Intervista a Vanni Santoni, editor della narrativa Tunué

logo tunuéVanni Santoni ha esordito come narratore nel 2007, collabora con diversi periodici e blog di argomento letterario e dal 2012 dirige Romanzi, collana di narrativa italiana della Tunué.

Com’è maturata la scelta di affiancare al ruolo di scrittore quello di editor? Come è nato il rapporto con la Tunué, casa editrice specializzata in pubblicazioni attinenti al mondo del fumetto?
Dopo essersi affermata, in dieci anni di vita, nel campo del fumetto, aprire anche alla narrativa era un passo naturale per una casa editrice che coltivava già un rapporto particolare con la letteratura italiana contemporanea – penso ad esempio agli adattamenti a fumetti di romanzi usciti in questi anni come Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, Uno indiviso di Alcide Pierantozzi o Il tempo materiale di Giorgio Vasta. Quando Massimiliano Clemente mi ha proposto di dirigere la collana, ho accettato anzitutto perché ho riscontrato in lui una sincera passione per la letteratura: quando ho spiegato che non mi interessava seguire il mercato o il piccolo “caso”, ma solo pubblicare testi letterariamente validi, ho trovato infatti totale accordo e sintonia. Aggiungerei anche che Tunué si è sempre distinta per la capacità di trovare e lanciare nuovi talenti del fumetto, ed è quello che stiamo facendo anche nella narrativa con le prime uscite.

Attraverso quali canali ti giungono i manoscritti?
Il primo canale a cui guardo è quello delle riviste letterarie, sia quelle più note online, come Nazione Indiana, Carmilla, minima&moralia, Le parole e le cose, Doppiozero, 404:FNF, Via dei Serpenti – o la stessa Nuovi Argomenti, che sta vivendo un bel rilancio, con una ritrovata attenzione ai giovani autori – sia le tante riviste cartacee autoprodotte che continuano a spuntare qua e là, anche nella mia città, Firenze, che dopo un secolo esatto sta vivendo un momento di notevole vitalità letteraria. Questo senza dimenticare i blog personali: Iacopo Barison, con cui poi abbiamo fatto Stalin + Bianca, secondo romanzo della collana, che sta vivendo un successo strepitoso, l’ho scoperto così, grazie agli scritti sul suo blog.
Poi c’è il canale dei manoscritti che arrivano direttamente alla casella narrativa@tunue.com, un flusso considerevole che possiamo già considerare fortunato, dato che ci ha permesso di intercettare un romanzo potente come Dettato di Sergio Peter.
Infine quello, non meno importante, degli autori che mi vengono suggeriti da colleghi di cui mi fido e di cui conosco la competenza. È il caso dello Scuru di Orazio Labbate, che mi è stato al contempo proposto dalla sua agente e caldeggiato dall’amico scrittore Alcide Pierantozzi. Questo canale è ovviamente composto anche da autori che conosco direttamente: ad esempio sapevo bene che Francesca Matteoni, che già conoscevo e stimavo come poetessa, stava lavorando a dei testi di prosa. Quei testi che poi sono diventati Tutti gli altri, l’ultimo nato della collana.
Ultimamente sto anche accettando inviti a insegnare scrittura, proprio nella speranza di scovare qualche talento ancora non del tutto espresso.

Quali errori non deve commettere chi propone un testo alla tua attenzione?
L’errore più frequente che fanno gli aspiranti autori è di ordine generale: mandare testi incredibilmente ingenui, che avrebbero bisogno di chissà quanti passaggi per diventare anche solo presentabili. Più della metà di quello che arriva alle case editrici è clamorosamente improponibile: anche al di là dello stile e del contenuto, si tratta di testi che con ogni evidenza non hanno neanche visto un giro di revisione o una lettura da parte di un paio di amici. Prevedo che in futuro diventerà sempre più rilevante il ruolo delle agenzie letterarie, proprio per la funzione di filtro preliminare che possono svolgere in un simile contesto.

Quanto contano nelle tue scelte i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Contano esclusivamente i criteri letterari e credo che i romanzi che abbiamo pubblicato finora, Dettato di Sergio Peter, Stalin + Bianca di Iacopo Barison, Lo Scuru di Orazio Labbate, Tutti gli altri di Francesca Matteoni, e anche il prossimo L’appartamento di Mario Capello, previsto a inizio primavera, lo dimostrino pienamente. Non che voglia fare l’eroe: Tunué ha dimostrato coraggio nell’assecondare questa volontà, ma tale coraggio è stato anche premiato dai lettori, quindi significava che c’era effettivamente voglia di un certo tipo di contenuti, che si trattava dunque di una scelta in realtà razionale, meno incosciente di quanto sembrava. Poi è chiaro che se dirigessi la narrativa di una grande casa editrice, invece che di una piccola indipendente di qualità, dovrei anche tenere in considerazione fattori più legati al mercato, fermo restando però che essere attenti al mercato non significa seguire pedissequamente le mode. Un buon editore il mercato deve anche saperlo influenzare, ampliare e in alcuni casi addirittura creare. Mi sorprende anzi spesso quanto poco molti grandi editori lavorino sul marketing e sulla formazione degli autori che scagliano nell’arena. Ci sarebbe molto spazio per lavorare e per costruire una cultura editoriale più salubre – e commercialmente efficace.

Quasi sessantamila testi pubblicati ogni anno, sempre più precari dell’editoria, sempre meno lettori: secondo te come si è arrivati in Italia a questa situazione? È ancora possibile uscirne?
Quella dei sessantamila testi l’anno mi pare più che altro una leggenda. Mi spiego: il dato è vero, ma include quarantamila e più libri l’anno di “varia”, ovvero libri di cucina, manualistica, guide, che non hanno niente a che fare con questo ragionamento, e poi ancora migliaia e migliaia di testi pubblicati con editori a pagamento, che non vedono e non vedranno mai la librerie, così come da altrettante migliaia di pubblicazioni a circolazione locale, per opera di microeditori che sono più simili a tipografie. La riflessione andrebbe quindi fatta solo su quel numero decisamente più ristretto di libri di narrativa e saggistica pubblicati da quel – direi al massimo – centinaio di editori, tra grandi, medi, piccoli e piccolissimi, che hanno tirature sufficienti e reale distribuzione sul territorio nazionale.
Per quanto riguarda la “creazione di lettori”, l’argomento è lungo e complesso, ma penso che il primo luogo dove si dovrebbe agire rimanga la scuola. Sono poche, troppo poche, le scuole italiane con una loro biblioteca. Dotarle di una sarebbe già qualcosa di importante. Non ci devono essere solo i libri di lettura “imposti”, ma anche una educazione, tramite la libera scelta dei volumi, al piacere della lettura. Chi non ha libri in casa, o si avvicina alla lettura a scuola, fin da piccolo, o tenderà poi a non frequentare biblioteche e librerie. I lettori, poi, si recuperano smettendo di prenderli in giro con casi costruiti a tavolino e con libri comprati o progettati per inseguire il fantomatico “lettore da un libro l’anno”. Si deve invece tornare a offrire loro testi di qualità. Non basta però fare libri belli. Bisogna anche riuscire a tenerli più tempo in libreria. Ristampare quelli che erano stati tenuti troppo poco tempo in libreria. Ricominciare a lavorare a lungo termine sugli autori. Far pagare meno i libri, quando possibile. Rendere insomma più sano l’ecosistema letterario. E poi servirebbe un’azione politica. Soldi alle scuole per comprare libri. Borse per editori esteri che intendono tradurre testi di autori italiani. Borse per scrittori. Supporto diretto e indiretto alle case editrici di qualità. Dirò una cosa un po’ populista, ma è pazzesco che con tutti i soldi che vengono buttati per “salvare” aziende che poi non si fanno problemi a fuggire all’estero con le tasse o la produzione, non si muova un dito per il comparto editoriale, che è un’industria, sì, ma anche un’industria culturale – e anzi, come tale, il nerbo stesso della cultura e dell’identità di un paese.

Ritieni che la crisi di molti editori indipendenti e di qualità, con una fisionomia ben definita, sia il segnale di un futuro irreversibile in cui esisteranno solo i grandi gruppi editoriali e l’offerta sarà sempre più omogenea?
Il rischio esiste ma più che nei grandi gruppi – per quanto esistano i ben noti problemi di monopoli e cartelli distributivi – lo vedo nella vocazione egemonica di Amazon.

vanni_santoni_editor tunuéTi andrebbe di raccontarci un aneddoto divertente legato alla tua “vita da editor”?
Ho una vita da editor ancora abbastanza breve, sebbene prima di diventarlo avessi svolto l’attività a livello informale per tanti amici i cui libri sono poi usciti con le maggiori case editrici. In questi due anni, da quando il “titolo” è ufficiale e pubblico, è pur vero che ho notato fenomeni curiosi, come amici d’infanzia che riappaiono dal nulla, signorine discinte che ti contattano sui social, anziani concittadini che ti fermano per strada, e ogni volta si scopre che tutti hanno un manoscritto da darti, ma penso che chi fa questo mestiere da più tempo confermerebbe che si tratta di qualcosa di normale. Tra l’altro è una cosa che mi rassicura: questo diffuso e feroce desiderio di pubblicazione che si respira in giro dimostra che i libri hanno ancora un loro potere affatto particolare. E poi chissà, magari tutto questo bisogno di scrivere porterà addirittura qualcuno a considerare l’idea di leggere.

La collana Romanzi sinora ha puntato esclusivamente su esordi narrativi: continuerà a seguire questa direzione? Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni?
Come accennavo sopra, il prossimo libro che pubblicheremo si intitola L’appartamento e non è un esordio dato che il suo autore Mario Capello ha già pubblicato un romanzo, ma credo sia in piena continuità con le prime uscite della collana essendo un secondo libro che arriva a ben sette anni di distanza dal primo e segna una notevole evoluzione stilistica e formale dell’autore, ma soprattutto perché – ed è quel che conta – si tratta di un romanzo dal taglio fortemente letterario e dalla prosa eccellente.

Qui le precedenti interviste agli editor Nicola Lagioia (minimum fax), Antonio Paolacci (ex Perdisa Pop), Mario Desiati (ex Fandango), Alice Di Stefano (Fazi), Jacopo De Michelis (Marsilio), Gabriele Dadati (Laurana), Chiara Valerio (Nottetempo), Davide Musso (Terre di mezzo), Elisabetta Migliavada (Garzanti), Stefano Izzo (Rizzoli), Serena Casini (ex ilSaggiatore), Fabrizio Cocco (Longanesi), Claudia Tarolo (Marcos y Marcos), Mauro Maraschi (Hacca), Claudio Ceciarelli (e/o), Linda Fava (ex Isbn), Francesca Lang (Piemme), Matteo Alfonsi (Indiana), Andrea Malabaila (Las Vegas):
https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

Inoltre qui un articolo sui primi due romanzi Tunué:
https://giovannituri.wordpress.com/2014/05/27/dettato-di-sergio-peter-e-stalin-bianca-di-iacopo-barison-la-narrativa-tunue/

E qui un intervista a Orazio Labbate su Lo Scuru:
https://giovannituri.wordpress.com/2015/01/08/intervista-a-orazio-labbate-sul-suo-esordio-narrativo-lo-scuru/

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6 thoughts on “Intervista a Vanni Santoni, editor della narrativa Tunué

  1. L’ha ribloggato su In Nomine Artise ha commentato:
    Riproponiamo un’interessante intervista a Vanni Santoni, editor della narrativa Tunué, una casa editrice di cui NON potete non aver sentito parlare. 🙂

  2. […] questa intervista fattami da Giovanni Turi di Vita da editor, intorno alla collana Romanzi che dirigo per […]

  3. […] Capello, L’appartamento, quinta opera pubblicata da Tunué nella collana Romanzi, diretta da Vanni Santoni. È la storia di un giovane uomo che accetta la separazione dalla moglie – pur nutrendo per lei e […]

  4. […] in testa, Via dei serpenti, Macchiato inchiostro, Corriere Fiorentino, Linkiesta, Nuovi Argomenti, Vita da editor e Il […]

  5. […] dirigo la collana di narrativa di Tunué; interviste in merito: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10. 11. 12. 13. Per proporre un testo: narrativa @ […]

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