Intervista a Elisabetta Migliavada, direttrice della narrativa Garzanti

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Elisabetta Migliavada è la direttrice della narrativa Garzanti e tra i bestseller che ha portato in Italia figurano romanzi come Il profumo delle foglie di limone della Sánchez e Il linguaggio segreto dei fiori della Diffenbaugh.

Quali passi ti hanno portato dallo stage alla Piemme alla conduzione della narrativa per Garzanti?
Iniziare in Piemme per me è stata una grande fortuna, perché è lì che ho imparato le basi del lavoro editoriale e del publishing. Ero circondata da grandi professionisti che mi hanno insegnato tanto. Inoltre, la dimensione della casa editrice mi ha permesso di seguire sin da subito anche altri aspetti connaturati al mio lavoro, fondamentali, che vedevano la collaborazione stretta tra editoriale marketing e ufficio stampa. È stata una grande scuola. Dopo quattro anni, sono stata assunta in Garzanti, inizialmente in qualità di editor della narrativa straniera, per poi diventarne direttrice. Ero felicissima: ero stata presa dalla casa editrice di alcuni dei miei autori preferiti, ma c’era da rimboccarsi le maniche, trovare nuovi autori, lanciarli, sfidare il mercato. È stato ed è un grande percorso, che ha dato grandi risultati grazie al lavoro d’equipe della Garzanti e del gruppo Gems. In questi anni Garzanti si è imposta soprattutto nella narrativa femminile di qualità, e siamo riusciti a lanciare autori come Kim Edwards, Vanessa Diffenbaugh, Brunonia Barry, Erica Bauermeister, e Clara Sánchez, l’autrice spagnola ancora più letta del momento e ancora in classifica (tra poco festeggeremo i tre anni!) con Il profumo delle foglie di limone. Da un anno sono anche direttrice della narrativa italiana. Lavorare con gli autori è un processo di arricchimento continuo e mi sta dando tante soddisfazioni.

Attraverso quali canali scovi i nuovi autori e cos’è per te l’editing?
I canali sono tanti. Gli agenti prima di tutto. Ma anche le autocandidature: sono moltissime ed è impossibile guardarle tutte tempestivamente, ma credo sia importante comunque non ignorarle perché spesso anche lì tra le pile di manoscritti si può nascondere un fiore che attende solo di sbocciare.
L’editing è un processo lungo ed elaborato, che richiede tante ore. Le fasi sono tante, ma principalmente avviene in due passaggi: una prima sessione in cui insieme allo scrittore analizziamo il romanzo nel suo insieme, e una seconda in cui si interviene più nel dettaglio. Una regola che seguo sempre è questa: fare domande, tantissime domande. Non soltanto all’autore, anche ai suoi personaggi, e stimolarli a rispondere attraverso la penna dello scrittore. E ascoltare, ascoltare, ascoltare: solo così si riesce a lavorare bene insieme. Il mio lavoro è simile a quello di un’ostetrica: fare in modo che il bambino nasca, ma la madre ovviamente non sono io. Continua a leggere

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