Alcune scrittrici di talento

Scrittrici di talentoMi ero riproposto di leggere diverse opere durante l’estate e, dopo averle impilate, mi sono accorto che erano per lo più recenti e di scrittrici, come anche sono state al femminile la prima e al momento l’ultima pubblicazione di TerraRossa Edizioni e diversi dei libri di cui ho scritto ultimamente su Vita da editor: Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, La straniera di Claudia Durastanti e Un soffio di vita di Clarice Lispector. Ho tenuto fede al mio proposito e sono molto soddisfatto perché in due delle autrici che più amo, Lucia Berlin e Han Kang, ho ritrovato le ragioni della mia infatuazione e ho anche scoperto altre due giovani scrittrici di grande valore e delle quali sentiremo senz’altro parlare in futuro, Elvira Navarro e Gabriela Ybarra. Qui di seguito i miei appunti di lettura. Continua a leggere

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Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e quarta pagella

Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala, I difetti fondamentali di Luca Ricci, La cosa giusta di Michele Cocchi, Satantango di László Krasznahorkai, Zero K di Don DeLillo, Povera patria di Stefano Savella, Lettera d’amore allo yeti di Enrico MaciociIn questa quarta pagella molto spazio ai racconti con Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala e I difetti fondamentali di Luca Ricci; una bella sorpresa, il romanzo La cosa giusta di Michele Cocchi, e poi due “classici contemporanei”, Satantango di László Krasznahorkai e Zero K di Don DeLillo. Infine, qualche nota su Povera patria di Stefano Savella e Lettera d’amore allo yeti di Enrico Macioci: due testi che mi sembrava ingiusto non menzionare e scorretto valutare, dal momento che nel tempo la stima per i due autori si è tramutata in amicizia. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e terza pagella

pagella 3_La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo, Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro, Gonçalo M. Tavares, ecc.

Cercare di tenere il passo con le novità editoriali che si susseguono incessantemente è impossibile, ancor più recensirle, ma in qualche modo continuo a provarci. Ecco la terza pagella con La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares, Medusa di Luca Bernardi, Tempo senza scelte di Paolo Di Paolo, L’ultimo viaggio di Soutine di Ralph Dutli, Tokyo transit di Fabrizio Patriarca, Il primo giorno della tartaruga di Sirio Lubreto.

La vegetariana, Han Kang, Adelphi (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
Yeong-hye comincia a fare dei sogni che turbano prima il suo rapporto con il cibo di origine animale e poi gli equilibri del suo stare al mondo. È lei la protagonista di questo contundente romanzo, ma a raccontarci le tre fasi della sua parabola sono lo stolido marito (unico narratore in prima persona); poi il cognato, artista sperimentale che la coinvolgerà in una performance estrema; infine la sorella, sempre più impotente dinanzi al disfacimento del proprio mondo e alla metamorfosi vegetale di Yeong-hye. Quella di Han Kang è una scrittura estrema, scarna e inquieta, che mette in evidenza la solitudine e la fragilità di ogni vita, di ogni psiche; ecco perché con La vegetariana si è aggiudicata il prestigioso Man Booker International Prize del 2016.
Voto: 8+ Continua a leggere

Le letture da spiaggia che non ti aspetti

libri da spiaggiaEcco alcuni dei libri che gli italiani si sono portati sotto l’ombrellone

Da sempre ho l’abitudine di fare lunghe passeggiate in riva al mare, da diversi anni ho anche il vizio di contorcermi per scoprire i titoli dei libri che i villeggianti hanno tra le mani, quest’estate ho iniziato a chiedere di che testo si trattasse quando la copertina era occultata dalle dita o ripiegata.
Dopo un iniziale disorientamento (interrompere la lettura è sempre motivo di fastidio) e qualche diffidenza (diversi devono aver pensato che fossi dell’Euroclub), tutti si sono dimostrati cordiali e ben disposti, con qualcuno mi sono persino intrattenuto per una breve chiacchierata – del resto, come dimostra l’hashtag #letturedatreno proposto tempo addietro su Twitter da Angela Rastelli, la curiosità per le letture altrui è alquanto diffusa.
Quali gli esiti della “ricerca”? Innanzitutto l’evidente assenza di un best-seller estivo: nessun testo ha infatti catalizzato la curiosità dei lettori occasionali negli ultimi mesi e scalato le classifiche di vendita (Grey, la variante maschile delle Cinquanta sfumature di grigio, sembra aver suscitato un tiepido interesse, così come l’ultimo vincitore del Premio Strega, La ferocia di Nicola Lagioia). Occorre anche rilevare che il numero dei lettori è sempre drammaticamente basso: in stabilimenti con oltre un centinaio di ombrelloni occupati, raramente ho individuato più di quattro o cinque persone con un libro tra le mani – e talvolta si trattava  di stranieri. Se poi erano prevedibili anche la scarsità di opere pubblicate da piccoli editori e la prevalenza della narrativa, tutt’altro che scontati si sono dimostrati i titoli: siamo portati a credere che in spiaggia si leggano quasi esclusivamente opere poco impegnative, invece mi sono imbattuto sì in numerosi thriller e polpettoni sentimentali (tra cui comunque un solo Harmony), ma anche in saggi non sempre divulgativi, in diversi romanzi di innegabile qualità letteraria e, soprattutto, in molti classici.
Quest’ultimo dato mi pare il più interessante e rimarca come in un mercato sovraffollato di testi poco significativi e in cui le proposte mutano di continuo, il lettore comune si senta disorientato e preferisca dedicarsi a opere e autori consacrati dalla tradizione; oltretutto, dei classici è più facile trovare un’edizione economica o magari una copia nella libreria di casa o in biblioteca: vantaggio non da poco visto che i prezzi di copertina sembra stiano tornando a salire (il costo medio delle novità Adelphi, Einaudi o Mondadori si aggira intorno ai 18 euro).
Iniziano a essere meno rari gli e-reader, anche se davvero esigui rispetto a smartphone e tablet (in un paio di casi mi sono avvicinato per scoprire che non si era concentrati su un e-book ma su qualche gioco o impegnati a scattar foto). Confermata poi la netta prevalenza di lettrici (quasi il 62% del campione) rispetto ai lettori e, a dispetto delle statistiche, di over 35 rispetto ai giovani – per discrezione non ho chiesto l’età, per cui quest’ultimo dato è molto approssimativo. Infine due curiosità: si incontrano molti più lettori di pomeriggio, quando evidentemente c’è meno confusione, ed è piuttosto frequente che chi legge si accompagni ai propri simili (forse il buon esempio è ancora il miglior canale di diffusione della lettura, o forse gli esemplari in estinzione cercano di aggregarsi nel disperato tentativo di far sopravvivere la specie).
Ed ecco, dunque, l’elenco dei libri che ho appuntato su un piccolo block-notes, ormai unto di crema solare e irrigidito dalla salsedine: Continua a leggere

Intervista a Orazio Labbate sul suo esordio narrativo, LO SCURU

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Lo Scuru di Orazio Labbate è il terzo titolo della collana di narrativa diretta da Vanni Santoni per Tunué

Lo Scuru di Orazio Labbate è un romanzo d’esordio che punta tutto sulla tensione stilistica, creando una lingua di forte impatto visionario, impastata di oralità e letterarietà: o se ne resta ammaliati o ci si sente respinti.
Il protagonista, Razziddu Buscemi, ci viene presentato ormai anziano dinanzi agli sconfinati paesaggi del Michigan, ma il romanzo ripercorre la sua giovinezza siciliana. È nato infatti a Butera, al di fuori del vincolo matrimoniale: su di lui gravano dunque i pregiudizi dei paesani e della nonna Concetta, che lo vorrà chierichetto e cercherà persino di liberarlo dagli spiriti maligni con un esorcismo; ma ad angustiare il giovane Razziddu sono ancor più il volto sofferente della statua del Cristo dei Puci e la morte misteriosa del padre scafista. Solo il fuoco, la distanza e l’amore di una fimmina, Rosa, potranno lenire la sua inquietudine, senza restituirgli però alcuna armonia. Il nucleo narrativo dello Scuru può pertanto riassumersi in poche righe pronunciate dallo stesso protagonista: «In principio, il mio verbo era confuso, un fantasma piccolo, tormentato dalla religione. Nel sentiero della maturità ne uccisi il disordine con la spirtìzza della ragione e la luce del fuoco». Ma persino la Sicilia ancestrale e il conflitto di un uomo contro la superstizione e le forze oscure che lo ossessionano diventano ancillari rispetto alla scrittura – tanto da lasciare in sospeso il lettore su alcuni quesiti: che fine faccia la madre di Razziddu, per esempio, o come questi si ritrovi a essere negli States non più pescatore ma avvocato. Labbate (e con lui Vanni Santoni che dirige la collana Romanzi della Tunué) chiede di accettare una sfida che si gioca tutta sul piano della parola.

Orazio, da dove scaturisce questa concentrazione assoluta sullo stile? Come hai plasmato la tua scrittura? Continua a leggere

Thomas Pynchon, consigli di scrittura

thomas-pynchonEcco alcuni consigli di scrittura desunti dall’introduzione di Thomas Pynchon a Un lento apprendistato (Einaudi Stile Libero, traduzione di Massimo Bocchiola), raccolta dei suoi racconti giovanili.

[…] è sbagliato iniziare con un tema, un simbolo o un altro agente unificante astratto, e poi forzare fatti e personaggi ad adeguarsi a esso.

[…] se diventiamo troppo concettuali, troppo preziosi e distaccati, i nostri personaggi muoiono sulla pagina.

[…] a quei tempi il mio specifico errore di procedura era – incredibile a dirsi – sfogliare il dizionario dei sinonimi e annotarmi le parole che suonavano «giuste», alla moda o tali da creare un effetto – cioè, quello di farmi sembrare bravo – senza poi disturbarmi ad andare a cercare sul dizionario cosa significassero. Se vi sembra sciocco, lo è. Continua a leggere

CARTONGESSO di Francesco Maino, recensione

cartongesso_mainoCartongesso di Francesco Maino, un esordio capace di coniugare letteratura e impegno

Vincitore del Premio Calvino 2013, Cartongesso (Einaudi) di Francesco Maino è uno di quegli esordi che restituiscono fiducia nella capacità della narrativa italiana di raccontare il nostro tempo e di ridefinire i canoni letterari.
Si sostanzia delle amare considerazioni del protagonista sulla realtà che lo circonda, tanto che è stato definito “romanzo invettiva”, e se non c’è una trama tradizionale ben definibile c’è però la storia del degrado italiano degli ultimi decenni: «Maledetti insaponatesi, maledetti italiani, penso io, gente che ha fallito la propria missione, si è giocata la vita così: ha scelto d’auto-asfaltarsi, ha scelto di pasteggiare a catrame, ha scelto gli auto-lavaggi, ha scelto le borsette di plastica e la grande distribuzione, le mandorle di compiacenza, la mona abusiva, la convenienza. […] questo paese non è avanzato di un solo centimetro in cinquant’anni (50). Anzi, è indietreggiato. E a forza di camminare all’indietro e disperdere le scorte di democrazia e passione civile è stato annientato. È stato venduto. Ha perso ogni identità».
Se l’Italia intera è un luna park dell’imbarbarimento, la giostra su cui si trova il protagonista-narratore è il Veneto orientale. Michele Tessari, che con Francesco Maino ha molto in comune, vive infatti a Insaponata (San Donà di Piave) ed è un avvocato affetto da disturbo bipolare; la sua vicenda personale si delinea attraverso frammenti di esistenza disseminati lungo il corso del suo torrenziale monologo: dai traumi dell’infanzia agli amori corrisposti e non, dal legame con i famigliari al percorso di studi, dal praticantato alla corte di uno sciacallo al tentativo di aiutare extracomunitari e derelitti. Continua a leggere