Io, Claudia Lamma e Jenny la Secca: suppergiù una storia d’amore (editoriale)

copertina Jenny la Secca di Claudia Lamma, TerraRossaVi racconto l’apprensione, l’entusiasmo, la frustrazione e l’affetto che ci sono dietro a un libro, ovvero il labirintico percorso che ha portato alla pubblicazione di Jenny la Secca, romanzo d’esordio di Claudia Lamma. Il mio lavoro, in fondo, questo è: stabilire legami con chi scrive per provare a raggiungere chi legge.

Ho un paio d’ore di tempo e ne approfitto per controllare le e-mail che mi sono arrivate all’indirizzo della Stilo Editrice. Ormai lo faccio saltuariamente, sia perché ho la testa a un altro progetto che si delinea all’orizzonte (TerraRossa Edizioni), sia perché siamo ad aprile (del 2015): uno dei quattro mesi durante l’anno in cui faccio la guida turistica a tempo pieno, sette giorni a settimana – prima o poi sarebbe interessante condurre un’inchiesta sui secondi e terzi lavori della quasi totalità dei professionisti dell’editoria.
Tra i tanti inediti c’è quello di una bolognese, sono circa 650.000 battute: pubblichiamo testi molto più corti e per ragioni distributive e promozionali stiamo privilegiando gli autori pugliesi. Insomma, potrei cestinarlo direttamente, anzi, sarebbe la cosa più logica da fare. Invece comincio a leggere le prime righe di Jenny la Secca, mi prendono: c’è un tizio malconcio legato su una sedia e a ridurlo così sono stati due suoi amici. Sbircio l’ora. Ho ancora una ventina di minuti, poi devo spegnere il pc e scappare al parcheggio degli autobus. Sposto il file sul desktop e do un’altra occhiata alla biografia dell’autrice, Claudia Lamma: curriculum letterario pari a zero. La cerco su Facebook: quasi tutti gli aspiranti scrittori hanno chiesto (e ottenuto) l’amicizia di autori affermati, giornalisti, blogger che sono anche tra i miei contatti. Niente. Continua a leggere

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IL GRANDE ANIMALE di Gabriele Di Fronzo, recensione e intervista

il grande animale, gabriele di fronzo, nottetempoIntervista a Gabriele Di Fronzo, autore del romanzo Il grande animale

Il grande animale (nottetempo), convincente romanzo d’esordio di Gabriele Di Fronzo, ha per singolare narratore un tassidermista, Francesco Colloneve. A spingerlo a fare l’imbalsamatore, a cercare di trattenere una parvenza di quiete e di vita in corpi ormai esanimi, forse è anche il timore degli imprevisti a cui le relazioni ci costringono, a partire dalle più intime, come quella con i propri genitori.
Dopo essere rimasto orfano di madre da bambino, il protagonista si trova a dover accudire il padre degente, che sta perdendo la memoria e che tanta responsabilità ha avuto nel rendergli traumatica la giovinezza. È dunque la storia di un complesso legame tra un figlio e suo padre, di come ciascuno cerchi di far cicatrizzare a suo modo le proprie ferite, ad esempio per sottrazione: «il vuoto è il medicamento che si può contrapporre a ogni altra cosa che non sia se stesso […]».
Di Fronzo ha avuto la capacità di elaborare temi forti, come il lutto e l’irrazionalità della violenza, la fragilità dell’infanzia e quella della malattia, senza ricorrere a toni patetici, senza cercare di dare risposte lì dove non possono che rimanere interrogativi sospesi; Il grande animale è un’opera intessuta di silenzio (e i rari discorsi diretti sono inglobati nei brevissimi capitoletti – talvolta anche di un solo rigo), dove le riflessioni vengono spesso sostituite dalle azioni, meticolose e ossessive come quelle che richiede la cura di un infermo o la trasformazione di un involucro in simulacro di qualcosa che più non gli appartiene.
Qui di seguito l’intervista a Gabriele Di Fronzo. Continua a leggere