LA PERFEZIONE DEL TIRO di Mathias Enard e alcune novità editoriali

la perfezione del tiro_enard_copertinaConferme e sfide dalla piccola e media editoria indipendente

Di Mathias Enard hanno riscosso molta attenzione le due opere con le quali è stato recentemente riproposto al pubblico italiano, Bussola e L’alcol e la nostalgia, ma pare invece essere passato un po’ inosservato La perfezione del tiro, romanzo scritto precedentemente e pubblicato solo lo scorso luglio dalle Edizioni e/o (con traduzione di Yasmina Melaouah). Eppure basterebbe scorrere la prima pagina per capire che ci si trova di fronte a un testo e a un autore straordinari: «Dal mio tetto perlustro i marciapiedi, scruto le finestre, guardo le persone vivere. Basta una pressione sul grilletto e posso centrare chiunque. […] Tutti pensano solo allo sparo e all’esito del tiro. Non sanno che ho ascoltato i battiti del loro cuore attraverso il mio, che ho soffocato ogni emozione, che ho smesso di respirare appena prima di premere il grilletto, come si usa dire, anche se io non premo un bel niente, anzi, semmai libero un cane di metallo che percuote un innesco che accende un esplosivo che propelle un proiettile fino a milleduecento metri e che vi uccide. Oppure no».
Il narratore rivela presto di essere un cecchino diciottenne, arrogante e spietato, ma la misura della sua esaltata follia si manifesta gradualmente, sebbene ogni volta ci si aspetti che la violenza ottusa abbia già raggiunto il parossismo; di pari passo aumenta l’apprensione del lettore per Myrna, la quindicenne che assiste la madre del protagonista e della quale si è invaghito, sebbene lei opponga disprezzo e paura al suo amore disturbato. Enard riesce anche a far trapelare, con lo spaesamento del soldato che racconta la vicenda, il fanatismo di una guerra assurda e improvvisata che si autoalimenta, in cui il sacrificio di combattenti e civili inermi e gli stupri sono la norma e l’adrenalina una droga. Sì, è un romanzo duro che vi farà contorcere le budella, ma è anche una delle prove più convincenti della letteratura contemporanea.
Restando nell’ambito della narrativa straniera, la Voland, a cui già occorre esser grati per la pubblicazione di Romanzo naturale e ancor più di Fisica della malinconia, ha fatto tradurre, sempre a Giuseppe Dell’Agata, anche E tutto divenne luna: diciannove racconti in cui Georgi Gospodinov sceglie spesso un suo alter ego come protagonista ma dà comunque sfogo alla fantasia, sovente intorno a uno dei temi a lui più cari, la solitudine. Rappresenta invece una nuova sfida per D Editore la ripubblicazione di Amnesia di Douglas Anthony Cooper (tradotto da Sara Inga): un thriller che incastra diversi piani narrativi indagando la fallibilità della memoria e che inaugura la collana Lingue, diretta da Valerio Valentini. Una novità è anche la collana Blaupause con la quale Aguaplano allarga i propri orizzonti alla narrativa italiana e che parte con Seminario sulla nostalgia, il memoir romanzato del professore di psichiatria Roberto Tatarelli.
A chi magari starà cantilenando il solito leitmotiv, “si pubblica troppa roba”, non si può replicare che non sia vero, però il problema non è tanto questo, quanto l’indolenza di noi tutti nel compiere scelte diverse e dunque nel valorizzare il lavoro di chi prova a diversificare un’offerta editoriale sì ampia, ma spesso di qualità discutibile.

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