Intervista a Giorgio Vasta, direttore creativo del Book Pride

Book Pride 2019Quando ha esordito con Il tempo materiale (minimum fax, 2008), Giorgio Vasta ha creato intorno a sé quell’orizzonte d’attesa che generalmente porta gli autori alla paralisi creativa o viceversa a una sovraesposizione compiacente e vacua. Lui no. È rimasto al di fuori dell’universo social, ha pubblicato nel 2010 Spaesamento per Laterza e nel 2016 Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani, con le fotografie di Ramak Fazel per Quodlibet, e ha continuato solo sporadicamente a scrivere di libri e di cultura su minima&moralia e sulle pagine culturali di alcuni quotidiani: sempre evitando il sensazionalismo, con parole misurate e puntuali e per quei rari testi che realmente ritenesse significativi. Dal 2018 è il direttore creativo del Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente di qualità. Continua a leggere

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I libri migliori degli ultimi mesi scelti dai critici letterari

Vector 2015 Happy New Year background

Dopo le scelte di editor e direttori editoriali, ecco quelle della critica riguardo agli esordi italiani più interessanti e alle pubblicazioni più significative dello scorso anno, a riprova del fatto che, sebbene talvolta l’ambito di esercizio si sia spostato dalle università e dai giornali al web, chi prova a decretare i canoni letterari della contemporaneità non ha abdicato al proprio ruolo. Non solo, credo che quanto leggerete vi dimostrerà che, nonostante i travagli dell’editoria nostrana, si continuano a produrre (anche) molti libri di qualità.

Daniela Brogi, critica letteraria
Tra gli esordi italiani del 2015, il lavoro che ho più apprezzato è L’invenzione della madre, di Marco Peano (minimum fax). Per usare un’espressione metaforica di cui vorrei recuperare l’immagine letterale, si tratta di un racconto che si fa letteratura per snidare il dolore, vale a dire per sradicare la sofferenza dai luoghi oscuri dove aveva trovato riparo – e consolazione. Il libro è un’opera d’invenzione che, tanto nel tema quanto nella forma, tiene insieme i tempi diversi e scollati dell’esperienza e della memoria di una malattia terminale. Tutto è percepito come uguale, e per sempre; e tutto, al contrario, sembra irripetibile, come qualcosa che sta per sparire e non tornerà mai più. Questa alternanza tra inerzia e dinamismo è resa da una scrittura fatta di tante lasse scandite di racconto, che impediscono il senso di una sequenza progressiva, mentre intanto però la struttura d’insieme compone una sorta di racconto di formazione, inventa per l’appunto – nel duplice senso di invenzione come atto del “creare” e del “ritrovare”. (Mentre la seconda parte del titolo del libro, la madre, sembra caricarsi della funzione di soggetto, oltre che di oggetto, dell’invenzione).
Un’altra opera d’esordio interessante, per la cura dell’impianto narrativo, è Gli anni al contrario, di Nadia Terranova (Einaudi Stile libero).
Non è un libro d’esordio, ma, mantenendosi sempre nell’ambito della narrativa italiana, è una delle opere d’autore più interessanti del 2015: Il giardino delle mosche, di Andrea Tarabbia (Ponte alle Grazie).

Raoul Bruni, critico letterario
Tra gli esordi che ho avuto modo di leggere nell’anno appena trascorso, quello che mi ha colpito maggiormente è senz’altro Dalle rovine di Luciano Funetta, edito nella collana Romanzi di Tunué diretta da Vanni Santoni. Funetta (classe 1986) ha una vasta cultura letteraria, e nel suo romanzo – conturbante storia di un allevatore di serpenti – le molteplici ispirazioni (il titolo stesso rinvia a uno dei racconti più belli di Borges, Le rovine circolari) certamente emergono. Eppure non vengono esibite alla stregua di pedigree culturali (come invece accade troppo spesso in molta narrativa pseudo-colta), ma sono talmente penetrate nel testo da diventare parte integrante del tessuto narrativo: non per nulla lo stile di Funetta è rastremato, controllatissimo, senza inutili dilatazioni.
La pubblicazione più significativa del 2015 credo sia Sottomissione di Houellebecq (Bompiani), anche per ovvie ragioni extra-letterarie. Nell’ambito dell’editoria italiana, però, vorrei segnalare la pregevole edizione complessiva dei Saggi di Proust curata da Mariolina Bongiovanni Bertini e Marco Piazza (in collaborazione con Giuseppe Girimonti Greco) per Il Saggiatore, un volume di cui da tempo si sentiva il bisogno. Continua a leggere

I libri migliori degli ultimi mesi scelti da editor e direttori editoriali

libri migliori 2015 per gli editor

Per il terzo anno consecutivo ho chiesto a editor, direttori editoriali e critici letterari quale sia stato l’esordio italiano migliore e quale la pubblicazione più significativa degli ultimi dodici mesi. Gli intenti sono molteplici: provare a suggerire ai lettori quei testi di valore pubblicati di recente e che sono forse passati inosservati, o che comunque meritano di continuare a far discutere, ma anche, indirettamente, capire quali siano i parametri con i quali vengono scelti i libri da editare e quelli che decretano il successo presso i lettori di professione. C’è poi un’altra ambizione che ispira questa raccolta di opinioni, quella di rafforzare il confronto all’interno della comunità editoriale: ho consentito a editor e direttori editoriali di fare un cenno, se volevano, ai testi che hanno curato e dato alle stampe, ma hanno soprattutto promosso il lavoro dei loro colleghi e concorrenti, ossia la letteratura è stata anteposta al marketing. Credo sia un bel segnale e sono grato a tutti loro per il tempo che mi hanno concesso e per la passione con la quale lavorano nel complesso panorama editoriale italiano.
I pareri dei critici saranno invece online da giovedì.

Giorgia Antonelli, direttrice editoriale di LiberAria
Avere a che fare con le nuove uscite, per chi lavora nel mondo dell’editoria indipendente, è un’esperienza quotidiana. LiberAria da sempre fa dello scouting letterario uno dei suoi punti di forza, e nella programmazione 2016 proporremo una maggioranza di esordienti, sia italiani che stranieri.
Se parliamo di esordi recenti, il più interessante dell’anno per me è Luciano Funetta, Dalle rovine (Tunué), che apre il suo primo romanzo con un Noi che rimescola tutte le carte, e rivela da subito una scrittura potente, matura, da tenere d’occhio. Tra le nuove uscite, invece, i libri che ho apprezzato di più sono stranieri e, fuori dalle recenti polemiche, tutti scritti da donne: Gli anni di Annie Ernaux (L’Orma), Sembrava una felicità di Jenny Offill (NN Editore) e Carne Viva di Merritt Tierce (SUR). Tre romanzi diversissimi tra loro ma accomunati, per me, da una scrittura analitica, tagliente, priva di patetismi, che seziona lo iato tra essere e dover essere, tra le norme sociali e la vergogna necessaria a trasgredirle, e ricompone il senso d’inadeguatezza all’esistenza semplicemente affrontandolo, senza dietrologie psicologiche, ognuno secondo le proprie quotidiane capacità di essere lavoratori, genitori, partner, umani.

Angelo Biasella, editor Neo
L’esordio più interessante è senza dubbio Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunué). Trovo che la sua sia una scrittura “animista”, se mi passate il termine: riesce a rendere spiritato ogni periodo e le descrizioni diventano voragini in cui è bello sprofondare. Niente è scontato, niente è superfluo. Il fatto che una storia (di serpenti e film porno) diventi così “necessaria” dimostra il carattere di questo autore; così giovane e già indispensabile nel panorama letterario italiano. Memorabile anche il punto di vista del narratore: quel “noi” mai eccessivo, mai troppo invasivo ma che ti senti respirare sul collo dall’inizio alla fine. Bellissimo.
Altra ottima pubblicazione è Anubi di Marco Taddei e Simone Angelini (GRRRᶻ Comic Art Book). Protagonista di questa/o graphic novel è il tramonto di una divinità egizia ormai ridotta a frequentare sociopatici e vivere di Campari, in una provincia italiana lisergica e alienata. Potente il cortocircuito fra il tratto essenziale di Angelini e la sceneggiatura intimistica e caleidoscopica di Taddei. Da leggere assolutamente.

Marco Cassini, direttore editoriale di SUR e cofondatore di minimum fax
Nell’anno in cui per la seconda volta consecutiva il premio Strega è stato vinto da un autore di cui sono fiero di aver pubblicato l’esordio, in realtà non ho letto moltissimi esordi italiani.
Mi rendo conto però che quelli che voglio segnalare sono tre romanzi scritti da professionisti di altri settori che se la vedono con la narrativa (del resto un esordiente è, per definizione, qualcuno che fino a quel momento autore non lo era ancora).
L’invenzione della madre (minimum fax) è l’opera prima di Marco Peano, editor presso Einaudi. Mi hanno poi molto divertito La vita in generale di Tito Faraci (che di mestiere scrive fumetti, e finora aveva pubblicato testi YA) e La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello, che fa l’attore. Curiosamente sono entrambi pubblicati da Feltrinelli, editore cui si guarda più per cercare autori affermati (Baricco, Benni, De Luca, Serra) che voci italiane nuove.
Il primo esordiente del 2015 che leggerò nel 2016 è invece Luciano Funetta (Dalle rovine, Tunué).
L’evento del 2015 più significativo nel mondo editoriale mi sembra l’«esordio» di NN Editore, un progetto con un’altissima percentuale di ottimi libri. (Tra un anno vedremo se potrò dire lo stesso della Nave di Teseo, sul cui annunciato arrivo ripongo molte aspettative). Continua a leggere

Intervista a Lorenzo Flabbi su Annie Ernaux e L’orma editore

Annie Ernaux, Il posto e Gli anni, L'orma editoreLorenzo Flabbi ha insegnato letterature comparate alle università di Paris III e Limoges e nel 2012 ha fondato L’orma editore insieme a Marco Federici Solari: una realtà editoriale attenta ai fermenti culturali di area franco-tedesca e che propone testi che non rifuggono dalla letterarietà, cercando di ribaltare la tendenza comune a svalutare il lettore, a considerarlo disinteressato a tutto ciò che non sia mero intrattenimento. Un esempio di questa politica editoriale sono gli ultimi due romanzi di Annie Ernaux, Il posto e Gli anni, tradotti dallo stesso Flabbi e capaci di riscuotere un ampio apprezzamento di critica e pubblico, nonostante reinventino l’idea di narrativa alla quale ci stiamo assuefacendo. Quella di Annie Ernaux è, infatti, una scrittura scarnificata e franta, che rinuncia alla solidità della struttura e a ogni leziosità stilistica per denudare l’essenza dei ricordi e dei sentimenti.
Il posto è una dolente storia famigliare, un tentativo di indagare il solco creatosi tra il padre, prima contadino e operaio poi piccolo commerciante, e la figlia narratrice e insegnante imborghesita; negli Anni (finalista al Premio Sinbad), invece, lo sguardo si proietta prevalentemente all’esterno delle mura domestiche, si focalizza sul rapporto tra il percorso personale della Ernaux e quello della società francese, che dopo la Ricostruzione si avvia verso l’era del consumismo con brevi sussulti contestatari. In entrambi i romanzi la scrittrice ricostruisce il passato senza la deformazione dell’analisi e l’onere della prova: «Come il desiderio sessuale, la memoria non si ferma mai. Appaia i morti ai vivi, gli esseri reali a quelli immaginari, il sogno alla storia».
Qui di seguito un’intervista a Lorenzo Flabbi per scoprire qualcosa di più su Annie Ernaux e su L’orma editore.

Annie ERNAUX, Il posto, L'Orma editoreCome hai conosciuto le opere di Annie Ernaux e cosa di queste ti ha colpito in particolare?
Già sulla prima domanda sono impreparato: mi sono concentrato, ci ho pensato e ripensato, mi interessava davvero risponderti, ma non sono riuscito a recuperare nella mente quando ho sentito parlare di Ernaux per la prima volta. A mia parziale discolpa, va detto che si tratta di un’autrice influente e diffusa. Abitavo in Francia già da qualche anno quando ho letto La place, il libro con cui l’ho scoperta nella mia esperienza di lettore, e ricordo che avevo già la sensazione di stare recuperando una lacuna, di arrivare buon ultimo, come accade per i classici quando magari si legge Il rosso e il nero ben oltre il proprio percorso formativo e si sbotta: “hai capito Stendhal!”. Ecco, “hai capito Ernaux” è stata più o meno la mia reazione di allora, che mi ha spinto a “mettermi in paro” con altri suoi testi e ad aspettare con la trepidazione che si consacra agli autori amati l’uscita de Les années, nel 2008, di cui poi si è parlato abbastanza da far sì che fosse un libro più difficile da evitare che da leggere. Ne Gli anni si rispecchiò un’intera porzione di Francia, e infatti il libro vendette tantissimo, centinaia di migliaia di copie in pochi mesi, per poi restare in classifica un paio d’anni senza interruzioni. A quell’epoca, di ciò che sarebbe poi diventata L’orma non esisteva ancora non dico il progetto, ma nemmeno la fantasia, e diedi per scontato che un’autrice di quello spessore fosse pubblicata, come dire, “in automatico” anche da qualche grosso calibro del mondo editoriale italiano. Più tardi, grazie a una conversazione con Pierluigi Pellini, scoprii che le cose non stavano così: di Ernaux erano stati tradotti alcuni libri, ma non quelli che ritenevo essere di gran lunga i più importanti.Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi_L'Orma Editore Ne fui sorpreso e persino deluso. Ecco, quando poi si è trattato di vederci più chiaro in quello che, con Marco Federici, volevamo che fosse il catalogo delL’orma editore, la delusione di qualche tempo prima si è trasformata in un’alzata di calici e boccali: i diritti di capolavori come La place e Les Années erano ancora liberi, non ci pareva vero. Da Gallimard prendemmo Ernaux, da Surhkamp Jahrestage di Uwe Johnson. Potevamo iniziare, L’orma editore aveva le sue ragioni d’essere.

Annie ERNAUX, Gli anni, L'Orma editoreSebbene già Il posto intersechi dimensione intima e collettiva, con Gli anni si ha un ulteriore allargamento dell’orizzonte verso la realtà storica: nella concezione dell’autrice qual è il ruolo dello scrittore nella società? In fase di traduzione, hai avuto modo di confrontarti con la Ernaux?
Credo che ciò che accade ne Gli anni sia qualcosa che prima di esserci non c’era. La memoria che ne costituisce l’impasto non è né memoria storica né memoria individuale, bensì un’indagine che attinge ad entrambe, l’incontro tra Marc Bloch e Marcel Proust per scrivere l’esistenza di un singolo individuo fusa nel movimento di una generazione, per unificare tramite il filo di un racconto la molteplicità di immagini di sé non accordate tra loro. Continua a leggere

Alessandra Sarchi – Professione scrittore 11

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Alessandra Sarchi, studiosa di storia dell’arte con un dottorato di ricerca all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha esordito nel 2008 con una raccolta di racconti: Segni sottili e clandestini (Diabasis); successivamente sono stati pubblicati da Einaudi Stile libero i romanzi Violazione (vincitore del premio “Paolo Volponi Opera prima”) e L’amore normale.
Il suo sito internet è: http://www.alessandrasarchi.it/.

Quando e perché hai iniziato a scrivere?
Ho scritto fin da quando ero piccola. Quaderni di favole e rielaborazioni di fumetti o cartoni animati che facevo incollando figure e frasi. Scrivere era soprattutto un tentativo di rielaborare il vissuto, o il visto, riprodurne l’essenza a parole, stupendomi ogni volta che fosse così inafferrabile. Credo di aver sempre avuto un’attrazione mimetica per la vita: riprodurla, ricrearla. Ho continuato a scrivere al liceo e all’università. L’intento di scrivere per pubblicare si è manifestato però relativamente tardi, per molto tempo ho schiacciato la scrittura espressiva o creativa dentro le maglie di quella della critica d’arte. Un grave incidente d’auto mi ha messo davanti all’evidenza che non potevo rimandare all’infinito un’urgenza che fino a quel punto ero riuscita a dirottare altrove. Ho capito che il tempo non era infinito davanti a me, e dovevo concentrarmi su quella che mi sembrava la priorità.

Come sei giunta alla casa editrice del tuo esordio, Diabasis, e quando hai deciso di affidarti all’Agenzia Letteraria Internazionale (Ali)?
Il mio incontro con Diabasis è avvenuto grazie ad Alessandro Scansani che ne è stato direttore editoriale fino a qualche anno fa, quando è venuto mancare. Scansani lesse i miei racconti e decise di pubblicarli senza molti indugi, essendo un piccolo editore con un catalogo solido e ben costruito poteva permettersi scelte personalissime e anche rischiose, come pubblicare i racconti di una esordiente come me. L’agenzia Ali mi ha cercato dopo l’uscita di Violazione, il mio primo romanzo, pubblicato con Einaudi Stile libero. Ali è una delle più antiche agenzie letterarie in Italia, con un numero di autori ‘classici’ moderni notevole, credo che all’epoca e tuttora stessero facendo una campagna di apertura a nuovi autori di cui gestire i diritti.

Cosa ha rappresentato per te pubblicare i successivi due romanzi con Einaudi Stile libero?
L’incontro con Einaudi è avvenuto tramite Giulio Mozzi che all’epoca, 2010, ne era consulente. Giulio, Rosella Postorino, Severino Cesari e Paolo Repetti sono stati, e sono, interlocutori importanti che mi hanno aiutato a misurarmi con i meccanismi della grande editoria. Tutto quello che viene prima e dopo la pubblicazione di un libro. Non è stato tutto rose e fiori, gli autori Einaudi sono tanti e di qualità, talora si avverte la competizione interna, talora si ha l’impressione di essere una delle tante pedine di questa roulette russa che pare essere oggi l’editoria. Ma questo, un po’ come avviene con gli attacchi batterici, dovrebbe rafforzare le difese di chi vuole scrivere e la convinzione in quello che intende fare. Oggi ci sono tanti modi per essere scrittori, spesso legati alla proiezione di una certa immagine di sé, costruita attraverso i media, o fatti extra-letterari. Qualche volta mi trovo a invidiare una scelta come quella di Elena Ferrante che da sempre ha precluso l’accesso alla propria identità e vita privata, si tratta di una scelta estrema e che probabilmente riesce solo laddove l’autore ha una seconda vita. Io che invece ho deciso di essere l’autrice di Violazione e de L’amore normale ho anche scelto, inevitabilmente, di far coincidere buone fette della mia identità con quei romanzi. E questo direi che è il cambiamento più vistoso avvenuto dopo la loro pubblicazione, per chi li ha letti e mi parla: io sono anche i miei libri. Continua a leggere