IL GIORNO CHE DIVENTAMMO UMANI di Paolo Zardi, recensione – About short stories

copertina-il-giorno-che-diventammo-umani-paolo-zardi-neoIl giorno che diventammo umani – e non potemmo più tornare indietro.

Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni) di Paolo Zardi è una raccolta di racconti che, come la precedente Antropometria, indaga con uno sguardo lucido e disturbante la drammaticità dell’esistenza.
Che voglia scuotere il lettore lo si comprende già dal racconto di apertura, Domenica pomeriggio (forse il più crudo), in cui un uomo “qualunque” sodomizza una ragazzina, percependo solo in maniera indistinta il male di cui è colpevole.
Quelli del Giorno in cui diventammo umani sono personaggi in bilico tra l’ottusità della vita, gli impulsi e la fragilità del corpo, i rischi di un’eccessiva autoconsapevolezza e il desiderio di comprendere/si: così quell’umanità evocata nel titolo ne esce piuttosto ammaccata, ma non rinuncia a un’ostinata sopravvivenza.
La misura dei racconti è breve, ce ne sono venti in duecento pagine, e passarli in rassegna tutti avrebbe poco senso; mi limito a segnalare quelli che hanno saputo maggiormente sorprendermi o emozionarmi.
TAC innanzitutto, in cui una giovane madre e moglie contende brandelli di vita alla malattia, consapevole che suo figlio «sarebbe dovuto crescere in fretta, in un’età in cui si dovrebbe avere il tempo di commettere errori». U.S.T. ha invece per protagonista un uomo sposato che rivede un’amica di cui in gioventù era innamorato e che sapeva (o immaginava) piuttosto lasciva: inizia così a fantasticare e a pianificare l’adulterio, ma non tutto va secondo i piani; prevale qui un certo sentimentalismo, misurato e non stucchevole, così come nel Bacio, altrettanto riuscito e significativo. Fulminante L’ultima sigaretta in cui un padre, incallito fumatore, sente la presenza della morte, ma ne fraintende le intenzioni. Storia di malattia e di riflessione sull’esistere è anche La stella marina: «c’è un universo infinito, fuori da noi, e ci siamo solo noi, dentro a questo corpo». Meritano, infine, almeno un cenno anche due storie di tradimento, Il giardino dell’Eden e La cagna, e una di rimozione, Fiat Duna.
In tutti i brani contribuisce a creare tensione e angoscia, alternate a sprazzi di luce e tenerezza, lo stile nitido, preciso, epifanico di Paolo Zardi, che pecca solo, talvolta, di un’eccessiva “densità informativa”, non rispondente a fini narrativi ma funzionale a dare le coordinate al lettore. Ciò non toglie che si tratti di un’opera interessante e compatta, in cui si creano sotterranee simmetrie, tanto che alcuni personaggi ritornano da un racconto all’altro (sebbene in maniera per lo più incidentale, come in Qualcosa di simile di Francesca Scotti, e non sistematica, come in Tra amici di Amos Oz).

 

ABOUT SHORT STORIES
(https://giovannituri.wordpress.com/tag/about-short-stories/)
Gianluca Merola, Dio taglia 60 (Ad est dell’equatore)
Giuseppe Cristaldi, Macelleria Equitalia (Lupo Editore)
Marino Magliani e Giacomo Sartori, Zoo a due (Perdisa Pop)

Annunci

4 thoughts on “IL GIORNO CHE DIVENTAMMO UMANI di Paolo Zardi, recensione – About short stories

  1. amanda ha detto:

    ne ho scritto anche io, un’ottima lettura, il bacio è forse il racconto che mi ha emozionata di più

  2. […] con le precedenti raccolte di racconti date alle stampe dall’editore abruzzese (Antropometria e Il giorno che diventammo umani) si era guadagnato l’apprezzamento di alcuni critici e lettori, ora sta giungendo […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...