Quattro chiacchiere con Daniela Di Sora sulla collana Sírin della Voland

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Dopo essere stato conquistato da Fisica della malinconia del bulgaro Georgi Gospodinov, ho avvertito l’esigenza di approfondire la conoscenza della collana Sírin della casa editrice Voland, diretta da Daniela Di Sora, le cui pregevoli pubblicazioni offrono una selezione della letteratura slava moderna e contemporanea.
Ho dunque letto Istemi di Aleksej Nikitin (traduzione di Laura Pagliara) e La cangura di Juz Aleškovskij (a cura di Emanuela Bonacorsi). Il romanzo del giovane ucraino Nikitin si caratterizza per uno stile conciso, a tratti cupo, a tratti ironico; la narrazione si sviluppa seguendo due piani temporali: 1983/4, in cui il protagonista è un ragazzo che finisce con i suoi amici sotto il mirino del Kgb a causa di un gioco di ruolo fantapolitico; 2004, in cui improvvisamente riaffiora il passato.
La cangura di Juz Aleškovskij racchiude l’omonimo romanzo e il racconto lungo Nikolai Nikolaevič: il donatore di sperma. Entrambi mettono in scena due ribelli furfanti: raccontano le proprie disavventure in lunghi monologhi che diventano delle grottesche parodie del regime staliniano. La scrittura caustica, irriverente, scurrile fa quasi pensare a un Bukowski sovietico, ma in Aleškovskij è più vibrante la denuncia politica – soprattutto nella Cangura – e gli vanno riconosciute delle soluzioni narrative assolutamente originali, in stile Bulgakov (come, per fare giusto un esempio, l’animazione della gamba destra di Stalin che irride il dittatore). Chiara e incisiva la nota critica della Bonacorsi in appendice (peccato però che manchi un apparato di note che aiuti a cogliere i tanti riferimenti storico-culturali).
Non posso, a ogni modo, che confermare la coerenza e il valore letterario del progetto editoriale portato avanti dalla Voland con i volumi di Sírin e per saperne di più ho rivolto qualche domanda alla sua ideatrice, Daniela Di Sora.

daniela di sora_volandCome nasce il suo interesse per la letteratura russa ed est europea? Come mai l’attenzione del mondo editoriale è invece concentrata prevalentemente sulle opere anglofone?
Il mio amore per la letteratura russa nasce molto banalmente dalla lettura, da adolescente ho letto Dostoevskij, iniziando da Delitto e castigo, e ne sono rimasta affascinata, si può dire che non ho più smesso. Poco dopo mi sono iscritta alla facoltà di Lettere, a Roma, e all’istituto di Lingue slave c’era Angelo Maria Ripellino che teneva delle splendide lezioni di letteratura russa e ceca. Dopo la laurea sono andata a insegnare in Bulgaria e poi a Mosca… Insomma, i paesi slavi sono entrati a far parte del mio mondo, con la loro ricchezza e la loro complessità, con le loro contraddizioni. Ma soprattutto con il loro straordinario bagaglio culturale: la letteratura, ma anche la musica, il teatro, la pittura.
Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, posso dirle solo che l’immaginario di noi tutti è nutrito di America, quando sono andata a New York per la prima volta riconoscevo lo skyline di quella città, mi era più familiare di quello di Milano. Detto questo, mi sembra che manchi un po’ di curiosità, sia da parte dei lettori che da parte degli editori. Il mondo è vasto e terribile, l’unico modo che abbiamo per conoscerlo davvero è la letteratura. Continua a leggere