L’INTRUSO di Luigi Bernardi, recensione

Luigi BernardiPubblicata postuma da DeA Planeta l’ultima opera di Luigi Bernardi, L’intruso

Già il titolo, L’intruso, sta a indicare l’anomalia di questo libro autobiografico all’interno della produzione letteraria di Luigi Bernardi, ma si riferisce anche al cancro che si è innestato nel suo corpo per devastarlo: «Mi scopro le dita delle mani e dei piedi strette ad artiglio. Parlassero, ringhierebbero. Non è un effetto collaterale della metastasi. È una postura che non mi era mai appartenuta e che adesso invece si avvia a diventare il mio biglietto da visita. Un principio di difesa, credo. Stringo fino a farmi male. Vorrei strappare forse, artigliare, menare colpi, proteggermi».
Non sono però solo pregne di dolore queste pagine, Continua a leggere

Intervista a Giampaolo Simi – Professione scrittore 16

Giampaolo Simi, intervistaGiampaolo Simi ha esordito nel 1996 con Il buio sotto la candela (Mauro Baroni Editore, poi Flaccovio); i suoi ultimi romanzi sono stati pubblicati da Einaudi Stile libero (Il corpo dell’inglese e Rosa Elettrica), e/o (La notte alle mie spalle), Sellerio (Cosa resta di noi). Ha collaborato come soggettista e sceneggiatore alla serie tv RIS (quinta stagione) e alle tre stagioni di RIS Roma.
Cosa resta di noi si apre con la storia di Edo e Guia (bagnino lui, scrittrice lei) che non riescono ad avere figli. Gradualmente, però, quello che si presentava come un romanzo sentimentale diventa un noir e si impongono altri due personaggi: Anna e il suo molesto compagno.

In Cosa resta di noi si sviluppano due indagini in parallelo: quella di Edo, delle forze dellordine e dei mass media sulla scomparsa di Anna e quella dellautore su due relazioni in crisi. Il noir come pretesto per indagare il disamore?
Sì, ma sostituirei a “pretesto” la parola “strumento”. Il noir, per come si è evoluto per quasi un secolo, ha saputo raccontare non solo il disincanto o l’abbandono, ma anche il lato oscuro e imprevedibile della passione amorosa più intensa. In fondo il noir racconta l’individuo alle prese con forze che non riesce a dominare o a comprendere appieno. L’amore più autentico e travolgente è una di queste, credo.

Cosa resta di noi, Giampaolo Simi, SellerioIl romanzo è ambientato in una località di mare della Versilia in un arco di nove mesi (gli stessi necessari a una gestazione): da settembre a maggio, escludendo dunque il periodo estivo in cui quei posti si rianimano. Solo una scelta datmosfera?
All’inizio sì. Poi ho capito che tutta la storia, in realtà, era basata sulla mancanza e sull’assenza di qualcosa o di qualcuno. Nel romanzo le cose e le persone diventano decisive, si fanno portatrici di verità solo quando non ci sono o spariscono. Come Anna, come la maternità sperata da Guia, come l’estate appena finita.

Cosa resta di noi è dedicato a Luigi Bernardi e fa pensare a lui uno dei personaggi secondari quando afferma: «Io sto nelleditoria da quando avevo diciotto anni. A cinquantacinque mi ritrovo ad aprire la partita IVA, a passare le giornate a riscrivere traduzioni orrende di libri orrendi e a lavorare quasi gratis di notte per i pochi romanzi che valgono davvero». Quanto manca al panorama culturale italiano una figura come la sua?
Tantissimo, o forse per nulla, paradossalmente. Luigi intuiva le cose prima di tutti gli altri, talvolta persino con troppo anticipo. Aveva quell’intelligenza, quella profondità di sguardo che oggi manca, ma che del resto sarebbe addirittura vissuta come inutile e fastidiosa. In un mondo in cui non si progetta più, a che serve saper guardare un orizzonte più distante dei prossimi tre mesi?

Condividi la denuncia di Giacomo Sartori: «Mi sembra che la stragrande maggioranza degli editori italiani cerchino il risultato immediato, con effetti nefasti non solo sugli esordienti, ma anche su tanti scrittori con buone possibilità e un bellinizio, che diventano poi più banali, o anche scimmiottano se stessi»?
Condivido. Parola per parola.

Ti andrebbe di raccontarci il tuo percorso nel mondo editoriale dallesordio sino a Sellerio, passando per Einaudi Stile libero ed e/o?
Il mio progetto è sempre stato quello di interpretare il “genere” (detective story, noir, romanzo di suspense) in modo sghembo, di andare a trovare la tensione dove sembrerebbe non essercene. Ho sempre cercato quindi situazioni ed editori che condividessero questa, chiamiamola così, vocazione alle storie oblique e ibride. Continua a leggere

LEGGERE FA MALE, soprattutto d’estate

rassegna Bocca di MagraLa rassegna letteraria di Bocca di Magra a cura di Alessandro Zannoni

Leggere fa male/off è un percorso nella narrativa contemporanea che nasce dall’esperienza della Festa della Letteratura Nera e che dal 20 giugno al 20 agosto vedrà susseguirsi a Bocca di Magra, sulla riviera ligure, scrittori e professionisti del settore editoriale. Qui di seguito le date e gli ospiti della rassegna (tutti gli incontri avranno inizio alle 21,30 presso il porticciolo):
20 giugno – Paolo Zardi autore di XXI Secolo (Neo Edizioni).
27 giugno – Carlo Chierici, ex direttore del distributore librario PDE; Federica D’Alessio, giornalista; Angela Rastelli, editor Einaudi; Silvia Tessitore della casa editrice Zona; Giovanni Turi, editor free lance (sì, sono io).
04 luglio – Paolo Di Orazio, Debbi la strana (Cut-Up); Lorenzo Palloni, Un lungo Cammino (Mammaiuto); Ivano Porpora, La conservazione metodica del dolore (Einaudi Stile libero); Milena Prisco, L’uomo dalla bocca grande (Lite Editions); Luigi Romolo Carrino, La buona legge di Mariasole (e/o).
16 luglio – Carlo Martigli, La congiura dei potenti (Longanesi).
25 luglio – Giampaolo Simi, Cosa resta di noi (Sellerio).
30 luglio – Enrico Pandiani, Più sporco della neve (Rizzoli); Lorenzo Mazzoni, Quando le chitarre facevano l’amore (Spartaco).
06 agosto – Elisa Guidelli, Il romanzo di Matilde (Meridiano Zero).
13 agosto – Beppe Mecconi, Una domanda dall’albero (M edizioni).
20 agosto – Daniele Sartini, Una maglietta di spugna girocollo tipo mare (Delbucchia).

L’ideatore e curatore di Leggere fa male è lo scrittore Alessandro Zannoni, con la collaborazione di Anna Minelli della libreria L’Altro Luogo di Sarzana; la loro intenzione è quella di discutere con schiettezza di letteratura e di libri, presentando autori talvolta trascurati dal grande pubblico e dalle consuete kermesse letterarie, con una serata dedicata anche all’analisi della fragile realtà editoriale italiana. Insomma, Leggere fa male vuole provare a stimolare la curiosità sia dei villeggianti sia di quei lettori che generalmente rifuggono dai salotti culturali.
Ho intervistato Alessandro Zannoni per saperne di più sull’iniziativa e sullo spirito che la anima.

Partiamo dal provocatorio titolo della rassegna, Leggere fa male: a chi e perché?
Fa male a tutti, perché se leggi un libro che fa schifo ti passa la voglia e pensi che magari tutti scrivono così e smetti di leggere; se leggi un libro bello poi ne hai voglia di un altro e un altro ancora, e i libri a volte costano troppo e ti prendono tempo che invece potresti dedicare ai tuoi amici su Facebook; se leggi un libro che ti apre la testa, poi, che ti fa ragionare sulle cose, che ti insinua dubbi, ti fa vedere il mondo dalla prospettiva giusta, allora sono dolori; per non parlare del rischio di portare alla luce quei sentimenti e quelle emozioni, durante la lettura, che ti possono segnare intere giornate.
Sì, lo sconsiglio vivamente. Continua a leggere

Giuseppe Merico – Professione scrittore 9

giuseppe mericoGiuseppe Merico è redattore della rivista letteraria «Argo» e ha esordito con la raccolta di racconti Dita amputate con fedi nuziali (Giraldi, 2007); sono seguiti i romanzi Io non sono esterno (Castelvecchi, 2011) e Il guardiano dei morti (Perdisa Pop, 2012).

Quando e perché hai iniziato a scrivere?
Ho cominciato per una necessità espressiva che mi porto dietro fin da bambino; ricordo che avevo un quaderno sul quale annotavo i titoli dei film che avrei voluto dirigere, mi inventavo i titoli e nella mia testa c’erano gli abbozzi di storie che mai avrebbero avuto uno svolgimento nella realtà, erano tutte storie dell’orrore. Mostri, fantasmi, bambini deformi e orfani, streghe, case abbandonate hanno avuto sempre un posto di riguardo nella mia immaginazione. Non sapevo bene come avrei fatto ovviamente a fare un film ma ero abbastanza trascinatore da solleticare l’immaginazione dei miei amici, così mettevo in scena assieme a loro delle scenette con trucchi molto artigianali, carta igienica bagnata incollata sui volti, avete mai provato?, quando la tirate via sembra si stacchino pezzi di pelle, questo era l’effetto zombie. Rido. E poi ferite sanguinolente, i trucchi li rubavo in casa.
Ho iniziato a scrivere nel 2005 credo, o giù di lì. Mandai un racconto alla rivista Inchiostro, me lo pubblicarono. Semplicemente scoprii che era una cosa che si poteva fare. Buttai giù i racconti che poi diventarono la raccolta Dita amputate con fedi nuziali, adesso a rileggerli mi sembrano molto acerbi e abbozzati, ma in quel periodo per me erano perfetti, brillavano. Avevo un blog, si chiamava Scrivoeleggo, li pubblicavo lì, ero seguito e sollecitato. In qualche modo avevo capito che la strada della scrittura per me era percorribile. Da qualche parte sarei arrivato.

Come sei entrato in contatto con gli editori con cui hai pubblicato (Giraldi, Castelvecchi, Perdisa Pop) e quali sono gli aspetti che hai apprezzato o le mancanze che hai rilevato nella loro attività?
All’inizio non ne sapevo un granché, non avevo contatti né persone a cui rivolgermi quindi ho fatto quello che può fare chiunque decida di presentare un manoscritto a una casa editrice, pur essendo un novello sapevo che avrei dovuto iniziare con le case editrici minori. Non ricordo a chi mandai la raccolta di racconti, Moby Dick, Fernandel mi pare, Giraldi era di Bologna, qualcuno me ne aveva parlato, pagai un contributo per la pubblicazione (orrore), venni recensito da qualche quotidiano e non venni stroncato. Dita amputate con fedi nuziali mi permise di entrare in contatto con il collettivo di «Argo» che allora era di stanza a Bologna, mi diede la spinta per iniziare a frequentare i corsi di scrittura, conobbi Luigi Bernardi. Continua a leggere