Scrivere un romanzo: un resoconto dall’aldiquà del testo

Isabel Emrich_immersioneUna riflessione di Eduardo De Cunto sulle conseguenze della scrittura di un romanzo

Ricordo distintamente cosa pensai nel momento esatto in cui terminai la prima stesura del mio primo romanzo. Non “ah, finalmente, ho scritto un romanzo”, e nemmeno “chissà come è venuto”.

Mi dicono che sono più bravo coi racconti brevi. Beh, sono due discipline diverse. Il racconto è un’immersione profonda e rapida: si prende un’idea, o un ricordo, lo si lega intorno al collo come un masso, ci si fa trascinare nelle profondità marine e presto si taglia la corda e si riemergere a riprendere fiato. Il romanzo, invece, è un percorso che le idee te le cambia, è un lavoro complicato d’equilibrio e coerenza, un appuntamento fisso con te stesso che ti obbliga a ritagliare spazi di riflessione su di un medesimo tema. Anche nel romanzo ti capita di fare immersioni profonde, ma è richiesta anche una massiccia dose di ragione ordinatrice. Se il racconto può farsi ed esaurirsi nei fondali marini, il romanzo esige anche la terraferma. Continua a leggere

Scrivere nella pandemia

Day and Night_Maurits Cornelis EscherÈ possibile scrivere nella pandemia? È possibile leggere? Le riflessioni di tre autori di talento: Cristò, Enrico Macioci e Paolo Zardi.

 

Qual è la morale della storia? Semplicemente questa: che uno scrittore americano a metà del ventesimo secolo è sfiancato dal tentativo di capire, descrivere e quindi rendere credibile la realtà americana che stupisce, dà la nausea, fa infuriare e finisce per creare imbarazzo a chi si trova ad avere un’immaginazione un po’ debole. L’attualità continua a mostrare i suoi talenti, e butta fuori, ogni giorno, personaggi che sono l’invidia di tutti i romanzieri.
(Philip Roth da Writing American Fiction – traduzione di Paolo Zardi)

 

Cristò:
È cominciata così: ho mandato un messaggio WhatsApp a Enrico Macioci e a Paolo Zardi; lo stesso messaggio ma separatamente. Avevo bisogno di sapere se anche loro, scrittori che stimo e soprattutto sento vicini per poetica e visione del mondo, se anche loro – dicevo – stessero reagendo come me alla quarantena nazionale derivata dalla pandemia da Covid-19.
Il messaggio era questo: Continua a leggere

SMETTERE DI SCRIVERE, SMETTERE DI FUMARE, un racconto di Cristò

Smoking Warning, M.C. EscherSto fumando la mia ultima sigaretta.
Forse la penultima, in ogni caso una delle ultime.
Il fumo mi riempie la bocca poi scende attraverso la gola verso i polmoni, spinto da un complesso movimento dei muscoli del mio apparato respiratorio ben collaudato negli anni, naturale, automatico. Credo che gran parte del piacere sia in questo automatismo, questa assurda familiarità. Anche il senso di colpa è lì, nella naturalezza con cui il mio corpo compie un movimento complesso quanto autolesionistico.
Non fumavo da due giorni e questa astinenza amplifica tutto. L’amaro in bocca è metaforico e reale; un saporaccio. Il fumo scendendo raschia e brucia. I polmoni hanno un leggero singulto, un brevissimo rifiuto. Dura tre boccate, poi tutto torna normale, abitudinario.
Quando spengo la cicca nel posacenere sono demoralizzato. Mi butto due chewing-gum in bocca per cancellare la sensazione di bruciato, per dare sollievo alle papille gustative infiammate.
Mi gira un po’ la testa.
Smettere di fumare significa soffrire: soffrire l’astinenza se si resiste, soffrire la sconfitta se si cede. Soffrire in ogni caso, soffrire per un benessere che arriverà un giorno, che arriverà così lentamente da non sentirlo arrivare. Non fumare non è appagante nell’immediato, e si ha il sospetto che non lo sarà mai davvero.
Come scrivere. Continua a leggere