Intervista ad Angelo Biasella, direttore editoriale della Neo Edizioni

Logo Neo Edizioni NeroAngelo Biasella è il direttore editoriale e l’editor della Neo Edizioni, da lui fondata nel 2008 insieme a Francesco Coscioni.

Quale percorso ha portato te e Francesco Coscioni a creare la Neo Edizioni? Quali sono state le tue precedenti esperienze in ambito editoriale?
Francesco è laureato in Scienze della Comunicazione e ha lavorato come direttore marketing in una nota azienda di moda; io ho un’inutile laurea in Scienze Politiche, una tessera da pubblicista e trascorsi, abbastanza travagliati, tra giornalismo ed editoria. Di fondare una casa editrice se ne parlava da più di un decennio ma erano solo pop-up che affioravano alle feste comandate e svanivano finiti gli slanci pasqua-natalizi (siamo cugini di sangue). L’idea di farla davvero la cazzata ha preso corpo un imprecisato giorno del giugno 2007. Stanchi dei rispettivi lavori, ci siamo detti che era il momento di provare. Allora, focalizzato il Ki e aperti i chakra alla bell’e meglio, siamo partiti alla volta di Roma per formarci e informarci. Un anno di presa di coscienza ed è spuntata la Neo Edizioni.

Come proporre un testo alla tua attenzione e quali errori evitare?
Dato che ne arrivano parecchi, la mia attenzione deve essere catalizzata già dalla mail di presentazione. Il contenuto deve essere “esatto”: deve essere esaustivo ma non prolisso, deve spiegare ma non svelare, deve contenere i prodromi dello stile dell’autore e deve recare in sé una promessa di paradiso. Oltre a questo, non sarebbe male se gli autori che si approcciano a noi avessero letto almeno uno dei titoli che abbiamo in catalogo. Capisco che, ormai, provarci non costa che un click ma l’invio a tappeto è un’indelicatezza che abbiamo sempre avversato.
Per quanto riguarda i traduttori, invece, cestiniamo di primo acchito quelli che si propongono per un’indeterminata “prova di traduzione”. Sono tempi da lupi e solo i più idonei sopravvivono. Con noi sono sopravvissuti quelli che ci hanno proposto il pacchetto completo: sinossi dell’opera, biografia dell’autore, stato e costo dei diritti, contatti già avviati con l’editore d’origine, notizie relative alle vendite in patria e stima sulla capacità di penetrazione nel mercato italiano, possibilità di reperire una borsa di traduzione presso gli enti stranieri, grado di compatibilità con il nostro catalogo. Solo in ultimo, la fatidica “prova di traduzione”.
Insomma, esordienti e traduttori, al giorno d’oggi, devono dimostrare di non trascinarsi a tentoni.

Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto le tendenze del mercato?
Ci abbiamo provato una volta a seguire quelle che, nella nostra sghemba concezione della realtà, potevano essere intese come spinte del mercato. Neanche a dirlo, è stato un disastro di proporzioni epiche. Da allora, evitiamo i canti delle sirene e proseguiamo per la nostra strada. Forse non sembriamo esattamente quello che dovremmo essere ma abbiamo un progetto chiaro e condiviso con i lettori che ci seguono. Cerchiamo costantemente di profanare, violentare, svecchiare, attualizzare la narrativa italiana e delle volte, ad onor del vero, ci riusciamo.

In che modo un piccolo editore può contrastare i grandi marchi in un mercato di cui questi gestiscono l’intera filiera (dai distributori alle librerie di catena e ai periodici culturali)?
Semplicemente non entrando in competizione con loro. Siamo coscienti del fatto che molti degli autori che pubblichiamo arrivano a noi dopo aver provato a pubblicare coi grandi marchi editoriali. Non è un segreto né una cosa svilente, quindi, ammettere che la Neo Edizioni pubblica opere sulle quali i grandi editori non hanno voluto scommettere. Il nostro lavoro, allora, è costantemente indirizzato alla ricerca e alla valorizzazione di quelle perle grezze che le major non hanno saputo scovare o capire. Chiaramente c’è di mezzo anche una diversa idea di mainstream. Siamo convinti che i nostri libri siano estremamente leggibili e che il concetto di “commerciale” sia abbastanza flessibile da comprendere anche qualcosa di estraneo a Gramellini. Insomma, il lettore italiano non è come tutti ne sparlano. Ci sono molti lettori attenti, curiosi, aperti, dinamici, capaci di grandi slanci e smaniosi di farsi sorprendere. Noi tifiamo per loro.

???????????????????????????????Come rimediare alla disaffezione degli italiani per i libri? Cosa rappresenta per te la lettura?
Il disastro attuale è da imputare a decenni di programmi scolastici da galera. Metti in mano a un liceale il Purgatorio di Dante Alighieri e avrai un frustrato con tendenze suicide; fagli scivolare davanti un Calvino e avrai un potenziale lettore. Chiaramente, Calvino non è il punto d’arrivo ma è un’ottima base di partenza in vista di sviluppi futuri. La lettura è divertimento, distrazione, astrazione, confronto, crescita. Tutte cose che implicano un’elevata componente di coinvolgimento. Se imponi l’Ariosto a un ragazzo che lo detesta, è facile che tu lo stia istradando verso il consumo più o meno continuativo di droghe leggere. Come fanno, i professori, a non capirlo resta un mistero.

Ti andrebbe di raccontarci un aneddoto divertente legato alla tua “vita da editor”?
L’anno scorso ho avuto l’occasione di pubblicare il libro scritto dal Figlio di Dio e non l’ho fatto. In effetti, me ne pento ancora ma non ero riuscito a trovare prove incontrovertibili che l’autore fosse davvero chi diceva di essere. Tutto partiva dall’assunto che Gesù, morendo sulla croce, avesse fallito il suo compito. Dopo di lui, il Padreterno aveva generato molti altri figli nel tentativo di comporre la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo); alcuni di loro erano divenuti famosi come San Francesco e Hitler, ma tutti avevano fallito ed erano defunti. Il Figlio doveva interpretare la vita umana in modo da liberarsi di Satana e divenire Dio, e lui – ennesimo Figlio di Dio – ce l’aveva fatta.
Con quel libro, l’autore apriva la via del Cielo a chi avesse seguito le sue orme accettando il libro stesso come somma verità rivelata, verità superiore a qualsiasi altra rivelazione divina. L’autore chiosava: “Io ora sono Dio, e la mia visione della vita è pura e sgombra da influssi di Satana, e permette a chi la accetta di accedere al Cielo e farsi eterno”. Oltretutto, a più riprese, l’autore fornicava con la Santa Vergine (sua ipotetica madre) in uno sgangherato tentativo di santificare tutte le donne del genere umano. Una roba micidiale! Mi sono dovuto fustigare per vietarmi di darlo alle stampe.

Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni della Neo Edizioni?
Perdonami ma, al momento, vorrei soffermarmi sulla nostra ultima pubblicazione. A marzo siamo usciti con il nuovo libro del padovano Paolo Zardi. Il romanzo s’intitola XXI Secolo ed è uno sguardo esiziale sul futuro che ci attende. Ambientata in un’imprecisata città del nord Italia, la storia racconta di un padre impegnato a mantener salde le redini della sua famiglia mentre, tutto intorno, il mondo sembra sfaldarsi. Il protagonista vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da centri commerciali evacuati. Portare a termine il suo lavoro, ogni giorno è il solo modo che conosce per rimanere presente a se stesso ed essere d’aiuto alla moglie, caduta in coma per ragioni sconosciute. È un’opera al contempo intima e universale, una domanda fondamentale sull’identità e sulla capacità dell’animo umano di sondarne le profondità più nascoste. È il tentativo di comprendere quale significato possano ancora avere, negli anni che ci aspettano, la parola “amore” e le sue molteplici forme. Il libro è candidato al Premio Strega 2015 grazie alla sponsorizzazione di due padrini d’eccezione: Valeria Parrella e Giancarlo De Cataldo cui, ovviamente, vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.

Qui le precedenti interviste agli editor Nicola Lagioia (minimum fax), Antonio Paolacci (ex Perdisa Pop), Mario Desiati (ex Fandango), Alice Di Stefano (Fazi), Jacopo De Michelis (Marsilio), Gabriele Dadati (Laurana), Chiara Valerio (Nottetempo), Davide Musso (Terre di mezzo), Elisabetta Migliavada (Garzanti), Stefano Izzo (Rizzoli), Serena Casini (ex ilSaggiatore), Fabrizio Cocco (Longanesi), Claudia Tarolo (Marcos y Marcos), Mauro Maraschi (Hacca), Claudio Ceciarelli (e/o), Linda Fava (ex Isbn), Francesca Lang (Piemme), Matteo Alfonsi (Indiana), Andrea Malabaila (Las Vegas), Vanni Santoni (Tunué), Dalia Oggero (Einaudi):
https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

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13 thoughts on “Intervista ad Angelo Biasella, direttore editoriale della Neo Edizioni

  1. amanda ha detto:

    Volevo congratularmi con la NEO. per “XXI secolo” di Paolo Zardi, già avevo apprezzato molto “Il giorno che diventammo umani”, ma XXI secolo merita l’attenzione del grande pubblico per la bellezza della sua lingua, il ritmo, la capacità di inventarsi una luce, seppur fievole, all’interno di una apocalisse personale ed universale magistralmente evocata, un grande libro. Al momento ho iniziato “Chiudi gli occhi e guarda” di Nicola Pezzoli spero che Corradinoduelavendetta abbia la grazia lieve di “Quattro soli a motore”

  2. […] da questa intervista di Giovanni Turi ad Angelo Biasella, editor e direttore editoriale di Neo. edizioni, […]

  3. amleta ha detto:

    Quello che esigono certi editori è sempre così preciso e chiaro, quasi maniacale devo dire. Numero di cartelle, descrizione, battute, genere, personaggi,….poi anche questa cosa di leggere i loro libri, quasi un obbligo, io la detesto. Se uno deve scegliere uno scrittore lo sceglie perchè gli piace e non perchè ha letto i suoi libri! A me piace la loro linea editoriale, sì, però certi discorsi non li sopporto lo stesso 🙂

    • Giovanni Turi ha detto:

      Hai ragione, ma non immagini quanti testi arrivino in una casa editrice e quanto difficile sia selezionarli…

      • amleta ha detto:

        Io mi son spesso messa nella parte di uno come te che deve leggere tutta sta roba ed è per questo che non propino niente a nessuno. Ho due editori e son stati loro a venirmi a cercare e prendere. Io non mando niente a nessuno perchè non voglio appesantire il lavoro degli editor. Credo che sia un lavoro pesante dover scegliere ed anche una responsabilità immensa.

  4. […] Vita da editor INTERVISTA AD ANGELO BIASELLA, DIRETTORE EDITORIALE DELLA NEO EDIZIONI Angelo Biasella è il direttore editoriale e l’editor della Neo Edizioni, da lui fondata nel 2008 insieme a Francesco Coscioni. Qui di seguito una lunga intervista su editoria, lavoro redazionale e lettura. https://giovannituri.wordpress.com/2015/04/15/intervista-ad-angelo-biasella-direttore-editoriale-del… […]

  5. augusto ha detto:

    Belin, Zardi… Ho letto Il giorno che diventammo umani e ho pensato: fuffa. Poi ho letto il signor Bovary e ho pensato: superfuffa. Ora mi sono fatto fottere da XXI secolo e mi sono chiesto: cosa cacchio mi ci vuole per capire che Zardi non mi piace?

  6. […] posto nella cinquina dei finalisti. Sarebbe una sorta di miracolo per la piccola casa editrice di Angelo Biasella e Francesco Coscioni, ma soprattutto un giusto riconoscimento per un testo intenso e lucido come […]

  7. capsaicina ha detto:

    L’editor svolge un ruolo ben chiaro e non v’è dubbio che debba rappresentare un censore molto esigente anche per evitare che un suo eventuale giudizio positivo si possa trasformare in un boomerang. Mi spiego meglio: dopo il primo passaggio dall’Editor ( il grande scrematore) il percorso di valutazione del manoscritto è solo al primo step (come in un concorso dove a fronte di 20 posti di lavoro si presentano 20.000candidati) a cui segue la riunione di un comitato editoriale che smembrerà l’impianto dell’opera valutando dettagliatamente stile, struttura, dialoghi, personaggi, ambientazione, coerenza, consequenzialità, ritmica, armoniosità etc… E’ un lavoro certosino che impegna per molto tempo un’intera equipe. Se il nostro bistrattato Editor ha sbagliato proponendo al comitato di redazione un’opera incongrua, accade che avrà vanificato tempo e risorse. Se capita sovente, quell’editor perderà il lavoro. Questo è solo uno dei motivi per cui dopo il passaggio per quelle “forche caudine” vi saranno pochi o nessun sopravvissuto. Ci sono altre motivazioni che mi riservo, se può interessare, d’illustrare in successivi interventi. Solo un flash su AMLETA: gli scrittori rappresentano uno spicchio (specchio) del nostro paese in cui improvvisatori, saltimbanchi, apprendisti (vedi politici) si cimentano in un compito gravoso al disopra della loro portata. La scrittura comporta un impegno minuzioso, faticoso, talvolta avvilente (e tuttavia affascinante) in cui ogni frase, ogni dialogo, va sottoposto ad un approfondito lavorio di revisione con un altissimo tasso di autocritica (categoria sconosciuta ai più). Quando il tutto ci soddisfa e sembra ben eseguito, sarebbe opportuno deporlo per qualche mese, leggere qualcosa di analogo di uno scrittore autorevole e affermato, confrontarlo e infine rispolverarlo per un’ulteriore rivisitazione. (UMILTA’, UMILTA’…). Chiedo scusa per la prolissità!

    • Giovanni Turi ha detto:

      Mi perdoni, ma non mi è chiaro se ci sia un legame diretto tra l’intervista a Biasella e il suo commento. Consideri poi che nelle piccole realtà non è detto vi sia un comitato editoriale vero e proprio e che il lavoro di scrematura in quelle più grandi non viene fatto dall’editor, ma da lettori professionisti.
      Sulla seconda parte del suo intervento mi trova invece pienamente d’accordo.

    • Sik ha detto:

      Ehm… ad onore del vero, l’intera redazione della Neo Edizioni consta, ad oggi, di numero 2 soci/lavoratori.
      🙂

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