SMETTERE DI SCRIVERE, SMETTERE DI FUMARE, un racconto di Cristò

Smoking Warning, M.C. EscherSto fumando la mia ultima sigaretta.
Forse la penultima, in ogni caso una delle ultime.
Il fumo mi riempie la bocca poi scende attraverso la gola verso i polmoni, spinto da un complesso movimento dei muscoli del mio apparato respiratorio ben collaudato negli anni, naturale, automatico. Credo che gran parte del piacere sia in questo automatismo, questa assurda familiarità. Anche il senso di colpa è lì, nella naturalezza con cui il mio corpo compie un movimento complesso quanto autolesionistico.
Non fumavo da due giorni e questa astinenza amplifica tutto. L’amaro in bocca è metaforico e reale; un saporaccio. Il fumo scendendo raschia e brucia. I polmoni hanno un leggero singulto, un brevissimo rifiuto. Dura tre boccate, poi tutto torna normale, abitudinario.
Quando spengo la cicca nel posacenere sono demoralizzato. Mi butto due chewing-gum in bocca per cancellare la sensazione di bruciato, per dare sollievo alle papille gustative infiammate.
Mi gira un po’ la testa.
Smettere di fumare significa soffrire: soffrire l’astinenza se si resiste, soffrire la sconfitta se si cede. Soffrire in ogni caso, soffrire per un benessere che arriverà un giorno, che arriverà così lentamente da non sentirlo arrivare. Non fumare non è appagante nell’immediato, e si ha il sospetto che non lo sarà mai davvero.
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