Intervista a Michele Vaccari, editor di narrativa italiana di Chiarelettere

Michele VaccariIn meno di un paio d’anni la collana Altrove di Chiarelettere si sta dimostrando uno dei progetti più coerenti e interessanti del panorama editoriale italiano: l’idea è quella di interpellare autori di grande talento e coerenza stilistica, ma non ancora assimilati – e talvolta neutralizzati – dai grandi marchi editoriali, chiedendo loro di raccontare un futuro prossimo possibile. Ho intervistato Michele Vaccari, editor e scrittore, che ha ideato e dirige Altrove. Continua a leggere

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Intervista a Stefano Izzo, editor della narrativa italiana di DeA Planeta

Stefano Izzo, editor della DeA PlanetaAvevo già intervistato Stefano Izzo quando lavorava per Rizzoli; da qualche mese si occupa però della narrativa italiana di DeA Planeta: un nuovo e ambizioso marchio frutto della collaborazione tra il Gruppo Planeta e quello De Agostini. Sono dunque tornato a fargli qualche domanda per scoprirne di più su questa nuova impresa. Continua a leggere

Intervista a Cristina Palomba, editor di Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie, logo casa editrice, intervista a Cristina PalombaIntervista a Cristina Palomba editor dal 2000 di Ponte alle Grazie, casa editrice del Gruppo Mauri Spagnol

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor di Ponte alle Grazie?
Sono laureata in filosofia, sono stata una lettrice vorace e ho studiato musica. Direi che questa è la partenza. Ho cominciato abbastanza in tenera età – avevo 23 anni – a fare la lettrice per Longanesi, dal francese. Ho fatto poi mille cose come collaboratrice, dallo spedire pacchi alla correzione di bozze. Nel 1994 ho iniziato a lavorare in redazione in Salani.

Attraverso quali canali vengono selezionati gli inediti di narrativa italiana e straniera? Cosa deve contraddistinguerli perché entrino a far parte del vostro catalogo?
I canali sono quelli tradizionali per tutti gli editori: agenti, editori stranieri, scrittori e giornalisti, amici, ma anche incontri casuali.
Cosa deve contraddistinguerli: ecco, questa è veramente una domanda difficile. Facciamo narrativa letteraria – e mi pare una parola di una incredibile vuotezza ma non saprei come altro definirla. La saggistica viene selezionata in base all’argomento – psicologia, filosofia, musica, giardino e natura – ma in verità non siamo mai rigidi. Se un libro ci sembra interessante, lo facciamo. Qualche anno fa ci hanno chiesto uno slogan per il sito Ponte alle Grazie. Ci abbiamo pensato a lungo e alla fine abbiamo scelto: Libri per cambiare idea. Mi pare che questo motto ci rappresenti bene. Continua a leggere

Intervista a Chiara Fattori, editor e direttrice editoriale di Intermezzi

logo-intermezzi-editoreChiara Fattori ha fondato Intermezzi Editore nel 2008, insieme a Manuele Vannucci e Attilio Scullari: la loro è una casa editrice che pubblica pochi libri l’anno e li vende online e attraverso una rete di librerie fiduciarie, rinunciando ad avvalersi di un distributore.

Quando avete creato Intermezzi Editore cosa vi distingueva dagli altri marchi esistenti e in che modo il vostro progetto è mutato negli anni?
Intermezzi era la casa editrice di tre trentenni con poca esperienza di questo mestiere ma con grande passione e voglia di fare. Abbiamo pubblicato testi che ci piacevano, che ci era piaciuto leggere e che speravamo potessero piacere anche ai lettori. Credo che questa freschezza e ingenuità si sentisse e che in qualche modo ci rendesse unici. Erano gli anni in cui i social network erano la grande novità e da amanti della rete cominciavamo a usarli, li usammo per far partire Intermezzi, per farla conoscere, e la cosa, devo ammettere, ci riuscì anche facile.
Negli anni siamo diventati iper-selettivi nella scelta del materiale: avendo poco tempo da dedicare a questa attività, pubblichiamo solo quello che ci convince di più, dedicandoci soprattutto alla nostra collana di narrativa breve in e-book, Ottantamila, storie che non superano le 80.000 battute, una misura atipica per il cartaceo, soprattutto perché difficilmente sostenibile, ma che si adatta molto bene al supporto digitale e ai ritmi di vita che molti lettori hanno, e sinceramente si adatta anche molto bene a una editor part-time come sono io. Continua a leggere

Intervista ad Andrea Palombi, direttore editoriale di Nutrimenti

Logo Nutrimenti editoreAndrea Palombi dopo la collaborazione con la Cooperativa Spazio Linguistico, che si riuniva intorno alla cattedra di Tullio De Mauro, ha lavorato a lungo come giornalista per il Gruppo L’Espresso.
È direttore editoriale della casa editrice Nutrimenti che ha fondato nel 2001.

Come nasce la casa editrice Nutrimenti e cosa è cambiato del progetto originario in questo quindicennio di attività?
Nutrimenti nasce nel 2001 per iniziativa di due giornalisti e una art director. La prima ambizione è stata quella di creare uno spazio di approfondimento, in particolare sui temi dell’attualità. Quindi una saggistica agile e non accademica, ma da subito c’è stata anche la scelta per la letteratura di viaggio e in particolare per storie di mare e di vela, una scelta dettata dalla passione che accomunava tutti e tre i fondatori. Presto abbiamo poi cominciato a pubblicare narrativa, un settore che si è andato via via strutturando in modo sempre più preciso e che con gli anni ha assunto un rilievo sempre maggiore nei nostri piani editoriali.

Come vengono selezionate le opere di narrativa italiana e straniera? Mediamente in un anno quanti inediti vi arrivano all’indirizzo manoscritti@nutrimenti.net e quanti di questi entrano poi a far parte del vostro catalogo?
I testi ci arrivano attraverso molti canali diversi: collaboratori che fanno scouting per noi, agenti, case editrici estere, segnalazioni di amici o giornalisti, e infine proposte dirette degli autori. Direi che quest’ultimo è il canale di gran lunga più affollato, ma anche quello da cui proviene il minor numero di testi poi pubblicati. Riceviamo infatti fra i 10 e i 20 manoscritti inediti a settimana, ma purtroppo molto pochi si rivelano della qualità necessaria per essere pubblicati. La selezione avviene attraverso un primo screening, fatto da un redattore o da un collaboratore esterno, che opera una prima selezione e serve a individuare i testi che meritano una considerazione più attenta. Una seconda lettura, fatta da me o dal nostro editor Riccardo Trani, decide poi dell’eventuale pubblicazione.

Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Contano entrambi. Nel senso che la nostra narrativa ha assunto negli anni connotati abbastanza precisi: cerchiamo testi che si contraddistinguano per qualità e innovazione, sia linguistica che strutturale, che in qualche modo esplorino i confini e le possibilità del testo narrativo, e cerchiamo di essere rigorosi nel non derogare da questi criteri. In sostanza: decidiamo sulla qualità del testo se pubblicare un libro o no, non solo e non tanto per il suo appeal commerciale, né tanto meno seguiamo mode editoriali del momento.  Poi, com’è ovvio, siamo un’azienda che vive dei libri che vende, e come tale non può non collocarsi anche in un orizzonte commerciale. Ad esempio, cerchiamo testi di qualità, ma capaci di parlare ad una platea la più vasta possibile, non ci interessa la sperimentazione per pochi addetti ai lavori. E anche la collocazione dei titoli all’interno del piano editoriale, la scelta del periodo di uscita, tiene conto di come garantire il miglior risultato in termine di vendite. Continua a leggere

Intervista ad Angelo Biasella, direttore editoriale della Neo Edizioni

Logo Neo Edizioni NeroAngelo Biasella è il direttore editoriale e l’editor della Neo Edizioni, da lui fondata nel 2008 insieme a Francesco Coscioni.

Quale percorso ha portato te e Francesco Coscioni a creare la Neo Edizioni? Quali sono state le tue precedenti esperienze in ambito editoriale?
Francesco è laureato in Scienze della Comunicazione e ha lavorato come direttore marketing in una nota azienda di moda; io ho un’inutile laurea in Scienze Politiche, una tessera da pubblicista e trascorsi, abbastanza travagliati, tra giornalismo ed editoria. Di fondare una casa editrice se ne parlava da più di un decennio ma erano solo pop-up che affioravano alle feste comandate e svanivano finiti gli slanci pasqua-natalizi (siamo cugini di sangue). L’idea di farla davvero la cazzata ha preso corpo un imprecisato giorno del giugno 2007. Stanchi dei rispettivi lavori, ci siamo detti che era il momento di provare. Allora, focalizzato il Ki e aperti i chakra alla bell’e meglio, siamo partiti alla volta di Roma per formarci e informarci. Un anno di presa di coscienza ed è spuntata la Neo Edizioni.

Come proporre un testo alla tua attenzione e quali errori evitare?
Dato che ne arrivano parecchi, la mia attenzione deve essere catalizzata già dalla mail di presentazione. Il contenuto deve essere “esatto”: deve essere esaustivo ma non prolisso, deve spiegare ma non svelare, deve contenere i prodromi dello stile dell’autore e deve recare in sé una promessa di paradiso. Oltre a questo, non sarebbe male se gli autori che si approcciano a noi avessero letto almeno uno dei titoli che abbiamo in catalogo. Capisco che, ormai, provarci non costa che un click ma l’invio a tappeto è un’indelicatezza che abbiamo sempre avversato. Continua a leggere

Intervista a Dalia Oggero, editor della narrativa Einaudi

logo Einaudi, intervista Dalia Oggero, ediotrDalia Oggero lavora per Einaudi dal 1991 e attualmente è una degli editor di narrativa italiana della casa editrice torinese.

Prima che Mauro Bersani ti invitasse a diventare editor, eri già da tempo lettrice per Einaudi. Come lo sei diventata? E oggi, come vengono reclutati i nuovi consulenti?
Ho cominciato a leggere manoscritti per l’Einaudi all’ultimo anno di università (frequentavo Lettere, a Torino): lo facevo con entusiasmo, era un modo per toccare il mondo e anche per guadagnare due lire. Era stata un’amica a fare il mio nome a Mauro Bersani, allora responsabile della narrativa italiana.
Un apprendistato eccentrico, quello del lettore: leggi molti libri brutti e alcuni bellissimi, ma soprattutto ne leggi tanti, veramente tanti, e così le trame si confondono, i personaggi si sovrappongono, le scritture si parlano a distanza, certe frasi ti s’incidono nella memoria per sempre e altre si volatilizzano dopo un secondo. E alla fine capita una cosa strana: nella tua testa convivono brani di Dostoevskij e brani di un illustre sconosciuto che nessuno pubblicherà mai. Solo nelle teste degli editor c’è questo magma impossibile. Quei libri di nessuno ti lavorano dentro, fanno parte della tua formazione come i grandi classici.
Quella dei manoscritti è stata per me una vera e propria scuola, parallela a quella accademica: ne esci con le ossa rotte, ma anche elettrizzato.
Mi chiedevi come vengono scelti i nuovi consulenti: oggi, come ieri, i lettori vengono reclutati tra gli universitari di talento o gli appassionati di ogni età: si valuta la loro competenza, naturalmente,  ma anche la loro capacità di restituire il senso, l’aria, il cuore di un libro in due cartelle. È un mestiere sottopagato un po’ in tutte le case editrici, comunque.

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti?
Attraverso gli agenti letterari, naturalmente. Attraverso segnalazioni di lettori d’eccezione (critici, scrittori, ecc.), che caldeggiano un dattiloscritto che hanno amato, in cui credono (non uno che vogliano semplicemente piazzare). Attraverso strade tortuose. Ma anche attraverso gli invii diretti.  E poi ce li andiamo soprattutto a cercare, i libri possibili, pungolando proprio quella testa lì, che ci piace, leggendo riviste, blog, mettendo il naso fuori dalla casa editrice. Continua a leggere