Giuseppe Merico – Professione scrittore 9

giuseppe mericoGiuseppe Merico è redattore della rivista letteraria «Argo» e ha esordito con la raccolta di racconti Dita amputate con fedi nuziali (Giraldi, 2007); sono seguiti i romanzi Io non sono esterno (Castelvecchi, 2011) e Il guardiano dei morti (Perdisa Pop, 2012).

Quando e perché hai iniziato a scrivere?
Ho cominciato per una necessità espressiva che mi porto dietro fin da bambino; ricordo che avevo un quaderno sul quale annotavo i titoli dei film che avrei voluto dirigere, mi inventavo i titoli e nella mia testa c’erano gli abbozzi di storie che mai avrebbero avuto uno svolgimento nella realtà, erano tutte storie dell’orrore. Mostri, fantasmi, bambini deformi e orfani, streghe, case abbandonate hanno avuto sempre un posto di riguardo nella mia immaginazione. Non sapevo bene come avrei fatto ovviamente a fare un film ma ero abbastanza trascinatore da solleticare l’immaginazione dei miei amici, così mettevo in scena assieme a loro delle scenette con trucchi molto artigianali, carta igienica bagnata incollata sui volti, avete mai provato?, quando la tirate via sembra si stacchino pezzi di pelle, questo era l’effetto zombie. Rido. E poi ferite sanguinolente, i trucchi li rubavo in casa.
Ho iniziato a scrivere nel 2005 credo, o giù di lì. Mandai un racconto alla rivista Inchiostro, me lo pubblicarono. Semplicemente scoprii che era una cosa che si poteva fare. Buttai giù i racconti che poi diventarono la raccolta Dita amputate con fedi nuziali, adesso a rileggerli mi sembrano molto acerbi e abbozzati, ma in quel periodo per me erano perfetti, brillavano. Avevo un blog, si chiamava Scrivoeleggo, li pubblicavo lì, ero seguito e sollecitato. In qualche modo avevo capito che la strada della scrittura per me era percorribile. Da qualche parte sarei arrivato.

Come sei entrato in contatto con gli editori con cui hai pubblicato (Giraldi, Castelvecchi, Perdisa Pop) e quali sono gli aspetti che hai apprezzato o le mancanze che hai rilevato nella loro attività?
All’inizio non ne sapevo un granché, non avevo contatti né persone a cui rivolgermi quindi ho fatto quello che può fare chiunque decida di presentare un manoscritto a una casa editrice, pur essendo un novello sapevo che avrei dovuto iniziare con le case editrici minori. Non ricordo a chi mandai la raccolta di racconti, Moby Dick, Fernandel mi pare, Giraldi era di Bologna, qualcuno me ne aveva parlato, pagai un contributo per la pubblicazione (orrore), venni recensito da qualche quotidiano e non venni stroncato. Dita amputate con fedi nuziali mi permise di entrare in contatto con il collettivo di «Argo» che allora era di stanza a Bologna, mi diede la spinta per iniziare a frequentare i corsi di scrittura, conobbi Luigi Bernardi. Continua a leggere

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ZOO A DUE di Marino Magliani e Giacomo Sartori, recensione – About short stories

zoo_a_due_Magliani_SartoriMagliani e Sartori raccontano di animali e uomini nello stesso zoo dell’esistenza.

Zoo a due (Perdisa Pop) s’innesta in un ricco filone novecentesco – a sua volta ispirato ai bestiari medievali – di narrazione della realtà e di osservazione di noi bizzarri bipedi attraverso lo sguardo degli animali; né mancano precedenti più prossimi: se Giacomo Sartori sembra ispirarsi alla Guida agli animali fantastici di Ermanno Cavazzoni, per l’attitudine a rendere le sue creature molto simili agli uomini nelle riflessioni e nei comportamenti, Marino Magliani probabilmente si rifà maggiormente a raccolte come il Viaggio dell’orsa di Vincenzo Pardini, tese verso un approccio più naturalistico. Sia i racconti di Magliani che quelli di Sartori sono però accomunati dalla raffinatezza stilistica e dalla scelta (non sempre vincente) di rendere iperconsapevoli i propri protagonisti animali.
Entrambi i brani di Magliani hanno per soggetto un cane (il padre prima, il figlio dopo) che vive tra le colline liguri e il mare, tra lo stato randagio e la dipendenza da un padrone. La storia di Cobre, raccontata in terza persona, è quasi un romanzo breve e ha come coprotagonista un poeta che discetta con il cane di archi, isole e orizzonti; quella di suo figlio, simile a un Breton Epagneul, è invece in prima persona, ma anche qui il ritmo narrativo rimane abbastanza lento.
Più interessanti mi sono parse invece alcune intuizioni di Sartori e la sua capacità di coniugare l’eleganza formale con l’ironia; Continua a leggere

Intervista a Eva Clesis, autrice di PAROLE SANTE

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Intervista a Eva Clesis su PugliaLibre, in occasione della pubblicazione di Parole sante

Parole sante (Perdisa Pop) di Eva Clesis si configura subito come un romanzo del Sud che ha per protagonisti la bigotta signora Magnano, vedova dell’ex sindaco di Comasia – paesino immaginario della Puglia meridionale –, e suo figlio Santo, reso storpio da una malattia, una giovane badante ucraina che non parla italiano, un sacerdote trafficone e il suo sagrestano delinquentello. È una storia di superstizione e di raggiri, che affonda le radici nel passato famigliare dell’agiata famiglia Magnano e che solo nel finale abbandona il tono scanzonato per avviarsi alla drammatica conclusione.

Qui l’intervista all’autrice:
http://www.puglialibre.it/2013/03/%E2%80%9Cparole-sante%E2%80%9D-intervista-a-eva-clesis/

Intervista ad Antonio Paolacci, editor Perdisa Pop

Intervista ad Antonio Paolacci, editor della narrativa italiana Perdisa Pop e direttore della collana Corsari

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
Lo racconta bene il tuo blog: molti non sembrano sapere che l’editor è un editor, cioè né un coautore, né un impiegato negligente, né un dispensatore di favori. Il suo ruolo è il più importante dopo quello dello scrittore e il suo lavoro deve sapersi adattare caso per caso. Personalmente, essendo anche un autore, io cerco di essere l’editor che vorrei per i miei testi: qualcuno che anzitutto li sappia apprezzare e rispettare.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
Per alcuni anni ho frequentato corsi di editoria e collaborato occasionalmente (e abbastanza sterilmente) con case editrici e agenzie letterarie. Nel 2007 ho pubblicato il mio primo romanzo per Perdisa Pop e, da allora, Luigi Bernardi (fondatore e all’epoca direttore del marchio) ha iniziato a coinvolgermi nel lavoro per la casa editrice, prima come lettore e redattore, poi come editor e curatore di collana. Nel 2011 la direzione di Perdisa Pop è passata a me. Continua a leggere