STRADE DI NOTTE di Gazdanov e LA NATURA DELL’AMORE di Burnside: Fazi non delude

Le Strade_Fazi Editore_copertineAltri due bei romanzi vanno ad arricchire la collana Le strade della Fazi Editore: La natura dell’amore di John Burnside e Strade di notte di Gajto Gazdanov

Credo che generalmente non venga sottolineato a sufficienza lo straordinario percorso che la casa editrice Fazi sta proponendo ai lettori italiani con la sua collana Le strade: una selezione di opere che spazia attraverso la letteratura statunitense, russa, sudamericana ed europea con alcuni titoli di indubbio valore. In alcuni casi si tratta di romanzi riproposti dopo anni di oblio, come l’ormai celebre Stoner di John Williams o il meno fortunato I capelli di Harold Roux di Thomas Williams (vincitore del National Book Award nel 1975), in altri di opere contemporanee insolite come La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza o Lo schiavista di Paul Beatty (Man Booker Prize 2016). Rientra nella prima categoria Strade di notte di Gajto Gazdanov (traduzione di Claudia Zonghetti) e nella seconda La natura dell’amore di John Burnside (traduzione di Giuseppina Oneto). Continua a leggere

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IL POST-ESOTISMO IN DIECI LEZIONI, LEZIONE UNDICESIMA di Antoine Volodine, recensione

L’esplorazione di Antoine Volodine ai confini della letteratura: Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima (66thand2nd)L’esplorazione di Antoine Volodine ai confini della letteratura: Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima (66thand2nd)

Sorprende che quest’opera di Antoine Volodine, Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima, fondamentale sia per interpretare la sua produzione sia per stabilire sin dove abbia saputo spingersi la narrativa contemporanea, giunga a noi con quasi vent’anni di ritardo e dopo la pubblicazione in Italia di ben altri tre suoi testi: Scrittori (Edizioni Clichy), Angeli minori (L’orma editore), Terminus radioso (66thand2nd). Alla casa editrice di Isabella Ferretti e Tomaso Cenci va il merito di aver colmato questa lacuna, per giunta proponendo Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima in una splendida veste grafica, progettata da Silvana Amato, e nell’impeccabile traduzione di Anna D’Elia, che di Volodine si è già occupata con passione e competenza. Continua a leggere

TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO di Jonas Hassen Khemiri, recensione

jonas-hassen-khemiri-scrittore-tutto-quel-che-non-ricordo-romanzo-iperboreaIl nuovo romanzo dello svedese Jonas Hassen Khemiri tradotto da Alessandro Bassini per Iperborea

Tutto quello che non ricordo è un romanzo composto da una pluralità di voci che cercano di ricostruire la storia di Samuel, ventiseienne suicida (o presunto tale). Sono le testimonianze di persone che gli sono state accanto o che lo hanno conosciuto di sfuggita e dalle quali uno scrittore cerca di intuire di chi siano le eventuali responsabilità; ciascuno però racconta la propria verità e, che sia sincero o meno, non coincide mai con quella degli altri: «Certi dicono che Samuel era depresso e lo progettava da tempo. Altri che è stato solo un incidente. Alcuni danno tutta la colpa a quella ragazza con cui stava […]. E altri ancora dicono invece che sia colpa di quel suo amico grande e grosso, quello che adesso è in prigione, quello che farebbe qualsiasi cosa per i soldi». Continua a leggere

Intervista ad Anna D’Elia, traduttrice di TERMINUS RADIOSO di Antoine Volodine

anna-deliaIn Terminus radioso (66thand2nd), Antoine Volodine immagina una realtà devastata da disastri nucleari, infestata da piante mutanti e popolata da fantasmi che si illudono di non essere tali; qui un kolchoz (Terminus radioso, appunto) è sopravvissuto al crollo della Seconda Unione Sovietica come emanazione di un potente sciamano: la narrazione prende avvio quando tre soldati, in fuga dall’avanzata delle forze capitaliste, entreranno in collisione con questa dimensione onirica. È insieme una favola nera e una distopia post-atomica, dalla scrittura potente e visionaria che alterna capitoli dal ritmo teso e incalzante a sezioni più criptiche, mantenendo sempre inalterata la perturbante atmosfera di fondo. Qui di seguito l’intervista ad Anna D’Elia sul suo lavoro e sulla traduzione di questo straordinario e inusuale romanzo.

Sei stata tu a proporre a 66thand2nd la traduzione di Terminus radioso o è stata la casa editrice ad affidartela? Come è stato il tuo primo approccio con questo romanzo?
Conoscevo Volodine già da qualche anno. Me ne parlavano da tempo amici in Francia e in Italia. Non avevo letto i suoi grandi romanzi, solo alcune prose raffinatissime e stralunate, Nos animaux préférés, ad esempio, che avevo trovato bellissimo, o il magnifico Des anges mineurs. La ricerca universitaria segue ormai da molti anni Volodine e il post esotismo – specie nell’ambito di studi sull’evoluzione della struttura romanzesca – sicché il mio primo contatto con questo autore è avvenuto attraverso discussioni e scambi con amici letterati “di qua e di là dall’Alpe”. Un amico di amici, che adesso insegna in Giappone ed è stato un allievo di Volodine, mi aveva parlato del romanzo Prix Médicis 2014 come di un capolavoro assoluto. Quando alla fine del 2014, Isabella Ferretti mi parlò di Terminus radieux tra i grandi testi che 66thand2nd intendeva far uscire nel corso del 2016, le dissi del mio interesse per la lingua volodiniana. Ne parlammo insieme a lungo, per qualche mese, alla fine lei ritenne che potessi degnamente occuparmene – e di questo la ringrazierò sempre – ci pensò su e me lo affidò.
Non sapevo, però, in che razza di “gorgo” sarei precipitata: la dimensione stessa dell’opera, la complessità della struttura, il susseguirsi di inedite forme narrative, la coralità delle voci, la moltitudine dei personaggi e la presenza di un universo vegetale “mutante” tutto da inventare. È stato un lavoro improbo, a volte sfiancante, lunghissimo – ci ho lavorato un anno e mezzo – ma che mi ha regalato momenti di pura gioia. Quella vera, profonda, dove il tempo sparisce in un fluire ininterrotto e tu sai di fare il mestiere più bello del mondo, quella che non ti interessa nient’altro e non vedi l’ora di rientrare a casa per metterti davanti al computer e tornare “laggiù”, dove un’ora prima hai lasciato i tuoi personaggi, che intanto stanno vivendo cose importantissime e che tu non puoi certo permetterti di ignorare. Continua a leggere

Premio Sinbad – Città di Bari, quando il protagonista è l’editoria indipendente

logo_premio_sinbadAnnunciati i finalisti della prima edizione del Premio Sinbad

Spesso si denuncia la posizione di monopolio che i grandi gruppi editoriali hanno sia nel mercato librario sia nell’intera filiera del libro; oggi, per altro, il consiglio di amministrazione di Rcs si pronuncerà per l’approvazione definitiva alla cessione della divisione Libri alla Mondadori – operazione ribattezzata da taluni “Mondazzoli”. Raramente, invece, si cerca di fare concretamente qualcosa per dare voce e spazio a chi si sottrae, per scelta o necessità, a queste logiche di monopolio: l’editoria indipendente, spesso invisibile e non necessariamente virtuosa.
Il Premio Sinbad – Città di Bari nasce proprio con l’intento meritorio di dare spazio e attenzione al lavoro portato avanti dai piccoli e medi editori indipendenti, di tutelare la pluralità e la singolarità della loro offerta culturale, di rifiutare le logiche di potere spesso sottese in altri premi letterari.
Le candidature per questa prima edizione sono state 89 (68 per la sezione narrativa italiana e 21 per la sezione narrativa straniera) e oggi sono stati annunciati i finalisti alla prima fase di selezione. Eccoli qui di seguito. Continua a leggere