I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams, recensione

I capelli di Harold Roux, Thomas Williams_copertina FaziFazi Editore ripropone I capelli di Harold Roux, romanzo con cui Thomas Williams vinse il National Book Award nel 1975

Iniziando a leggere I capelli di Harold Roux di Thomas Williams (traduzione di Nicola Manuppelli e Giacomo Cuva) sembrerebbe di avere a che fare con una scrittura e con una storia abbastanza ordinarie; mi era successo anche con Stoner di un altro Williams, John Edward, sempre pubblicato nella collana Le strade della Fazi Editore. Fortunatamente, in entrambi i casi ho avuto la perseveranza di proseguire, di lasciare che l’autore mi conducesse nel suo mondo, rimanendone infine irretito.
Tutti e due i romanzi hanno per protagonista un letterato, un accademico: quello di John Edward Williams esibisce senza remore un’integrità morale che lo espone alle prevaricazioni altrui; Stoner tuttavia non se ne angustia e finisce così per imporre la propria imperturbabilità su tutto e tutti. Thomas Williams delinea invece una figura complessa, contradditoria: il professor Aaron è un uomo coscienzioso ma non rinuncia al rischio della velocità quando è in moto, è nauseato dalla violenza ma ha indossato la divisa militare e nel cassetto custodisce una pistola, è incapace di sottrarsi agli obblighi sociali, alle responsabilità di marito e padre, ma tutto ciò che vorrebbe è concedere del tempo a se stesso per dedicarsi alla scrittura e magari riconciliarsi con il proprio vissuto: «Se soltanto riuscisse a iniziare, forse le realtà di quel romanzo non scritto lo obbligherebbero ad allontanarsi dal rigido passato e da un presente che sembra meritarsi un pianto o una risata isterica e lo porterebbero nel regno del significato. Ma come sempre quel mondo è subordinato al mondo reale […]». Continua a leggere

AD INFINITUM SU AD INFINITUM, un racconto di Cristò

hector-and-andromache-de chirico-1912

Cos’è il postmodernismo? – chiese la ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale – Cos’è la metaletteratura?
Dovresti leggere Ad infinitum – risposi.
Vedi, amore – continuai – immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto, cominciando con un dialogo tra due personaggi fittizi. Mettiamo che i personaggi siano una ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale e un io narrante non meglio precisato.
Lei fece di sì con la testa: vai avanti; spiegami meglio!
Io aspettai un attimo. Avevo sempre pensato di essere incapace di esprimere i concetti con le giuste parole eppure tutti mi dicevano che sapevo parlare bene. Io invece mi sentivo sempre impreciso.
Nel racconto – dissi – l’io narrante è convinto di essere incapace di esprimere i concetti che ha in mente con le giuste parole, eppure tutti gli ripetono che parla bene e gli fanno domande difficili. Lui cerca di spiegarsi e riesce a dire solo la metà di quello che ha veramente nella testa.
La ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale disse che a lei succedeva sempre questa cosa di non riuscire a trovare le parole giuste.
Io sorrisi.
Che c’entra questo con la metaletteratura? Che c’entra con il postmodernismo? – chiese. Continua a leggere