NEL TERRITORIO DEL DIAVOLO – Sul mistero di scrivere, Flannery O’Connor

flannery o'connorRaramente i manuali di scrittura sono utili se non a comprendere le peculiarità della tecnica e della poetica dei loro autori. Rappresenta una preziosa eccezione questa raccolta di saggi di Flanerry O’Connor, Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere, a cura di Robert e Sally Fitzgerald, pubblicata da minimum fax con la supervisione di Ottavio Fatica. La O’Connor non solo rende conto del suo modo di intendere l’arte, ma coglie con semplicità e acume la necessità per ogni narratore di svincolarsi da dogmi di ogni tipo, di confrontarsi con la realtà e di infondere vita e verità nelle storie e nei personaggi. Riporto di seguito alcuni brani e invito a leggere questo testo non solo gli aspiranti scrittori, ma tutti coloro che vogliano comprendere cosa possa e debba essere la letteratura. Continua a leggere

SMETTERE DI SCRIVERE, SMETTERE DI FUMARE, un racconto di Cristò

Smoking Warning, M.C. EscherSto fumando la mia ultima sigaretta.
Forse la penultima, in ogni caso una delle ultime.
Il fumo mi riempie la bocca poi scende attraverso la gola verso i polmoni, spinto da un complesso movimento dei muscoli del mio apparato respiratorio ben collaudato negli anni, naturale, automatico. Credo che gran parte del piacere sia in questo automatismo, questa assurda familiarità. Anche il senso di colpa è lì, nella naturalezza con cui il mio corpo compie un movimento complesso quanto autolesionistico.
Non fumavo da due giorni e questa astinenza amplifica tutto. L’amaro in bocca è metaforico e reale; un saporaccio. Il fumo scendendo raschia e brucia. I polmoni hanno un leggero singulto, un brevissimo rifiuto. Dura tre boccate, poi tutto torna normale, abitudinario.
Quando spengo la cicca nel posacenere sono demoralizzato. Mi butto due chewing-gum in bocca per cancellare la sensazione di bruciato, per dare sollievo alle papille gustative infiammate.
Mi gira un po’ la testa.
Smettere di fumare significa soffrire: soffrire l’astinenza se si resiste, soffrire la sconfitta se si cede. Soffrire in ogni caso, soffrire per un benessere che arriverà un giorno, che arriverà così lentamente da non sentirlo arrivare. Non fumare non è appagante nell’immediato, e si ha il sospetto che non lo sarà mai davvero.
Come scrivere. Continua a leggere

Vuoi leggere il mio libro? Grazie, no.

Gauld_New Yorker_october

Cari scrittori,

colgo spesso nei vostri occhi e nelle vostre parole l’orgoglio di offrire in lettura il vostro libro. In realtà però state chiedendo e non concedendo un favore, un credito di attenzione e di tempo. La passione e il piacere con cui date forma alle vostre storie non sempre vengono condivisi da chi le legge e, talvolta, purtroppo non sono nemmeno proporzionali al vostro impegno: il fatto che abbiate trascorso intere giornate a limare qualche frase, a cercare una svolta imprevista nella trama, a ponderare l’opportunità o meno di inserire un dialogo, purtroppo non garantiscono automaticamente un risultato armonico.

Immagino quanto sia deprimente riconoscere di aver perso un’infinità di ore (talvolta mesi o anni) per scrivere qualcosa che gli altri non vorranno leggere, ma intestardirsi nel farlo non gioverà né a voi né a loro. Oltretutto, i lettori si dividono grossomodo in due categorie: quelli che alimentano una passione (in Italia pochi) e quelli che lo fanno per lavoro (pochissimi). Continua a leggere

Vita da editor (49)

Conoscente: Come mai non scrivi un romanzo anche tu?

Editor: Mi sottrarrebbe troppo tempo alla lettura.

 

Collega: Ma a te non è mai venuto in mente di scrivere un’opera narrativa?

Editor: Veramente no, credo ci siano già troppi scrittori mediocri in giro.

 

Scrittore: Si può fare l’editor senza aver pubblicato dei romanzi?

Editor: Se si può essere dei bravi meccanici senza essere dei provetti piloti…

 

[Forse bisognerebbe uniformare le risposte, tipo: “che te ne frega?”]

 

Vita da editor (48): https://giovannituri.wordpress.com/2014/01/28/vita-da-editor-48/