Il mutamento relazionale in atto e la difficoltà di leggere

Poesia d'estate_De ChiricoEnrico Prevedello ragiona sulla difficoltà con cui ci si approccia alla letteratura durante la quarantena e sulla portata sociale e relazionale del mutamento in atto

Fin dal primo giorno di isolamento forzato ho avuto difficoltà a leggere e a scrivere. Per più di un mese ho pensato fosse un problema solo mio, ma ultimamente ho letto varie interviste in cui scrittori che ammiro hanno manifestato lo stesso sintomo, in particolare mi è stato utile l’intervento di Cristò, Zardi e Macioci: Scrivere nella pandemia. Ho pensato: se questa difficoltà a entrare in relazione con le storie è condivisa, si potrebbe cercarne la motivazione nel modo in cui comprendiamo e costruiamo il mondo delle narrazioni. Allora ho ripreso in mano la tesi di laurea del 2010 con tema “narrativa e neuroscienze” e l’11 settembre come evento criptico da decifrare attraverso l’analisi di tre romanzi americani (L’uomo che cade di Don DeLillo, Follie di Brooklyn di Paul Auster, La strada di Cormac McCarthy). In poche parole, il romanzo viene inteso come strumento cognitivo utile a comprendere la realtà perché attiva gli stessi processi neurologici con cui comprendiamo e costruiamo il mondo che chiamiamo reale. Alcuni passaggi mi sono stati utili a tentare l’interpretazione che segue. Continua a leggere

L’ANALFABETA di Agota Kristof, molto più di un “racconto autobiografico”

Agota Kristof, primo pianoPuò un esile libricino dirsi perfetto? Sì, Agota Kristof lo dimostra con L’analfabeta pubblicato da Edizioni Casagrande e tradotto da Letizia Bolzani. A comporre quest’opera – sottotitolata Racconto autobiografico – sono undici schegge narrative, brevi e compiute, nelle quali l’autrice ungherese ripercorre come avesse contratto il “morbo” della lettura e trovato rifugio nella scrittura, cosa significasse vivere nell’Unione Sovietica e implicasse fuggirne, la fatica del lavoro in fabbrica, il senso di estraneità dell’esiliato, la difficoltà di appropriarsi di un’altra lingua e infine l’apprendistato come scrittrice. Ci sono la poesia dei sentimenti, l’amarezza e il cinismo di chi ha sofferto, il potere della letteratura: i pochi frammenti che riporto qui di seguito spero bastino a darvene prova. Acquistatelo, leggetelo. Continua a leggere

LE PAROLE di Jean-Paul Sartre: leggere, scrivere

jean-paul sartreJean-Paul Sartre ha intitolato Le parole la sua autobiografia pubblicata nel 1964, in concomitanza con il rifiuto del premio Nobel per la Letteratura; la traduzione in italiano per il Saggiatore è di Luigi de Nardis. In queste pagine, con grande consapevolezza e autoironia, Sartre fa rivivere la propria infanzia e riferisce la propria formazione come precoce lettore e poi i suoi primi approcci alla scrittura, in parte sottraendosi al mondo e in parte cercando di possederne gli elementi costitutivi, rinunciando a un po’ di vita nell’ambizione di protrarla oltre i limiti biologici.
Riporto qui alcuni dei brani che mi hanno colpito maggiormente. Continua a leggere

Come superare tabù e sensi di colpa del lettore

Qualche considerazione su quanto, come e perché leggere a partire dalla mia esperienza

Ho deciso, non senza qualche scrupolo, di interrompere la lettura dell’ultimo romanzo di Hanya Yanagihara, ma per farlo sono dovuto arrivare a pagina 303 (di 1091) e confrontarmi con un’altra blogger che non ne era rimasta particolarmente entusiasta. Non è stato facile, perché gli estimatori di Una vita come tante (Sellerio) sono stati tanti, anche tra i critici letterari, e in questi casi si ha sempre il sospetto che la tara sia nostra e non del testo che abbiamo tra le mani. Oltretutto, avevo deciso di acquistarlo dopo aver apprezzato la bella recensione di Alessandro Garigliano su Nazione Indiana e aver ascoltato il lusinghiero giudizio di un amico, Pierfrancesco Ditaranto (al quale devo la scoperta di Javier Cercas). Ebbene, la Yanagihara, attraverso i suoi personaggi, dimostra una profonda comprensione dell’umanità, ma, a mio avviso, tende spesso a uno psicologismo di maniera e la sua delicata scrittura deraglia a più riprese nel melodrammatico; insomma, se in tanti sono stati completamente irretiti da questa storia, io ho iniziato a provarne fastidio, e mi sono arreso.
Sino non molto tempo fa non sarei stato in grado di interrompere la lettura di un libro, per rispetto verso l’autore che, per quanto mediocre possa essere, si è comunque messo in gioco e di chi l’ha pubblicato, investendo su di lui. Continua a leggere

Perché leggere e perché scrivere in TONY & SUSAN di Austin Wright

Tony & Susan_Wright_copertina AdelphiPubblicato nel 1993 negli Stati Uniti, Tony & Susan è il più celebre romanzo di Austin Wright ed è stato riproposto con la traduzione di Laura Noulian da Adelphi nel 2011, dopo l’edizione Rizzoli del 1994. Da quest’opera è stato tratto il film del 2016 Animali notturni (regia di Tom Ford) che l’ha riportata in auge restituendogli l’attenzione che merita. È un romanzo appassionante che si muove su due piani narrativi: in uno c’è Tony, la cui vita viene stravolta in una notte di folle violenza, nell’altro Edward che ha scritto questa storia (dal titolo Animali notturni) e ora sottopone il manoscritto a colei che ne aveva scoraggiato le velleità letterarie, ossia la sua ex moglie, Susan; le vicende del personaggio si alternano a quelle presenti e passate di quest’ultima, così come l’atmosfera noir prevalente nel primo e nell’ultimo quarto del libro si intreccia con quella intimistico-famigliare. Sebbene la tensione implacabile che Wright riesce a innescare si esaurisca quasi nel primo centinaio di pagine, lo fa a vantaggio di una ficcante esplorazione dell’ambiguità e dell’incostanza dei sentimenti. Ma c’è anche almeno un’altra ragione che può far apprezzare Tony & Susan: il gran numero di riferimenti alla scrittura e alla lettura, alle ragioni profonde a esse sottese. Ne riporto i più significativi. Continua a leggere

Javier Marías, leggere per comprendere se stessi e il mondo

Javier MaríasIl brano qui riportato è tratto dal discorso che lo scrittore spagnolo Javier Marías ha pronunciato nel 1995 a Caracas durante la cerimonia per la consegna del Premio Rómulo Gallegos; chi volesse leggere il testo integrale, può trovarlo al termine del romanzo Domani nella battaglia pensa a me, tradotto da Glauco Felici nell’edizione Einaudi Super ET. Dello stesso autore, Einaudi ha da poco pubblicato Così ha inizio il male.

Un romanzo non soltanto racconta, ma ci permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un pensiero, e nell’assistervi ci permette di comprendere.
Sapere tutto ciò – credere di saperlo, più esattamente – a volte non risulta sufficiente per lo scrittore, mentre scrive. Vi sono momenti in cui alzo lo sguardo dalla macchina da scrivere e mi estranio dal mondo da cui sto emergendo, e mi domando come, nella mia età adulta, possa dedicare tante ore e tanta fatica a qualcosa di cui il mondo, me compreso, potrebbe fare tranquillamente a meno; come possa impegnarmi a riferire una storia che io stesso vado scoprendo man mano che la costruisco, come possa trascorrere parte della mia vita calato nella finzione, a far succedere cose che non succedono, con la stravagante e presuntuosa idea che tutto questo possa un giorno interessare qualcuno. Come, secondo la definizione dell’attività  letteraria data dal romanziere e saggista e poeta Robert Louis Stevenson, possa starmene «a giocare in casa, come un bambino, con della carta». Continua a leggere