio D’Arzo è davvero degna di nota. Continua a leggere

Tre piccoli editori scoperti al Salone del Libro di Torino

Salone del Libro di Torino_logoSe c’è qualcosa per cui valga la pena partecipare a fiere e saloni dell’editoria è l’opportunità di conoscere piccoli e interessanti editori che spesso non hanno visibilità in libreria e sui media. Quest’anno in verità ho potuto curiosare molto poco, ma ho fatto tre belle scoperte e avevo voglia di saperne di più: Funambolo Edizioni, L’Iguana Editrice, Edizioni dell’Urogallo. Ho dunque chiesto loro quando siano nati, quale sia il progetto editoriale, dove reperire i loro testi e quali siano quelli più rappresentativi, infine di anticiparci le prossime pubblicazioni. Continua a leggere

Intervista a Sara Reggiani, coeditore di Edizioni Black Coffee e traduttrice di Alexandra Kleeman

Logo Edizioni Black Coffee, intervista a Sara ReggianiÈ Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman il primo romanzo del catalogo delle Edizioni Black Coffee, un progetto che prosegue il percorso intrapreso da Sara Reggiani e Leonardo Taiuti con l’omonima collana delle Edizioni Clichy: pubblicare autori nordamericani emergenti, con attenzione particolare per le scrittrici e per le raccolte di racconti.
Il corpo che vuoi ci introduce in presa diretta nella vita di A, la narratrice, che vive con un’altra giovane ragazza, B; sono ossessionate dal corpo, oltre che l’una dall’altra, e immerse in un flusso continuo di immagini che le marginalizza nel ruolo di spettatrici e acquirenti: «Il desiderio di cose sostituisce il desiderio di persone». Ogni bisogno indotto, però, accentua il malessere anche se viene soddisfatto, così quando A non troverà più nel suo fidanzato (C) risposte e rassicurazioni, finirà per cercarle nella misteriosa Chiesa dei Congiunti nel Cibo, dando inizio a un nuovo incubo. La Kleeman, adottando un punto di vista interno, può servirsi di una scrittura in prima persona priva di angoscia poiché manchevole – come lo è A – di spirito critico; si crea così un effetto straniante che turba il lettore e lo trascina attraverso questa originale rappresentazione dell’Occidente al collasso. Qui di seguito, un’intervista a Sara Reggiani, traduttrice del romanzo e coeditore della Black Coffee. 

Dopo Il corpo che vuoi, Edizioni Black Coffee pubblicherà anche una raccolta di racconti di Alexandra Kleeman, Intimations. Come avete scoperto questa giovane autrice?
È stato un incontro casuale. Ero a New York con Leonardo in occasione del Brooklyn Book Festival e Il corpo che vuoi (il titolo originale è You Too Can Have a Body Like Mine) mi è capitato sott’occhio alla libreria Strand. Avevo già sentito parlare di Alexandra. In quel periodo erano uscite molte ottime recensioni del suo romanzo, così l’ho acquistato e l’ho divorato durante il volo di ritorno. Il giorno dopo mi sono informata sullo stato dei diritti di traduzione. Mi aveva folgorato e nei mesi successivi ho fatto di tutto per accaparrarmi sia il romanzo che la sua prima raccolta di racconti. Ho deciso di aprire il nostro catalogo proprio con Alexandra perché sono convinta che sia una delle autrici più promettenti del panorama letterario americano e intendo seguirne il percorso. Continua a leggere

Intervista a Isabella Ferretti, coeditore di 66thand2nd

logo-66thand2ndIsabella Ferretti nel 2009 ha fondato con Tomaso Cenci la 66thand2nd, una casa editrice che si ripropone di presentare al pubblico italiano generi letterari in voga negli Stati Uniti ma da noi sottovalutati. Il nome indica appunto l’incrocio di due strade di Manhattan e due erano le collane del progetto originario: Attese, dedicata alla letteratura sportiva, e Bazar, attenta alle opere di scrittori del melting pot letterario mondiale; si sono poi aggiunte Vite inattese, in cui lo sport si declina nel memoir, B-Polar, con romanzi tra il poliziesco e il noir di autori africani e non solo, e Bookclub, che vuole stuzzicare i lettori con proposte eclettiche anche nella grafica.

La tua e quella di Tomaso Cenci è una formazione giuridica e l’idea di creare la 66thand2nd è nata durante un soggiorno lavorativo a New York: cosa vi ha spinto a mettervi in gioco in un nuovo progetto così ambizioso e aleatorio? A otto anni di distanza qual è il bilancio?
Sono arrivata a New York da Londra, dove ho studiato e lavorato per oltre quattro anni. Già lì avevo respirato la maggior ampiezza dell’offerta letteraria a disposizione dei lettori, non solo in termini di generi ma anche di taglio, tematiche, autori e case editrici.
A New York, questo senso di grande respiro si è addirittura ampliato, unitamente alla constatazione che – nonostante possa non sembrare così – solo una piccolissima percentuale della produzione anglo-americana arriva sugli scaffali delle librerie italiane.
Così con Tomaso Cenci pensammo di provare a proporre in Italia alcuni di questi autori che avevamo letto e apprezzato e che nessuno aveva mai pensato di tradurre. Ci rendemmo però subito conto che non era possibile dare vita a una casa editrice indipendente che avesse come mercato di riferimento l’Italia mentre vivevamo negli Stati Uniti. Ancora non ci rendevamo conto di quanto quell’intuizione fosse vera e quanto conti la persona dell’editore nel dare propulsione a un progetto editoriale.
Cominciammo così a svolgere approfondimenti, frequentare librerie e ritrovi letterari, conoscere altri lettori, partecipare a gruppi di lettura e così facendo abbiamo acquisito un nostro personalissimo know-how che ha alimentato la nostra voglia e la nostra passione.
Tornati in Italia, nel 2004, abbiamo trovato un Paese culturalmente impoverito e più strozzato, limitato, ripetitivo nell’offerta. Riprendere il progetto di fondare una casa editrice ci è sembrato allora il modo più concreto per dare un contributo individuale dopo tanti anni all’estero ma… non sapevamo esattamente in cosa ci stavamo cacciando!
Così, sull’onda di un grande entusiasmo, è nata 66thand2nd che reca nel nome il tributo al Paese che ci ha aiutato a concepire un’idea che solo in Italia si è trasformata in progetto. Volevamo che 66thand2nd nascesse con caratteristiche ben distinguibili, a cominciare dal nome. Il riferimento, infatti, non è soltanto all’incrocio tra la Sessantaseiesima Strada e la Seconda Avenue, ma a un immaginario americano che Tomaso e io sentiamo molto vicino alla cultura italiana. Allo stesso tempo, il riferimento a quell’incrocio e all’isola di Manhattan dentro la città di New York, voleva inglobare una tradizione e un futuro letterario di apertura, senza confini, di frontiere abbandonate, multi-lingua e multi-razza, in cui cadono i pregiudizi e si cerca la maggior vicinanza possibile con i lettori, senza mai abbandonare la propria identità. La scelta del nome si allontana anche da una certa tradizione italiana in cui la casa editrice reca il nome del fondatore: la speranza era di potercela fare, di poter durare nel tempo, perché la letteratura dopotutto è durata.
Anche se molte erano le idee al momento della fondazione, decidemmo di lanciare la casa editrice con un progetto editoriale che ruotava attorno a due collane: Attese e Bazar, oggi diventate le collane “principe”.
Entrati nell’ottavo anno di operatività siamo soddisfatti e, soprattutto, molto motivati a fare sempre meglio. Ogni anno l’asta si è alzata, pensare che possa continuare così ci fa guardare al futuro con entusiasmo. Continua a leggere