COME OMBRA CHE DECLINA di Antonio Muñoz Molina e il fermento dell’editoria indipendente

libriUn invito a leggere Come ombra che declina di Antonio Muñoz Molina e altre opere che difficilmente spiccano in libreria

Nonostante la difficoltà di raggiungere non solo il pubblico ma anche l’attenzione della critica tradizionale, l’editoria indipendente italiana continua a dimostrare una vitalità sorprendente, di cui purtroppo sembrano dar conto soprattutto gli appassionati che gratuitamente scrivono recensioni online: a loro pare essere stata demandata la scoperta delle opere più interessanti, anche se meno chiacchierate, e forse non è allora un caso che le segnalazioni più o meno direttamente “sponsorizzate” su riviste e sporadicamente nelle trasmissioni televisive ormai non smuovano che poche copie attraverso i diversi canali di vendita. Continua a leggere

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Intervista a Stefano Izzo, editor della narrativa italiana Rizzoli

rizzoli-libriStefano Izzo è editor della narrativa italiana Rizzoli e redattore di Granta Italia.

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor Rizzoli?
Per entrare in una casa editrice, soprattutto una come la Rizzoli, a volte non basta avere talento, cultura, idee. A volte serve un colpo di fortuna, essere la persona giusta al momento giusto. Nel mio caso il colpo di fortuna si chiama Stefano Magagnoli, che nel 2005 fu casualmente ospite nell’agriturismo dei miei genitori nella campagna senese. All’epoca mi ero da poco laureato e lavoravo in un call center, covando il vago sogno di lavorare “intorno ai libri”, senza avere in verità alcuna consapevolezza di cosa si facesse realmente in una casa editrice. Avevo fatto vari tentativi, ma il massimo che avevo ottenuto era la possibilità di lavorare gratis per 12 mesi presso un editore scolastico: offerta rispedita al mittente. Magagnoli invece era un importante dirigente Mondadori (aveva da poco pubblicato Il Codice da Vinci…) e saltò fuori che cercava qualcuno che fosse giovane, intelligente, ma soprattutto avesse molta “fame”. Mi sono presentato, seduto di fronte a lui e, prima ancora ch’io potessi parlare, mi ha detto: «Ti faccio fare una prova. Se hai talento, sei il benvenuto. Altrimenti sei subito fuori». Una frase che mi intimorì, è chiaro, ma di cui apprezzai molto la schiettezza, e fu uno stimolo potente a sfruttare al meglio l’occasione. Poche settimane dopo, quando Stefano è approdato in Rizzoli, ho ricevuto la sua chiamata.

Oltre che dell’editing vero e proprio, ti occupi anche della selezione degli inediti? Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti?
La selezione degli inediti è stato il mio primo incarico in casa editrice, ero il primo filtro delle centinaia di proposte che arrivavano ogni anno. Tra il 2005 e il 2008 credo di avere valutato circa un migliaio di dattiloscritti, leggendo per intero almeno la metà di essi, preparando per ciascuno un report dettagliato, rispondendo a tutti gli aspiranti. Questa parte del lavoro mi ha insegnato molto, in particolare mi ha permesso di affinare quella capacità di critica su cui si basa poi l’editing vero e proprio: in entrambi i casi si tratta di capire quali sono i punti forti e quelli deboli di un testo, se e come è possibile intervenire, se è un testo che può avere un pubblico o, almeno, una collocazione all’interno di un programma editoriale. Lo considero tuttora il passaggio obbligato per chiunque voglia imparare questo mestiere.
Quando ho iniziato, otto anni fa, la maggior parte delle proposte arrivava in cartaceo; oggi l’80% mi raggiunge via mail. Le agenzie letterarie sono forse il canale al quale diamo più attenzione, perché ciò che ci propongono ha già superato il loro vaglio. Ma tanti spediscono le loro pagine direttamente, senza intermediari. I più arditi mi contattano tramite i social network (cosa che però vorrei evitare…) o si fanno avanti a margine delle presentazioni in libreria. In generale apprezzo l’intraprendenza degli aspiranti scrittori perché soltanto chi è molto determinato e disposto a spendersi in prima persona può sperare, oggi, di vincere davvero la grande sfida. Continua a leggere

SENZA TRAUMA di Daniele Giglioli, recensione

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Daniele Giglioli, Senza trauma. Scrittura dell’estremo e narrativa del nuovo millennio, Macerata, Quodlibet, 2011, pp. 116.

Daniele Giglioli in questo breve saggio parte dall’assunto che la nostra sia l’epoca «del trauma dell’assenza di trauma» e che questo generi una «scrittura dell’estremo» (p. 7). Durante la sua traversata della narrativa italiana contemporanea, e di alcune opere in particolare, si esime allora dall’esprimere giudizi di merito, per concentrarsi sulla ricerca di indizi che corroborino la sua tesi e per evidenziare una tendenza letteraria espressione dei tempi e anche, come si giunge a comprendere nelle ultime pagine, della nostra inettitudine.
Il linguaggio sensazionalistico dei media avrebbe esasperato a tal punto i riferimenti della comunicazione quotidiana che «senza il linguaggio del trauma […] non abbiamo più niente da dire su ciò che ci circonda» (p. 9), ecco allora che «la scrittura dell’estremo è il tentativo di rimotivare a posteriori i segni vuoti in cui ci specchiamo» (p. 18) attraverso una «strategia dell’oscenità» volta a produrre «intensità affettive disturbanti» (p. 24). Sarebbe nella letteratura “di genere” e nell’autofinzione che tale scrittura dell’estremo troverebbe le sue forme congeniali e Giglioli le analizza in due sezioni autonome, per poi riunificare il discorso nelle conclusioni. Continua a leggere

RESISTERE NON SERVE A NIENTE di Walter Siti

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Recensione apparsa sul numero 27 di Incroci dell’ultimo romanzo di Walter Siti, Resistere non serve a niente (Rizzoli), candidato al Premio Strega 2013.

Come nelle ultime opere, in Resistere non serve a niente Walter Siti mette in scena se stesso e la contemporaneità, ma questa volta il suo personaggio cede il ruolo di protagonista a Tommaso, mentre all’ossessione per il sesso si sostituisce quella per il denaro; il romanzo è infatti anche un pretesto per indagare l’universo finanziario e la sua dipendenza dalla criminalità organizzata, esasperata dall’attuale contingenza: «per i mercati, resistere ora alla penetrazione criminale sarebbe come resistere alla cannula dell’ossigeno».

Tommaso è un bambino riflessivo, che vive nella periferia romana con sua madre Irene; il padre è in carcere per omicidio. La sua fame inarrestabile è il tentativo di colmare un vuoto interiore, la passione per la matematica e la geometria deriva da un desiderio di ordine e di equilibrio a cui si aggrapperà per tracciare il proprio futuro. Grazie anche alla protezione e alla guida discreta dell’organizzazione malavitosa a cui è affiliato il padre, Tommaso diventerà un broker influente, ma il suo rapporto con lo status di benestante (dopo anni e anni di indigenza) e con l’amore (per lo più mercenario) continuerà a essere inquieto. Confidarsi con Walter, il letterato conosciuto a una festa mondana, e farsi raccontare da lui diventa per Tommaso una possibilità di rivelarsi a se stesso, per lo scrittore di penetrare con la forma narrativa nei meandri di un sistema di potere globale che sarebbe molto rischioso esporre sotto forma di saggio-inchiesta. «Il verosimile è un verde praticello in declivio dove non si rischiano né querele né accuse di esibizionismo o cattiva educazione». Continua a leggere

Walter Siti, TROPPI PARADISI

Walter Siti_Troppi paradisi

[Da Troppi paradisi, “autobiografia di fatti non accaduti”]

Arbasino esclude che io sia uno scrittore perché non faccio altro che parlare della mia vita piccina picciò, e la mia inferiorità sociale, e le mie scopate, e adesso anche la vecchia mamma. Quanto di più cheap, di piccolo-borghese: la negazione del volo fantastico, del coraggio di chi i propri dolorini se li risolve da solo («never explain, never complain») e si affida alla leggerezza crudele della vera creazione, che è sempre un’avventura, un’inchiesta, una sorpresa storica e in lato senso politica, da Mozart alle vedute di Bellotto ai sogni di Borges. Ma io non so degli altri, so solo di me stesso; i grandi secoli e i grandi uomini non mi interessano, mi interessa il carnaio di ora. Il fenomeno politico più rilevante degli ultimi trent’anni in Occidente non è tutto fondato su una formidabile estensione (e distorsione) dei desideri privati?