Ecco i migliori blog letterari italiani (3)

blogTerzo e ultimo post in cui ho cercato di sopperire all’assenza di attendibili rassegne o classifiche dei blog letterari italiani domandando agli ideatori o ai caporedattori la storia e le peculiarità di quelli che seguo con più interesse. Solo facendo rete, coloro che dedicano ai libri e alla lettura il proprio tempo, per lavoro o per diletto, possono ottenere qualche risultato significativo e giungere al di là delle proprie cerchie di amici, followers o estimatori che dir si voglia, magari suscitando persino la curiosità dei famigerati non-lettori: dunque ringrazio tutti quelli che hanno risposto alla mia richiesta, ma anche quanti si sono soffermati a leggere questi post, li hanno rilanciati sui social network e soprattutto sono andati a curiosare sui link dei lit-blog ospitati. Continua a leggere

RACCONTI D’AMORE DI FOLLIA E DI MORTE di Horacio Quiroga per “Raccontami (24)”

horacio_quiroga_racconti_damore_di_follia_e_di_morteI racconti sudamericani di Horacio Quiroga

Prima ancora che nei Racconti d’amore di follia e di morte (Editori Internazionali Riuniti), mi sono imbattuto nello splendido Decalogo del perfetto scrittore di racconti di Horacio Quiroga, che riconosce tra i suoi maestri Edgar Allan Poe e osserva: «Un racconto è un romanzo depurato di pleonasmi. Abbi questa verità per assoluta, quantunque non lo sia».
A caratterizzare la sua scrittura, insieme a qualche nota umoristica o romantica, sono le atmosfere torbide, la fascinazione per gli aspetti macabri del reale, ma più dell’influenza letteraria di Poe pesano senz’altro le sue vicende biografiche: nato in Uruguay alla fine del 1878, dopo pochi mesi perde il padre, colpito accidentalmente da un colpo del suo stesso fucile, e nel 1902 lo stesso Quiroga uccide il suo migliore amico pulendo un’arma da fuoco – episodio in seguito al quale si trasferisce in Argentina; nel 1915 sua moglie si toglie la vita e lui stesso morirà suicida nel 1937. Non è stata una vita facile quella di uno dei fondatori del racconto latinoamericano, apprezzato anche da una scrittrice da lui molto diversa come Marcela Serrano, e questo spiega la sua attenzione/attrazione verso la morte, una delle coordinate delineate perfettamente dal titolo (insieme all’amore e alla follia) tra le quali si muove la sua scrittura – ma ce n’è in realtà anche una quarta, la natura.
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ADORATA NEMICA MIA di Marcela Serrano per “Raccontami (23)”

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Marcela Serrano racconta le donne

È la sofferenza della condizione femminile il minimo comun denominatore dei racconti di Marcela Serrano raccolti in Adorata nemica mia (tradotti da Michele Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco per Feltrinelli); dunque, appare quasi una dichiarazione d’intenti la considerazione che si legge nel brano da cui è tratto il titolo del libro: «Io sono lei e non un’altra, eppur son te e son tutte voi». La scrittrice cilena vuole proseguire la disamina dell’universo femminile intrapresa in Dieci donne ed è lecito pensare che Adorata nemica mia nasca, più che da un’urgenza letteraria, dal desiderio di sfruttare il successo commerciale della precedente raccolta. Eppure la Serrano è innanzitutto una scrittrice di romanzi (ne ha scritti ben otto, che le sono valsi diversi premi e riconoscimenti) e questa sua attitudine – insieme a un eccessivo sentimentalismo – penalizza diversi dei racconti qui selezionati, in cui si percepisce il tentativo di condensare un materiale narrativo di più ampio respiro in poche pagine.
Ciononostante ve ne sono alcuni pregevoli, innanzitutto i due che erano stati pubblicati nel 2000 in Un mundo raro (dos relatos mexicanos): 2 luglio e Senza Dio né legge. [Continua su Sul Romanzo]

AMARSI MALE di Antonio Debenedetti per “Raccontami (22)”

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Amarsi male, ovvero i volti della solitudine

Quella di Antonio Debenedetti è una voce autorevole in ambito letterario: collabora da tempo con le pagine culturali del «Corriere della sera» e ha preso parte alla redazione di diversi programmi radiofonici e culturali dedicati ai libri. Come sempre, questo pone di fronte all’imbarazzo di scindere l’autorevolezza in ambito critico con il talento creativo, o la sua assenza. Ebbene, presi singolarmente i racconti dallo stile piano e raffinato raccolti in Amarsi male di Debenedetti paiono privi di particolari guizzi narrativi, ma nel suo complesso l’opera è capace di trasmettere una penetrante sensazione di solitudine, di angosciata resa all’epilogo della vita. Sullo sfondo si staglia Roma, luminosa e cinica, e resta sottesa la tradizione letteraria italiana del Novecento, a partire da Alberto Moravia che, in «Diario europeo», scrive proprio su Debenedetti: «La sua è un’osservazione più da entomologo che da ritrattista, più pronto ad infilzare con uno spillo l’insetto che talvolta convive con l’uomo, che a ritrovare tratti umani in situazioni e comportamenti da insetti».
Non vi è alcuna nota o prefazione che segnali che la raccolta era già stata pubblicata nel 1998 dalla Rizzoli con il medesimo titolo, Amarsi male, e l’aggiunta del sottotitolo undici sentimenti brevi, ma questo spiega la presenza nella recente edizione Marsilio di una sezione conclusiva dal titolo Altre storie, che comprende tre nuovi testi – tutto questo rientra, però, nelle strategie editoriali e probabilmente esula dalla percezione del lettore comune.

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-22-amarsi-male-di-antonio-debenedetti

L’ESTETA RADICALE di Fouad Laroui per “Raccontami (21)”

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I racconti di Laroui sul Marocco e i suoi espatriati

Chi si accostasse alla scrittura del marocchino Fouad Laroui sulla scorta del suo più noto connazionale, Tahar Ben Jelloun, resterebbe probabilmente interdetto: tanto il primo si avvale una scrittura semplice e si sofferma sulla quotidianità, quanto il secondo sperimenta e narra storie di una terra ancora esotica; ad accomunarli, forse, è solo una certa garbata ironia.

I racconti di Laroui raccolti sotto il titolo L’esteta radicale, tradotti da Cristina Vezzano e pubblicati da Del Vecchio Editore, nascono spesso da piccoli paradossi o da eventi grotteschi ma non del tutto inverosimili […].

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-21-l-esteta-radicale-di-fouad-laroui

E PER DOLCE MANGIA UN CUORE di Giuseppe Pompameo per “Raccontami (20)”

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Una “svogliata” recensione di E per dolce mangia un cuore

Può capitare, e capita, che un testo che hai tra le mani da qualche mese e che devi recensire lo finisci per leggere nel momento meno opportuno. Può capitare, e capita, che il primo racconto del volumetto (trattandosi di una raccolta) ti infastidisca al punto che chiudi il libro e rimandi ancora la lettura per un tempo indefinito. Può capitare, e capita, che tu abbia però conosciuto personalmente le editrici (due sorelle) e che ti siano sembrate persone competenti e cordiali e, magari, che l’opera abbia pure una veste grafica accattivante, una carta paglierina porosa e vien quasi di dire fragrante. E allora, la lasci lì, in attesa sulla scrivania – anziché nasconderla dietro le pile di volumi che ti assediano e che nei mesi caldi ti fanno ombra, in quelli freddi ti riparano dagli spifferi.

Prima o poi, la riprendi e ricominci dal secondo racconto. Magari non ti entusiasma nemmeno quello, ma va già meglio, ti pare che lo stile continui sì a essere un po’ lezioso, ma trovi qualche immagine efficace, suggestiva. Così vai avanti, sino alla fine e poi provi in qualche modo a scriverne, anche se la voglia è poca.

Insomma, a me è successo tutto questo con E per dolce mangia un cuore di Giuseppe Pompameo (Scrittura&Scritture). Una raccolta coesa, gli va riconosciuto senza se e senza ma, in cui tutti e cinque i racconti sono caratterizzati da un crescendo tragico, sino al cupo finale; così come è senz’altro peculiare lo stile dell’autore, sempre teso al lirismo, al metaforico. […]

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-20-e-per-dolce-mangia-un-cuore-di-giuseppe-pompameo

L’UOMO CHE AMAVA DICKENS di Evelyn Waugh per “Raccontami (19)”

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L’humour inglese dei racconti di Evelyn Waugh

Mario Fortunato ha tradotto e raccolto per Bompiani, sotto il titolo L’uomo che amava Dickens, i racconti di Evelyn Waugh. Chi dello scrittore inglese abbia letto i romanzi satirici Declino e caduta o Il caro estinto non resterà certo sorpreso dal suo stile ironico e icastico, che tanto fa pensare a William Somerset Maugham.

C’è anche qui una critica irriverente della realtà politica (Benvenuti nell’Europa moderna) e dell’alta società – ad esempio nel racconto una Nobile dimora, in cui un giovane rampollo disadattato mostra più raziocinio dei suoi parenti; ma a uscire particolarmente malconcia è l’istituzione del matrimonio: Esercizio tattico è incentrato sin dall’incipit sulla difficile convivenza tra due giovani coniugi: «John Verney sposò Elizabeth nel 1938, ma fu nell’intervallo del 1945 che giunse a odiarla con costanza e tenacia»; mentre Basil Seal di nuovo in sella o Il regresso del libertino ripropone il protagonista di due romanzi di Waugh che, sposatosi per interesse, vuole ora evitare che un bellimbusto faccia altrettanto con la sua adorata figliola.

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-19-l-uomo-che-amava-dickens-di-evelyn-waugh

Scrivere, leggere, editare: una selezione dal web

rassegna culturale dal web

Nei prossimi giorni non so con quale frequenza aggiornerò il blog: ogni tanto anche gli editor provano a staccare la spina, ma raramente ci riescono (perché ovunque vadano sono libromuniti e cercano di controllare la posta elettronica anche dalle località più remote, nonché di tenere sotto controllo le pagine culturali dei quotidiani, ecc.). Ne approfitto allora per segnalarvi qui i link a una serie di recenti articoli che potrete leggervi con calma se dovessi latitare un po’.

Per Esmé, con amore e squallore di Paolo Cogetti
La prima di una serie di riflessioni sul racconto e sull’arte della narrazione, a partire dall’opera di illustri scrittori. Ecco l’incipit: “Il racconto non è solo una narrazione breve, è una narrazione incompleta. Comincia dopo che qualcosa è già accaduto, finisce quando qualcos’altro deve ancora accadere: lascia fuori un bel pezzo della storia, e certe volte quello che resta fuori è perfino più importante di quello che c’è dentro. Il racconto, diceva Grace Paley, è un punto di domanda. Il romanzo ha l’ambizione di rispondere, di contenere tutto – se non proprio tutto il mondo almeno tutto un mondo – di costruire per noi una casa in cui abitare: alla fine chiuderemo la porta su un luogo che ci ha accolti per un po’ di tempo, e che conosciamo bene. Il racconto è piuttosto una finestra sulla casa di qualcun altro […]”.
(http://www.minimaetmoralia.it/wp/per-esme-con-amore-e-squallore/)

L’arte della guerra di carta e inchiostro di Cosimo Argentina
Anche Cosimo Argentina, sempre su minima&moralia, si è soffermato a riflettere sulla scrittura, sulle sue regole e le ferite da cui scaturisce e che crea: “Scrivere con la penna o col pc è uguale. Scrivere di notte o all’alba è uguale. Scrivere nel silenzio o nel chiasso è uguale. L’importante è farlo tutti i giorni e lasciare la frase nel momento ideale. Né un momento prima né uno dopo che l’ispirazione sta calando”. Diverse anche le considerazioni sull’habitat dei narratori.
(http://www.minimaetmoralia.it/wp/larte-della-guerra-di-carta-e-inchiostro/)

Dieci sistemi sicuri per sedurre un editor/una editor di Giulio Mozzi
Giulio Mozzi propone con ironia un decalogo di suggerimenti per attirare l’attenzione di un editor (o di una editor): 1. Pagatelo/a, 2. Portatevelo/a a letto, e così via sino agli ultimi consigli (in cui non si scherza più)…
(http://vibrisse.wordpress.com/2013/07/07/dieci-sistemi-sicuri-per-sedurre-un-editor-una-editor/)

L’Inferno è una noia di Daniele Maria Pegorari
Il professor Pegorari, italianista e studioso dell’opera di Dante, commenta (o meglio satireggia) Inferno, il best-seller di Dan Brown: “romanzo che rende noioso ciò che altri narratori avrebbero scritto con più ritmo, più mistero, più sensatezza e in meno pagine. È quanto di più stolido la narrativa americana abbia prodotto in tema dantesco nel sec. XXI”.
(http://incrocionline.wordpress.com/2013/06/17/linferno-e-una-noia/)

Raccontami – rubrica dedicata alle raccolte di racconti
Continua ormai da tempo la mia battaglia per ridestare l’attenzione dei lettori italiani su una forma narrativa che tanta tradizione ha nella nostra letteratura, ma che oggi viene considerata un harakiri editoriale. Per questo da quasi due anni recensisco ogni mese su Sul Romanzo una silloge di racconti – non sempre consigliandone la lettura, è ovvio.
(http://www.sulromanzo.it/search/node/raccontami, invece una riflessione più generale l’avevo pubblicata su questo blog: https://giovannituri.wordpress.com/2012/03/05/i-racconti-non-si-vendono/)

QUALCOSA CAPITERÀ, VEDRAI di Christos Ikonomou per “Raccontami (18)”

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I racconti sulla crisi greca di Christos Ikonomou

Per la prima volta il pubblico italiano può avere tra le mani un’opera di Christos Ikonomou, di cui Editori Internazionali Riuniti ha pubblicato la raccolta di racconti Qualcosa capiterà, vedrai (traduzione di Alberto Gabrieli): un libro di grande intensità emotiva, poiché capace di narrare lucidamente la deriva sociale e morale che una crisi economica può comportare, ridefinendo i margini della quotidianità, e quelli tra ciò che è dignitoso e ciò che non lo è, tra ciò che è giusto e ciò che è illecito – ossia quanto sta accadendo in Grecia (dove sono ambientati tutti i testi) e si prospetta in Italia.

Non a caso, quasi tutti i racconti hanno due protagonisti: Ikonomou sembra volerci suggerire a ogni pagina che, qualunque sia la relazione tra esseri umani, l’amore e l’amicizia e l’affetto non possono in realtà colmare né i vuoti dell’animo, né tantomeno lo stomaco; così la miseria diventa anche uno stato interiore: «è strano essere poveri, mi disse Petros, è essere come quei pinguini che mostrano alla televisione che vedono sciogliersi i ghiacci intorno a sé e non sanno a che cosa aggrapparsi e come fuggire a una smisurata follia e per la paura si scagliano l’uno contro l’altro per mangiarsi». Come si può già intuire da queste poche righe, quella di Ikonomou è una scrittura che rende rarefatta la punteggiatura per riprodurre i ritmi concitati dell’oralità, incurante di ogni artificiosa armonia e consapevolmente antiletteraria; una piacevole sorpresa, se si considera che Qualcosa capiterà, vedrai è solo la seconda pubblicazione dell’autore, di professione giornalista.

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-18-qualcosa-capitera-vedrai-di-christos-ikonomou

SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO di Paolo Cognetti per “Raccontami (17)”

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Sofia si veste sempre di nero: una protagonista per dieci racconti

Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) è una raccolta di racconti compatta e organica, che (presumibilmente per fini commerciali) è stata anche definita “romanzo”, così come i due splendidi racconti di Tonon che compongono Il nemico (Isbn) sono diventati un “romanzo eretico”. Forse, tuttavia, non è solo il marketing a dettare queste distorte nomenclature (come è noto, i romanzi vendono di più), ma anche l’erronea supposizione per cui una raccolta di racconti sia una semplice successione di brani; così non è, o non dovrebbe essere (come ho già ribadito più volte nel corso di questa rubrica), e prima di Paolo Cognetti, lo hanno suggerito Amos Oz con Tra amici e nel lontano ’62 Maria Corti con L’ora di tutti, giusto per fare due esempi che meriterebbero più attenzione e riscontri. Ma il modello di Cognetti potrebbe essere stato In fuga di Alice Munro, in cui per tre racconti in successione torna la medesima protagonista, Juliet, prima ragazza, poi sposa, infine vedova e madre.

Sofia si veste sempre di nero si compone di dieci racconti, attraverso i quali Cognetti, con il suo stile delicato e minimalista, traccia la storia dell’inquieta giovinezza di Sofia e delle esistenze delle persone che gravitano intorno a lei […].

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-17-sofia-si-veste-sempre-di-nero-di-paolo-cognetti