IL GIARDINO DELLE MOSCHE di Andrea Tarabbia, recensione

Andrej Čikatilo, Il giardino delle mosche, TarabbiaL’ordinarietà del male nell’ultimo romanzo di Andrea Tarabbia, Il giardino delle mosche

Andrea Tarabbia con Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie) ripercorre l’esistenza di Andrej Čikatilo, colpevole tra il 1978 e il 1990 di almeno cinquantasei orribili delitti, e per quasi tutta l’opera affida al protagonista di questo romanzo-biografia anche il ruolo di narratore.
In queste pagine non vi sono condanna, né assoluzione, né macabro compiacimento, ma su tutto prevale la limpida esplorazione della psiche turbata di un uomo ordinario e apparentemente mansueto, mosso da un estremismo ideologico che lo porta a condannare coloro che ritiene indegni della patria sovietica: «Io giravo, e il Paese crollava: sono un contemporaneo della fine del mondo e ho provato, per fedeltà, per amore, a fare in modo che sopravvivesse. […] Per anni ho adescato questi morti-in-vita, li ho attirati a me e ho liberato loro e il nostro mondo dall’orribile condanna che rappresentavano».
Tra le sue vittime, però, non vi sono solo prostitute, ragazze licenziose, giovani sfaticati, perché uccidere diventa per Čikatilo una dipendenza; nel governare la morte sente di riscattare la sua impotenza (la disfunzione erettile che non gli ha comunque impedito di avere due figli) e quelli che ha percepito come soprusi, come i diversi licenziamenti dovuti a comportamenti equivoci. Dunque le sue vittime le tortura, ne prolunga l’agonia, se ne ciba, per sentirsi «dio della carne»: «E mi dicevo “Guarda, Andrej, è questa la forma di felicità e di purezza che ti è concessa, è questo il tuo modo di ricevere e di dare amore, tu sei per lei adesso l’unico dio, l’uomo che tiene nelle mani il suo destino: sei il suo piccolo, personale dio della carne e lei lo sa, lo sente, ti ha riconosciuto e ti implora e ti teme e ti rispetta”. Questo pensavo, e in quell’estasi ho buttato il coltello e ho continuato a morderla […]». Per ogni vittima Čikatilo creerà poi una piccola mosca di metallo, a simboleggiare la sua tirannia su quelle fragili esistenze («Io sono l’indice e il pollice che schiacciano la mosca»).
Il giardino delle mosche, Andrea Tarabbia, Ponte alle Grazie, cTuttavia, nel Giardino delle mosche Andrea Tarabbia limita all’essenziale gli aspetti scabrosi della vita di questo assassino seriale, consentendogli di mostrare anche la sua cordialità come marito e padre, di far emergere persino il proprio candore: «Ero completamente indifeso davanti alle mie debolezze». E il lettore non riesce a interrompere il flusso dei suoi pensieri e delle righe, anche se sente strozzato il proprio respiro e montante la nausea: vuole comprendere Čikatilo, ne percepisce e ne condivide la natura umana offesa e nella terza parte del romanzo si sentirà anch’egli impotente e colpevole insieme all’ispettore Kostoev, destinatario delle confessioni delle prime due sezioni. Il romanzo è, infatti, diviso in tre parti: nella prima (1936-1978) l’imputato racconta l’infanzia in periodo di guerra, con un padre al fronte e una madre anaffettiva, e le frustrazioni in età adulta, sino al primo dei suoi assassini, quello di una bambina incontrata per caso su un autobus; nella seconda (1978-1990) espone le ragioni che lo hanno guidato e i modi in cui ha commesso i suoi innumerevoli crimini nell’arco di tredici anni; nell’ultima, la più breve, lo sguardo e la voce sono appunto quelli di Kostoev, che assiste al processo e alla condanna, senza potersi sentire pacificato.
Il giardino delle mosche prosegue così la linea narrativa già tracciata da Tarabbia con Il demone a Beslan ed è un’opera potente e angosciante, dalla scrittura tesa e precisa, in dialogo con quella letteratura europea che racconta l’umanità più abietta sospendendo il giudizio, che riconfigura il reale senza discostarsene e senza rinunciare all’invenzione (da Emanuel Carrère con L’Avversario a Javier Cercas con L’impostore).

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2 thoughts on “IL GIARDINO DELLE MOSCHE di Andrea Tarabbia, recensione

  1. […] recente pubblicazione, tra cui Limonov e L’Avversario di Emmanuel Carrère o Il demone a Beslan e Il giardino delle mosche di Andrea Tarabbia: opere in cui i piani della realtà e della sua rielaborazione narrativa, della […]

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