Intervista a Tommaso Pincio – Professione scrittore 15

Tommaso Pincio, intervistaTommaso Pincio ha inaugurato con Panorama la collana ViceVersa di Enne Enne Editore. Il suo romanzo è a suo modo una storia d’amore nell’era dei social network e insieme una riflessione sul mondo letterario, sulla difficoltà di rinunciare alle proprie illusioni e aspirazioni. Il protagonista Ottavio Tondi, lettore di professione, dopo un’angosciante nottata abbandona i libri, ma il suo desiderio di indagare le esistenze altrui troverà compensazione in un social network (Panorama, appunto); è qui che si imbatte in Ligeia Tissot, con la quale in quattro anni di corrispondenza raggiungerà una forma di intimità mai conquistata con una donna reale.
L’esordio letterario di Tommaso Pincio è del 1999 con M (Cronopio), cui sono seguiti Lo spazio sfinito (Fanucci, ora minimum fax), Un amore dell’altro mondo, La ragazza che non era lei, Cinacittà (questi ultimi tre pubblicati da Einaudi Stile libero), Hotel a zero stelle (Laterza), Pulp Roma (Il Saggiatore).
Il suo blog personale è http://tommasopincio.net/.

«Si legge soli, e anche quando non si legge, se si è consacrati alla letteratura, la testa seguita a dimorare nei libri, distaccata da tutto». Ottavio Tondi ha dunque scelto, come Peter Kien di Auto da fé di Canetti, l’esilio volontario in un mondo cartaceo, a cui successivamente si sostituisce quello del social network Panorama: letteratura e virtualità sono universi stranianti?
Possono esserlo entrambi ma non vanno confusi o messi sullo stesso piano. La letteratura può degenerare in pericolose forme di evasione ma presuppone comunque compassione, empatia. Se non ci si identificasse nel destino e nei sentimenti dei personaggi, non si trarrebbe alcun godimento dalla lettura dei romanzi. Altrettanto non si può dire dei social. Malgrado siano in grado di generare mondi narrativi, malgrado siano diventati una forma assai diffusa di intrattenimento, i social non favoriscono l’empatia. Ovviamente non intendo affatto sostenere che sia impossibile immedesimarsi nelle vicende altrui, tutt’altro. Dico soltanto che non è la regola. Nei social, è più facile restare concentrati su se stessi, usare gli altri come amplificazione della propria persona. Non per nulla nei social non sono rari i casi di reazioni esagerate, aggressività gratuita, cinismo impietoso e fuori luogo. Si dice spesso che certi comportamenti vengono favoriti dall’anonimato, ma non credo sia il vero motivo. La verità è che nei social non ci si sente più spettatori e in parte non è una semplice sensazione. In parte, su Facebook e altri social, si cessa di essere spettatori. In parte è però anche un protagonismo illusorio o comunque molto più limitato di quel che ci piace pensare. Mettendola in altri termini, se la lettura di un romanzo favorisce una dissoluzione positiva del nostro io, nei social avviene il fenomeno opposto: le persone con le quali entriamo in contatto prima di essere motivo di empatia o identificazioni, funzionano come cassa di risonanza del nostro bisogno di sentirci presente. Ottavio Tondi si illude di trovare in Panorama (il social immaginario del mio romanzo) ciò che un tempo trovava nei libri. Ma i due i mondi non sono affatto interscambiabili e per questo errore di valutazione pagherà un prezzo salato.

Le illusioni agiscono su alcuni personaggi di questo romanzo sino a condizionare le loro esistenze, è solo perché «il dolore ha la memoria più corta della tentazione» o perché non sono in grado di confrontarsi con la realtà?
Entrambe le ipotesi sono valide, ma potrebbe anche essere che una, la seconda, sia una conseguenza dell’altra, la prima. Si diventa incapaci di misurarsi con la realtà proprio perché alla memoria si preferiscono le promesse della tentazione. Il dolore è una strana bestia, col passare del tempo tendiamo a conservarne un ricordo razionale. Sappiamo di avere sofferto, ma lo strazio fisico che il dolore ci ha causato è difficile rievocarlo se non in forma di incubi e altri moti dell’inconscio. Immagino sia un meccanismo di sopravvivenza. Se la memoria del dolore non fosse così corta, la nostra esistenza ne verrebbe paralizzata, non avremmo il coraggio di fare più niente. Mi riferisco ai dolori del corpo, ovvio, non a quelli dell’anima, alle perdite, alle delusioni, che hanno invece una persistenza maggiore, sebbene non siano del tutto immuni alle illusioni rigeneranti delle tentazioni.

Panorama, Tommaso Pincio, coverIl mondo letterario descritto in Panorma è popolato da direttori editoriali che forse nemmeno leggono i testi che promuovono e da giornalisti culturali interessati soltanto al “caso umano”, mentre «gli aspiranti scrittori volevano diventare scrittori, gli scrittori volevano diventare scrittori di successo, gli scrittori di successo volevano diventare scrittori apprezzati dalla critica». Ritieni che la realtà culturale del nostro Paese sia irredimibile?
Il paese nel suo complesso ha conosciuto una profonda regressione morale e culturale negli ultimi decenni ed è al paese nel suo complesso che pensavo scrivendo Panorama. Il piccolo mondo dell’editoria e degli scrittori, così come l’ho rappresentato nel romanzo, non è che un riflesso, un campione di una dimensione sociale più ampia. I lettori sono ovviamente liberi di interpretarlo come una satira della scena letteraria, ma non era questo il mio intento.

Alla scrittura affianchi il lavoro di traduzione dall’inglese: quanto e come si differenziano l’attuale produzione letteraria italiana e quella anglofona?
Non credo che la mia attività di traduttore costituisca un osservatorio privilegiato per comparare le due letterature, anzi probabilmente è più il contrario perché quando traduco ho poco tempo per leggere e in quel poco tempo finisco fatalmente per dare la precedenza ai libri con cui lavoro, quelli di lingua anglofona cioè. In altre parole, la mia conoscenza della narrativa italiana è troppo parziale perché possa esprimere un parere sensato. Posso dunque limitarmi a una banalità, ossia che traducendo mi rendo soprattutto conto quanto il nostro pensiero, il nostro modo di vedere e di raccontare le cose, siano frutto delle parole che abbiamo a disposizione e delle costruzioni sintattiche in cui ingabbiarle.

Raccontaci il tuo percorso editoriale, dall’esordio con Cronopio a Enne Enne Edizioni: come hai trovato i tuoi editori? Come mai dopo tre pubblicazioni con Einaudi Stile libero sei tornato ad affidarti a case editrici medio-piccole?
Da principio li ho trovati come li trovano tutti, immagino, ovvero spedendo ciò che scrivevo alle case editrici. Alcune mi hanno risposto, altre no, e suppongo che anche questo rientri nella normalità. Per quanto, un elemento di differenza rispetto alla media c’era. Non mandavo manoscritti, ma un vero e proprio libro. Ero infatti andato in una tipografia e avevo stampato il mio primo romanzo a mie spese. Cinquecento copie, una tiratura nemmeno così limitata, ripensandoci. Lo feci per puro piacere, per il godimento di vedere il romanzo trasformato in un volume progettato in ogni sua parte, dalla copertina, al formato, all’impaginazione. La scelta ebbe tuttavia anche dei vantaggi pratici. Per dirne un paio: mi consentì di far circolare il libro con una certa facilità e agevolò la lettura alle persone cui lo mandavo, perché è certamente più comodo un libro che un manoscritto. Questo gusto per l’autoproduzione mi è rimasto. Fa parte di una mia sensibilità che prescinde dalla possibilità di essere pubblicati da un editore: solo lo scorso anno, per dire, ho dato alle stampe un libro con un editore inventato e senza distribuzione; si intitolava Acque Chete e doveva costituire una sorta di costola, di spin-off, di Panorama, perché il suo autore immaginario, Mario Esquilino, è anche uno dei personaggi del mio ultimo romanzo. L’idea era che il libro girasse per il mondo alla maniera imprevista di un oggetto clandestino, in bilico tra l’assenza e l’esistere; che fosse un po’ realtà e un po’ leggenda. Il lettore di Panorama che oggi cercasse su Google il nome di Mario Esquilino scoprirebbe che una persona con questo nome ha effettivamente scritto un libro ma non potrebbe acquistarlo. È con uno spirito non molto diverso che mi capita di non disdegnare di pubblicare con editori più o meno piccoli. In futuro, tornerò sicuramente a pubblicare anche con editori di altre dimensioni, ma credo che la marginalità sia salutare alla letteratura e vada praticata. Non si può essere veri scrittori se non si vive in una qualche forma di penombra. Quando gli amici di NN si sono presentati proponendomi di scrivere qualcosa, la casa editrice era soltanto un’idea piena solo di belle intenzioni: non avevano pubblicato un solo libro, non avevano un sito, niente. Sotto certi aspetti era un salto nel vuoto. Mi sono fidato dell’intuito e credo di avere avuto ragione. Non nascondo che ha pesato anche la loro concretezza economica. Non hanno fatto i soliti discorsi alla zero budget che sempre più spesso si fanno agli scrittori. Hanno offerto un anticipo più che dignitoso e ragionevole. Più chiaramente, hanno dimostrato di volere investire, e ci tengo a sottolinearlo perché simili approcci non sono affatto scontati di questi tempi.

Chi sono stati i tuoi editor e come avete lavorato sui testi?
Abbiamo lavorato sempre alla stessa maniera. Io consegnavo un testo, l’editor faceva le sue osservazioni, io valutavo se seguire e in che misura i suoi suggerimenti. Mi dispiace essere tanto lapidario, ma non ho altro da aggiungere. Non ho particolari dettagli da raccontare, ma seppure li avessi, non li racconterei. Ciò che viene prima della stampa di un libro appartiene allo scrittore, ciò che viene dopo al lettore. È linea di confine che reputo sacra e tale deve restare.

Quali sono le ultime opere che hai apprezzato? Che cosa rappresenta per te la letteratura?
L’ultimo libro che ho letto con molto piacere è Kassel non invita alla logica di Enrique Vila-Matas. Quanto alla letteratura, per me è un modo in cui ho vissuto. Fatico a pensarla nei termini di una professione e non sono l’unico. Se nel compilare il modulo per la carta d’identità, scrivi «Professione: Scrittore», quando andrai a ritirare il tuo documento, probabilmente troverai scritto «Professione: Nessuna».  A me è successo.

Qui le precedenti interviste della rubrica Professione scrittore a Omar Di Monopoli, Elisa Ruotolo, Paolo Cognetti, Ignazio Tarantino, Flavia Piccinni, Francesca Scotti, Antonella Lattanzi, Fabio Geda, Giuseppe Merico, Paolo Di Paolo, Alessandra Sarchi, Luca Ricci, Enrico Macioci, Raul Montanari: https://giovannituri.wordpress.com/category/professione-scrittore/

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6 thoughts on “Intervista a Tommaso Pincio – Professione scrittore 15

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Mi piace la libertà intellettuale di Pincio. E anche il suo realismo in relazione a questo momento particolare di mutamenti.

  2. […] Recensione di Piero Melati su Il Venerdì Recensione di Francesco Musolino su Francescomusolino.com Recensione di Cristò su Minima et Moralia Estratto del libro su Satisfiction Estratto su Il Libraio Puntata del 2 Giugno 2015 (Prima Parte) di #staiserena con Serena Dandini su Radio Rai 2 Recensione di Luca Romano sull’Huffington Post Intervista per Rai Cultura con Alessandra Urbani Intervista a Fahrenheit con Tommaso Giartosio Recensione di Alan Poloni su senzaudio.it Recensione su 2000battute Recensione di Claudio Bagnasco su squadernauti Intervista a La Lettura del TG5 Recensione di Marilù Oliva e Michele Fiano su Carmilla Approfondimento su Prismo di Carlo Mazza Galanti Recensione di Pier Francesco Borgia su Il Giornale.it Recensione di Andrea Cirolla su La Balena Bianca Intervista a Tommaso Pincio di Giovanni Turi […]

  3. […] L’inizio di tutte le cose, Indiana editore (8) 3. Mario Capello, L’appartamento, Tunuè (8) 4. Tommaso Pincio, Panorama, NN Editore (8) 5. Paolo Zardi, XXI secolo, Neo Edizioni (8) 6. Simone Marcuzzi, Dove si va da qui, […]

  4. […] di vita, ha già ricevuto attenzione e riconoscimenti (come la selezione dell’ultimo romanzo di Tommaso Pincio, Panorama, tra i finalisti del Premio […]

  5. […] unanime, invece, il giudizio della giuria sul vincitore della narrativa italiana: Tommaso Pincio con Panorama (NN editore) che ha ritirato il premio con commozione e, mentre si soffermava su alcuni aspetti […]

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