I bestseller del 2016 editore per editore

Bestseller, libri migliori editore per editoreDi articoli sui libri migliori dello scorso anno ne sono apparsi davvero troppi, dopo tre anni (2013, 2014, 2015) ho quindi deciso di cambiare la domanda e di chiedere quale sia stato e come mai il titolo più venduto del 2016 per ciascuna casa editrice. Ecco le risposte di ad est dell’equatore, Atlantide, CasaSirio, Einaudi, e/o, Garzanti, Iperborea, Las Vegas, LiberAria, Longanesi, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, Neo, NN, Ponte alle Grazie, Racconti, 66thand2nd, SUR, Tunué, Voland. Continua a leggere

IL PARADISO DEGLI ANIMALI di David James Poissant, recensione – About short stories

Il paradiso degli animali_David James Poissant_copertinaIl paradiso degli animali, esordio del californiano David James Poissant

Ho cominciato a leggerla un po’ prevenuto, perché temevo fosse il solito prodotto delle scuole americane di scrittura creativa (formalmente impeccabile, sostanzialmente inconsistente), invece Il paradiso degli animali di David James Poissant è una raccolta di racconti per la quale esser grati alla NN Editore che l’ha pubblica e a Gioia Guerzoni che l’ha tradotta. Poissant dimostra in questo esordio alcune doti rare persino se prese singolarmente: ha delle ottime intuizioni narrative, ma non si limita a imperniare su queste interi racconti; rivela un’acuminata capacità introspettiva, ma rifugge dallo psicologismo spicciolo, limitandosi a scegliere personaggi ordinari (al più forzandone un po’ il carattere); sa indagare il disagio contemporaneo, senza però rendere claustrofobici gli orizzonti; scuote l’emotività del lettore, ma non indugia nel sentimentalismo (sebbene si conceda qualche leziosità retorica).
A rafforzare l’empatia con i personaggi è anche il frequente ricorso alla prima persona, che ci rende partecipi del loro spaesamento, delle loro risoluzioni, dei loro errori; come nel bel racconto di apertura, L’uomo lucertola: «L’anno scorso mio figlio ha sfondato la finestra del soggiorno. L’avevo spinto io. Non ricordo esattamente com’era successo. Ricordo di essere entrato in sala. Ricordo di aver visto Jack con la bocca sulla bocca di un altro ragazzo e le mani che si muovevano rapide sul suo inguine». Continua a leggere

Intervista a Tommaso Pincio – Professione scrittore 15

Tommaso Pincio, intervistaTommaso Pincio ha inaugurato con Panorama la collana ViceVersa di Enne Enne Editore. Il suo romanzo è a suo modo una storia d’amore nell’era dei social network e insieme una riflessione sul mondo letterario, sulla difficoltà di rinunciare alle proprie illusioni e aspirazioni. Il protagonista Ottavio Tondi, lettore di professione, dopo un’angosciante nottata abbandona i libri, ma il suo desiderio di indagare le esistenze altrui troverà compensazione in un social network (Panorama, appunto); è qui che si imbatte in Ligeia Tissot, con la quale in quattro anni di corrispondenza raggiungerà una forma di intimità mai conquistata con una donna reale.
L’esordio letterario di Tommaso Pincio è del 1999 con M (Cronopio), cui sono seguiti Lo spazio sfinito (Fanucci, ora minimum fax), Un amore dell’altro mondo, La ragazza che non era lei, Cinacittà (questi ultimi tre pubblicati da Einaudi Stile libero), Hotel a zero stelle (Laterza), Pulp Roma (Il Saggiatore).
Il suo blog personale è http://tommasopincio.net/.

«Si legge soli, e anche quando non si legge, se si è consacrati alla letteratura, la testa seguita a dimorare nei libri, distaccata da tutto». Ottavio Tondi ha dunque scelto, come Peter Kien di Auto da fé di Canetti, l’esilio volontario in un mondo cartaceo, a cui successivamente si sostituisce quello del social network Panorama: letteratura e virtualità sono universi stranianti?
Possono esserlo entrambi ma non vanno confusi o messi sullo stesso piano. La letteratura può degenerare in pericolose forme di evasione ma presuppone comunque compassione, empatia. Se non ci si identificasse nel destino e nei sentimenti dei personaggi, non si trarrebbe alcun godimento dalla lettura dei romanzi. Altrettanto non si può dire dei social. Malgrado siano in grado di generare mondi narrativi, malgrado siano diventati una forma assai diffusa di intrattenimento, i social non favoriscono l’empatia. Ovviamente non intendo affatto sostenere che sia impossibile immedesimarsi nelle vicende altrui, tutt’altro. Dico soltanto che non è la regola. Nei social, è più facile restare concentrati su se stessi, usare gli altri come amplificazione della propria persona. Non per nulla nei social non sono rari i casi di reazioni esagerate, aggressività gratuita, cinismo impietoso e fuori luogo. Si dice spesso che certi comportamenti vengono favoriti dall’anonimato, ma non credo sia il vero motivo. La verità è che nei social non ci si sente più spettatori e in parte non è una semplice sensazione. In parte, su Facebook e altri social, si cessa di essere spettatori. In parte è però anche un protagonismo illusorio o comunque molto più limitato di quel che ci piace pensare. Mettendola in altri termini, se la lettura di un romanzo favorisce una dissoluzione positiva del nostro io, nei social avviene il fenomeno opposto: le persone con le quali entriamo in contatto prima di essere motivo di empatia o identificazioni, funzionano come cassa di risonanza del nostro bisogno di sentirci presente. Ottavio Tondi si illude di trovare in Panorama (il social immaginario del mio romanzo) ciò che un tempo trovava nei libri. Ma i due i mondi non sono affatto interscambiabili e per questo errore di valutazione pagherà un prezzo salato. Continua a leggere