I bestseller del 2016 editore per editore

Bestseller, libri migliori editore per editoreDi articoli sui libri migliori dello scorso anno ne sono apparsi davvero troppi, dopo tre anni (2013, 2014, 2015) ho quindi deciso di cambiare la domanda e di chiedere quale sia stato e come mai il titolo più venduto del 2016 per ciascuna casa editrice. Ecco le risposte di ad est dell’equatore, Atlantide, CasaSirio, Einaudi, e/o, Garzanti, Iperborea, Las Vegas, LiberAria, Longanesi, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, Neo, NN, Ponte alle Grazie, Racconti, 66thand2nd, SUR, Tunué, Voland. Continua a leggere

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Intervista a Claudio Ceciarelli, editor Edizioni e/o

eo edizioni logoClaudio Ceciarelli ha collaborato con le case editrici Theoria, Einaudi (collana Stile libero), Adnkronos Libri; ora è l’editor della narrativa italiana delle Edizioni e/o.

Quale percorso professionale ti ha portato a diventare editor e come sei giunto infine alle Edizioni e/o?
Dopo la laurea in Filosofia ero in attesa di entrare nella redazione dell’Enciclopedia delle scienze sociali della Treccani. Conobbi casualmente (era il 1988) Beniamino Vignola, fondatore di Theoria, e feci con lui una lunga chiacchierata alla fine della quale mi propose di “dargli una mano” nelle attività redazionali della casa editrice. Dopo un mese di volontariato nella sede romana di via Severano capii che quella era la cosa che volevo fare da grande. Ebbi la fortuna di imparare “sul campo”, senza scuole particolari, ma con l’esempio e l’aiuto di grandi professionisti come Severino Cesari, Paolo Repetti, Ottavio Fatica e il compianto Malcolm Skey, per citarne solo alcuni. La fine dell’esperienza di Theoria – causata dalle crescenti difficoltà finanziarie che condussero la casa editrice al fallimento – fu per me per molti versi traumatica, ma mi lasciò intatta la voglia di continuare. E così, dopo un paio d’anni passati a fare altro per campare, alla prima occasione (la nascita di Stile libero) mi rituffai nel mondo dell’editoria, dividendomi tra la cura di alcuni titoli della collana e l’attività di direttore editoriale dell’Adnkronos Libri, esperienza chiusasi nel 2001. A quel punto lavorai per alcuni anni a tempo pieno a Stile libero finché nel 2005 non lasciai la redazione della collana – divenuta nel frattempo una vera e propria casa editrice nella casa editrice – per problemi di salute, superati i quali iniziai la felice collaborazione tuttora in essere con Sandro Ferri e Sandra Ozzola di e/o in qualità di editor per la narrativa italiana.

Quanti dei testi pubblicati vi pervengono attraverso la procedura indicata sul sito delle Edizioni e/o (http://www.edizionieo.it/proposte.php)?
Un paio all’anno se va bene, ma in compenso il faticoso lavoro di selezione e scrematura ci consente di avere il polso sull’evoluzione dei gusti e delle tendenze letterarie che provengono dalla pancia del Paese che scrive. Per esempio, da due o tre anni a questa parte è aumentato in maniera esponenziale il numero delle sceneggiature-in-forma-di-romanzo, chiaro segno a mio parere di un influsso crescente del cinema e della televisione, con le rispettive sintassi, sul modo di pensare e fare letteratura. Gli esiti sono quasi sempre discutibili, ma è indubbio che la lingua letteraria abbia subìto e stia subendo un processo di trasformazione che potrebbe diventare epocale.

Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Gli “orientamenti del mercato” non sono una bestemmia, ma sicuramente il gusto personale degli editori e mio determina le scelte dei titoli da pubblicare molto più dell’inseguire le mode del momento. È in questo il DNA della casa editrice, che ne contraddistingue la storia, l’identità attuale e, spero, quella futura. Continua a leggere

Marco Rossari, L’UNICO SCRITTORE BUONO È QUELLO MORTO (2)

Editoria, che disastro.
Una delle cose più buffe era che il libro si acquistava in base a una sinossi tra due persone che non l’avevano letto e si vendeva in base a una sinossi tra due persone che non l’avevano nemmeno sfogliato. L’editore straniero proponeva un riassuntino del libro ancora in fieri a quello italiano che poi lo consegnava ai cosiddetti lettori. Costoro – una razza di creature ctonie appena scampate all’università e in attesa di trovare un lavoro decente – davano una scorsa e fornivano un parere. A quel punto il libro veniva girato al traduttore, al quale (“gentilmente”) veniva richiesta una paginetta di presentazione da girare ai promotori. E così i promotori, individui che il libro non l’avevano nemmeno mai annusato, si presentavano con un anticipo di qualche mese ai librai e decidevano insieme a loro […] con quante copie sarebbe stato presente in libreria.

Marco Rossari, L’UNICO SCRITTORE BUONO È QUELLO MORTO

Rossari, L’unico scrittore buono è quello morto

C’era uno scrittore che scriveva solo cose vere, ma tutti gli chiedevano cosa c’era di inventato. Non appena passò a scrivere cose inventate, tutti cominciarono a chiedergli cosa c’era di vero.

C’era uno scrittore che non riusciva a far passare una giornata senza scrivere un rigo. Il problema era che gli altri riuscivano a farne passare innumerevoli senza leggerlo.

Quando parlo col mio lettore cito un autore immaginario dall’impronunciabile cognome slavo e termino con: «…che tu conoscerai senz’altro».

C’era uno scrittore che stroncava montagne e partoriva topolini.

[da L’unico scrittore buono è quello morto (Edizioni e/o): raccolta di aforismi e brevi racconti che compongono un’arguta parodia del mondo editoriale e delle ossessioni degli scrittori.]