Intervista a Kareen De Martin Pinter, autrice di DIMENTICA DI RESPIRARE – Professione scrittore 27

Kareen De Martin Pinter, autrice di DIMENTICA DI RESPIRARE , intervista

Foto di Klara Beck

Dopo aver esordito per Mondadori nel 2013 con L’animo leggero, Kareen De Martin Pinter ha pubblicato con Tunué il suo secondo romanzo nella collana diretta da Vanni Santoni.
Giuliano, il protagonista di Dimentica di respirare, ha un pensiero forte che lo trattiene sul fondo del mare e quando Maurizio gli insegnerà la disciplina avrà inizio la sua carriera di apneista. L’autrice ce lo presenta però quando la sua parabola sta per declinare, attraverso una scrittura ipnotica, anche quando impone al lettore degli scarti, poiché narrazione in prima persona al presente, visioni e ricordi si inanellano senza interruzioni. È un romanzo che sembra riprodurre l’esplorazione subacquea fatta di subitanee apparizioni attraverso una densità lì di materia qui di parole, ma è anche un omaggio al mare e alle sue creature, insieme crudeli e dispensatori di grazia. Continua a leggere

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I bestseller del 2017 editore per editore (L-Z)

libri, bestsellerLa scorsa settimana a indicare il loro titolo più venduto nel 2017 sono stati gli editori dalla A alla I, ora tocca agli altri: si tratta inevitabilmente di un elenco parziale, ma spero possa stimolarvi a scoprire marchi che non conoscete o magari a recuperare opere di cui avevate sentito parlare ma non vi avevano ancora sedotto. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e quinta pagella

pubblicazioni recentiIn questa pagella Una cosa che volevo dirti da un po’ di Alice Munro, La strada del Donbas di Serhij Žadan, La stanza profonda di Vanni Santoni, La stanza di Therese di Francesco D’Isa, Lions di Bonnie Nadzam, A fuoco vivo di Ivan Ruccione e anche un’opera meno recente che merita però di raggiungere nuovi lettori: Neve, cane, piede di Claudio Morandini.
I racconti della Munro e il romanzo di Morandini li ho letti a seguito del suggerimento dato da
Sandro Campani e da Alessandro Garigliano nelle rispettive interviste: a riprova del fatto che gli scrittori bravi sono anche buoni lettori (purtroppo non è invece vero il contrario, ma questo è un altro discorso).

Una cosa che volevo dirti da un po’, Alice Munro, Einaudi (traduzione di Susanna Basso)
In questi racconti c’è sempre un segreto, un’omissione che talvolta alimenta e altre seda le tensioni inespresse, i risentimenti che inquinano alcune esistenze. La Munro è abile nel rivelare le nostre meschinità, tanto quanto nello spiazzare il lettore nelle pagine o nei paragrafi conclusivi; con il suo stile sussurrato e tagliente fende i rapporti tra uomini e donne, tra giovani e anziani, tra consanguinei e in particolare tra sorelle (come nel testo che dà il titolo al volume o come nell’altrettanto splendido Cerimonia di commiato). La raccolta, riproposta da Einaudi, è del 1974 e dimostra un’autrice già pienamente matura, sebbene il Premio Nobel per la Letteratura le sia stato conferito solo nel 2013.
Voto: 8+ Continua a leggere

Intervista ad Alessandro Raveggi, curatore della rivista «The FLR»

the-flr-the-florentine-literary-review«The FLR – The Florentine Literary Review» è una nuova rivista letteraria che propone racconti e poesie inedite, in italiano e in traduzione inglese, ispirati a un medesimo tema. Per il primo numero è stato “Invasione” e vi hanno partecipato Luciano Funetta, Alessandro Leogrande, Luca Ricci, Elisa Ruotolo, Marco Simonelli, Filippo Tuena, Mariagioia Ulbar, Elena Varvello. I loro testi declinano le tante suggestioni offerte dallo spunto proposto con risultati letterari apprezzabili, quando non magistrali, e la grafica è splendida, grazie anche alle illustrazioni di Viola Bartoli. Insomma, ce n’è abbastanza per augurarsi che quello della Florentine Literary Review possa essere un lungo percorso. Qui di seguito ho intervistato il curatore: Alessandro Raveggi.

Come nasce l’idea di questa rivista letteraria?
La rivista nasce prima di tutto dal mio interesse per una dimensione se vuoi transnazionale della letteratura, che si è espressa anche nella mia docenza all’estero. Aver insegnato in spagnolo e in inglese letteratura italiana in ambiti latinoamericani e angloamericani, e conoscere da vicino il lavoro di tanti amici scrittori USA e latinos, mi fa desiderare sempre più che ci sia una comunicazione e diffusione di testi e libri di qualità, al di là dei rigidi confini di appartenenza – e credo che questa comunicazione possa giovare ad ognuno. Sempre come scrittore-professore-lettore, credo che la difficoltà nel reperire testi in traduzione di autori contemporanei italiani sia un dramma che coinvolge tutti e sta quasi portando a vedere la letteratura italiana come una letteratura minoritaria e di poco peso. Ma la letteratura italiana degli ultimi anni è potente, variegata e vitale: c’è bisogno di diffonderla, farla amare e perché no: studiare. Da lì l’idea di un contenitore, «The FLR», che potesse esprimere di volta in volta il meglio della scena in versione bilingue italiana e inglese, offrendolo oltretutto nel modo migliore a livello di cura esteriore, con una rivista “disegnata” cioè sia come contenuto che come grafica e illustrazione. Una cosa a metà tra «The Believer» e «Granta» che dialoga idealmente con progetti italiani come le tante riviste curate graficamente come «Watt» o «Cadillac». Continua a leggere

Intervista a Luciano Funetta, autore di DALLE ROVINE

Luciano Funetta, intervistaIntervista a Luciano Funetta, autore dell’ipnotico romanzo d’esordio Dalle rovine

Il protagonista di Dalle rovine (Tunué) è un appassionato di serpenti che, quasi per caso, si lascia invischiare nel mondo della pornografia, scoprendo un universo di solitudini attraversato da esplosioni di violenza; eppure Rivera continuerà a dimostrare la sua innocenza sino alla fine. Per raccontare la sua storia, Luciano Funetta dà voce a un imprecisato “noi” e ambienta il suo romanzo d’esordio in un contesto urbano indefinito (l’immaginaria città di Fortezza): scelte che contribuiscono a rendere ipnotica la scrittura e onirica l’atmosfera e dimostrano subito l’inattesa maturità di questo giovane autore – classe 1986 – che dissemina il testo di riferimenti cinematografici e letterari, sempre però senza alcuna ostentazione.
Qui di seguito l’intervista a Luciano Funetta.

Qual è stato il percorso umano e letterario che ti ha portato a ideare e pubblicare Dalle rovine?
La prima stesura del romanzo è stata scritta in otto o nove mesi, nel 2012, metà a Bologna e metà a Roma. Venivo da un altro testo piuttosto lungo che non aveva avuto fortuna, da un paio di racconti pubblicati su riviste e da mesi passati a leggere con devozione solo Malcolm Lowry per la tesi dell’università. Un giorno mi arrivò un messaggio di Marco Lupo, che non conoscevo di persona e che mi chiedeva a nome di TerraNullius, il collettivo di scrittori di cui faceva parte, di inviargli un racconto breve per la loro rivista online. Quel racconto, che iniziai a scrivere un pomeriggio nella cucina della casa dove abitavo, si trasformò senza che me ne rendessi conto in un’impresa di cui avevo l’impressione che non sarei mai venuto a capo. Quando ormai mi ero trasferito a Roma ed ero entrato a far parte in pianta stabile di TerraNullius (senza aver mai inviato il racconto che avevo promesso, ma dopo aver preso parte a un numero esorbitante di bevute, discussioni, ritorni a casa in una città che per i miei nuovi amici era una foresta di cui conoscevano tutti gli anfratti e per me una sconvolgente novità), mi ritrovai davanti a quel mezzo manoscritto e mi dissi che dovevo portarlo a termine. Una volta terminata la prima stesura, lo feci leggere a Francesca, la compagna di allora che poi ho sposato, e a Leonardo Luccone, con cui da anni coltivo un riservato rapporto di amicizia. Qui la storia prende, in senso editoriale, una piega piuttosto tradizionale. Due riscritture, invii, lettere di rifiuto che sembravano encomi ma che celavano tutto ciò che una lettera di rifiuto può portare con sé, ovvero lusinghe, critiche aspre, buone osservazioni, frustrazione (da parte mia). Ci sono state anche lettere di rifiuto che avevano l’aria di referti psichiatrici. Referti per niente rassicuranti. Le migliori. Di fronte a quelle porte dorate che restavano chiuse ho provato ad aggrapparmi alla vecchia storiella di Faulkner (o di Sherwood Anderson, non ricordo), che teneva inchiodate ai muri della sua camera trentadue lettere di rifiuto. Sono aneddoti che aiutano ad andare avanti, soprattutto se riesci ad ammettere di non essere Faulkner e di non poter neanche sperare di essere vicino al talento ultraterreno di Anderson. Poi, quando già avevo iniziato a lavorare ad altro, alcuni editori si sono fatti vivi. Tra questi c’era Tunué, nella persona di Vanni Santoni. In due mesi, che sono sembrati due anni, abbiamo concordato la versione definitiva del romanzo che è stato pubblicato e spero possa superare indenne l’inverno. Continua a leggere

MURO DI CASSE di Vanni Santoni e la collana Solaris della Laterza

solaris nuova collana LaterzaIl testo di Vanni Santoni è uno dei quattro che inaugura Solaris, una nuova collana di saggistica narrativa

Sottofondo italiano di Giorgio Falco, Stato di minorità di Daniele Giglioli, I destini generali di Guido Mazzoni e Muro di casse di Vanni Santoni sono i primi quattro volumi con cui la casa editrice Laterza rinnova con Solaris il percorso già intrapreso con la collana Contromano; l’obiettivo è quello “di fornire nuove letture e nuove immagini del mondo in cui oggi, dopo il Novecento, ci troviamo a vivere”, attraverso “una saggistica che desidera prima di tutto cogliere un sentimento della realtà attraverso la qualità letteraria”. Lo stesso Vanni Santoni, del resto, suggerisce nella prefazione che “il romanzo rimane lo strumento di analisi e rappresentazione più potente tra quelli a disposizione” e in Muro di casse, con uno stile mirabolante che impasta gergo e distorsioni linguistiche, racconta dei free party – meglio noti come rave – e di quei ragazzi di mezza Europa accomunati dalla passione musicale e desiderosi di varcare confini nazionali e sensoriali. Continua a leggere

L’APPARTAMENTO di Mario Capello, intervista

L'appartamento_Mario Capello_Tunué_coverL’appartamento di Mario Capello è l’ultimo volume della collana Romanzi diretta da Vanni Santoni per Tunué

È tutto narrato in prima persona l’ultimo romanzo di Mario Capello, L’appartamento, quinta opera pubblicata da Tunué nella collana Romanzi, diretta da Vanni Santoni. È la storia di un giovane uomo che accetta la separazione dalla moglie – pur nutrendo per lei e per il figlio un immenso affetto – e rinuncia al precario lavoro editoriale per tornare nel suo paese natio, reinventandosi agente immobiliare: «Pensai a quello che avevo detto poco prima, in macchina. A come vendere case e leggere manoscritti fossero più simili di quanto avessi pensato. A come entrare nelle storie degli altri fosse un pertugio, un buco in cui affondare lo sguardo dentro una camera oscura. Ci avevo rinunciato, certo. E non senza rimpianti: in fondo era l’unica cosa che pensavo di saper fare. Ma in quel momento ero sicuro. Avevo rinunciato a vederla specchiata, la vita, per entrarci. Per farne parte davvero». Angelo dovrà però confrontarsi ancora con un manoscritto, in cui l’anziano amico che glielo affida fa i conti con il proprio passato e con quello dei turbolenti anni ’60 e ’70 in Italia.
La scrittura di Capello è estremamente sorvegliata, come del resto ci si aspetterebbe da un professionista (l’autore, come il suo protagonista, non è infatti estraneo al mondo dei libri), e gli spunti narrativi sono innumerevoli: la difficoltà di rinunciare alle ambizioni per entrare davvero nell’età adulta, il ritorno nei propri luoghi d’origine, l’impossibilità di interrompere davvero un legame coniugale anche quando l’amore trascolora in altri sentimenti, il mondo editoriale che dall’interno appare tutt’altro che dorato, il passato oscuro della politica nostrana. Troppi forse per poter essere sviluppati in una novantina di pagine, partiamo dunque da qui nell’intervistare Mario Capello. Continua a leggere