Intervista a Lorenzo Flabbi su Annie Ernaux e L’orma editore

Annie Ernaux, Il posto e Gli anni, L'orma editoreLorenzo Flabbi ha insegnato letterature comparate alle università di Paris III e Limoges e nel 2012 ha fondato L’orma editore insieme a Marco Federici Solari: una realtà editoriale attenta ai fermenti culturali di area franco-tedesca e che propone testi che non rifuggono dalla letterarietà, cercando di ribaltare la tendenza comune a svalutare il lettore, a considerarlo disinteressato a tutto ciò che non sia mero intrattenimento. Un esempio di questa politica editoriale sono gli ultimi due romanzi di Annie Ernaux, Il posto e Gli anni, tradotti dallo stesso Flabbi e capaci di riscuotere un ampio apprezzamento di critica e pubblico, nonostante reinventino l’idea di narrativa alla quale ci stiamo assuefacendo. Quella di Annie Ernaux è, infatti, una scrittura scarnificata e franta, che rinuncia alla solidità della struttura e a ogni leziosità stilistica per denudare l’essenza dei ricordi e dei sentimenti.
Il posto è una dolente storia famigliare, un tentativo di indagare il solco creatosi tra il padre, prima contadino e operaio poi piccolo commerciante, e la figlia narratrice e insegnante imborghesita; negli Anni (finalista al Premio Sinbad), invece, lo sguardo si proietta prevalentemente all’esterno delle mura domestiche, si focalizza sul rapporto tra il percorso personale della Ernaux e quello della società francese, che dopo la Ricostruzione si avvia verso l’era del consumismo con brevi sussulti contestatari. In entrambi i romanzi la scrittrice ricostruisce il passato senza la deformazione dell’analisi e l’onere della prova: «Come il desiderio sessuale, la memoria non si ferma mai. Appaia i morti ai vivi, gli esseri reali a quelli immaginari, il sogno alla storia».
Qui di seguito un’intervista a Lorenzo Flabbi per scoprire qualcosa di più su Annie Ernaux e su L’orma editore.

Annie ERNAUX, Il posto, L'Orma editoreCome hai conosciuto le opere di Annie Ernaux e cosa di queste ti ha colpito in particolare?
Già sulla prima domanda sono impreparato: mi sono concentrato, ci ho pensato e ripensato, mi interessava davvero risponderti, ma non sono riuscito a recuperare nella mente quando ho sentito parlare di Ernaux per la prima volta. A mia parziale discolpa, va detto che si tratta di un’autrice influente e diffusa. Abitavo in Francia già da qualche anno quando ho letto La place, il libro con cui l’ho scoperta nella mia esperienza di lettore, e ricordo che avevo già la sensazione di stare recuperando una lacuna, di arrivare buon ultimo, come accade per i classici quando magari si legge Il rosso e il nero ben oltre il proprio percorso formativo e si sbotta: “hai capito Stendhal!”. Ecco, “hai capito Ernaux” è stata più o meno la mia reazione di allora, che mi ha spinto a “mettermi in paro” con altri suoi testi e ad aspettare con la trepidazione che si consacra agli autori amati l’uscita de Les années, nel 2008, di cui poi si è parlato abbastanza da far sì che fosse un libro più difficile da evitare che da leggere. Ne Gli anni si rispecchiò un’intera porzione di Francia, e infatti il libro vendette tantissimo, centinaia di migliaia di copie in pochi mesi, per poi restare in classifica un paio d’anni senza interruzioni. A quell’epoca, di ciò che sarebbe poi diventata L’orma non esisteva ancora non dico il progetto, ma nemmeno la fantasia, e diedi per scontato che un’autrice di quello spessore fosse pubblicata, come dire, “in automatico” anche da qualche grosso calibro del mondo editoriale italiano. Più tardi, grazie a una conversazione con Pierluigi Pellini, scoprii che le cose non stavano così: di Ernaux erano stati tradotti alcuni libri, ma non quelli che ritenevo essere di gran lunga i più importanti.Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi_L'Orma Editore Ne fui sorpreso e persino deluso. Ecco, quando poi si è trattato di vederci più chiaro in quello che, con Marco Federici, volevamo che fosse il catalogo delL’orma editore, la delusione di qualche tempo prima si è trasformata in un’alzata di calici e boccali: i diritti di capolavori come La place e Les Années erano ancora liberi, non ci pareva vero. Da Gallimard prendemmo Ernaux, da Surhkamp Jahrestage di Uwe Johnson. Potevamo iniziare, L’orma editore aveva le sue ragioni d’essere.

Annie ERNAUX, Gli anni, L'Orma editoreSebbene già Il posto intersechi dimensione intima e collettiva, con Gli anni si ha un ulteriore allargamento dell’orizzonte verso la realtà storica: nella concezione dell’autrice qual è il ruolo dello scrittore nella società? In fase di traduzione, hai avuto modo di confrontarti con la Ernaux?
Credo che ciò che accade ne Gli anni sia qualcosa che prima di esserci non c’era. La memoria che ne costituisce l’impasto non è né memoria storica né memoria individuale, bensì un’indagine che attinge ad entrambe, l’incontro tra Marc Bloch e Marcel Proust per scrivere l’esistenza di un singolo individuo fusa nel movimento di una generazione, per unificare tramite il filo di un racconto la molteplicità di immagini di sé non accordate tra loro. Nel testo stesso l’autrice rende partecipe il lettore dei suoi dubbi di metodo quando si chiede «in che modo rappresentare sia il fluire del tempo storico, il cambiamento delle cose, delle idee, dei costumi, sia l’intimità di quella donna, come far coincidere l’affresco di quarantacinque anni e la ricerca di un io fuori dalla Storia». Un’immediata ricaduta stilistica di questo interrogativo riguarda il soggetto da utilizzare nella narrazione: dire “io” o dire “lei”? «C’è nell’io troppa continuità, un che di ristretto e soffocante, nel lei troppa esteriorità, troppa distanza». Ernaux opta per un’alternanza tra quattro diversi soggetti che hanno i loro estremi nel “loro” (tramandavanodicevanocantavano…) che funge in qualche maniera da coro, da sfondo storico, e nel “lei”, che descrive fenomenologicamente le immagini di cui il testo è costellato e le cui descrizioni fungono da spunto narrativo (A sinistra la donna, con un abito verde a vita alta…); tra questi due poli si accende un doppio versante formato dal “noi” (scelto quando si tratta di definire un gruppo sociale ben preciso che varia di volta in volta: noi bambini, noi femministe ecc.) e il “si”, la forma impersonale, il soggetto inedito che rende Gli anni, a mio avviso, un nuovo paradigma della scrittura del sé.
La traduzione di questo libro è stata per me un’esperienza entusiasmante e difficilissima, che mi ha coinvolto intellettualmente al massimo grado. La scrittura di Ernaux è piatta come la lama di un coltello affilato. Il suo ritmo costruisce una narrazione che è un miracolo sospeso di rarefazione e densità. Togliere le parole di troppo della mia prima stesura è stato un lavoraccio. Ma mai come ricalibrare quelle che mi erano parse “fuori tono”. Ogni termine mal scelto – magari perché estratto da un registro linguistico troppo vicino a quello che uso personalmente – strideva come una stecca durante un acuto. Autori dalle ampie volute sintattiche possono talvolta risultare più facili da tradurre perché concedono ampi margini di rielaborazione: Ernaux no, è sempre sorvegliatissima e perfettamente funzionale alla sua letteratura, e al traduttore resta a disposizione una fessura sottilissima in cui inserire il suo sovratesto affinché si adagi sull’originale senza creare discrepanze. Tra i molti aspetti da cui mi sono dovuto sentire interpellato c’è stato anche, importantissimo, quello di definire quando quel “si” di cui sopra era calibrato sulla base della scelta di poetica e quando invece veniva utilizzato, alla francese, come semplice alternativa d’uso (ben più frequente che in italiano) al normativo “nous”. Infine, forse, bisognava affrontare la spinosa questione dei molti riferimenti a fatti, cose e persone francesi che sarebbero potuti risultare oscuri al lettore italiano. Idiosincratico alle note del traduttore, ho sempre cercato di “integrare a testo” l’informazione chiarificatrice nella maniera più sobria ed efficace possibile, in modo da rendere intellegibile il libro senza appesantirlo.
Queste problematiche erano già presenti, forse in misura minore, anche ne Il posto, e con Ernaux avevamo avuto modo di parlarne più volte, ma a conti fatti, a traduzione avvenuta: mentre ci stavo lavorando mi ero segnato via via le questioni che avrei voluto sottoporle. Dopo la prima stesura avevo cinque sei pagine di domande, dopo la seconda erano rimaste una decina di punti interrogativi, dopo l’ultima mi sono accorto che nel testo tutto era cristallino e che gli unici dubbi rimasti riguardavano soltanto il versante mio, quello italiano. Con lei ci confrontiamo, certo, ma per ciò che riguarda la traduzione mi lascia fare, si fida, ed è abbastanza generosa da apprezzare il lavoro che stiamo facendo in casa editrice con i suoi testi. La sua solidità ed esattezza stilistica corrispondono alla compattezza etica della persona. Conoscerla è un privilegio, e siamo consapevoli di questa fortuna, una delle luminose conseguenze di lavorare in una casa editrice di progetto.

Sempre con L’orma editore uscirà un altro romanzo di Annie Ernaux, L’altra figlia: quando è prevista la pubblicazione? Di cosa tratta?
L’altra figlia è il testo con cui Ernaux ha risposto alla sollecitazione di scrivere “la lettera che non aveva mai scritto”. Si tratta di un testo breve che prosegue l’indagine biografica di un io universale intrapresa da Ernaux in pressoché tutti i suoi testi non saggistici, ed è anche una sorta di capitolo aggiuntivo de Gli anni con cui tra l’altro condivide la tecnica ecfrastica di descrivere a parole immagini fotografiche. Chi ha letto Il posto e Gli anni ha già incontrato la figura di questa autre fille: è la sorella maggiore di Ernaux, morta da bambina prima che l’autrice potesse conoscerla. L’autrice fa i conti con il dolore dei genitori, con il peso di una sofferenza fantasma, che si vive di riflesso. La lava di un materiale emotivo incandescente è modellata con il solito rigore, senza cedere alla facilità e ai sentimentalismi. È un libro terribile e magnifico. Uscirà nella primavera del 2016.

Le collane Kreuzville e Kreuzville Aleph sono incentrate sulla letteratura francese e tedesca: cosa contraddistingue oggi queste culture?
Il nome Kreuzville nasce dalla fusione di due quartieri reali: Kreuzberg a Berlino e Belleville a Parigi. Uniti in un unico nome diventano un luogo simbolico dell’Europa in cui viviamo, con tradizioni antichissime e commistioni recenti, dove si alternano una chiesa del Settecento e un ristorante magrebino, un venditore di kebab e il vecchio tracciato del Muro, la casa dove è nata Edith Piaf e un negozio di chincaglierie cinesi a basso prezzo. E da questa altalena di emanazioni “tra virtù e degrado”, tra incensi, spezie e gas di scarico, nasce l’odore dell’Europa in cui siamo immersi. La Kreuzville vuole raccontarlo attraverso quelli che per noi sono i migliori testi che si stanno pubblicando adesso in francese e in tedesco. La Kreuzville Aleph è la sorella maggiore, dove diamo alle stampe libri che sono in diversa maniera germinativi della contemporaneità di cui sopra: Aleph inteso come inizio e radice, ma anche come il punto in cui, come nella finzione di Borges, si concentrano tutte le cose.
Su ciò che contraddistingue oggi la cultura francese e tedesca, dispongo di una risposta bellissima che purtroppo non rientra nei margini di questa pagina, che è un modo per citare Fermat ma anche per ammettere che si tratta di una domanda più grande di me. Sono detentore di un unico punto di vista che mi sforzo di allargare, di un unico sguardo che cerco di mantenere mobile, ma i concetti stessi di Francia e Germania, come d’altronde quello di Italia, mi paiono sfuggire a qualsiasi definizione univoca. Invece che rispondere quindi mi limito a formulare una domanda che perimetra in parte l’ambito culturale e si focalizza sulle specificità letterarie, domanda che propongo come suggerimento e spunto per una discussione: al netto di un’innegabile omologazione globalizzante in atto, come agiscono le caratteristiche nazionali radicate nella cultura linguistico letteraria dei diversi paesi europei? Riformulando, l’identità nazionale continua a essere plasmata dalla letteratura? Io credo di sì, ma credo anche che la letteratura sia ontologicamente “comparata”, ossia che una tradizione letteraria sia inscindibile dalle influenze esercitate da altri contesti linguistici.

l'orma editore_logoCome si è definito il progetto delL’orma editore? Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni?
Crediamo, con convinzione, che siano molte le persone che hanno sete di proposte serie, articolate, non infantilizzanti, belle. “Ciò che si muove in Europa” (che è una delle formule che abbiamo scelto per delineare ciò a cui vogliamo contribuire a dar voce) è interessante proprio perché plurale, disomogeneo, variegato nella lingua e nel pensiero. Francia e Germania sono i territori in cui abbiamo vissuto, quelli in cui si è maggiormente allargata anche la nostra comunità di affetti e di competenze, ed è da lì che abbiamo voluto cominciare a raccontare il mondo, o più che altro a condividere con i lettori alcuni strumenti per interpretarlo. Queste sono, ovviamente, premesse e dichiarazioni d’intenti, che mi paiono comunque necessarie. Entrando negli aspetti più tecnici, abbiamo scelto di articolare il nostro catalogo facendo una “politica di collana”, ossia inserendo ogni volume in un ampio contesto progettuale. Cerchiamo di guardare un po’ a lato di ciò che è già stato fatto dagli altri per vedere se si può spostare, anche soltanto un po’ più in là, il confine che abbraccia il sapere condiviso. All’atto pratico questo si traduce in un atteggiamento di ricerca editoriale per quanto riguarda sia gli autori e le collane che la curatela dei testi e l’aspetto grafico, nonché una serie di altri dati più difficilmente assemblabili in una singola categoria. Ad esempio, alla fine di ogni testo pubblicato nella nostra collana Kreuzville c’è il diagramma di una scacchiera con una posizione che di volta in volta “traduce” scacchisticamente il testo stesso. Sarebbe forse poco opportuno entrare ora nei dettagli di questa scelta, ma mi pare che possa essere considerata un buon esempio di un tratto distintivo, facilmente riconoscibile, di tutta l’attività della casa editrice: un elemento di innovatività che concili un certo spirito ludico con il mondo della narrazione (o con la narrazione del mondo).
Tra le prossime uscite teniamo particolarmente a Storie assassine di Bernard Quiriny, un autentico maestro di quella tradizione di racconti francesi che ha tra i suoi più nobili antesignani Marcel Aymé. Storie assassine è una girandola di idee, spesso divertentissima, sempre spiazzante, ed esce a distanza di due anni dal precedente La biblioteca di Gould, diventato in breve tempo un libro di culto per un’ampia cerchia di appassionati. Ci aspettiamo grandi cose e uscirà a novembre.
C’è poi la raccolta di scritti artistici di Tommaso Pincio che sta per uscire per la collana FuoriFormato diretta da Andrea Cortellessa. Si legge anche come una sorta di autobiografia intellettuale dell’autore e traccia un memoir inedito e ricco di spunti sul postmodernismo militante. Già il titolo è magnifico: Scrissi d’arte.

In che modo un piccolo editore può contrastare i grandi marchi in un mercato di cui questi gestiscono l’intera filiera (dai distributori alle librerie di catena e ai periodici culturali)? Quali conseguenze pensi potrà avere l’acquisizione di RCS Libri da parte del gruppo Mondadori?
La cosiddetta operazione Mondazzoli sta creando un’apprensione giustificata, è giusto che sia materia di lavoro per l’antitrust. Trovare una risposta alla prima domanda è invece una parte decisiva del nostro lavoro quotidiano, fatto di rapporti con librai, giornalisti, tipografi, operatori del settore, e di presentazioni e partecipazioni ai festival. È importante anche il confronto con altri editori che sentiamo affini per indole, catalogo e missione culturale, alcuni dei quali sono presenti in quella splendida costellazione di realtà ostinate e contrarie che si riuniscono in Odei, l’Osservatorio degli Editori Indipendenti che dalla sua fondazione a oggi ha già fatto molto (ad esempio BookPride, il riuscitissimo festival dell’editoria indipendente che si è tenuto a marzo a Milano). Le iniziative comuni tra editori possono contribuire in maniera significativa a rispondere alle ingerenze di chi ha una posizione dominante sul mercato. Un grande gruppo è sottoposto a regole molto più stratificate e complesse rispetto a quelle di un piccolo o medio editore indipendente. Per noi è possibile muoverci in maniera più agile, avere un controllo immediato dell’intera situazione, anche finanziaria, calcolare i rischi e scegliere la poetica editoriale, calibrare le pubblicazioni. E soprattutto possiamo attenerci con un buon margine di coerenza a quella che è una delle missioni faro per un indipendente: aggirare, contrastare e turbare, ma anche deviare, il mainstream, il cui aspetto più avvilente è la tendenza a ridurre il pubblico a una realtà omogenea, sempre uguale a se stessa, sia in spiaggia che al lavoro, sia nei momenti di euforia che in quelli di disperazione, uniformando non soltanto i diversi individui tra di loro, ma soprattutto le differenti emozioni e ragionamenti presenti nella vita di ciascun individuo. Noi sentiremo di aver raggiunto un obiettivo quando chi leggerà i nostri libri, chi li avrà scritti, tradotti, corretti, promossi e stampati con noi potrà dire: oggi mi sembra che il mondo sia un po’ più grande di prima.

Su questo blog trovate anche le conversazioni con Daniela Di Sora della Voland e Marco Cassini di SUR.

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6 thoughts on “Intervista a Lorenzo Flabbi su Annie Ernaux e L’orma editore

  1. […] sempre più interessante blog Vita da editor, Giovanni Turi ha intervistato Lorenzo Flabbi, capo di L’Orma editore e traduttore di Il […]

  2. […] narrativa straniera 1. Miriam Towes, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos (11) 2. Annie Ernaux, Gli anni, L’orma editore (10) 3. Helen Humphreys, Il canto del crepuscolo, Playground Libri (10) 4. Joao Ricardo Pedro, Il […]

  3. […] (Lorenzo Flabbi, coeditore) Il titolo più venduto delL’orma nel 2016 è stato Gli anni di Annie Ernaux. Oltre alla lunga vita editoriale che ci auguriamo per un testo di questa levatura, le ragioni sono […]

  4. […] editrice ad affidartela? Quando e come hai scoperto questo scrittore? Il libro l’ho proposto io a Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari anche se poi ho dovuto adattare il mio progetto iniziale (che prevedeva una […]

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