Quim Monzó, TRENTA RIGHE (da MILLE CRETINI)

mille cretini_monzó[incipit del racconto Trenta righe nella raccolta Mille cretini, tradotta da Gina Maneri e pubblicata da Marcos y Marcos]

Lo scrittore comincia a battere sui tasti prevenuto. Deve scrivere un racconto breve. Ultimamente tutti decantano le virtù della narrativa breve, ma lui, se potesse essere sincero, confesserebbe che detesta i racconti in generale e quelli brevi in particolare. Ciò nonostante, per non restare tagliato fuori, si è visto costretto ad aggiungersi all’ondata di bugiardi che millantano una passione per la brevità. Ecco perché lo terrorizza la leggerezza con cui le dita danzano sui tasti, così da inanellare parole su parole che, una in fila all’altra, finiscono per formare una riga, sotto la quale se ne forma un’altra – e un’altra ancora! – senza che lui riesca a mettere a fuoco l’argomento, perché è abituato alle lunghe distanze: a volte gli ci vogliono cento pagine per cominciare a intuire di cosa sta scrivendo, altre volte non ci riesce neppure dopo duecento.

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