MATERIA PRIMA di Jörg Fauser, recensione

jörg fauser Materia PrimaFinalmente pubblicato dall’Orma Editore il capolavoro della controcultura tedesca di Jörg Fauser, Materia prima

Desta meraviglia il fatto che l’ottima traduzione di Daria Biagi per l’Orma Editore sia la prima in italiano di Materia prima di Jörg Fauser, un sorprendente classico della letteratura underground europea, pubblicato in Germania nel 1984. Continua a leggere

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ATTI UMANI di Han Kang, recensione entusiasta

Han Kang, scrittriceDopo La vegetariana, un’altra prova di talento di Han Kang: Atti umani

Adelphi pubblica un secondo romanzo di Han Kang, Atti umani (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra), in cui la scrittrice sudcoreana conferma tutto il suo talento, scegliendo ancora una volta una lingua e dei soggetti disturbanti. La vegetariana ha per protagonista una donna che inizia a rifiutare il cibo di origine animale, ma questo non è che il primo sintomo di un disagio che assumerà via via connotati sempre più estremi; la sua condotta viene però raccontata, interpretata e travisata da altri personaggi. Allo stesso modo, in Atti umani la storia dell’adolescente Dong-ho e del suo sacrificio viene ripercorsa poco per volta attraverso lo sguardo di diversi narratori, intrecciandosi a quella di altri morti e di alcuni sopravvissuti, ammesso che coloro che sono stati mutilati nell’anima possano esser definiti tali: «Non c’è modo di tornare al mondo precedente alla tortura. Nessuna strada per il mondo precedente al massacro». Continua a leggere

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar Di Monopoli, recensione

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar Di MonopoliEdito da Adelphi il nuovo thriller di frontiera di Omar Di Monopoli

Nella perfida terra di Dio sta raggiungendo un pubblico di lettori molto più ampio e variegato rispetto a quello che già conosceva e apprezzava la scrittura di Omar Di Monopoli e l’impressione è che anche molti critici stiano scoprendo solo ora il quarantenne di Manduria: del resto, gli autori italiani contemporanei nel catalogo Adelphi sono talmente pochi che ogni nuova acquisizione desta sempre un certo interesse. Chi tuttavia ha letto i romanzi Uomini e cani, Ferro e fuoco, La legge di Fonzi o i racconti Aspettati l’inferno, tutti pubblicati con Isbn, e si aspettava che, insieme alla veste grafica più sobria e tradizionale, potessero essere mutati la voce dell’autore o il suo immaginario viene decisamente smentito. Continua a leggere

Intervista ad Alessandro Garigliano, autore di MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE

Mia figlia, don Chisciotte_Alessandro Garigliano_copertina romanzo_NN EditoreIn Mia figlia, don Chisciotte (NN Editore), Alessandro Garigliano racconta e analizza il capolavoro di Cervantes attraverso il tenero rapporto con una figlia bambina e, viceversa, interpreta il ruolo genitoriale e lo scontro tra realtà e illusioni alla luce del legame tra Don Chisciotte e Sancio Panza: è un azzardo audace e riuscito che genera un romanzo delicato e capace di inglobare anche un appassionato saggio letterario. Che il narratore sia o meno un alter ego dell’autore cambia poco, si innesca comunque una forte empatia nei suoi confronti per la levità spudorata e la grazia con la quale introduce il lettore nella sua intimità affettiva, domestica e culturale. Mia figlia, don Chisciotte è dunque un romanzo seducente e programmaticamente insolito, franto (come era anche il bel Mia moglie e io con cui Garigliano aveva esordito per LiberAria): «Dovrei denunciare il male assoluto che alla letteratura hanno arrecato tutti i congegni a orologeria imbastiti per irretire il lettore: le agnizioni, il climax, la coerenza, il conflitto, le unità di tempo luogo e azione. Tecniche esibite nel tempo in modi strumentali, anziché scattare per necessità cognitive narrative estetiche». Qui di seguito l’intervista ad Alessandro Garigliano.

Hai concepito sin dall’inizio un romanzo che avesse per protagonisti un padre, sua figlia e don Chisciotte o la possibilità di intersecare i due piani (studio critico e dimensione affettiva) si è prospettata in corso d’opera?
L’intuizione da cui tutto è partito è stata: i padri sono Sancio Panza! Anzi, riandando all’origine, devo confessare che scrivere un libro sulla relazione tra padre e figlio è stato sempre un mio grande desiderio. Me ne sono reso conto definitivamente dopo aver letto La strada di Cormac McCarthy. Concentrandomi su me stesso, mi sono ricordato che in tutte le opere, di diversi ambiti culturali, ogni volta che era rappresentato un padre insieme a un figlio – anche prima di diventare genitore (d’altronde sono pur sempre un figlio!) – io mi commuovevo. E così, ai miei occhi, Cavaliere e scudiero non potevano diventare che un padre e un figlio. A quel punto è iniziata l’attività di ricerca. Non appena ho preso coscienza di questa attrazione che, prima di diventare razionale, mi aveva attraversato carsica in maniera fisica emotiva inconscia, mi sono messo a ripassare i miti: dai padri che mangiano i figli, ai figli che uccidono i padri e così via. Insomma, nonostante avessi trascorso anni rileggendo il Don Chisciotte e spulciando ogni monografia, non fosse stato per questo cortocircuito tra la vita privata e i due eroi del romanzo di Cervantes, il libro non sarebbe mai esistito. Continua a leggere

Intervista a Sandro Campani, autore del GIRO DEL MIELE – Professione scrittore 22

sandro-campani-autore Einaudi-intervistaIl giro del miele di Sandro Campani è la storia di due sconfitti che non si sono arresi: l’anziano Giampiero, che ha portato avanti la falegnameria di Uliano, e il figlio di quest’ultimo, Davide, che della passione per l’apicoltura non è riuscito a farne un lavoro. Trascorrono insieme una lunga notte di confessioni per riappacificarsi con il passato, in cui uno ha finito per ingannare le persone che ama e l’altro per compromettere la relazione con Silvia, l’unica donna che abbia mai desiderato. Intorno a loro e nei racconti, nei ricordi, è vivido l’Appennino tosco-emiliano, con i suoi paesaggi e le sue atmosfere, ed è questa simbiosi con la natura, insieme ai temi della paternità (non sempre biologica) e dello scarto tra aspirazioni e realtà, a imporre un parallelismo con Le otto montagne. Come quella di Cognetti, poi, la scrittura di Campani è sorvegliata, matura, attenta ai dettagli e per giunta capace di calcare le battute su chi le pronuncia, impiegando dove occorre costrutti e termini dell’oralità. Il giro del miele è il quarto romanzo di Sandro Campani, qui di seguito intervistato. Continua a leggere

LA NOVITÀ di Paul Fournel, recensione

recensione-la-novita-paul-fournel-voland«L’editoria è sessualmente trasmissibile», lo suggerisce Paul Fournel

È innegabile il fascino esercitato dalle professioni legate al mondo del libro, soprattutto su chi non lo conosce dall’interno: La novità di Paul Fournel, tradotto per Voland da Federica Di Lella, è però scritto da un autore che lavora nell’editoria e ce la racconta con sincerità, passione e perspicacia, tanto da fornirci in questo pregevole romanzo anche un ottimo manuale sull’argomento.
Il protagonista e narratore, Robert Dubois, è ormai diventato un ingombrante relitto per i soci di maggioranza della casa editrice che porta il suo nome e avverte con disagio le nuove prospettive aperte dal digitale; il suo, del resto, è ormai uno sguardo disincantato: «Da secoli ormai non leggo più, rileggo soltanto. Sempre la solita minestra che noi trasformiamo in novità, tendenze, rentrée letterarie, successi e flop, molti flop». Dubois sa di essere corresponsabile del declino delle patrie lettere: «Abbiamo svuotato i libri di contenuto per venderli meglio e ora non li vendiamo proprio più», ammette e poco oltre rincara: «Non facciamo che ripeterci all’infinito che pubblichiamo troppi libri inutili, che dovremmo smetterla, dopodiché continuiamo tutti a farne uscire il dieci percento in più all’anno»; follia? No, calcolo, poiché, come spiega a uno di quei manager che stanno prendendo il posto dei direttori editoriali, un’indagine di mercato richiede «tre volte il costo di un libro. Per cui abbiamo preso la brutta abitudine di fare i libri per sapere come vanno i libri». Poi, certo, gli editori non sono gli unici colpevoli: «Quando un autore ha successo, tutti desiderano che riscriva lo stesso libro. I lettori, i librai, l’editore (soprattutto se lo nega). Solo l’autore a volte ha qualche dubbio». Continua a leggere

CANDORE di Mario Desiati, intervista

mario-desiatiCandore di Mario Desiati, ovvero la nostra epoca attraverso la lente della pornografia

Nel suo ultimo romanzo, pubblicato da Einaudi, Mario Desiati indaga la nostra epoca attraverso uno dei suoi aspetti più pervasivi: la brama di erotismo, agevolata oggi dall’infinità di materiale immediatamente disponibile online.
Martino Bux, il protagonista di Candore, è infatti un giovane pornomane condannato alla solitudine dalla sua dipendenza; nelle ragazze di cui si innamora cerca i tratti delle pornodive e ogni circostanza si presta alla proiezione delle sue perverse fantasie: «non c’era essere vivente che incontrassi, uomo, donna, animale, che non facesse parte dei miei film mentali, sempre pornografici, sempre sul crinale della passione che avevo in quel momento».
Più che di perdizione è però una storia di smarrimento, perché Martino non ha il coraggio o la determinazione per andare oltre il voyeurismo e, anche quando qualcuno prova a tirarlo fuori dal suo mondo di sesso e pixel, non riesce a non anteporre candidamente i suoi desideri a ogni reale forma di relazione.
Con Ternitti (Mondadori) Desiati era giunto finalista al Premio Strega, qui però torna agli scenari del suo esordio, la Roma degradata di Neppure quando è notte e allo stile caustico e ironico degli inizi.

Come nascono Martino Bux e l’idea di questo romanzo?
Il desiderio di raccontare un uomo fragile, inetto della mia generazione, molto più frequente di quanto si pensi, con lo scandalo dell’ossessione dove lui ripone le sue debolezze. Ognuno ha le sue ossessioni e poteva essere qualunque, nel caso specifico è la pornografia e nel caso specifico una pornografia che si dettaglia e seziona sempre più. È un aspetto del post moderno col quale la narrativa ha fatto i conti, ma i risultati sono sempre stati controversi perché a mio avviso i rischi di un tema del genere sono il morboso o il moralismo. Così tenendo presente questi due grandi spauracchi ho cercato di trovare una voce il più lontano possibile da loro. Non so se ci sono riuscito, ma su questo ho lavorato. Volevo raccontare anche Roma, la sua enorme carica trasgressiva che si nasconde nelle pieghe di degrado urbano, ma anche di speranze culturali inappagate, città delle illusioni perdute, l’unica città italiana in cui poteva ambientarsi una storia come questa.

È solo un caso che Candore sia stato di poco preceduto dal romanzo Dalle rovine di Luciano Funetta o è la naturale conseguenza della centralità dell’erotismo nell’immaginario contemporaneo?
Libro bellissimo, di uno scrittore che ha una padronanza stilistica fuori dal comune. Credo che anche lì l’erotismo non sia così centrale come si vuol credere, è un romanzo sul lato oscuro e il candore anche il suo.

candore-mario-desiati-copertinaLa gestazione di questo romanzo è durata dieci anni: quali difficoltà hai incontrato in corso d’opera? Come è stato alternare la scrittura di Candore a quella di altre opere (tra cui due per ragazzi, Mare di zucchero e Con le ali ai piedi)?
Era l’autunno del 2005 e in una pausa nei pressi di Via Sicilia a Roma dove lavoravo ai tempi per la Mondadori, Antonio Franchini, allora mio capo ed editore, mi chiese se avessi mai pensato di scrivere un libro con tutte quelle storie con cui intrattenevo i miei colleghi e amici di allora. I personaggi assurdi che frequentavo, i film assurdi che avevo visto, i locali assurdi dove ero stato. Tema: sempre il sesso. Un’aneddotica che aveva per protagonista dei personaggi reali che con gli anni crescevano, cambiavano, scomparivano in incidenti aerei e poi riapparivano con nomi diversi. Io li chiamavo demoni perché impersonavano le mie ossessioni, le mie paure, ma anche i miei desideri di essere un po’ libero e spregiudicato come loro. In quel momento pensai più a un reportage, erano anni in cui su Nuovi Argomenti stavamo sperimentando il racconto del reale da parte dello scrittore, che Enzo Siciliano chiamava la Letteratura delle Cose. Cominciai a raccogliere materiale, ma non trovavo la forma adatta. Quando ho capito che era meglio per me scrivere un romanzo, è cominciato il travaglio della voce, cercarne un’accettabile e credibile. I libri per ragazzi non influiscono minimamente, anzi trovo assurdo che si debba rimuovere la sessualità quando si parla di ragazzi, è in quegli anni che nascono identità e desideri. Continua a leggere