Cosa vuol dire ricordare – UN RAGAZZO SVEGLIO di Stephen King

In occasione del prossimo Giorno della Memoria, un articolo di Cristò su cosa significhi ricordare l’olocausto e sulla possibilità di farlo con un racconto della raccolta Stagioni diverse di Stephen King

Ho sempre evitato, non so bene perché, di leggere libri o guardare film a tema nei giorni in cui si celebrano ricorrenze a cui quei libri sono legati. Questa volta è successo per caso. Non sapevo, mentre cominciavo a leggere Un ragazzo sveglio di Stephen King – un lungo racconto della raccolta Stagioni diverse (Sperling & Kupfer) – che i temi fossero l’olocausto e il nazismo.
Da libraio di catena, il Giorno della Memoria lo senti arrivare quando ti rendi conto che stai vendendo più copie del solito dell’Amico ritrovato e del Bambino col pigiama a righe. Allora smonti lo scaffale con le proposte sulla Befana e monti quello sul Giorno della Memoria e ogni volta cerchi di metterci qualcosa che ti sembri nuovamente significativo, che vada oltre il classico, che racconti e riporti fuori dalle immagini usuali. Perché ricordare serve a qualcosa solo se si continua a indagare quel ricordo, tanto più se si tratta di un ricordo così complesso, quasi indicibile: un gruppo di uomini che credono sia giusto sterminare un intero popolo.

Non è facile per un libraio cercare proposte davvero nuove sulla Giornata della Memoria, libri che facciano quello che davvero devono fare su un argomento così: farti vedere un’altra faccia di quell’orrore, una faccia di cui presentivi l’esistenza ma che, magari, sottovalutavi e fartela guardare abbastanza bene perché ti possa rimanere impressa dentro e ti possa confermare ancora una volta che ogni aspetto di una vicenda come l’olocausto, anche il più insignificante, è ugualmente mostruoso. Un libro che ti risvegli la coscienza, anno dopo anno sopita, che ti faccia ricordare davvero, cioè riflettere, riconsiderare, riaffermare.
La cosa peggiore che si possa fare con l’olocausto, con la Shoah, con il nazismo e il fascismo, è farli diventare dei classici o, peggio, dei cliché. Se persino libri fondamentali come Se questo è un uomo o La banalità del male finiscono per essere percepiti come un noioso compito scolastico, significa che questa storia sta cominciando a scivolare dalla realtà nel numero di pagine che occupa nei manuali scolastici di storia.
Invece quello che una Giornata della Memoria deve fare è proprio evitare che questo accada.

Se non avete letto Un ragazzo sveglio di King siete delle persone fortunate perché potete leggerlo per la prima volta. Altrimenti potete rileggerlo.
Vi troverete di fronte a un racconto di fantasia, diciamolo subito, non a un fatto vero. Una storia inventata e scritta da un americano che non è mai stato internato in un campo di concentramento, nessuna testimonianza diretta. Vi troverete di fronte a un narratore impassibile che racconta una vicenda piccola che cresce e si trasforma, un uovo bianco che si schiude lentamente e da cui può nascere un pulcino o un serpente velenoso: saprete come agisce il male.

«Anch’io mi sento così, anche se l’unico parente stretto che è stato in un campo di concentramento è stato mio nonno ed è morto quando avevo tre anni. Ma forse tutti proviamo un certo fascino macabro nella nostra mente per ciò che hanno fatto quei tedeschi – qualche cosa che apre le catacombe dell’immaginazione. Forse una parte delle nostre paure e dei nostri orrori deriva proprio dalla conoscenza segreta che nelle giuste – o sbagliate – circostanze anche noi saremmo stati in grado di costruire gli stessi posti con le nostre mani. Scoperta spiacevole. Forse sappiamo che nelle circostanze giuste ciò che si agita nelle catacombe sarebbe felicissimo di salire a galla. E come credi che sia tutto questo? Come tanti Führer pazzi dalle coppiglie e dai baffi stile spazzola per scarpe, salutando alla nazista dappertutto? Come diavoli rossi, o demoni, o come il drago che svolazza con le ali puzzolenti da rettile? […] Io credo che molti di loro assomiglierebbero a tanti ragionieri – disse Weiskopf. – Piccoli uomini con diagrammi e schemi volanti e calcolatori elettronici, tutti pronti a massimizzare il tasso di assassinio cosicché la prossima volta saranno in grado di ammazzare 20 o 30 milioni di persone, invece di 6 soltanto.» (Traduzione di Paola Formenti.)

Allora io vi faccio una proposta: leggete (o rileggete) questo racconto di Stephen King e decidete voi.
Forse vi verrà voglia di consigliarlo, come è venuta a me, e di mettere il libro Stagioni diverse nella proposta per il Giorno della Memoria, se siete librai; di consigliarne la lettura ai vostri studenti se siete insegnanti; se siete lettori, di parlarne ad altri lettori.
Io credo che ne valga la pena.

***

Cristò lavora in una libreria, suona il pianoforte e ha pubblicato diversi romanzi brevi; tra questi, con TerraRossa Edizioni Restiamo così quando ve ne andate La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, con Neo Edizioni La carne. Suoi contributi sono apparsi su «la Repubblica», alfabeta2, Artribune e minima&moralia.

One thought on “Cosa vuol dire ricordare – UN RAGAZZO SVEGLIO di Stephen King

  1. Riccardo Sapia ha detto:

    grazie per la segnalazione

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