L’ANALFABETA di Agota Kristof, molto più di un “racconto autobiografico”

Agota Kristof, primo pianoPuò un esile libricino dirsi perfetto? Sì, Agota Kristof lo dimostra con L’analfabeta pubblicato da Edizioni Casagrande e tradotto da Letizia Bolzani. A comporre quest’opera – sottotitolata Racconto autobiografico – sono undici schegge narrative, brevi e compiute, nelle quali l’autrice ungherese ripercorre come avesse contratto il “morbo” della lettura e trovato rifugio nella scrittura, cosa significasse vivere nell’Unione Sovietica e implicasse fuggirne, la fatica del lavoro in fabbrica, il senso di estraneità dell’esiliato, la difficoltà di appropriarsi di un’altra lingua e infine l’apprendistato come scrittrice. Ci sono la poesia dei sentimenti, l’amarezza e il cinismo di chi ha sofferto, il potere della letteratura: i pochi frammenti che riporto qui di seguito spero bastino a darvene prova. Acquistatelo, leggetelo. Continua a leggere

UNA SPECIE DI SOLITUDINE, i diari di John Cheever

John CheeverPubblicata da Feltrinelli nella traduzione di Adelaide Cioni, Una specie di solitudine è l’autobiografia involontaria di John Cheever, disperata e luminosa, che si delinea dal semplice accostamento dei diari che tenne dalla fine degli anni ’40 all’inizio degli ’80, dagli esordi al successo. Lo scrittore mette a nudo la fragilità, gli sbalzi d’umore, le pulsioni omo ed eterosessuali, l’alcolismo, i sensi di colpa, l’ambizione letteraria, i continui contrasti con la moglie, ma anche l’amore per i figli e una certa religiosità che talvolta lo riequilibrano, così come la vista di un bel paesaggio, un gioco di luce, una nuotata: si ha forse l’impressione di violare la sua intimità, ma di farlo non per voyerismo quanto per donargli idealmente un po’ di quell’affetto che insaziabilmente cercava. I brani che riporto di seguito sono alcuni di quelli inerenti alla scrittura e alle sue letture e sicuramente non appartengono alle pagine più belle, motivo per cui vi invito davvero a leggere quest’opera.

La fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta

Scrivere bene, scrivere con passione, essere meno inibito, essere più caldo, essere più autocritico, riconoscere il potere così come la forza del desiderio carnale, scrivere, amare. Continua a leggere

L’arte e la letteratura contemporanee per Enrique Vila-Matas

Enrique Vila-MatasKassel non invita alla logica di Enrique Vila-Matas è un reportage pubblicato da Feltrinelli nella traduzione di Elena Liverani: viene ripercorsa l’edizione 2012 di Documenta, mostra d’arte contemporanea che si tiene ogni cinque anni a Kassel. Chi intenda leggerlo tenga presente che la traccia narrativa è molto tenue, ma avrà modo di comprendere come e perché arte e letteratura d’avanguardia non vadano mai trattate con sufficienza e siano un tentativo estremo di forzare i limiti della comprensione, nei quali tendiamo sempre più a rinchiuderci. Riporto di seguito alcune delle considerazioni di Vila-Matas che mi hanno maggiormente colpito. Continua a leggere

John Fante e il demone della scrittura

John FanteNel 1999 Fazi ha pubblicato una raccolta di lettere di John Fante spedite tra il 1932 e il 1981, curata da Seamus Cooney e tradotta da Alessandra Osti. Il profilo che ne emerge è quello di uno scrittore fin troppo consapevole del proprio talento, sempre schietto e ironico con chiunque, dallo stile di vita assolutamente sregolato, ma capace anche di un’incrollabile costanza nel manifestare ai propri cari il suo affetto. Quelli che seguono sono degli stralci incentrati sul mondo editoriale e sulla scrittura.

[…] sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. (Alla madre, ottobre 1932) Continua a leggere

FAME di Knut Hamsun e l’ispirazione

Knut HamsunKnut Hamsun, ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1920 e aveva solo trentuno anni quando fu pubblicato Fame (nel 1890): è un breve romanzo che ha per protagonista un aspirante scrittore lacerato dal conflitto tra orgoglio e principi morali da una parte, fame e disperazione dall’altra. Il brano riportato qui di seguito, tradotto da Ervino Pocar, è tratto dall’edizione Adelphi e mostra il narratore in uno dei rari momenti di felice ispirazione. Continua a leggere

LE PAROLE di Jean-Paul Sartre: leggere, scrivere

jean-paul sartreJean-Paul Sartre ha intitolato Le parole la sua autobiografia pubblicata nel 1964, in concomitanza con il rifiuto del premio Nobel per la Letteratura; la traduzione in italiano per il Saggiatore è di Luigi de Nardis. In queste pagine, con grande consapevolezza e autoironia, Sartre fa rivivere la propria infanzia e riferisce la propria formazione come precoce lettore e poi i suoi primi approcci alla scrittura, in parte sottraendosi al mondo e in parte cercando di possederne gli elementi costitutivi, rinunciando a un po’ di vita nell’ambizione di protrarla oltre i limiti biologici.
Riporto qui alcuni dei brani che mi hanno colpito maggiormente. Continua a leggere

LA PESTE di Albert Camus e la fragilità di chi si accosta alla scrittura

albert camusTra i tanti memorabili personaggi del capolavoro di Albert Camus, La peste, c’è un modesto impiegato comunale con velleità letterarie, Grand; qui di seguito un suo dialogo con il medico Rieux in cui emergono tutta l’incertezza e la fragilità di chi si accosta umilmente alla scrittura. Il brano è tratto dall’edizione dei Grandi Tascabili Bompiani (traduzione di Beniamino Dal Fabbro). Continua a leggere