Traduzioni di editori indipendenti (2)

Il sale, Mesopotamia, Più silenzioso dell'acquaSe siete in cerca di suggerimenti di lettura per l’estate, vi presento in breve tre belle traduzioni di editori indipendenti: Il sale di Jean-Baptiste Del Amo, Mesopotamia di Serhji Žadan, Più silenzioso dell’acqua di Berislav Blagojević. Continua a leggere

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I bestseller del 2017 editore per editore (L-Z)

libri, bestsellerLa scorsa settimana a indicare il loro titolo più venduto nel 2017 sono stati gli editori dalla A alla I, ora tocca agli altri: si tratta inevitabilmente di un elenco parziale, ma spero possa stimolarvi a scoprire marchi che non conoscete o magari a recuperare opere di cui avevate sentito parlare ma non vi avevano ancora sedotto. Continua a leggere

Racconti: finalmente tutta un’altra storia

Una selezione di raccolte di #raccontiAnche l’editoria italiana riscopre le short stories

Credo sia stato per colpa di Dino Buzzati e dei suoi Sessanta racconti, o forse delle Cronache marziane di Ray Bradbury, che sono diventato un appassionato lettore di short stories; certo è che per anni in Italia le raccolte di racconti, come la poesia, sono state per gli editori una scommessa a perdere – e non so con quanta incoscienza vi avessi puntato con una collana apposita (Nuovelettere per Stilo Editrice dal 2010) e una rubrica su Sul Romanzo (Raccontami dal 2012), poi trasferitasi su questo blog (About short stories).
Ora invece, quando stilo pagelle sulle pubblicazioni recenti, quasi sempre sono raccolte di racconti a occupare le prime posizioni, a riprova che se ne pubblicano e di qualità. Qualche esempio? I tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus (Mattioli 1885), Una cosa che volevo dirti da un po’ di Alice Munro (Einaudi), Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares (nottetempo), Le cose che non facciamo di Andrés Neuman (SUR); ma occorre assolutamente menzionare anche Il paradiso degli animali di David James Poissant (NN) e La donna che scriveva racconti di Lucia Berlin (Bollati Boringhieri).
Ci sono, poi, piccole case editrici che sempre più spesso danno spazio nei propri cataloghi alle narrazioni brevi, come L’orma editore (con quelle di Marcel Aymé, Bernard Quiriny, Antoine Volodine) o LiberAria (con quelle di Orazio Labbate, Fabio Lubrano, Giovanni Battista Menzani, Alessandro Raveggi). E che dire della giovane ed eccellente Racconti edizioni? Caso più unico che raro, ho letto tre loro volumi e mi hanno entusiasmato tutti e tre: Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Appunti da un bordello turco di Philip Ó Ceallaigh, Karma clown di Altaf Tyrewala.
Non finisce qui. Continua a leggere

NESSUN ALTRO MONDO di Osvaldo Capraro, un estratto

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Nessun altro mondo è l’ultimo romanzo di Osvaldo Capraro, pubblicato nella collana Nuovelettere della Stilo Editrice. L’autore si è già confrontato con il noir in Né padri né figli (e/o), ma in entrambe le opere, se ci sono il ritmo serrato e la suspense tipici di questo genere letterario, se c’è il tentativo di interrogarsi sulle dinamiche oscure della politica e della criminalità, c’è anche il talento di dare vita a personaggi inconsueti, come Michele Pellegrino: protagonista di Nessun altro mondo, capace di uccidere un uomo a sangue freddo, ma anche di provare affetto incondizionato per una cagna e di legarsi a una ragazzina ribelle, Erika. Qui di seguito ecco un estratto in cui compaiono tre dei personaggi principali; il colonnello Lochiaro, Coda di cavallo e gli altri vi attendono nelle pagine del romanzo, uno dei più intensi e delicati che ho avuto la fortuna di editare. Continua a leggere

QUALCUNO È USCITO VIVO DAGLI ANNI OTTANTA di Francesco Dezio, un estratto

Déjeuner dans la forêt

Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta è un racconto di Francesco Dezio, pubblicato nell’omonima raccolta (collana Nuovelettere, Stilo Editrice). Qui di seguito eccone un estratto.

Amsterdam era la Mecca per i punk altamurani, ne stavano a frotte, veniva anche prima di Londra e Berlino. Nel periodo ’84-’85 carovane di europei si spingevano in Olanda, molti ci finivano per le vacanze, qualcuno però decideva poi di insediarsi lì stabilmente. Pensavano tutti a una cosa: a quanto stavano bene gli olandesi che si potevano fumare quello che volevano. Conveniva starci anche per via delle leggi molto permissive, il governo olandese non faceva distinzioni: turco italiano o disoccupato autoctono ti dava da ottocento a un milione di lire al mese a condizione che per un certo periodo lavorassi. Non era affatto male, soprattutto perché poi potevi arrabattarti anche con altri lavoretti in nero, insomma non facevi la fame. Per cui: la casa la occupavi, la droga costava poco, la polizia ti trattava coi guanti bianchi, ti sballavi in santa pace, stavi bene e ti pagavano pure per fare la vita da porco che ti eri scelto. Che volevi di più?
È chiaro che poi uno si immagina che gli olandesi a casa loro stiano sempre sballati, invece non è così: fatta una rapida ricognizione ci si accorge che i fattoni erano per lo più greci o turchi, tutti a scroccare il sussidio di disoccupazione. In pratica, quella legge civilissima generava un effetto boomerang perché attirava tutta la feccia d’Europa, e l’Italia ne esportava parecchia. Continua a leggere

SORRIDI ALLA VITA, un racconto di Niccolò Agrimi

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Sorridi alla vita è un racconto di Niccolò Agrimi pubblicato nella raccolta Sgualciti dalla vita (collana Nuovelettere, Stilo Editrice).

Guardo la fettina di limone che galleggia nella mia tazza di tè. La sposto da un lato all’altro: una piccola zattera gialla in un laghetto marroncino. Il bar, per fortuna, non è pieno. Una coppia al tavolino accanto, due vecchi che leggono il giornale al bancone, ragazzini che fanno colazione.
È la terza notte che non dormo a causa dei dolori. Mi appisolo spezzato dalla stanchezza di un giorno di sofferenza, ma dopo poco mi sembra che la testa si apra. Vado in bagno e constato che un altro di quei piccoli fottuti bastardi bianchi dondola nella caverna. Lo muovo con un dito, lo spingo dal basso verso l’alto con l’illusione di poterlo infilare ancor più dentro ma, come ci provo, una fitta mi percorre la faccia e devo smettere. Allora lo prendo tra l’indice e il pollice e comincio a muoverlo avanti e indietro. Sempre un po’ di più, sempre più avanti e sempre più indietro, finché non me lo ritrovo tra le dita tinte da un po’ di sangue. Ho perso sei denti superiori davanti e quasi tutti quelli di sotto. Mi restano solo un incisivo inferiore e i molari che comunque cadranno, prima o poi. Ho la piorrea o qualcosa di simile.
Dovrei andare dal dentista, ma non posso nemmeno immaginare di poter pagare la somma spropositata che mi chiederà. Da tre giorni non lavoro e devo cominciare a preoccuparmi di come mettere insieme i soldi per l’affitto, figurarsi quelli per il dentista. Per fortuna il dolore mi impedisce di mangiare, per cui su qualcosa risparmio. Solo con il tè caldo il dolore si allevia un po’. Continua a leggere

ANNA, LA MORTE, LA SCIMMIA, un racconto di Giulia Basile

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Anna, la Morte, la scimmia è un racconto di Giulia Basile pubblicato in Tredici storie per tredici donne (collana Nuovelettere, Stilo Editrice).

Sono le 6,30. La data è stata già registrata sulla mia cartella clinica. L’alba si colora di silenzio. Ieri mattina invece un altro fu il risveglio…
Verso le 5,00 dall’U.T.I.C. (Unità Terapia Intensiva Coronarica) arrivarono parole laceranti: «Fatemi morire, voglio morireee!». L’urlo lo sentimmo, forte; quasi lo vedemmo.
Anna era stata incapace di proteggere se stessa da quella malattia diagnosticata già da qualche anno: sclerodermia sistemica progressiva,tre paroleche tagliano una vita, parole come bisturi che incidono in profondità giorno per giorno. E il puzzle della sua giovinezza si sgretolava a ogni minuto.
A ventidue anni, i muscoli di Anna presentavano la stessa situazione morfologica e funzionale di quelli di una novantenne.
Piccola e livida nel letto troppo grande per lei, con il petto imprigionato tra i fili collegati al monitor, l’ago della flebo infilato nella giugulare, il sondino dell’ossigeno incerottato sulla punta del suo naso blu. Un fagottino rannicchiato in posizione fetale: Anna viveva così da qualche settimana. Continua a leggere