LE PAROLE di Jean-Paul Sartre: leggere, scrivere

jean-paul sartreJean-Paul Sartre ha intitolato Le parole la sua autobiografia pubblicata nel 1964, in concomitanza con il rifiuto del premio Nobel per la Letteratura; la traduzione in italiano per il Saggiatore è di Luigi de Nardis. In queste pagine, con grande consapevolezza e autoironia, Sartre fa rivivere la propria infanzia e riferisce la propria formazione come precoce lettore e poi i suoi primi approcci alla scrittura, in parte sottraendosi al mondo e in parte cercando di possederne gli elementi costitutivi, rinunciando a un po’ di vita nell’ambizione di protrarla oltre i limiti biologici.
Riporto qui alcuni dei brani che mi hanno colpito maggiormente. Continua a leggere

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Come superare tabù e sensi di colpa del lettore

Qualche considerazione su quanto, come e perché leggere a partire dalla mia esperienza

Ho deciso, non senza qualche scrupolo, di interrompere la lettura dell’ultimo romanzo di Hanya Yanagihara, ma per farlo sono dovuto arrivare a pagina 303 (di 1091) e confrontarmi con un’altra blogger che non ne era rimasta particolarmente entusiasta. Non è stato facile, perché gli estimatori di Una vita come tante (Sellerio) sono stati tanti, anche tra i critici letterari, e in questi casi si ha sempre il sospetto che la tara sia nostra e non del testo che abbiamo tra le mani. Oltretutto, avevo deciso di acquistarlo dopo aver apprezzato la bella recensione di Alessandro Garigliano su Nazione Indiana e aver ascoltato il lusinghiero giudizio di un amico, Pierfrancesco Ditaranto (al quale devo la scoperta di Javier Cercas). Ebbene, la Yanagihara, attraverso i suoi personaggi, dimostra una profonda comprensione dell’umanità, ma, a mio avviso, tende spesso a uno psicologismo di maniera e la sua delicata scrittura deraglia a più riprese nel melodrammatico; insomma, se in tanti sono stati completamente irretiti da questa storia, io ho iniziato a provarne fastidio, e mi sono arreso.
Sino non molto tempo fa non sarei stato in grado di interrompere la lettura di un libro, per rispetto verso l’autore che, per quanto mediocre possa essere, si è comunque messo in gioco e di chi l’ha pubblicato, investendo su di lui. Continua a leggere

Perché leggere e perché scrivere in TONY & SUSAN di Austin Wright

Tony & Susan_Wright_copertina AdelphiPubblicato nel 1993 negli Stati Uniti, Tony & Susan è il più celebre romanzo di Austin Wright ed è stato riproposto con la traduzione di Laura Noulian da Adelphi nel 2011, dopo l’edizione Rizzoli del 1994. Da quest’opera è stato tratto il film del 2016 Animali notturni (regia di Tom Ford) che l’ha riportata in auge restituendogli l’attenzione che merita. È un romanzo appassionante che si muove su due piani narrativi: in uno c’è Tony, la cui vita viene stravolta in una notte di folle violenza, nell’altro Edward che ha scritto questa storia (dal titolo Animali notturni) e ora sottopone il manoscritto a colei che ne aveva scoraggiato le velleità letterarie, ossia la sua ex moglie, Susan; le vicende del personaggio si alternano a quelle presenti e passate di quest’ultima, così come l’atmosfera noir prevalente nel primo e nell’ultimo quarto del libro si intreccia con quella intimistico-famigliare. Sebbene la tensione implacabile che Wright riesce a innescare si esaurisca quasi nel primo centinaio di pagine, lo fa a vantaggio di una ficcante esplorazione dell’ambiguità e dell’incostanza dei sentimenti. Ma c’è anche almeno un’altra ragione che può far apprezzare Tony & Susan: il gran numero di riferimenti alla scrittura e alla lettura, alle ragioni profonde a esse sottese. Ne riporto i più significativi. Continua a leggere

Javier Marías, leggere per comprendere se stessi e il mondo

Javier MaríasIl brano qui riportato è tratto dal discorso che lo scrittore spagnolo Javier Marías ha pronunciato nel 1995 a Caracas durante la cerimonia per la consegna del Premio Rómulo Gallegos; chi volesse leggere il testo integrale, può trovarlo al termine del romanzo Domani nella battaglia pensa a me, tradotto da Glauco Felici nell’edizione Einaudi Super ET. Dello stesso autore, Einaudi ha da poco pubblicato Così ha inizio il male.

Un romanzo non soltanto racconta, ma ci permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un pensiero, e nell’assistervi ci permette di comprendere.
Sapere tutto ciò – credere di saperlo, più esattamente – a volte non risulta sufficiente per lo scrittore, mentre scrive. Vi sono momenti in cui alzo lo sguardo dalla macchina da scrivere e mi estranio dal mondo da cui sto emergendo, e mi domando come, nella mia età adulta, possa dedicare tante ore e tanta fatica a qualcosa di cui il mondo, me compreso, potrebbe fare tranquillamente a meno; come possa impegnarmi a riferire una storia che io stesso vado scoprendo man mano che la costruisco, come possa trascorrere parte della mia vita calato nella finzione, a far succedere cose che non succedono, con la stravagante e presuntuosa idea che tutto questo possa un giorno interessare qualcuno. Come, secondo la definizione dell’attività  letteraria data dal romanziere e saggista e poeta Robert Louis Stevenson, possa starmene «a giocare in casa, come un bambino, con della carta». Continua a leggere

Egregio Franceschini, pensi al calcio piuttosto

Carlo-Carrà-Partita-di-calcioAl Signor Ministro per i Beni e le Attività Culturali
On. Dario Franceschini
Via del Collegio Romano 27 – 00186 Roma

Oggetto: La letteratura come sport di massa

Egregio Ministro,
le scrivo questa mia perché credo di poter dare un contributo per rimediare a un problema incancrenito: lo scarso interesse degli italiani per la lettura. Penso di avere trovato una soluzione che potrebbe non solo risollevare le sorti del settore, ma contribuire anche, e in larga misura, alla ripresa economica del nostro Paese in questa fase di profonda crisi globale.
Recentemente ho preso parte a una presentazione con dj-set. La libreria, fornitissima di edizioni straniere e in copie limitate, cd, autoproduzioni, film e reparto dell’usato, è proprio nel cuore della mia città, ed è teatro di molteplici eventi. Meta prediletta dei nuovi volti del panorama artistico cittadino, ospita anche certi hipster approdati da Berlino, Londra e New York, o personaggi ai limiti della leggenda, come Lucio Urtubia, l’anarchico spagnolo che tra gli anni ’60 e ’70 rapinava banche ispirandosi a Robin Hood.
Non c’è da stupirsi che il relatore di quella sera fosse dinoccolato e greve come lo straniero di Camus. La saletta, stipata sui quattro lati da una montagna di fumetti, libri e fanzine, raccoglieva una cinquantina di persone, in una soffusa atmosfera da bouquiniste parisienne. Il libro in questione era una raccolta di racconti e, dopo la lettura di alcuni brani (ascoltati in religioso silenzio), il relatore ha esteso la disamina al racconto moderno, chiamando in causa Amy Hempel. Quel nome, sussurrato in baritonale sulla cipolla del microfono, ha provocato un sussulto unanime nel corpo multiforme della platea: un consenso di teste sincronizzate fra le luci soffuse dei faretti.
Anch’io, subitanea e aggregata, ho provveduto a far su e giù con la testa, accordandomi con l’auditorio. E in quel momento, Egregio Ministro, ho capito che forse almeno la metà dei presenti non aveva mai letto neanche una riga dell’autrice americana e la metà di questa metà non aveva neppure mai letto una raccolta di racconti. Eppure assentivano, ipocriti e partecipi.
Eccola, mi sono detta, la ragione per cui molti autori di short stories finiscono per postare le loro cose in quei siti gratuiti per aspiranti scrittori: i racconti in Italia, per dirla con le parole dei mestieranti del mercato editoriale, “non vanno”. Anzi, son proprio i libri che non vanno, perché la metà della metà delle persone che sono qui con me e si son lette Amy Hempel e compreranno la raccolta dell’autore ignaro ai più, non sono, parlando in termini economici, una fetta rappresentativa della popolazione. In parole povere quattro gatti, quando invece occorrerebbero intere legioni.
Così ho pensato: e se in Italia d’ora in poi l’editoria funzionasse come il calcio? Continua a leggere

Le letture da spiaggia che non ti aspetti

libri da spiaggiaEcco alcuni dei libri che gli italiani si sono portati sotto l’ombrellone

Da sempre ho l’abitudine di fare lunghe passeggiate in riva al mare, da diversi anni ho anche il vizio di contorcermi per scoprire i titoli dei libri che i villeggianti hanno tra le mani, quest’estate ho iniziato a chiedere di che testo si trattasse quando la copertina era occultata dalle dita o ripiegata.
Dopo un iniziale disorientamento (interrompere la lettura è sempre motivo di fastidio) e qualche diffidenza (diversi devono aver pensato che fossi dell’Euroclub), tutti si sono dimostrati cordiali e ben disposti, con qualcuno mi sono persino intrattenuto per una breve chiacchierata – del resto, come dimostra l’hashtag #letturedatreno proposto tempo addietro su Twitter da Angela Rastelli, la curiosità per le letture altrui è alquanto diffusa.
Quali gli esiti della “ricerca”? Innanzitutto l’evidente assenza di un best-seller estivo: nessun testo ha infatti catalizzato la curiosità dei lettori occasionali negli ultimi mesi e scalato le classifiche di vendita (Grey, la variante maschile delle Cinquanta sfumature di grigio, sembra aver suscitato un tiepido interesse, così come l’ultimo vincitore del Premio Strega, La ferocia di Nicola Lagioia). Occorre anche rilevare che il numero dei lettori è sempre drammaticamente basso: in stabilimenti con oltre un centinaio di ombrelloni occupati, raramente ho individuato più di quattro o cinque persone con un libro tra le mani – e talvolta si trattava  di stranieri. Se poi erano prevedibili anche la scarsità di opere pubblicate da piccoli editori e la prevalenza della narrativa, tutt’altro che scontati si sono dimostrati i titoli: siamo portati a credere che in spiaggia si leggano quasi esclusivamente opere poco impegnative, invece mi sono imbattuto sì in numerosi thriller e polpettoni sentimentali (tra cui comunque un solo Harmony), ma anche in saggi non sempre divulgativi, in diversi romanzi di innegabile qualità letteraria e, soprattutto, in molti classici.
Quest’ultimo dato mi pare il più interessante e rimarca come in un mercato sovraffollato di testi poco significativi e in cui le proposte mutano di continuo, il lettore comune si senta disorientato e preferisca dedicarsi a opere e autori consacrati dalla tradizione; oltretutto, dei classici è più facile trovare un’edizione economica o magari una copia nella libreria di casa o in biblioteca: vantaggio non da poco visto che i prezzi di copertina sembra stiano tornando a salire (il costo medio delle novità Adelphi, Einaudi o Mondadori si aggira intorno ai 18 euro).
Iniziano a essere meno rari gli e-reader, anche se davvero esigui rispetto a smartphone e tablet (in un paio di casi mi sono avvicinato per scoprire che non si era concentrati su un e-book ma su qualche gioco o impegnati a scattar foto). Confermata poi la netta prevalenza di lettrici (quasi il 62% del campione) rispetto ai lettori e, a dispetto delle statistiche, di over 35 rispetto ai giovani – per discrezione non ho chiesto l’età, per cui quest’ultimo dato è molto approssimativo. Infine due curiosità: si incontrano molti più lettori di pomeriggio, quando evidentemente c’è meno confusione, ed è piuttosto frequente che chi legge si accompagni ai propri simili (forse il buon esempio è ancora il miglior canale di diffusione della lettura, o forse gli esemplari in estinzione cercano di aggregarsi nel disperato tentativo di far sopravvivere la specie).
Ed ecco, dunque, l’elenco dei libri che ho appuntato su un piccolo block-notes, ormai unto di crema solare e irrigidito dalla salsedine: Continua a leggere