Intervista a Cristina Palomba, editor di Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie, logo casa editrice, intervista a Cristina PalombaIntervista a Cristina Palomba editor dal 2000 di Ponte alle Grazie, casa editrice del Gruppo Mauri Spagnol

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor di Ponte alle Grazie?
Sono laureata in filosofia, sono stata una lettrice vorace e ho studiato musica. Direi che questa è la partenza. Ho cominciato abbastanza in tenera età – avevo 23 anni – a fare la lettrice per Longanesi, dal francese. Ho fatto poi mille cose come collaboratrice, dallo spedire pacchi alla correzione di bozze. Nel 1994 ho iniziato a lavorare in redazione in Salani.

Attraverso quali canali vengono selezionati gli inediti di narrativa italiana e straniera? Cosa deve contraddistinguerli perché entrino a far parte del vostro catalogo?
I canali sono quelli tradizionali per tutti gli editori: agenti, editori stranieri, scrittori e giornalisti, amici, ma anche incontri casuali.
Cosa deve contraddistinguerli: ecco, questa è veramente una domanda difficile. Facciamo narrativa letteraria – e mi pare una parola di una incredibile vuotezza ma non saprei come altro definirla. La saggistica viene selezionata in base all’argomento – psicologia, filosofia, musica, giardino e natura – ma in verità non siamo mai rigidi. Se un libro ci sembra interessante, lo facciamo. Qualche anno fa ci hanno chiesto uno slogan per il sito Ponte alle Grazie. Ci abbiamo pensato a lungo e alla fine abbiamo scelto: Libri per cambiare idea. Mi pare che questo motto ci rappresenti bene. Continua a leggere

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Intervista a Sandro Campani, autore del GIRO DEL MIELE – Professione scrittore 22

sandro-campani-autore Einaudi-intervistaIl giro del miele di Sandro Campani è la storia di due sconfitti che non si sono arresi: l’anziano Giampiero, che ha portato avanti la falegnameria di Uliano, e il figlio di quest’ultimo, Davide, che della passione per l’apicoltura non è riuscito a farne un lavoro. Trascorrono insieme una lunga notte di confessioni per riappacificarsi con il passato, in cui uno ha finito per ingannare le persone che ama e l’altro per compromettere la relazione con Silvia, l’unica donna che abbia mai desiderato. Intorno a loro e nei racconti, nei ricordi, è vivido l’Appennino tosco-emiliano, con i suoi paesaggi e le sue atmosfere, ed è questa simbiosi con la natura, insieme ai temi della paternità (non sempre biologica) e dello scarto tra aspirazioni e realtà, a imporre un parallelismo con Le otto montagne. Come quella di Cognetti, poi, la scrittura di Campani è sorvegliata, matura, attenta ai dettagli e per giunta capace di calcare le battute su chi le pronuncia, impiegando dove occorre costrutti e termini dell’oralità. Il giro del miele è il quarto romanzo di Sandro Campani, qui di seguito intervistato. Continua a leggere

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti, recensione

Paolo Cognetti. Le otto montagne, EinaudiLe otto montagne di Paolo Cognetti e la grazia della semplicità

Le otto montagne di Paolo Cognetti, pubblicato da Einaudi, è stato uno dei titoli italiani più contesi all’ultimo Salone del Libro di Francoforte e, prima ancora di giungere in libreria, è stato definito un classico da chi lo ha letto in anteprima. No, questa volta non si tratta del solito battage pubblicitario per creare un caso editoriale lì dove manca la sostanza letteraria, perché Cognetti con la grazia della semplicità ci introduce in una storia che traccia nel lettore solchi profondi, eppure impercettibili. Continua a leggere

Rassegna dai blog culturali

rassegna culturale dal web

Non c’è marchio editoriale che ti salvi dal rischio di acquistare, per 16/18/22 euro, carta straccia. Senza vita, senza idee, senza necessità. […] le recensioni spesso sono capolavori di equilibrismo per non dispiacere a nessuno, non si stronca più niente o quasi, si ignorano molti buoni libri perché autore, o editore, o entrambi, non hanno potere sufficiente per chiedere, e ottenere, attenzione dalle pagine culturali: Lidia Ravera riflette sulla polemica tra Raimo e Ferretti, ma anche sullo stato dell’editoria e della lettura (Huffington Post).
http://www.huffingtonpost.it/lidia-ravera/caro-ferrari-con-la-cultura-si-mangia-ma-chi-ci-si-vuole-arricchire-ha-sbagliato-indirizzo_b_4134863.html?utm_hp_ref=fb&src=sp&comm_ref=false

Sono giorni di festa per noi lettori di racconti. Chi l’avrebbe mai detto: il Nobel per la letteratura a una narratrice che, in vita sua, non ha scritto nemmeno un romanzo. Certo che per ottenerlo Alice Munro ha dovuto lavorare parecchio: circa centocinquanta racconti scritti in quarantacinque anni di carriera, al ritmo di tre o quattro all’anno, senza fermarsi mai: Paolo Cognetti racconta Alice Munro, vincitrice del Nobel per la Letteratura, nonché una delle autrici a cui è più legato (minima&moralia).
http://www.minimaetmoralia.it/wp/alice-munro-nobel-letteratura/

Da non perdere, nella nuova Webzine di Sul Romanzo, la traduzione dell’articolo in cui Eduard Limonov traccia una parodia del suo difficile confronto con una editor americana…
http://issuu.com/sulromanzo/docs/sul_romanzo_anno_3_n_5_ott_2013

Molto interessanti anche le considerazioni di alcuni addetti ai lavori su come nasca un bestseller (ossia sull’impossibilità di predeterminarlo), raccolte da Alessandro Mazzarelli su Europa.
http://www.europaquotidiano.it/2013/09/29/nellofficina-del-bestseller-come-pubblicare-un-caso-editoriale/

Paolo Cognetti – Professione scrittore 3

 Paolo Cognetti

Paolo Cognetti ha pubblicato con minimum fax Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007, finalista al Premio Chiara) e Sofia si veste sempre di nero (2012, selezionato al Premio Strega 2013).  Con Laterza è uscito nel 2010 New York è una finestra senza tende. Il suo blog è paolocognetti.blogspot.it. Da non perdere, poi, una sua serie di suoi interventi sulla scrittura su minima&moralia: http://www.minimaetmoralia.it/wp/?s=paolo+cognetti.

Quando e perché hai iniziato a scrivere? Quali sono i tuoi modelli letterari?
Ho iniziato a scrivere verso i diciott’anni, per alcuni buoni motivi: perché ero un timido e parlavo poco, perché leggevo molto, perché mi innamoravo sempre. Così i miei primi generi letterari sono stati le lettere d’amore alle ragazze e le riflessioni esistenziali sul diario di un mio amico. Anche allora leggevo soprattutto scrittori americani, quelli giusti per un diciottenne introverso perché parlavano di sesso, alcol, libertà, vita di strada: da Kerouac a Bukowski, in quegli anni amavo i trasgressivi. Poi ho scoperto che mi piacevano molto i racconti. Prima Carver, poi Grace Paley, poi Flannery O’Connor. Poi ancora Hemingway e Salinger. È stata un’esplorazione entusiasmante ed è durata anni, fino ai grandi scrittori di racconti di oggi come Charles D’Ambrosio e Alice Munro. Tutti questi direi che sono i miei maestri.

Come sei giunto alla minimum fax e che rapporto hai con il tuo editor?
Nel 2003, dopo qualche anno di scrittura, mi pareva di aver messo insieme quattro o cinque buoni racconti e decisi di provare a cercarmi un editore. Minimum fax fu il primo a cui pensai, perché pubblicava Carver e tantissimi scrittori di racconti americani (era da poco uscita un’antologia, Burned Children of America, che per quelli come me è stata una pietra miliare). Io però stavo a Milano e loro a Roma, così approfittai di un evento che organizzavano per andare a conoscerli, feci una specie di dichiarazione d’amore a uno dei due editori, gli lasciai i miei racconti e incredibilmente un anno dopo erano un libro, Manuale per ragazze di successo. Insomma mi è andata bene al primo tentativo, e proprio con il mio editore preferito.
L’editor anche a quei tempi era Nicola Lagioia, che poi mi ha seguito fino ad ora: al terzo libro ormai ci conosciamo bene. Come sapete lui è anche un bravo scrittore e questo conta molto, non mi sembra di confrontarmi con uno che di mestiere pubblica i libri ma con uno che li scrive, e si avvicina al mio lavoro con grande rispetto. Nicola entra nelle mie storie in punta dei piedi ed è capace di spingere le leve giuste (il mio difetto più frequente è che sono sbrigativo, perché ho paura di non saper scrivere alcune scene e allora semplicemente le taglio; lì Nicola mi chiede di fermarmi, approfondire, affrontare i passaggi critici di una storia). Io poi scrivo racconti, quindi non è che ogni tre anni gli mando un romanzo su cui lavorare; succede piuttosto ogni sei mesi, è un rapporto che a modo nostro coltiviamo nel tempo.

Un consiglio agli aspiranti scrittori?
Leggere moltissimo e trovare i propri maestri. Non c’è niente di male nel copiarli spudoratamente, all’inizio. Meglio ancora se sono maestri vivi, perché magari puoi avere la fortuna di incontrarli e perfino partecipare a qualche loro lezione. E poi conoscere i piccoli editori: sono loro che ti pubblicheranno, se tutto va bene. Capire che cosa fanno, seguire il loro lavoro, andare alle fiere a parlarci. Sporcarsi le mani, e consumarsi le suole delle scarpe, con la letteratura. Ho conosciuto troppi aspiranti scrittori che leggevano solo russi morti, poi impacchettavano il loro manoscritto e lo spedivano a Mondadori e si mettevano ad aspettare una risposta: ecco, così direi proprio che non si fa. Cercatevi un editore come andreste a cercare lavoro se aveste le tasche vuote e una gran fame.

Qui le precedenti interviste a Omar Di Monopoli ed Elisa Ruotolo:
https://giovannituri.wordpress.com/category/professione-scrittore/

Scrivere, leggere, editare: una selezione dal web

rassegna culturale dal web

Nei prossimi giorni non so con quale frequenza aggiornerò il blog: ogni tanto anche gli editor provano a staccare la spina, ma raramente ci riescono (perché ovunque vadano sono libromuniti e cercano di controllare la posta elettronica anche dalle località più remote, nonché di tenere sotto controllo le pagine culturali dei quotidiani, ecc.). Ne approfitto allora per segnalarvi qui i link a una serie di recenti articoli che potrete leggervi con calma se dovessi latitare un po’.

Per Esmé, con amore e squallore di Paolo Cogetti
La prima di una serie di riflessioni sul racconto e sull’arte della narrazione, a partire dall’opera di illustri scrittori. Ecco l’incipit: “Il racconto non è solo una narrazione breve, è una narrazione incompleta. Comincia dopo che qualcosa è già accaduto, finisce quando qualcos’altro deve ancora accadere: lascia fuori un bel pezzo della storia, e certe volte quello che resta fuori è perfino più importante di quello che c’è dentro. Il racconto, diceva Grace Paley, è un punto di domanda. Il romanzo ha l’ambizione di rispondere, di contenere tutto – se non proprio tutto il mondo almeno tutto un mondo – di costruire per noi una casa in cui abitare: alla fine chiuderemo la porta su un luogo che ci ha accolti per un po’ di tempo, e che conosciamo bene. Il racconto è piuttosto una finestra sulla casa di qualcun altro […]”.
(http://www.minimaetmoralia.it/wp/per-esme-con-amore-e-squallore/)

L’arte della guerra di carta e inchiostro di Cosimo Argentina
Anche Cosimo Argentina, sempre su minima&moralia, si è soffermato a riflettere sulla scrittura, sulle sue regole e le ferite da cui scaturisce e che crea: “Scrivere con la penna o col pc è uguale. Scrivere di notte o all’alba è uguale. Scrivere nel silenzio o nel chiasso è uguale. L’importante è farlo tutti i giorni e lasciare la frase nel momento ideale. Né un momento prima né uno dopo che l’ispirazione sta calando”. Diverse anche le considerazioni sull’habitat dei narratori.
(http://www.minimaetmoralia.it/wp/larte-della-guerra-di-carta-e-inchiostro/)

Dieci sistemi sicuri per sedurre un editor/una editor di Giulio Mozzi
Giulio Mozzi propone con ironia un decalogo di suggerimenti per attirare l’attenzione di un editor (o di una editor): 1. Pagatelo/a, 2. Portatevelo/a a letto, e così via sino agli ultimi consigli (in cui non si scherza più)…
(http://vibrisse.wordpress.com/2013/07/07/dieci-sistemi-sicuri-per-sedurre-un-editor-una-editor/)

L’Inferno è una noia di Daniele Maria Pegorari
Il professor Pegorari, italianista e studioso dell’opera di Dante, commenta (o meglio satireggia) Inferno, il best-seller di Dan Brown: “romanzo che rende noioso ciò che altri narratori avrebbero scritto con più ritmo, più mistero, più sensatezza e in meno pagine. È quanto di più stolido la narrativa americana abbia prodotto in tema dantesco nel sec. XXI”.
(http://incrocionline.wordpress.com/2013/06/17/linferno-e-una-noia/)

Raccontami – rubrica dedicata alle raccolte di racconti
Continua ormai da tempo la mia battaglia per ridestare l’attenzione dei lettori italiani su una forma narrativa che tanta tradizione ha nella nostra letteratura, ma che oggi viene considerata un harakiri editoriale. Per questo da quasi due anni recensisco ogni mese su Sul Romanzo una silloge di racconti – non sempre consigliandone la lettura, è ovvio.
(http://www.sulromanzo.it/search/node/raccontami, invece una riflessione più generale l’avevo pubblicata su questo blog: https://giovannituri.wordpress.com/2012/03/05/i-racconti-non-si-vendono/)

SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO di Paolo Cognetti per “Raccontami (17)”

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Sofia si veste sempre di nero: una protagonista per dieci racconti

Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) è una raccolta di racconti compatta e organica, che (presumibilmente per fini commerciali) è stata anche definita “romanzo”, così come i due splendidi racconti di Tonon che compongono Il nemico (Isbn) sono diventati un “romanzo eretico”. Forse, tuttavia, non è solo il marketing a dettare queste distorte nomenclature (come è noto, i romanzi vendono di più), ma anche l’erronea supposizione per cui una raccolta di racconti sia una semplice successione di brani; così non è, o non dovrebbe essere (come ho già ribadito più volte nel corso di questa rubrica), e prima di Paolo Cognetti, lo hanno suggerito Amos Oz con Tra amici e nel lontano ’62 Maria Corti con L’ora di tutti, giusto per fare due esempi che meriterebbero più attenzione e riscontri. Ma il modello di Cognetti potrebbe essere stato In fuga di Alice Munro, in cui per tre racconti in successione torna la medesima protagonista, Juliet, prima ragazza, poi sposa, infine vedova e madre.

Sofia si veste sempre di nero si compone di dieci racconti, attraverso i quali Cognetti, con il suo stile delicato e minimalista, traccia la storia dell’inquieta giovinezza di Sofia e delle esistenze delle persone che gravitano intorno a lei […].

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-17-sofia-si-veste-sempre-di-nero-di-paolo-cognetti