FISICA DELLA MALINCONIA di Georgi Gospodinov, recensione

Fisica della malinconia_copertina_GospodinovFisica della malinconia, l’ultima splendida opera del bulgaro Georgi Gospodinov

Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov, nella traduzione di Giuseppe Dell’Agata, è stato pubblicato da Voland ad aprile 2013 e ha riscosso un discreto successo. Stando alle logiche del web e della carta stampata non avrebbe più senso scriverne adesso: lo hanno già fatto in troppi e bisogna ormai occuparsi delle “imperdibili” novità. Ma di opere davvero interessanti non ne escono più di una decina l’anno e pare che le Edizioni Voland stiano attraversando un periodo critico – come, del resto, tutta l’editoria e in particolare le piccole realtà indipendenti. Quindi, forse, non è così inutile suggerirvi di sfuggire all’attrazione per i bestseller in classifica e per gli ultimi arrivi in bella mostra nelle vetrine delle librerie per acquistare il “romanzo” di Gospodinov, anche per dare un sostegno concreto alla casa editrice di Daniela Di Sora: condividere sui social network il suo appello è stato un bel gesto, ma gli editori di qualità hanno bisogno di lettori, molto più che di supporters.
Il fatto che Fisica della malinconia sia un libro straordinario, è bene chiarirlo, non significa che debba senz’altro piacervi e poc’anzi, non a caso, ho virgolettato la parola romanzo, dal momento che, se lo si può definire tale, di sicuro è ben poco convenzionale: passa anche in uno stesso paragrafo dalla prima alla terza persona («Mi rendo conto di quell’incerta prima persona, che con facilità si ripara nella terza e poi di nuovo torna alla prima. Ma chi può dire con sicurezza che quel bambino di 40 anni fa ero io, e quel corpo lo stesso che ho ora qui»), si compone di frammenti narrativi, divagazioni, ricordi, illustrazioni («Non sono in grado di proporre un racconto lineare, perché nessun labirinto e nessuna storia è lineare»), ciononostante è un’opera sorprendentemente compatta/compiuta e suadente. Ogni pagina fa perno sulla ricerca di senso dell’autore e sul suo tentativo di esorcizzare la malinconia, di custodire il passato non solo personale («Che io scriva, scriva, scriva, che annoti e che conservi, che possa essere come l’arca di Noè, non io, ma questo libro»).
La scrittura diventa insieme labirinto e filo di Arianna, il narratore condivide con il Minotauro solitudine e alterità, ma la stessa “empatia patologica” che lo porta a essere “mostro” lo fa anche incarnare in suo nonno, contadino e soldato, in suo padre, veterinario insofferente ai dettami della dittatura socialista, e in ogni creatura («Aveva già osservato questa sua capacità, che riteneva un grave difetto, di provare quello che capita ad altri. Di potersi immedesimare, incarnare, la parola sarebbe venuta in seguito, nei loro corpi. Di essere loro»). L’empatia è, però, un’abilità che con l’invecchiamento si riduce («I corridoi verso gli altri e le loro storie, un tempo aperti, oggi risultano murati») e che la malinconia affievolisce, non resta allora che acquistare storie, per poter continuare a essere altri e altro, condizione che reca insieme alla percezione dell’autunno del mondo l’intuizione del sublime disseminato ovunque e che può essere colto solo con gli smarriti occhi dell’infanzia («Là è la città ideale, la città celeste che abbiamo già sperimentato e che poi, attraverso tutte le traversie, possiamo ritrovare sotto forma di suoi simulacri, ora più riusciti, ora meno»).
Accidenti, non solo ho letto Fisica della malinconia in “ritardo”, ma ho anche ecceduto in citazioni. Tanto vale aggiungerne ancora una per provare così a sintetizzare le ossessioni di Gospodinov con le sue stesse parole: «Il passato, la malinconia e la letteratura – sono queste le tre balene senza alcun peso che mi interessano».

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One thought on “FISICA DELLA MALINCONIA di Georgi Gospodinov, recensione

  1. […] essere stato conquistato da Fisica della malinconia del bulgaro Georgi Gospodinov, ho avvertito l’esigenza di approfondire la conoscenza della […]

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