RISVOLTI DI COPERTINA – Viaggio in 14 case editrici italiane di Cristina Taglietti

Risvolti di copertina, Cristina Taglietti, LaterzaUn interessante saggio sull’editoria italiana pubblicato da Laterza

In Risvolti di copertina – Viaggio in 14 case editrici italiane (Editori Laterza) Cristina Taglietti, giornalista culturale del «Corriere della sera», ci offre una panoramica, non esaustiva ma molto rappresentativa, della nostra editoria, dando spazio e voce a direttori e amministratori sia di grandi colossi sia di marchi indipendenti e facendone emergere storia e peculiarità. Continua a leggere

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Intervista a Giampaolo Simi – Professione scrittore 16

Giampaolo Simi, intervistaGiampaolo Simi ha esordito nel 1996 con Il buio sotto la candela (Mauro Baroni Editore, poi Flaccovio); i suoi ultimi romanzi sono stati pubblicati da Einaudi Stile libero (Il corpo dell’inglese e Rosa Elettrica), e/o (La notte alle mie spalle), Sellerio (Cosa resta di noi). Ha collaborato come soggettista e sceneggiatore alla serie tv RIS (quinta stagione) e alle tre stagioni di RIS Roma.
Cosa resta di noi si apre con la storia di Edo e Guia (bagnino lui, scrittrice lei) che non riescono ad avere figli. Gradualmente, però, quello che si presentava come un romanzo sentimentale diventa un noir e si impongono altri due personaggi: Anna e il suo molesto compagno.

In Cosa resta di noi si sviluppano due indagini in parallelo: quella di Edo, delle forze dellordine e dei mass media sulla scomparsa di Anna e quella dellautore su due relazioni in crisi. Il noir come pretesto per indagare il disamore?
Sì, ma sostituirei a “pretesto” la parola “strumento”. Il noir, per come si è evoluto per quasi un secolo, ha saputo raccontare non solo il disincanto o l’abbandono, ma anche il lato oscuro e imprevedibile della passione amorosa più intensa. In fondo il noir racconta l’individuo alle prese con forze che non riesce a dominare o a comprendere appieno. L’amore più autentico e travolgente è una di queste, credo.

Cosa resta di noi, Giampaolo Simi, SellerioIl romanzo è ambientato in una località di mare della Versilia in un arco di nove mesi (gli stessi necessari a una gestazione): da settembre a maggio, escludendo dunque il periodo estivo in cui quei posti si rianimano. Solo una scelta datmosfera?
All’inizio sì. Poi ho capito che tutta la storia, in realtà, era basata sulla mancanza e sull’assenza di qualcosa o di qualcuno. Nel romanzo le cose e le persone diventano decisive, si fanno portatrici di verità solo quando non ci sono o spariscono. Come Anna, come la maternità sperata da Guia, come l’estate appena finita.

Cosa resta di noi è dedicato a Luigi Bernardi e fa pensare a lui uno dei personaggi secondari quando afferma: «Io sto nelleditoria da quando avevo diciotto anni. A cinquantacinque mi ritrovo ad aprire la partita IVA, a passare le giornate a riscrivere traduzioni orrende di libri orrendi e a lavorare quasi gratis di notte per i pochi romanzi che valgono davvero». Quanto manca al panorama culturale italiano una figura come la sua?
Tantissimo, o forse per nulla, paradossalmente. Luigi intuiva le cose prima di tutti gli altri, talvolta persino con troppo anticipo. Aveva quell’intelligenza, quella profondità di sguardo che oggi manca, ma che del resto sarebbe addirittura vissuta come inutile e fastidiosa. In un mondo in cui non si progetta più, a che serve saper guardare un orizzonte più distante dei prossimi tre mesi?

Condividi la denuncia di Giacomo Sartori: «Mi sembra che la stragrande maggioranza degli editori italiani cerchino il risultato immediato, con effetti nefasti non solo sugli esordienti, ma anche su tanti scrittori con buone possibilità e un bellinizio, che diventano poi più banali, o anche scimmiottano se stessi»?
Condivido. Parola per parola.

Ti andrebbe di raccontarci il tuo percorso nel mondo editoriale dallesordio sino a Sellerio, passando per Einaudi Stile libero ed e/o?
Il mio progetto è sempre stato quello di interpretare il “genere” (detective story, noir, romanzo di suspense) in modo sghembo, di andare a trovare la tensione dove sembrerebbe non essercene. Ho sempre cercato quindi situazioni ed editori che condividessero questa, chiamiamola così, vocazione alle storie oblique e ibride. Continua a leggere