IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood, recensione

IL RACCONTO DELL'ANCELLA, Mrgaret Atwood, copertinaUn romanzo che va ben oltre la rivendicazione femminista che lo attraversa: Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood

Ho impiegato parecchio tempo prima di convincermi a leggere Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, opera del 1985 pubblicata in Italia da Mondadori nel 1988 e poi riproposta da Ponte alle Grazie nel 2004 e in una nuova edizione nel 2017. Mi respingeva l’idea che a sorreggerla fossero gli intenti ideologici di rivendicazione femminista, né mi interessava che da questo romanzo sia poi stata tratta una celebre serie televisiva (che probabilmente non vedrò). Ma quello di Margaret Atwood è un nome che ritorna ogni anno tra i più credibili candidati al Nobel per la Letteratura e gli apprezzamenti sulla sua scrittura sono numerosi: finalmente ho capito perché. Continua a leggere

Annunci

XXI SECOLO di Paolo Zardi, l’outsider del Premio Strega

Paolo Zardi IntervistaTra i dodici finalisti del Premio Strega 2015, XXI Secolo è la scommessa vinta da Paolo Zardi e dalla Neo Edizioni

XXI Secolo è la terza opera che il padovano Paolo Zardi pubblica con Neo Edizioni; se con le precedenti raccolte di racconti date alle stampe dall’editore abruzzese (Antropometria e Il giorno che diventammo umani) si era guadagnato l’apprezzamento di alcuni critici e lettori, ora sta giungendo all’attenzione di un pubblico ben più ampio, complice la candidatura al Premio Strega su proposta di Valeria Parrella e Giancarlo De Cataldo: al momento XXI Secolo è nella “sporca dozzina”, ma nulla esclude che riesca a ritagliarsi un posto nella cinquina dei finalisti. Sarebbe una sorta di miracolo per la piccola casa editrice di Angelo Biasella e Francesco Coscioni, ma soprattutto un giusto riconoscimento per un testo intenso e lucido come questo.
XXI Secolo è un romanzo ambientato nell’Occidente devastato di un futuro prossimo e indefinito, delineato con pochi tratti efficaci e feroci; qui un uomo mansueto e determinato si trova a doversi prendere cura dei due figli e della moglie in coma, preservandoli dalla barbarie, e al contempo è costretto a riconsiderare la propria vita coniugale a fronte di una dolorosa scoperta: «Capì in quel momento che, di sua moglie, sapeva solo ciò che aveva voluto conoscere. Attraverso un’interpretazione di parte, smussando o negando gli aspetti che non gli piacevano, l’aveva trasformata in una versione comoda e comprensibile».
Quella di Paolo Zardi è un’analisi in forma narrativa della deriva contemporanea delle nostre certezze e aspettative, degli attuali assetti sociali ed economici, ma anche dei complessi legami famigliari e affettivi, condotta con una scrittura essenziale e delicata, di un sentimentalismo solo a tratti invadente.
Qui di seguito un’intervista all’autore, il cui blog è grafemi.wordpress.com.

XXI Secolo è innanzitutto un romanzo famigliare, oltre che una storia d’amore: due filoni narrativi molto presenti anche in diversi dei tuoi racconti, giusto?
La scelta degli argomenti che popolano i racconti e i libri che ho scritto è fuori dal mio controllo: se fosse per me, se potessi decidere, scriverei romanzi storici ambientati nel tardo impero romano, oppure commedie romantiche nella Danimarca degli anni cinquanta. Ci ho provato, qualche volta, ma non sono arrivato ad alcun risultato concreto. Il processo creativo assomiglia alla paziente ricerca che da ragazzino facevo su una vecchia radio di mio nonno, quando giravo un’enorme manopola per trovare, tra le frequenze AM, qualcosa di intellegibile. Si udivano voci confuse appartenenti a lingue sconosciute, bollettini di guerre lontane, fischi che sembravano provenire dallo spazio siderale… Poi, d’improvviso, mi imbattevo in vecchie melodie suonate da orchestre, che io immaginavo essere di Vienna, e allora mi sentivo finalmente appagato. Con le storie succede più o meno lo stesso, con l’unica differenza che la radio sono io. Procedo per tentativi, spesso alla cieca, fino a che non trovo la frequenza giusta; e ora, guardandomi indietro, scopro che quella frequenza ha quasi sempre a che fare con la famiglia. Dal punto di vista drammaturgico, credo che i legami famigliari, così profondi, e così casuali (non scegliamo i nostri genitori, e anche i figli, nonostante l’educazione che faticosamente cerchiamo di impartire, crescono secondo modalità che non possiamo controllare), così viscerali, in senso stretto, e così impegnativi, abbiano una potenza, e presentino un interesse, assolutamente straordinari. Perfino il legame fondante di una famiglia, quella miscela di attrazione, stima, empatia, complicità, che tiene insieme la coppia che decide di costruire qualcosa insieme, mescola una forza e una fragilità che derivano dalla natura stessa del legame. Con il senno di poi, quindi, non mi stupisco di scoprire questa mia predilezione per il tema della famiglia; e anzi, a volte mi chiedo: “ma di cos’altro potrei parlare? Del paesaggio?” Continua a leggere