Intervista a Cristina Palomba, editor di Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie, logo casa editrice, intervista a Cristina PalombaIntervista a Cristina Palomba editor dal 2000 di Ponte alle Grazie, casa editrice del Gruppo Mauri Spagnol

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor di Ponte alle Grazie?
Sono laureata in filosofia, sono stata una lettrice vorace e ho studiato musica. Direi che questa è la partenza. Ho cominciato abbastanza in tenera età – avevo 23 anni – a fare la lettrice per Longanesi, dal francese. Ho fatto poi mille cose come collaboratrice, dallo spedire pacchi alla correzione di bozze. Nel 1994 ho iniziato a lavorare in redazione in Salani.

Attraverso quali canali vengono selezionati gli inediti di narrativa italiana e straniera? Cosa deve contraddistinguerli perché entrino a far parte del vostro catalogo?
I canali sono quelli tradizionali per tutti gli editori: agenti, editori stranieri, scrittori e giornalisti, amici, ma anche incontri casuali.
Cosa deve contraddistinguerli: ecco, questa è veramente una domanda difficile. Facciamo narrativa letteraria – e mi pare una parola di una incredibile vuotezza ma non saprei come altro definirla. La saggistica viene selezionata in base all’argomento – psicologia, filosofia, musica, giardino e natura – ma in verità non siamo mai rigidi. Se un libro ci sembra interessante, lo facciamo. Qualche anno fa ci hanno chiesto uno slogan per il sito Ponte alle Grazie. Ci abbiamo pensato a lungo e alla fine abbiamo scelto: Libri per cambiare idea. Mi pare che questo motto ci rappresenti bene. Continua a leggere

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I bestseller del 2016 editore per editore

Bestseller, libri migliori editore per editoreDi articoli sui libri migliori dello scorso anno ne sono apparsi davvero troppi, dopo tre anni (2013, 2014, 2015) ho quindi deciso di cambiare la domanda e di chiedere quale sia stato e come mai il titolo più venduto del 2016 per ciascuna casa editrice. Ecco le risposte di ad est dell’equatore, Atlantide, CasaSirio, Einaudi, e/o, Garzanti, Iperborea, Las Vegas, LiberAria, Longanesi, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, Neo, NN, Ponte alle Grazie, Racconti, 66thand2nd, SUR, Tunué, Voland. Continua a leggere

PARIGI È UN DESIDERIO di Andrea Inglese, breve recensione e intervista

andrea-ingleseAndrea Inglese in Parigi è un desiderio affronta temi (come l’amore, l’inettitudine, il precariato) e luoghi (Parigi, Milano, Procida) che immagineremmo letterariamente consunti, invece sbaraglia le nostre resistenze in uno dei migliori esordi narrativi di quest’anno – un plauso per l’ottimo lavoro va anche a Ponte alle Grazie e a Vincenzo Ostuni, che con Il Giardino delle mosche di Tarabbia hanno pure sfiorato il Premio Campiello.
Il narratore di Parigi è un desiderio, Andy, confessa subito la propria inquietudine esistenziale e ci racconta la precoce infatuazione per la capitale francese, le velleità accademiche e letterarie, ma soprattutto la sua bulimia sentimentale, trascinando il lettore nel gorgo della sua vita disordinata, conquistandolo con una scrittura incalzante ipotattica e centrifuga, con il sarcasmo e con il coraggio di mostrarsi inerme dinanzi alle proprie fragilità e all’avversione di un sistema in cui chi, come lui, non è classificabile e allineato è perduto. Anche se quello di Andrea Inglese – di vocazione poeta – è uno stile irriverente e originale, i suoi riferimenti sono classici, da Bianciardi, citato in corso d’opera, agli innumerevoli scrittori maledetti come Henry Miller, che hanno fatto di Parigi la propria sede di elezione e del sesso una forma di resistenza. Qui di seguito l’intervista all’autore.

Dopo diverse raccolte di poesie, quali motivazioni e stimoli ti hanno portato alla stesura di questo romanzo?
I libri di poesie sono sei – se si escludono piccole plaquette. Vale la pena, però, di aggiungere a questi due libri “strani” di prosa: Prati (Camera Verde, 2007), poi confluito e ampliato nel volume collettivo Prosa in prosa (Le Lettere, 2009) e Quando Kubrick inventò la fantascienza (La Camera Verde, 2011). Il lavoro sulla poesia, quindi, è stato da tempo affiancato da un lavoro sulla prosa. Questa prosa, prima di Parigi è un desiderio, ha assunto fondamentalmente due forme: una che appartiene alla tradizione novecentesca del racconto e una, di più difficile definizione, che è distante sia dalla prosa d’arte sia dalla narrazione breve. Ma il precedente diretto del romanzo è Commiato da Andromeda (Valigie Rosse, 2011), un prosimetro, la cui parte in prosa è preponderante e ha costituito in qualche modo il nucleo germinativo della scrittura romanzesca successiva.
Naturalmente, queste precisazioni non sono ancora una risposta alla tua domanda. Mettiamola così allora: io non avevo una chiara intenzione di scrivere un romanzo, ma mi sono anche reso conto che non m’interessava scrivere un libro lungo di prose per così dire “sperimentali”. Avevo soprattutto un’esigenza: regolare i conti con la città di Parigi, e affrontare la foresta dei miei fantasmi femminili, che in quella città è sempre stata intricata e lussuriosa. Questo libro parla di come dei luoghi fisici (degli spazi metropolitani) siano infestati di chimere, ossia ricordi, ma anche proiezioni, attese, illusioni, immagini traumatiche, e come noi si viaggi nel mondo della più grande concretezza, ma non riuscendo quasi mai a mettere davvero i piedi per terra. E così vale anche per gli incontri con le persone, le amicizie, gli amori: nuotiamo sempre dentro dei grandi miraggi, degli effetti ottici, anche se poi le sberle che diamo o prendiamo dal prossimo sono del tutto reali e concrete.
Alla fine è quindi successo qualcosa di ovvio: come sempre è il soggetto su cui si vuole scrivere che decide della forma che prenderà la nostra scrittura. Per quello di cui volevo scrivere né una serie di prose né un volume di poesie sarebbero stati adatti. Quindi, dopo un’incubazione di diversi anni, con esperimenti di vario tipo, mi sono lanciato in una stesura “continuata” per un anno e mezzo. Alla fine mi sono reso conto che quello che stavo facendo assomigliava ad un romanzo, e che quindi andava “trattato” in modo romanzesco. Aggiungo solo che il trovarmi risucchiato nella forma romanzo mi ha procurato grandissime paure e incertezze. Lo so che oggi un romanzo non lo si nega a nessuno. Ma io, che ho un passato di studioso e teorico del romanzo, mi porto dietro un’idea nobilissima (e terribile) del genere, legata alle vicissitudini molteplici e spesso estreme del romanzo novecentesco. Quindi avevo il terrore di rimanervi schiacciato sotto. Continua a leggere

IL GIARDINO DELLE MOSCHE di Andrea Tarabbia, recensione

Andrej Čikatilo, Il giardino delle mosche, TarabbiaL’ordinarietà del male nell’ultimo romanzo di Andrea Tarabbia, Il giardino delle mosche

Andrea Tarabbia con Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie) ripercorre l’esistenza di Andrej Čikatilo, colpevole tra il 1978 e il 1990 di almeno cinquantasei orribili delitti, e per quasi tutta l’opera affida al protagonista di questo romanzo-biografia anche il ruolo di narratore.
In queste pagine non vi sono condanna, né assoluzione, né macabro compiacimento, ma su tutto prevale la limpida esplorazione della psiche turbata di un uomo ordinario e apparentemente mansueto, mosso da un estremismo ideologico che lo porta a condannare coloro che ritiene indegni della patria sovietica: «Io giravo, e il Paese crollava: sono un contemporaneo della fine del mondo e ho provato, per fedeltà, per amore, a fare in modo che sopravvivesse. […] Per anni ho adescato questi morti-in-vita, li ho attirati a me e ho liberato loro e il nostro mondo dall’orribile condanna che rappresentavano».
Tra le sue vittime, però, non vi sono solo prostitute, ragazze licenziose, giovani sfaticati, perché uccidere diventa per Čikatilo una dipendenza; nel governare la morte sente di riscattare la sua impotenza (la disfunzione erettile che non gli ha comunque impedito di avere due figli) e quelli che ha percepito come soprusi, come i diversi licenziamenti dovuti a comportamenti equivoci. Dunque le sue vittime le tortura, ne prolunga l’agonia, se ne ciba, per sentirsi «dio della carne»: Continua a leggere