ESILIO di Çiler İlhan, recensione – About short stories

Esilio_Çiler Ilhan_coverEsilio, l’opera con cui Çiler İlhan ha vinto lo European Prize For Literature

Tradotta da Eda Özbakay per Del Vecchio Editore, Esilio di Çiler İlhan è un’opera intensamente letteraria che non si rivolge alla pluralità dei lettori: non perché la costruzione a intreccio dei racconti richieda particolare concentrazione, ma per la crudezza con cui la İlhan ci mostra l’ordinaria brutalità quotidiana, che abbiamo imparato a disinnescare semplicemente rinnegandola.
Sebbene sia stato definito un romanzo corale, Esilio si compone di storie, significativamente dedicate “agli esiliati… dalla loro casa,/ dalla loro terra, dal loro corpo, dalla loro anima;/ nella speranza che possano ritornare/ alla loro terra  dentro se stessi”; la scrittrice turca, infatti, nello scandagliare l’abiezione e la violenza che alcuni perpetrano, in tanti subiscono, in troppi ignorano, non rinuncia a sostenere che un barlume di umanità ancora permanga, ed è anche questo a dare forza e verità alla sua denuncia.
La İlhan non si è però limitata a fotografare il reale – con particolare attenzione al Medio Oriente – e a renderlo narrazione, ma ha anche saputo dare rilevanza ai suoi frammenti disponendoli in una struttura fatta di echi e corrispondenze: alcuni racconti, per esempio, sono la prosecuzione di altri (Tradimento lo è dell’Immortale) o ripropongono la stessa vicenda da prospettive differenti, come Mia figlia, Mio fratello maggiore e Mia sorella che descrivono con sguardi distinti/distanti uno stesso crimine consumatosi tra le mura domestiche – spesso in questi testi è proprio nell’ambito famigliare che si esprime l’orrore, quasi sempre a scapito di giovani donne.
Merito dell’autrice è anche quello di aver utilizzato per quasi tutti i testi un narratore interno; si alternano così le voci delle vittime con quelle dei carnefici, i pensieri degli uomini con quelli degli spiriti e degli animali, e tutti dialogano direttamente con il lettore, lo trascinano lì dove mai avrebbe voluto essere: «Se poi Dio lassù c’è, se c’è, allora c’è anche la speranza. Almeno per tua moglie. Mentre ti scaricano l’elettricità sui testicoli, Dio non c’è. Quando ti fanno tutto quello che si può fare con un manganello, Dio non c’è» (da Aprite, polizia!).
Se dunque Esilio ha ottenuto nel 2011 lo European Prize For Literature è stato sia per la forza della scrittura di Çiler İlhan, sia per la sua maturità letteraria, e all’editore Del Vecchio vanno riconosciuti il coraggio di aver tradotto quest’opera e la consueta cura grafica.

ABOUT SHORT STORIES
(https://giovannituri.wordpress.com/tag/about-short-stories/)
Gianluca Merola, Dio taglia 60 (Ad est dell’equatore)
Giuseppe Cristaldi, Macelleria Equitalia (Lupo Editore)
Marino Magliani e Giacomo Sartori, Zoo a due (Perdisa Pop)
Paolo Zardi, Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni)
Vanni Santoni, Personaggi precari (Voland)
Liesl Jobson, Cento strappi (Marcos y Marcos)
Jerzy Kosinski, Passi (Elliot)
Bernard Quiriny, La biblioteca di Gould (L’orma)
Mariana Enriquez, Quando parlavamo con i morti (Caravan Edizioni)
Edgar Allan Poe, Racconti sensazionali (Marsilio)
Carlo Sperduti, Ti mettono in una scatola (Intermezzi)
Christian Raimo, Le persone, soltanto le persone (minimum fax)

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4 thoughts on “ESILIO di Çiler İlhan, recensione – About short stories

  1. Demian ha detto:

    Ne son rimasto convinto, anche dalla copertina. Metto in lista. Grazie 🙂

  2. […] [questa recensione compare qui grazie a Giovanni Turi che l’aveva pubblicata sul suo blog Vita da editor a questo link] […]

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