Io sono John Fante

John FantePubblicata da Rubbettino la biografia di Eduardo Margaretto sullo scrittore statunitense, Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante

Scritta originariamente in spagnolo, è uscita nella collana Velvet della Rubettino Editore la biografia di Eduardo Margaretto sull’autore di long-seller quali Chiedi alla polvere o La confraternita dell’uva: la traduzione è di Maria Pina Iannuzzi, il titolo Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante.
Si tratta di un’accurata analisi della vita e dell’opera di Fante che rintraccia le ragioni della sua rabbia costante nella condizione di escluso dovuta alle origini italiane dei suoi antenati: «si sentì sempre diverso, e non cessò di scontrarsi con l’ambiente che lo circondava, nel quale contraddittoriamente, voleva sentirsi pienamente integrato». Nasce anche da questo sentimento contrastante uno degli aspetti più importanti del suo romanzo d’esordio, La strada per Los Angeles, che lo rese indigesto a molti editori, tanto che verrà pubblicato postumo: «Fante ha il coraggio di dare testimonianza di quei destini sballottati dalla miseria, dalle umilianti condizioni imposte dalla Grande Depressione, essendo tuttavia cosciente che a quell’epoca pochi americani volessero ascoltare le sventure dei loro vicini [gli immigrati]. […] quel libro che raccoglie le follie di un giovane scrittore che cerca di sopravvivere a Los Angeles non fu pubblicato perché il romanzo era troppo avanti per l’epoca, era più postmoderno che moderno, un precoce, furente e impubblicabile Giovane Holden». Continua a leggere

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Perché leggere e perché scrivere in TONY & SUSAN di Austin Wright

Tony & Susan_Wright_copertina AdelphiPubblicato nel 1993 negli Stati Uniti, Tony & Susan è il più celebre romanzo di Austin Wright ed è stato riproposto con la traduzione di Laura Noulian da Adelphi nel 2011, dopo l’edizione Rizzoli del 1994. Da quest’opera è stato tratto il film del 2016 Animali notturni (regia di Tom Ford) che l’ha riportata in auge restituendogli l’attenzione che merita. È un romanzo appassionante che si muove su due piani narrativi: in uno c’è Tony, la cui vita viene stravolta in una notte di folle violenza, nell’altro Edward che ha scritto questa storia (dal titolo Animali notturni) e ora sottopone il manoscritto a colei che ne aveva scoraggiato le velleità letterarie, ossia la sua ex moglie, Susan; le vicende del personaggio si alternano a quelle presenti e passate di quest’ultima, così come l’atmosfera noir prevalente nel primo e nell’ultimo quarto del libro si intreccia con quella intimistico-famigliare. Sebbene la tensione implacabile che Wright riesce a innescare si esaurisca quasi nel primo centinaio di pagine, lo fa a vantaggio di una ficcante esplorazione dell’ambiguità e dell’incostanza dei sentimenti. Ma c’è anche almeno un’altra ragione che può far apprezzare Tony & Susan: il gran numero di riferimenti alla scrittura e alla lettura, alle ragioni profonde a esse sottese. Ne riporto i più significativi. Continua a leggere

TUTTO IL NOSTRO SANGUE di Sara Taylor, recensione

tutto-il-nostro-sangue_sara-taylor_copertinaL’ambizioso e convincente romanzo d’esordio di Sara Taylor, Tutto il nostro sangue

Il titolo originale di Tutto il nostro sangue (tradotto da Nicola Manuppelli per minimum fax) è The Shore, come le isole della Virginia in cui è ambientato e dove Sara Taylor è nata e vive tuttora; la capacità di renderci familiare il paesaggio di una provincia dell’America rurale, tuttavia, non è che una delle molte doti che l’autrice dimostra in quest’opera d’esordio bella e inconsueta. Come Olive Kitteridge della Strout, Tutto il nostro sangue è sì un romanzo, ma composto da racconti, della misura di un capitolo ciascuno, che attraversano oltre due secoli (dalla metà dell’Ottocento a un distopico futuro prossimo) e seguono le travagliate esistenze dei discendenti di una guaritrice “mezzo sangue” (padre bianco e madre indiana). Continua a leggere

Black Coffee, la nuova collana di narrativa nordamericana delle Edizioni Clichy

scrittori statunitensiDa poco in libreria Last days of California di Mary Miller e Il prezzo di Dio di Okey Ndibe, primi due volumi della collana Black Coffee

Last days of California (traduzione di Sara Reggiani) è il primo romanzo di Mary Miller, che aveva già pubblicato diversi racconti su riviste e nella raccolta Big World. È il resoconto dei quattro giorni in cui la quindicenne Jess attraversa il sud degli Stati Uniti in viaggio con la famiglia; la narrazione in prima persona ci restituisce lo sguardo pieno di dubbi, speranze e palpitazioni della protagonista, alle prese con un padre evangelista infervorato, una madre un po’ evanescente e una sorella ribelle. Last days of California, dunque, è insieme un romanzo on the road e di formazione.
Il prezzo di Dio di Okey Ndibe, tradotto da Leonardo Taiuti, è un’opera ambientata tra USA e Nigeria: racconta di un uomo, Ike, discriminato per il suo accento, che spera di risolvere i guai finanziari trafugando e vendendo la statua della divinità adorata dai propri avi. Sebbene Okey Ndibe, docente di Letteratura e Diaspora africana alla Brown University, prediliga il registro grottesco, emergono con forza il volto cinico del paese d’adozione e quello solcato da miseria e corruzione dello stato d’origine.
Sono questi i primi due volumi di Black Coffee, collana diretta per le Edizioni Clichy dai traduttori Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, che intende proporre “le voci più fresche del panorama americano, le giovani firme più promettenti ma anche le opere di autori irragionevolmente dimenticati o inediti in Italia”. Qui di seguito l’intervista ai due curatori.

Black Coffee è una collana interamente dedicata alla narrativa nordamericana: ritenete che questa mantenga ancora la sua centralità nel panorama letterario mondiale?
last days of california, Miller, ClichySì, è indubbio. Dagli altri Paesi provengono filoni letterari interessanti ma spesso si tratta di mode passeggere, basti pensare ai thriller svedesi che negli ultimi anni hanno saturato il mercato. La narrativa nordamericana è invece una costante, soprattutto nel nostro Paese. Da sempre subiamo il fascino di quella parte di mondo (lo dimostra la quantità di testi che ogni anno traduciamo e pubblichiamo) e questo perché, a nostro avviso, la narrativa nordamericana possiede un’incredibile capacità di reinventarsi. Generi ormai “abusati” – si pensi all’on the road o al post apocalittico – non cessano mai di rinnovarsi e di evolversi, ed è anche a questo che Black Coffee guarda, alla rielaborazione cioè della tradizione da parte di una nuova generazione di autori. Non a caso la collana si apre con un romanzo di formazione on the road in piena regola, Last days of California di Mary Miller, giovane autrice del Mississippi, che partendo da una forma narrativa collaudata dà vita a qualcosa di molto originale, capace di sorprendere anche i più fini conoscitori del genere. Continua a leggere