Alessandro Piperno, FU VERA GLORIA?

[dalla prosa di Alessandro Piperno Fu vera gloria?, in Pubblici infortuni (collana Libellule, Mondadori)]

La ragione per cui gli artisti invocano la gloria è dare un senso retroattivo a tanta velleitaria fatica. Che tali sforzi si rivelino inutili è a dir poco demoralizzante.
Vuoi misurare il grado della tua mediocrità? Be’, fai lo scrittore di professione. Qualsiasi individuo di buon senso sa che scrivere è, anzitutto, imbarazzante. Lo è quando lo fai. Prima di metterti a farlo. E, di certo, dopo averlo fatto. Lo è quando qualcuno ti chiede: “Che mestiere fai?”, e rispondi elusivo: “Insegno in una facoltà umanistica”. Lo è quando qualcuno ti ferma per dirti: “Il suo libro fa schifo”, o: “Il suo libro è magnifico”.

Alessandro Piperno, IL SENTIMENTO PIÙ PROSSIMO ALL’AMORE

[dalla prosa di Alessandro Piperno Il sentimento più prossimo all’amore, in Pubblici infortuni (collana Libellule, Mondadori): una raccolta di interventi tra narrazione e critica letteraria, per lo più apparsi sulle pagine del «Corriere della sera» e della «Lettura»]

Gli scrittori, chiamati a pontificare sui più disparati argomenti, non si fanno pregare. Come se il solo fatto di scrivere e pubblicare libri li rendesse competenti in qualsiasi disciplina. Non lesinano giudizi su niente. Viene il sospetto che prendano sempre più seriamente se stessi, e sempre meno i libri che scrivono. Come se i libri fossero diventati accessori: un appuntamento semestrale da rispettare, per guadagnarsi (oltre al pane) il diritto di parlare d’altro con disinvoltura e fatuità.