Calvino, Sereni, Vittorini e gli altri “letterati editori” nel saggio di Alberto Cadioli

Italo Calvino alla EinaudiLetterati editori – Attività editoriale e modelli letterari nel Novecento: l’indagine di Alberto Cadioli delle relazioni tra impegno editoriale e poetica di letterari e critici che hanno segnato la storia culturale italiana

Alberto Cadioli sostiene che esaminando la militanza editoriale dei letterati sia possibile approfondire la loro poetica ed è a partire da questo assunto che sviluppa la ricerca di Letterati editori, testo ripubblicato da il Saggiatore in una nuova edizione rivista e integrata. In realtà, come suggerisce il sottotitolo, Attività editoriale e modelli letterari nel Novecento, queste pagine offrono anche la possibilità di ripercorrere le principali vicende editoriali dello scorso secolo e di riscontrare come molte delle odierne problematiche abbiano radici lontane. Dalle difficoltà distributive, per esempio, ai rapporti di “tentato reciproco imbroglio” tra autori ed editori: «Se l’autore cerca infatti di sottoporre quello che “ha sotto mano assicurando che il lavoro suo interesserà, andrà, si venderà”, l’editore risponde “con lo scaricare addosso al pubblico bestiale tutta l’ignoranza e il cattivo gusto del quale, lui editore, è, pur troppo spesso, abbondantemente fornito”» (Cadioli cita da una lettera di Prezzolini del 1909). Continua a leggere

IL POST-ESOTISMO IN DIECI LEZIONI, LEZIONE UNDICESIMA di Antoine Volodine, recensione

L’esplorazione di Antoine Volodine ai confini della letteratura: Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima (66thand2nd)L’esplorazione di Antoine Volodine ai confini della letteratura: Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima (66thand2nd)

Sorprende che quest’opera di Antoine Volodine, Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima, fondamentale sia per interpretare la sua produzione sia per stabilire sin dove abbia saputo spingersi la narrativa contemporanea, giunga a noi con quasi vent’anni di ritardo e dopo la pubblicazione in Italia di ben altri tre suoi testi: Scrittori (Edizioni Clichy), Angeli minori (L’orma editore), Terminus radioso (66thand2nd). Alla casa editrice di Isabella Ferretti e Tomaso Cenci va il merito di aver colmato questa lacuna, per giunta proponendo Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima in una splendida veste grafica, progettata da Silvana Amato, e nell’impeccabile traduzione di Anna D’Elia, che di Volodine si è già occupata con passione e competenza. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e quarta pagella

Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala, I difetti fondamentali di Luca Ricci, La cosa giusta di Michele Cocchi, Satantango di László Krasznahorkai, Zero K di Don DeLillo, Povera patria di Stefano Savella, Lettera d’amore allo yeti di Enrico MaciociIn questa quarta pagella molto spazio ai racconti con Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala e I difetti fondamentali di Luca Ricci; una bella sorpresa, il romanzo La cosa giusta di Michele Cocchi, e poi due “classici contemporanei”, Satantango di László Krasznahorkai e Zero K di Don DeLillo. Infine, qualche nota su Povera patria di Stefano Savella e Lettera d’amore allo yeti di Enrico Macioci: due testi che mi sembrava ingiusto non menzionare e scorretto valutare, dal momento che nel tempo la stima per i due autori si è tramutata in amicizia. Continua a leggere

LA NOVITÀ di Paul Fournel, recensione

recensione-la-novita-paul-fournel-voland«L’editoria è sessualmente trasmissibile», lo suggerisce Paul Fournel

È innegabile il fascino esercitato dalle professioni legate al mondo del libro, soprattutto su chi non lo conosce dall’interno: La novità di Paul Fournel, tradotto per Voland da Federica Di Lella, è però scritto da un autore che lavora nell’editoria e ce la racconta con sincerità, passione e perspicacia, tanto da fornirci in questo pregevole romanzo anche un ottimo manuale sull’argomento.
Il protagonista e narratore, Robert Dubois, è ormai diventato un ingombrante relitto per i soci di maggioranza della casa editrice che porta il suo nome e avverte con disagio le nuove prospettive aperte dal digitale; il suo, del resto, è ormai uno sguardo disincantato: «Da secoli ormai non leggo più, rileggo soltanto. Sempre la solita minestra che noi trasformiamo in novità, tendenze, rentrée letterarie, successi e flop, molti flop». Dubois sa di essere corresponsabile del declino delle patrie lettere: «Abbiamo svuotato i libri di contenuto per venderli meglio e ora non li vendiamo proprio più», ammette e poco oltre rincara: «Non facciamo che ripeterci all’infinito che pubblichiamo troppi libri inutili, che dovremmo smetterla, dopodiché continuiamo tutti a farne uscire il dieci percento in più all’anno»; follia? No, calcolo, poiché, come spiega a uno di quei manager che stanno prendendo il posto dei direttori editoriali, un’indagine di mercato richiede «tre volte il costo di un libro. Per cui abbiamo preso la brutta abitudine di fare i libri per sapere come vanno i libri». Poi, certo, gli editori non sono gli unici colpevoli: «Quando un autore ha successo, tutti desiderano che riscriva lo stesso libro. I lettori, i librai, l’editore (soprattutto se lo nega). Solo l’autore a volte ha qualche dubbio». Continua a leggere

TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO di Jonas Hassen Khemiri, recensione

jonas-hassen-khemiri-scrittore-tutto-quel-che-non-ricordo-romanzo-iperboreaIl nuovo romanzo dello svedese Jonas Hassen Khemiri tradotto da Alessandro Bassini per Iperborea

Tutto quello che non ricordo è un romanzo composto da una pluralità di voci che cercano di ricostruire la storia di Samuel, ventiseienne suicida (o presunto tale). Sono le testimonianze di persone che gli sono state accanto o che lo hanno conosciuto di sfuggita e dalle quali uno scrittore cerca di intuire di chi siano le eventuali responsabilità; ciascuno però racconta la propria verità e, che sia sincero o meno, non coincide mai con quella degli altri: «Certi dicono che Samuel era depresso e lo progettava da tempo. Altri che è stato solo un incidente. Alcuni danno tutta la colpa a quella ragazza con cui stava […]. E altri ancora dicono invece che sia colpa di quel suo amico grande e grosso, quello che adesso è in prigione, quello che farebbe qualsiasi cosa per i soldi». Continua a leggere

ABSOLUTELY NOTHING di Giorgio Vasta e Ramak Fazel, recensione

absolutely-nothing-signAbsolutely Nothing – Storie di sparizioni nei deserti americani, una guida intrisa di letterarietà ma anche un romanzo-saggio

Probabilmente non rimarrà deluso nemmeno chi si aspettava un altro romanzo dopo l’ottimo esordio narrativo di Giorgio Vasta con Il tempo materiale (minimum fax, 2008), cui era seguito Spaesamento (Laterza, 2010). Absolutely Nothing – Storie di sparizioni nei deserti americani (Quodlibet Humboldt) nasce sì come diario di viaggio, ma diventa un’opera letteraria inconsueta e totalizzante: «Le persone si fanno personaggi, la tortuosità si innalza a metodo e la carrozza del baedeker si trasforma nella zucca di una scrittura  che soprattutto suppone, finge, si arrangia, mente».
In verità Vasta, con il suo stile sorprendentemente denso e nitido, ripercorre davvero le tappe del coast to coast dalla California alla Louisiana, fatto con l’organizzatrice Giovanna Silva e il fotografo Ramak Fazel (suo l’apparato iconografico in appendice), ma lo fa secondo una successione non cronologica che procede per affinità e suggestioni: «[…] se anche il viaggio, com’è logico, ha previsto un prima e un dopo, il suo racconto funziona in un altro modo: il tempo si rompe, la linearità si perde, il ricordo si mescola all’oblio, la ricostruzione all’invenzione, il prima e il dopo si fanno relativi […]». Tanto che a un certo punto il viaggio termina e la narrazione prosegue a ritroso. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e terza pagella

pagella 3_La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo, Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro, Gonçalo M. Tavares, ecc.

Cercare di tenere il passo con le novità editoriali che si susseguono incessantemente è impossibile, ancor più recensirle, ma in qualche modo continuo a provarci. Ecco la terza pagella con La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares, Medusa di Luca Bernardi, Tempo senza scelte di Paolo Di Paolo, L’ultimo viaggio di Soutine di Ralph Dutli, Tokyo transit di Fabrizio Patriarca, Il primo giorno della tartaruga di Sirio Lubreto.

La vegetariana, Han Kang, Adelphi (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
Yeong-hye comincia a fare dei sogni che turbano prima il suo rapporto con il cibo di origine animale e poi gli equilibri del suo stare al mondo. È lei la protagonista di questo contundente romanzo, ma a raccontarci le tre fasi della sua parabola sono lo stolido marito (unico narratore in prima persona); poi il cognato, artista sperimentale che la coinvolgerà in una performance estrema; infine la sorella, sempre più impotente dinanzi al disfacimento del proprio mondo e alla metamorfosi vegetale di Yeong-hye. Quella di Han Kang è una scrittura estrema, scarna e inquieta, che mette in evidenza la solitudine e la fragilità di ogni vita, di ogni psiche; ecco perché con La vegetariana si è aggiudicata il prestigioso Man Booker International Prize del 2016.
Voto: 8+ Continua a leggere