I bestseller del 2017 editore per editore (L-Z)

libri, bestsellerLa scorsa settimana a indicare il loro titolo più venduto nel 2017 sono stati gli editori dalla A alla I, ora tocca agli altri: si tratta inevitabilmente di un elenco parziale, ma spero possa stimolarvi a scoprire marchi che non conoscete o magari a recuperare opere di cui avevate sentito parlare ma non vi avevano ancora sedotto. Continua a leggere

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Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e terza pagella

pagella 3_La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo, Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro, Gonçalo M. Tavares, ecc.

Cercare di tenere il passo con le novità editoriali che si susseguono incessantemente è impossibile, ancor più recensirle, ma in qualche modo continuo a provarci. Ecco la terza pagella con La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares, Medusa di Luca Bernardi, Tempo senza scelte di Paolo Di Paolo, L’ultimo viaggio di Soutine di Ralph Dutli, Tokyo transit di Fabrizio Patriarca, Il primo giorno della tartaruga di Sirio Lubreto.

La vegetariana, Han Kang, Adelphi (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
Yeong-hye comincia a fare dei sogni che turbano prima il suo rapporto con il cibo di origine animale e poi gli equilibri del suo stare al mondo. È lei la protagonista di questo contundente romanzo, ma a raccontarci le tre fasi della sua parabola sono lo stolido marito (unico narratore in prima persona); poi il cognato, artista sperimentale che la coinvolgerà in una performance estrema; infine la sorella, sempre più impotente dinanzi al disfacimento del proprio mondo e alla metamorfosi vegetale di Yeong-hye. Quella di Han Kang è una scrittura estrema, scarna e inquieta, che mette in evidenza la solitudine e la fragilità di ogni vita, di ogni psiche; ecco perché con La vegetariana si è aggiudicata il prestigioso Man Booker International Prize del 2016.
Voto: 8+ Continua a leggere

Intervista ad Anna Valerio, traduttrice di ISTANBUL ISTANBUL di Burhan Sönmez

anna-valerio-traduttrice-di-istanbul-istanbulI protagonisti di Istanbul Istanbul (nottetempo) di Burhan Sönmez sono alcuni dissidenti che condividono lo spazio angusto di una cella e il timore di nuove torture: si raccontano, allora, storie e leggende per sottrarsi al dolore e a confidenze che potrebbero comprometterli. Di capitolo in capitolo i narratori si alternano e ci rivelano qualcosa di sé e come siano stati arrestati, denunciando il sadismo dei carcerieri senza però fare riferimenti circostanziati all’attualità turca; quello che emerge è piuttosto un ritratto di Istanbul come città dolente e incantata, dove tutto appare possibile ma solo il peggio sembra realizzarsi. Sönmez si ispira al Decamerone, più volte citato (tuttavia ancor più forte è il legame probabilmente inconsapevole con Le menzogne della notte di Bufalino); la sua scrittura è evocativa e lirica, benché pregna di sofferenza: a tradurla in italiano è stata Anna Valerio, qui di seguito intervistata.

Sei stata tu a proporre a nottetempo la traduzione di Istanbul Istanbul o è stata la casa editrice ad affidartela? Come è stato il tuo primo approccio con il romanzo di Burhan Sönmez?
La proposta di traduzione è arrivata dalla casa editrice nottetempo e dopo una serie di prove mi è stata affidata. Superata l’emozione iniziale, mi sono immersa nel romanzo; ho cominciato a leggerlo con l’occhio del traduttore e poi ho contattato l’autore, che per tutta la durata della traduzione mi è sempre stato di grande aiuto. Il mio primo approccio è stato più che altro matematico; ho dovuto letteralmente calcolare il numero delle pagine che sarei stata in grado di tradurre ogni giorno, perché non potevo non rispettare i tempi di consegna; dovevo assolutamente far quadrare tutto come in un puzzle, lavoro a tempo pieno come insegnante e famiglia compresi.
Fatti i calcoli e suddiviso il lavoro, è finalmente cominciato il viaggio, perché di quello si tratta; un viaggio in un altro mondo, per conoscere storie e incontrare persone che parlano un’altra lingua e pensano in un’altra lingua; prima di tutto dovevo capire il tono del romanzo e il tipo di linguaggio che lo scrittore utilizzava. Mi ci vuole sempre del tempo e questo non è mai sufficiente. Vorrei avere più tempo per leggere, rileggere, tradurre e ritornare indietro, confrontare e pensarci, ma le pagine scorrono e mi ci immergo fino a quando quella storia, quelle parole diventano la mia quotidianità. Anche questa volta mi è successo così, traducevo e poi scoprivo che mi estraniavo da me, ma allo stesso tempo cercavo di fidarmi delle mie sensazioni; mi svegliavo la mattina e pensavo a come rendere quella frase o quella certa espressione e la sera prima di dormire ci ripensavo ancora. Ero io che scrivevo, ma non ero io. Insomma è stata una totale immersione che ha occupato tutte le mie sere per tre indimenticabili mesi. Continua a leggere

IL GRANDE ANIMALE di Gabriele Di Fronzo, recensione e intervista

il grande animale, gabriele di fronzo, nottetempoIntervista a Gabriele Di Fronzo, autore del romanzo Il grande animale

Il grande animale (nottetempo), convincente romanzo d’esordio di Gabriele Di Fronzo, ha per singolare narratore un tassidermista, Francesco Colloneve. A spingerlo a fare l’imbalsamatore, a cercare di trattenere una parvenza di quiete e di vita in corpi ormai esanimi, forse è anche il timore degli imprevisti a cui le relazioni ci costringono, a partire dalle più intime, come quella con i propri genitori.
Dopo essere rimasto orfano di madre da bambino, il protagonista si trova a dover accudire il padre degente, che sta perdendo la memoria e che tanta responsabilità ha avuto nel rendergli traumatica la giovinezza. È dunque la storia di un complesso legame tra un figlio e suo padre, di come ciascuno cerchi di far cicatrizzare a suo modo le proprie ferite, ad esempio per sottrazione: «il vuoto è il medicamento che si può contrapporre a ogni altra cosa che non sia se stesso […]».
Di Fronzo ha avuto la capacità di elaborare temi forti, come il lutto e l’irrazionalità della violenza, la fragilità dell’infanzia e quella della malattia, senza ricorrere a toni patetici, senza cercare di dare risposte lì dove non possono che rimanere interrogativi sospesi; Il grande animale è un’opera intessuta di silenzio (e i rari discorsi diretti sono inglobati nei brevissimi capitoletti – talvolta anche di un solo rigo), dove le riflessioni vengono spesso sostituite dalle azioni, meticolose e ossessive come quelle che richiede la cura di un infermo o la trasformazione di un involucro in simulacro di qualcosa che più non gli appartiene.
Qui di seguito l’intervista a Gabriele Di Fronzo. Continua a leggere

Elisa Ruotolo – Professione scrittore 2

elisa ruotolo

Elisa Ruotolo ha esordito nel 2010 con la raccolta di racconti Ho rubato la pioggia (Edizioni Nottetempo); suoi testi sono apparsi anche in antologie e riviste (tra cui Nuovi Argomenti).

Quando e perché hai iniziato a scrivere? Quali sono i tuoi modelli letterari?
Ho iniziato a scrivere da bambina. A quattro anni, prima ancora di imparare, riempivo pagine e pagine di scarabocchi fingendo che fossero storie a me sola comprensibili. Quando poi ho imparato, ho iniziato a condividere, almeno graficamente, quel che mi passava per la testa. Non riesco a immaginare un perché: semplicemente tra un quaderno e un giocattolo non ho mai avuto dubbi di scelta. Sono stata una bambina di poche parole dette, molte scritte e soprattutto di pochissime bambole. Riguardo ai modelli letterari posso dire di amare chi costruisce storie cesellando le parole, chi mi allarga la mente e il respiro, chi mi racconta l’universo in un dettaglio e l’umanità attraverso un solo uomo.

Come hai trovato il tuo editore, la Nottetempo?
L’incontro è avvenuto per caso: una fortunata casualità. Una mia cara amica scrittrice ha dato da leggere quella che sarebbe diventata la mia raccolta di racconti a Chiara Valerio, e a distanza di pochi giorni sono stata contattata da Ginevra Bompiani. Ora so che non avrei potuto trovare di meglio. Ginevra e tutto lo staff Nottetempo mi hanno fatto sentire da subito a casa e importante. Questo per chi scrive è fondamentale, dato che non sempre si ha la misura del proprio lavoro. Soprattutto mi hanno dato tanta libertà e fiducia, e per quest’ultima sono grata di giorno in giorno.

Un consiglio agli aspiranti scrittori?
È difficile, perché io stessa non mi sento più scrittrice di quando improvvisavo storie scarabocchiandole su un rigo di quaderno. Credo solo che servano silenzio, disciplina, sacrificio, capacità di rifiutarsi al mondo. Occorre scrivere senza calcoli, senza speranze a priori, eppure con convinzione e necessità. Farlo tutti i giorni. Capire che è una scelta di vita: una cosa seria.

Qui la prima intervista di Professione scrittore, quella a Omar Di Monopolihttps://giovannituri.wordpress.com/2013/09/09/omar-di-monopoli-professione-scrittore-1/

Intervista a Chiara Valerio, editor Nottetempo Edizioni

Intervista a Chiara Valerio, editor della narrativa italiana Nottetempo e responsabile della collana narrativa.it

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Giunti alla settima intervista a un editor, mi sono chiesto se sia il caso di cambiare le domande, ma si perderebbe poi l’idea di partenza di confrontare le diverse declinazioni di una stessa professione e di marcare le differenze delle distinte linee editoriali. Dunque, mi concedo solo di sostituire una delle consuete domande con una extra che porrò in apertura.

Chiara, dopo Spiaggia libera tutti e La gioia piccola di essere quasi salvi su cosa si sta concentrando la tua scrittura e quali letture la accompagnano?
Le mie letture sono sempre varie, disordinate, e in fondo inelencabili, troppi libri, troppa la mia foga nel leggerli, ma diciamo gli ultimi tre libri che mi hanno fatto più compagnia e allegrezza nei mesi scorsi sono Ulisse di Joyce nella traduzione di Celati, la nuova versione di Di bestia in bestia di Michele Mari e Solaris di Stanislaw Lem. La scrittura… beh, il mio prossimo romanzo dovrebbe uscire nel 2014, o non so, deciderà l’editore quando avrò consegnato la versione definitiva, non ho fretta, i libri sono pronti quando sono pronti, e come aggravante, io sono una che riscrive, rilegge, riscrive, rilegge, riscrive… una follia di ruminazione…

Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo? Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
L’editor è un interlocutore, qualcuno che legge e discute sulle parole, uno molto abituato ad ascoltare il ritmo delle parole degli altri. Il mio non è stato un percorso, è stata una occasione. Ho incontrato Ginevra Bompiani, ho cominciato a leggere per lei, poi ci siamo trovate assai bene a lavorare insieme, e dopo quasi cinque anni sono ancora qui. Io sono un lettore, se fossi brava e fortunata abbastanza da diventare un common reader, sarei anche lietissima. Continua a leggere

LA SETTIMA VITTIMA di Robert Sheckley per “Raccontami (14)”

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Robert Sheckley, maestro della fantascienza riproposto da nottetempo

Nei testi raccolti nella Settima vittima Robert Sheckley si avvale della fantascienza per esplorare tendenze e contraddizioni del presente, come altri maestri del genere suoi contemporanei: Ray Bradbury e Kurt Vonnegut – probabilmente non è casuale che siano nati tutti negli Stati Uniti degli anni ‘20. In Sheckley, però, viene accentuata la componente parodistica: si fanno scoperte la critica e l’irrisione della violenza gratuita, delle tendenze neocoloniali degli stati occidentali, della spettacolarizzazione che i mass media impongono alla realtà, della mercificazione dei sentimenti.

Il volume, pubblicato da nottetempo nella traduzione di Moira Egan e Damiano Abeni, si compone di sedici racconti e costituisce un ampliamento della selezione curata nel 1953 da Fruttero e Lucentini per Urania, fortunata collana mondadoriana che ha praticamente introdotto la fantascienza in Italia.

Lo stile di Sheckley è semplice senza essere sciatto, la narrazione è elementare, ma la capacità inventiva è sorprendente e talvolta quasi profetica.

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-14-la-settima-vittima-di-robert-sheckley