Quattro chiacchiere con Marco Cassini sulle Edizioni SUR

SUR edizioni logo e intestazioneDopo aver creato con Daniele di Gennaro minimum fax, Marco Cassini nel 2011 ha dato vita a SUR, una casa editrice dedicata agli scrittori sudamericani e improntata a un nuovo modello distributivo che coinvolge direttamente le librerie indipendenti.

Quando e come sono nati l’interesse per la narrativa sudamericana e l’idea di un nuovo marchio?
SUR è nata da una ricerca che inizialmente doveva portare alla creazione di una collana all’interno della casa editrice minimum fax. Era un periodo in cui ci sembrava che la “new wave” di scrittori dagli Stati Uniti che eravamo stati bravi e fortunati a intercettare si stesse esaurendo, e avevamo deciso di puntare la nostra ricerca sull’America Latina con l’intento di creare una collezione di 4-5 titoli l’anno. Poi il progetto è cresciuto al punto di farci pensare a qualcosa di più grande di una collana: dopo i miei primi viaggi in Argentina e in Messico (e grazie ai contatti presi alle fiere del libro di Buenos Aires e Guadalajara) si era già creato un nucleo piuttosto cospicuo di possibili titoli. Contemporaneamente nasceva la volontà di creare una forma di distribuzione alternativa a quella tradizionale, e questo progetto confliggeva con il vincolo di esclusiva che minimum fax aveva con il distributore cui era legato all’epoca, per cui si dovette creare una persona giuridica diversa da minimum fax. Questioni pratiche e progettuali hanno quindi contribuito alla nascita di una vera e propria casa editrice.

La casa editrice SUR voleva sottrarsi al legame incestuoso tra gruppi editoriali, distributori e librerie di catena, privilegiando un rapporto diretto con i librai indipendenti: ci è riuscita?
Nel 2011 proponemmo un modello di distribuzione alternativo a quello tradizionale: applicare al settore librario il concetto di “filiera corta” già presente e sviluppato in altri mercati, facendo così tornare editore e libraio (che sono due imprenditori, e principalmente due intellettuali) a instaurare un rapporto non solo commerciale ma anche culturale: lo scambio di informazioni e di idee come momento fondativo di una relazione non più mediata da un soggetto terzo. Ovviamente tutto questo ha forti ricadute anche sul rapporto commerciale, che – proprio perché coinvolge meno soggetti della filiera – finisce con l’essere più conveniente per le librerie: i librai non pagano il libro subito ma lo ricevono in conto deposito e lo pagheranno solo nel momento in cui lo vendono al loro cliente; inoltre riescono a ottenere sul prezzo di copertina del libro venduto un margine mediamente più alto di quello che otterrebbero da un distributore. Il modello si è avvalso innanzi tutto del consiglio dei librai stessi, che ci hanno aiutato a migliorarlo fino alla sua formulazione attuale. Oggi sono quasi duecento le librerie indipendenti su tutto il territorio nazionale che accolgono i libri SUR e che hanno aderito al nostro modello. E sono sempre di più gli editori che iniziano a usare un sistema simile. Il nostro voleva appunto essere un modello, e la speranza era proprio che venisse adottato da altri per incidere in maniera significativa sul mercato, di cui non ci piacevano (e continuano a non piacerci) le commistioni e concentrazioni a causa delle quali si è venuto a cristallizzare il contesto che hai ben descritto nella tua domanda. Continua a leggere

L’INVENZIONE DELLA MADRE di Marco Peano, recensione

invenzione_della_madre peano_copertinaIl delicato e convincente esordio narrativo di Marco Peano: L’invenzione della madre

Quando ho saputo della pubblicazione per minimum fax dell’Invenzione della madre di Marco Peano, editor Einaudi, sono rimasto sorpreso e mi sono chiesto se dopo La luce prima fosse possibile scrivere un altro romanzo incentrato sull’agonia di una madre e sul perdurare del legame con suo figlio, se Emanuele Tonon non avesse già esaurito la possibilità di raccontare il dolore e l’amore nelle loro forme più pure e laceranti. Invece è come se i due romanzi finiscano per comporre un dittico.
Nella Luce prima la narrazione è in prima persona, in un tempo contiguo alla perdita che rende il dolore un’eruzione incontrollabile, intima e struggente; nell’Invenzione della madre la storia è in terza persona e la morte del genitore risale agli inizi del 2006, dunque è come se chi racconta abbia recuperato la lucidità per ripercorrere quel tempo di sofferenza ed esaltazione (per ogni istante ancora condiviso, per ogni gesto carico di significanza) e abbia ormai acquisito la consapevolezza che l’esclusività di una simile esperienza è mendace, ma anche che, a dispetto di quanto si creda, «si è orfani una volta e per sempre». Continua a leggere

LE PERSONE, SOLTANTO LE PERSONE di Christian Raimo, recensione – About short stories

LE PERSONE SOLTANTO LE PERSONE_copertina

Una galleria di personaggi incapaci di compiere scelte radicali: Le persone, soltanto le persone, la nuova raccolta di racconti di Christian Raimo

Con Le persone, soltanto le persone (minimum fax), Christian Raimo torna alla forma a lui congeniale: il racconto. Sono otto storie narrate in prima persona, a eccezione della quarta e dell’ultima; tutte hanno per protagonisti dei trenta-quarantenni che stentano a diventare adulti, ad assumersi delle responsabilità, a impegnarsi seriamente in una relazione, a immaginare un futuro, e finiscono per lasciarsi vivere.
«Odiava il cambiamento, il cambiamento gli sembrava sempre puzzare di fine»: è questa l’attitudine (comune a molti dei personaggi di Raimo) del soggetto dell’ultimo racconto, Il cielo stellato lontano da noi, in cui un uomo e una donna che si stanno separando ritrovano la complicità nell’assistere il fratello di lui, abbandonato dalla misteriosa compagna. Relazioni instabili sono anche al centro di altri tre testi: Il mio giogo è soave, che vede una coppia incontrarsi in Egitto prima che le strade tornino a separarsi (lui vive a Roma, lei a Helsinki); Le cose, in cui un rapporto extraconiugale potrebbe obbligare il protagonista a una scelta, che lascia però compiere al destino; Ceto medio, racconto di un adulterio che perde i suoi connotati occasionali, ma non genera alcuna radicale conseguenza: «Nessuno dei due voleva fare l’amante, nessuno dei due l’avrebbe accettato, disprezzavano quelli che rincorrevano un amante, non credevano che le storie adulterine avessero un futuro che potesse essere chiamato futuro, ma di fatto facevano gli amanti, almeno da gennaio fino a febbraio che poi era diventato fino ad aprile che poi era diventato fino ad agosto…». Continua a leggere

Paolo Cognetti – Professione scrittore 3

 Paolo Cognetti

Paolo Cognetti ha pubblicato con minimum fax Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007, finalista al Premio Chiara) e Sofia si veste sempre di nero (2012, selezionato al Premio Strega 2013).  Con Laterza è uscito nel 2010 New York è una finestra senza tende. Il suo blog è paolocognetti.blogspot.it. Da non perdere, poi, una sua serie di suoi interventi sulla scrittura su minima&moralia: http://www.minimaetmoralia.it/wp/?s=paolo+cognetti.

Quando e perché hai iniziato a scrivere? Quali sono i tuoi modelli letterari?
Ho iniziato a scrivere verso i diciott’anni, per alcuni buoni motivi: perché ero un timido e parlavo poco, perché leggevo molto, perché mi innamoravo sempre. Così i miei primi generi letterari sono stati le lettere d’amore alle ragazze e le riflessioni esistenziali sul diario di un mio amico. Anche allora leggevo soprattutto scrittori americani, quelli giusti per un diciottenne introverso perché parlavano di sesso, alcol, libertà, vita di strada: da Kerouac a Bukowski, in quegli anni amavo i trasgressivi. Poi ho scoperto che mi piacevano molto i racconti. Prima Carver, poi Grace Paley, poi Flannery O’Connor. Poi ancora Hemingway e Salinger. È stata un’esplorazione entusiasmante ed è durata anni, fino ai grandi scrittori di racconti di oggi come Charles D’Ambrosio e Alice Munro. Tutti questi direi che sono i miei maestri.

Come sei giunto alla minimum fax e che rapporto hai con il tuo editor?
Nel 2003, dopo qualche anno di scrittura, mi pareva di aver messo insieme quattro o cinque buoni racconti e decisi di provare a cercarmi un editore. Minimum fax fu il primo a cui pensai, perché pubblicava Carver e tantissimi scrittori di racconti americani (era da poco uscita un’antologia, Burned Children of America, che per quelli come me è stata una pietra miliare). Io però stavo a Milano e loro a Roma, così approfittai di un evento che organizzavano per andare a conoscerli, feci una specie di dichiarazione d’amore a uno dei due editori, gli lasciai i miei racconti e incredibilmente un anno dopo erano un libro, Manuale per ragazze di successo. Insomma mi è andata bene al primo tentativo, e proprio con il mio editore preferito.
L’editor anche a quei tempi era Nicola Lagioia, che poi mi ha seguito fino ad ora: al terzo libro ormai ci conosciamo bene. Come sapete lui è anche un bravo scrittore e questo conta molto, non mi sembra di confrontarmi con uno che di mestiere pubblica i libri ma con uno che li scrive, e si avvicina al mio lavoro con grande rispetto. Nicola entra nelle mie storie in punta dei piedi ed è capace di spingere le leve giuste (il mio difetto più frequente è che sono sbrigativo, perché ho paura di non saper scrivere alcune scene e allora semplicemente le taglio; lì Nicola mi chiede di fermarmi, approfondire, affrontare i passaggi critici di una storia). Io poi scrivo racconti, quindi non è che ogni tre anni gli mando un romanzo su cui lavorare; succede piuttosto ogni sei mesi, è un rapporto che a modo nostro coltiviamo nel tempo.

Un consiglio agli aspiranti scrittori?
Leggere moltissimo e trovare i propri maestri. Non c’è niente di male nel copiarli spudoratamente, all’inizio. Meglio ancora se sono maestri vivi, perché magari puoi avere la fortuna di incontrarli e perfino partecipare a qualche loro lezione. E poi conoscere i piccoli editori: sono loro che ti pubblicheranno, se tutto va bene. Capire che cosa fanno, seguire il loro lavoro, andare alle fiere a parlarci. Sporcarsi le mani, e consumarsi le suole delle scarpe, con la letteratura. Ho conosciuto troppi aspiranti scrittori che leggevano solo russi morti, poi impacchettavano il loro manoscritto e lo spedivano a Mondadori e si mettevano ad aspettare una risposta: ecco, così direi proprio che non si fa. Cercatevi un editore come andreste a cercare lavoro se aveste le tasche vuote e una gran fame.

Qui le precedenti interviste a Omar Di Monopoli ed Elisa Ruotolo:
https://giovannituri.wordpress.com/category/professione-scrittore/

SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO di Paolo Cognetti per “Raccontami (17)”

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Sofia si veste sempre di nero: una protagonista per dieci racconti

Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) è una raccolta di racconti compatta e organica, che (presumibilmente per fini commerciali) è stata anche definita “romanzo”, così come i due splendidi racconti di Tonon che compongono Il nemico (Isbn) sono diventati un “romanzo eretico”. Forse, tuttavia, non è solo il marketing a dettare queste distorte nomenclature (come è noto, i romanzi vendono di più), ma anche l’erronea supposizione per cui una raccolta di racconti sia una semplice successione di brani; così non è, o non dovrebbe essere (come ho già ribadito più volte nel corso di questa rubrica), e prima di Paolo Cognetti, lo hanno suggerito Amos Oz con Tra amici e nel lontano ’62 Maria Corti con L’ora di tutti, giusto per fare due esempi che meriterebbero più attenzione e riscontri. Ma il modello di Cognetti potrebbe essere stato In fuga di Alice Munro, in cui per tre racconti in successione torna la medesima protagonista, Juliet, prima ragazza, poi sposa, infine vedova e madre.

Sofia si veste sempre di nero si compone di dieci racconti, attraverso i quali Cognetti, con il suo stile delicato e minimalista, traccia la storia dell’inquieta giovinezza di Sofia e delle esistenze delle persone che gravitano intorno a lei […].

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-17-sofia-si-veste-sempre-di-nero-di-paolo-cognetti

PER SEMPRE CARNIVORI di Cosimo Argentina, recensione su PugliaLibre

logo puglialibre

Su PugliaLibre abbiamo già premiato Vicolo dell’acciaio come miglior romanzo di autore pugliese del 2011, apprezzato Cuore di cuoio e recensito con entusiasmo il suo capolavoro Maschio adulto solitario. In Per sempre carnivori (minimum fax, pp. 190, euro 14) Cosimo Argentina si conferma scrittore di razza e funambolo di un linguaggio composito e gergale, crudele e lirico; quel che manca, però, è il tentativo di rinnovare la propria prosa. Troviamo ancora un giovane narratore in prima persona divorato dall’assenza di riferimenti e di prospettive, Leone Polonia, e una provincia ionica devastata e brutale. È comunque un buon romanzo, che non deluderà i lettori abituali di Argentina e che potrà conquistarne di nuovi, in cui ha una parte rilevante la descrizione di una realtà scolastica sconcertante e priva di ogni etica, con pochi degni precedenti letterari (come L’onda sulla pellicola di Michele Lupo).

Qui la recensione completa di Per sempre carnivori:
http://www.puglialibre.it/2013/02/per-sempre-carnivori-di-cosimo-argentina/

Intervista a Nicola Lagioia, editor minimum fax

La prima di una serie di interviste inedite a editor di narrativa italiana è quella a Nicola Lagioia, editor minimum fax e condirettore della collana Nichel.

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
L’editor è lo sparring partner dell’autore, e meglio ancora dello scrittore. Non è il co-autore di alcunché, se mai gli venisse la fantasia di credersi tale, ma una figura (oggi professionalizzata, ma pensa a Pound con Eliot o alla Stein con tutti gli altri) in grado di leggere un testo letterario, capire come si dovrebbe lavorare perché ciò che si vede in potenza venga fuori, e riferirlo con la giusta empatia, serietà e partecipazione all’autore di quel testo. L’editor è colui che, insomma, aiuta lo scrittore a far diventare il suo libro ciò che è. Il “come diventare ciò che si è” per la letteratura è insomma la sua stella polare. Questo, per il lavoro sul testo. L’editor è poi spesso colui che decide quali testi pubblicare tra tutti quelli che vengono sottoposti al suo giudizio. Quindi dovrebbe essere una persona abbastanza sensibile e preparata da prendersi questa responsabilità.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
Ero e sono un lettore maniacale. Ero e sono uno scrittore maniacale. In più, ho grande rispetto del talento altrui. Quando vedo la cosa ben fatta, se non addirittura la cosa veramente bella (circondati come siamo da cose brutte o fatte con pressappochismo) ne resto sempre ammirato, mi migliora proprio la giornata. Il mio percorso si è costruito sulla base di questi tre punti, in modo abbastanza spontaneo, insomma. Continua a leggere